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Posts Tagged ‘man booker prize’

 

due modi di parlare di Cina, un autore francese con un magnifico ritratto storico del Dodicesimo secolo, Madeleine Thien, che viene invece dal Canada,  con un romanzo incentrato sugli anni che vanno dalla Lunga Marcia di Mao alla fine del secolo scorso, da leggere perché “siamo qui per conoscere e non per dimenticare, per interrogare e non per rispondere”.

Didier Decoin sorprende con un libro palpitante di emozioni, da quelle che le atmosfere del tempo possono riservarci a quelle provate dalla protagonista, giovane vedue modi di parlare di Cina, un autore francese con un magnifico
ritratto storico del Dodicesimo secolo, Madeleine Thien, che viene
invece dal Canada,  con un romanzo incentrato sugli anni che vanno dalla
Lunga Marcia di Mao alla fine del secolo scorso, due libri da leggere
perché “siamo qui per conoscere e non per ddova alle prese con un compito impossibile e con  cuore ancora pieno d’amore per il marito annegato nel fiume. Un grandioso affresco, impreziosito dalla parallela narrazione della vicenda amorosa dei due sposi, prima e dopo l’annegamento dell’uomo.

Madeleine Thien gioca con una trama ricercata per affiancare ad una vibrante vicenda privata, rievocata con trasporto, attenzione ai dettagli e poesia, la Storia con la S maiuscola del colosso cinese.

 

Il magistero dei giardini e degli stagni,

Didier Decoin, Ponte alle Grazie, tradotto da Francesco Bruno

http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=9459&titolo=Il+magistero+dei+giardini+e+degli+stagni

 

Non conterebbe nulla, nell’impero giapponese del Dodicesimo secolo, il remoto villaggio di Shimae, se non fosse per il pescatore Katsuro e le sue bellissime carpe ornamentali. Catturati, amorevolmente nutriti e accuditi, i pesci sono destinati ad adornare le vasche del palazzo imperiale, dove Katsuro da sempre li consegna al sovrintendente del Magistero dei Giardini e degli Stagni. Essere un pescatore provetto, però, non impedisce a Katsuro di morire annegato, e tocca quindi alla sua giovane vedova Miyuki intraprendere, sola, il lungo cammino verso la Capitale, le spalle appesantite da un bilanciere a cui sono appese le ceste foderate d’argilla in cui nuotano i preziosi animali. Sotto il sole e le piogge battenti, lungo sentieri impervi e vie di pellegrini, passando per templi e case di tolleranza e incrociando monaci, guerrieri, mostri e maledizioni, la fragile ma indomita Miyuki compie quello che sente come l’unico modo per tenere vivo, almeno per questo ultimo viaggio, l’amatissimo Katsuro. E noi la accompagniamo, rapiti da una scrittura capace di renderci parte di un universo in cui tutto, dall’amore alla morte passando per la dignità, la paura e la meraviglia, parla il linguaggio vivo e palpitante dei sensi.

«Un impero della sensualità, una sorgente di poesia e una epopea più esaltante e più vicina a noi di tanti altri racconti ambientati nell’attualità».

L’Express

 

 

 

Non dite che non abbiamo niente,

Madeleine Thien,

Traduttore: M. Baiocchi, A. Tagliavini

Editore: 66th and 2nd

Finalista del Man Booker Prize 2016 – Vincitore dello Scotiabank Giller Prize 2016 – Vincitore del Governor General’s Award 2016.

Thien scrive con la padronanza di un maestro d’orchestra che ritma il tempo della sinfonia armonizzando ogni singolo strumento musicale» – The New York Times

 

Marie è nata in Cina ma è cresciuta con la madre in Canada. Il padre le ha abbandonate due volte: la prima quando se n’è andato di casa, la seconda quando si è ucciso gettandosi dal nono piano di un grattacielo a Hong Kong. Siamo all’inizio degli anni Novanta, e i fatti della lontana Cina irrompono nella vita di Marie e della madre quando Ai-ming, fuggita dopo il massacro di piazza Tienanmen, bussa alla loro porta. È con il suo aiuto che Marie inizia a ricostruire la storia di suo padre, una storia ricca di idealismo rivoluzionario, di musica e di silenzio, in cui tre musicisti del Conservatorio di Shanghai – il timido e talentuoso compositore Sparrow, il prodigio del violino Zhuli e l’enigmatico pianista Jiang Kai – combattono nella Cina della Rivoluzione culturale per rimanere fedeli l’un l’altro e alla musica, a cui hanno consacrato la propria vita. Dalle affollate sale da tè nei primi giorni della Rivoluzione fino alle manifestazioni del 1989 a Pechino, seguendo le vicende di un misterioso taccuino passato di mano in mano durante gli anni di Mao, Madeleine Thien ha scritto un romanzo doloroso e fiero, che offre una riflessione di vasta portata sul ruolo della politica e dell’arte nella società.

 

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La vegetariana (Adelphi) oltre al Man Booker Prize International si è guadagnato anche il nostro plauso, davvero una delle migliori letture del 2016. Così, siamo davvero contenti nel sapere che settembre 2017 ci porterà il suo nuovo libro:

 

Han Kang

Atti umani

Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra

La pagina più cruenta del recente passato coreano in un romanzo implacabile.

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Finalista al Man Booker Prize 2014, segnalato dal N.York Times come uno dei 100 migliori libri del 2013, vincitore del Pen/Faulkner Award, è IL “CURRICULUM” de Siamo tutti completamente fuori di noi, dall’autrice de Jane Austen Book Club. Una scrittura fresca ed immediata incatena il lettore alla vicenda narrata da Rosemary, una giovane che ha preferito cancellare dalla mente il ricordo di una sorella di cui non si deve parlare, e quello del fratello che pure non si fa vedere da anni. Ma attenzione, non è propriamente una storia di famiglia, visto che grazie a diversi flashback arriveremo all’inizio di tutto: perché ogni buona storia comincia dal centro, per poi spostarsi verso l’avvio e la fine…
Sono tanti gli attributi che possiamo rivolgere a questo intenso ed intelligente libro, denso di emozione, humour, attenzione ai meccanismi che regolano i rapporti tra familiari, tra i viventi, tra la scienza e la realtà degli esseri umani….

(non cercate il libro sul sito dell’editore, la sua descrizione vi rovinerebbe di certo la sorpresa che meritate di conquistare pagina dopo pagina…)
 
Karen Joy Fowler, Siamo tutti completamente fuori di noi, Ponte alle Grazie.

Non possiamo dirvi qui il fondamentale segreto di questo libro, che scoprirete leggendo. Possiamo però riferire quel che ne ha scritto la giuria del PEN/Faulkner, uno dei più prestigiosi premi letterari americani, assegnato nel 2014 a “Siamo tutti completamente fuori di noi”: “Fowler dà un nuovo significato al principio secondo cui ‘ogni famiglia infelice è infelice a modo suo'”. E raccontare solo alcuni aspetti della trama: Rosemary Cooke ha cinque anni quando, d’estate, viene spedita dai nonni. Al ritorno in famiglia scopre che sua sorella è sparita e dell’argomento non bisogna parlare. Cinque anni più tardi, suo fratello scappa di casa, e probabilmente è ricercato dall’FBI. È facile intuire quanto la vita di Rosemary sia segnata da queste due assenze. Ma quando devi raccontare una storia, le ha insegnato suo padre, comincia dal centro. Salta l’inizio. E al centro di questa storia c’è lei ventiduenne che si ritrova finalmente a fare i conti col proprio passato e coi propri ricordi. Tra l’altro, e lei lo sa benissimo, dei ricordi non ci si può fidare più di tanto…

Trad Berna l.

 

Karen Joy Fowler

Karen Joy Fowler (Photo credit: Wikipedia)

 

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È morta ieri, 14 luglio 2014 Nadine Gordimer, premio Nobel nel 1991, Booker Prize nel 1974, una delle più popolari scrittrici sudafricane. Era nata nel 1923, in un centro minerario vicino a Joahnnesburg, dove si è spenta in seguito ad un tumore al pancreas, come ha fatto sapere la sua famiglia.Combattè a lungo contro l’apartheid nel suo Paese, odiando fin da piccola la situazione che si era creata tra bianchi e neri nel suo Paese. La ricordiamo con la scheda di Luglio, uno dei suoi libri:

Nadine Gordimer at the Göteborg Book Fair 2010

Nadine Gordimer at the Göteborg Book Fair 2010 (Photo credit: Wikipedia)

Luglio, Feltrinelli

Sudafrica. In un ipotetico futuro scoppiano disordini di tale entita da costringere i bianchi alla fuga. Bam e Maureen Smales con i loro tre figli, alla disperata ricerca di una via di fuga, accettano il suggerimento del loro servitore nero Luglio e si rifugiano nel suo villaggio. Si capovolgono i rapporti di forza.

da una sua intervista:

È vero che siamo bombardati dalle informazioni e le informazioni non sono la conoscenza, sono una collezione superficiale di fatti e dobbiamo guardare alla letteratura, agli scrittori per avere un’interpretazione dei fatti, per capire ciò che ha preceduto e seguito i fatti. Certo, ci sono dei commentatori che analizzano gli eventi, ma come ci influenzano questi eventi? Questo viene dagli scrittori. Per esempio, pensiamo ad una manifestazione che poi degenera in violenza. Che cosa ha portato Tizio o Caio ad unirsi alla manifestazione? Che cosa è successo a casa sua quel giorno? Ci sono delle circostanze dietro i motivi della manifestazione, magari c’è una madre che ha detto, ‘fai attenzione, ti metti nei guai’. Poi succede qualcosa, magari si spara, ci sono dei morti e dei feriti. E che cosa succede dopo? Come si affrontano le conseguenze? Qui interviene lo scrittore, solo uno scrittore crea le persone, prende in mano la cosa, si avvale della Storia grande e foggia qualcosa che fa diventare una storia una serie di eventi

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Robyn Stewart and Eleanor Catton at the openin...

Robyn Stewart and Eleanor Catton at the opening night (Photo credit: Christchurch City Libraries)

 

 

La più giovane vincitrice del prestigioso Man Booker Prize, nel 2013:28 anni pieni di talento. In libreria, ecco Eleanor Catton, I luminari, Fandango, il romanzo con l’autrice neozelandese cerca di coniugare il romanzo dell’Ottocento con le necessità del lettore del Ventunesimo secolo. Un affresco sapiente della Nuova Zelanda, del secolo, della corsa all’oro e dell’astrologia, stimolante, incredibile con le sue ottocento pagine, perfettamente sotto il controllo della sua creatrice! Chapeau!

 

I luminari, di Eleanor Catton, Fandango

Traduzione di Chiara Brovelli

 

“C’erano questo mondo più ampio, fatto di tempo che scorreva e di spazi che mutavano, e quest’altro mondo piccolo e fermo, fatto di orrore e di apprensione; si inserivano perfettamente l’uno nell’altro, una sfera dentro una sfera”

 

 

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala

 

 
 

 

 

“Eleanor Catton è una scrittrice straordinaria. Il libro è enorme – 832 pagine. Ma ogni frase di questo racconto ambientato nella selvaggia costa occidentale del Sud della Nuova Zelanda durante il tempo della caccia all’oro è scritta magistralmente, ogni finale di capitolo ha una tale tensione che la supplica del lettore è di andare veloce al prossimo.” The Guardian

 

“In un anno segnato dalla grande varietà di temi dei romanzi di tutti i candidati, i giudici hanno voluto premiare l’audacia di Eleanor Catton nello scegliere una forma antica, quella del Sensational Novel vittoriano. Si inserisce nella tradizione di Wilkie Collins e Herman Melville, e tira fuori qualcosa di veramente nuovo.”

 

La giuria del Man Booker Prize

 

 

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala

 

 

Eleanor Catton, nata in Canada, di nazionalità neozelandese e residente in Australia, è la più giovane scrittrice a vincere il prestigioso Man Booker Prize a soli 28 anni. Il romanzo con le sue 832 pagine è anche l’opera più lunga a vincere nei quarantacinque anni di storia del premio. The Luminaries è il secondo libro di Eleanor Catton dopo La prova (Fandango 2010), finalista al Guardian First Book Award e vincitore del Glenn Schaeffer Fellowship 2008 presso l’Iowa Writer’s Workshop

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Dimenticate Nicholas Sparks e il suo messaggio in bottiglia, la voce che dal Giappone giunge fino alle coste del Canada ha un tono molto diverso! Non per niente:

a: il libro è finito nella shortlist del Man Booker Prize 2013

b.: l’editore italiano lo ha inserito all’interno di una collana chiamata semplicemente “SCRITTORI”, che vuole accogliere autori dal sicuro talento, che faranno strada!

c: gli scrittori canadesi sono trendy, ora, dopo la vittoria al Nobel di Alice Munro!

English: Ruth Ozeki, photo by Yukiko Only

English: Ruth Ozeki, photo by Yukiko Only (Photo credit: Wikipedia)

Un palpitante cortocircuito narrativo tra lo stile orale e giovanilistico (scoprirete un sacco di cose sul Sol levante) di una ragazza giapponese, della nonna anarchica-monaca, e quello di una scrittrice canadese decisa ad isolarsi per un poco dal mondo. Uno di quei romanzi che parlano di tutto (senza disperdersi in troppi rivoli, però), dallo tsunami al senso della vita, dal significato della memoria e del rapporto tra vita e narrazione, cercando di compore un quadro tra passato e presente, realtà e finzione, affetti della vita familiare e internet. È la scoperta di un misterioso diario sulla spiaggia a dare il via a questo straordinario romanzo, davvero notevole!

 

 

Ruth Ozeki, Una storia per l’essere tempo, Ponte alle grazie

trad: Banfi E.

 

A Tokyo, la sedicenne Nao crede che ci sia una sola via di fuga dalla sua dolorosa solitudine e dal bullismo dei compagni di classe. Ma prima di farla finita, si ripropone di raccontare la vita della sua bisnonna, una monaca buddhista ultracentenaria. Un diario è il suo unico passatempo, un diario che toccherà molte vite in modi che Nao non immagina neppure.

 

Sull’altra sponda del Pacifico troviamo Ruth, scrittrice che vive su un’isola sperduta e che rinviene una serie di oggetti dentro un contenitore per il pranzo di Hello Kitty, portato a riva dalle onde. Che si tratti di un relitto del devastante tsunami del 2011? A man a mano che ne emerge l’importanza del contenuto, Ruth si lascia trascinare nel passato, nel dramma di Nao e nel suo destino ignoto, e contemporaneamente in avanti, nel proprio futuro.

 

In questo romanzo a due voci incentrato sul rapporto tra scrittore e lettore, passato e presente, realtà e finzione, che attinge alla fisica quantistica, alla storia e al mito, Ruth Ozeki attinge alla fisica quantistica, alla storia e al mito. Diviso tra Canada e Giappone, di cui restituisce le atmosfere e i risvolti più tragici, Una storia per l’essere tempo è il raffinato ritratto di tre donne molto diverse tra loro. Un racconto intenso e ammaliante, ironico e lieve, sulla natura umana e sulla ricerca del proprio posto nel mondo.

 

 

Scrittrice pluripremiata e monaca buddhista zen, Ruth Ozeki è regista di numerosi film indipendenti che sono stati acclamatissimi dalla critica. Affiliata del Brooklyn Zen Center, vive tra New York e Vancouver. A pochi mesi dall’uscita, i diritti di traduzione di Una storia per l’essere tempo sono stati venduti in oltre dieci Paesi, tra cui Germania, Spagna, Paesi Bassi, Francia, Stati Uniti e Brasile.

 

 

 

 

 

A Tale for the Time Being by Ruth Ozeki — Official Book Trailer

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Old Market Square (Medan Pasar) in central Kua...

Old Market Square (Medan Pasar) in central Kuala Lumpur, Malaysia. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Tan Twan Eng torna in Malesia per il suo secondo romanzo dopo il suo debutto acclamato dalla critica La donna venuta dalla pioggia, finalista del Man Booker Prize, pubblicato in Italia da Newton.

Il giardino delle nebbie notturne ha battuto Hilary Mantel al Walter Scott Prize for Historical Fiction, cosa non da poco, e ci sembra che si meriti tutti gli elogi.

Il ricordo e il tentativo di dimenticare episodi terribili accaduti duranti l’occupazione giapponese nella Seconda Guerra Mondiale a distanza di molti anni si unisce alla celebrazione di un paesaggio che incombe (magnifiche ed evocative le sue descrizioni), che emerge e si nasconde.

Una grande capacità di conciliare lo sguardo storico generale con i sentimenti dei protagonisti, la parte descrittiva dei luoghi e i movimenti dell’animo: ecco perchè lo consigliamo!

 

 

 Tan Twan Eng
Il giardino delle nebbie notturne, Elliot edizioni

Traduzione Manuela Francescon

Romanzo vincitore del Man Asian Literary Prize 2012 e finalista al Man Booker Prize 2012

Dopo aver terminato gli studi in legge a Cambridge e aver dedicato molti anni nel perseguire i criminali di guerra giapponesi, Yun Ling Teoh, a sua volta sopravvissuta a un brutale campo di concentramento, cerca rifugio tra le piantagioni nel nord della Malesia, dove ha trascorso la sua infanzia. Lì scopre l’esistenza di un giardino giapponese, Yugiri, il cui proprietario e creatore è l’enigmatico Aritomo, un tempo giardiniere dell’Imperatore del Giapponese e ora in esilio. Nonostante il suo odio per i giapponesi, Yun Ling tenta di assumere Aritomo perché realizzi un giardino a Kuala Lumpur, in memoria della sorella morta nel campo. Aritomo rifiuta, ma accetta Yun Ling come apprendista “fino all’arrivo dei monsoni”, momento in cui lei sarà in grado di disegnare un giardino da sola. Con il passare dei mesi, Yun Ling stabilisce inconsapevolmente un profondo legame con il suo “sensei” e la sua arte mentre, fuori dal giardino, giungono gli echi della guerriglia. Ma il Giardino è anche un luogo pieno di misteri, e ognuno di loro custodisce un segreto…

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non era mai successo nella storia del Man Booker Prize che un sequel vincesse la prestigiosa onorificenza. Poi, Hilary Mantel ha conquistato la giuria con Anna Bolena, tre anni dopo il suo Wolf Hall, incentrato sulla figura di Cromwell. In attesa del terzo tassello della trilogia storica ( The mirror and the light), Anna Bolena ha conquistato anche il Costa Award 2012 e altri premi.
Anna Bolena, una questione di famiglia, Fazi Editore
Con il romanzo storico Anna Bolena, una questione di famiglia, Hilary Mantel si è aggiudicata per la seconda volta il Man Booker Prize, tre anni dopo averlo vinto con Wolf Hall, primo romanzo della trilogia dedicata alla dinastia dei Tudor. Hilary Mantel entra nella storia: primo autore britannico a vincerlo per due volte; prima donna a vincerlo per due volte; prima volta che un sequel viene premiato in 43 anni di storia del premio.

Con Anna Bolena, una questione di famiglia torniamo alla corte di Enrico VIII, là dove si era interrotto il racconto in Wolf Hall. Siamo nel 1535, il primo ministro Thomas Cromwell è riuscito a imporre il volere del re Enrico VIII sul papa, e a ottenere l’annullamento del primo matrimonio del sovrano con Caterina d’Aragona, in favore di Anna Bolena. Ma ora la situazione dell’Inghilterra nei confronti degli altri paesi europei si fa ancora più critica, e Anna non viene considerata in grado di dare un erede maschio alla corona. Di nuovo, Cromwell deve trovare una soluzione e l’attenzione si sposta su una modesta dama di compagnia, Jane Seymour, destinata a diventare la terza moglie di Enrico, successivamente alla condanna per stregoneria e adulterio di Anna, e la sua cruenta esecuzione. Hilary Mantel si concentra su un anno cruciale della storia moderna, componendo con una capacità unica un movimentato mosaico di personaggi e proiettando il lettore in un vortice di eventi che smettono di essere storici per divenire tangibili presenze a noi contemporanee.

Hilary Mantel, è nata a Glossop, nel Derbyshire, nel 1952. Scrittrice prolifica, ha esordito nel 1985 con Every Day is Mother’s Day. Wolf Hall (Fazi, 2011) è stato insignito nel 2009 del Man Booker Prize ed è stato finalista al Costa Novel Award 2009 e all’Orange Prize for Fiction 2010. Con il successo di Anna Bolena, una questione di famiglia l’autrice è entrata definitivamente nel pantheon dei piu grandi scrittori contemporanei. Nel 2012 il romanzo ha vinto il Man Booker Prize, il Costa Book of the year e il David Cohen Award. Hilary Mantel sta lavorando al terzo capitolo della trilogia, The Mirror and the Night. La BBC ha opzionato i diritti televisivi per una trasposizione della trilogia.

«Questa è la sanguinosa storia della morte di Anna Bolena, ma è anche molto altro. Ecco a voi la più grande scrittrice di lingua inglese contemporanea».
Sir Peter Stothard, Presidente della giuria del Man Booker Prize 2012

«Grazie al suo enorme talento Hilary Mantel riesce a costruire un capolavoro. Un libro tra i migliori composti in lingua inglese dall’inizio del secolo».
Roberto Bertinetti, Il Sole 24 Ore

«Una ricostruzione storica così empatica da dare la freschezza dell’attualità del Cinquecento di Thomas Cromwell».
l’Espresso

«Sublime».
The New York Times

«Un sequel ancora più serrato, teso, a tratti brillante e spaventoso».
The Observer

«I lettori di Wolf Hall divoreranno questo libro, anche se Bring up the bodies è un romanzo autonomo. I suoi personaggi sono persone vivide e reali, e Mantel rende il passato presente e vitale».
The Economist

«Hilary Mantel sa che ciò che rende vitale la narrativa non sono i dettagli accurati, ma quelli animati, e che i romanzieri sono creatori, non medici legali, dei casi umani».
The New Yorker

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Hilary Mantel talks about Anne Boleyn

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Andrea Levy ha conosciuto il successo con Small Island (Un’isola di stranieri) con cui si è aggiudicata l’Orange Prize, incentrato sulle vite di quattro giamaicani immigrati in Inghilterra nel 1948. Successo di pubblica e critica confermato con questo Una lunga canzone, che le è valso la shortlist al Booker Prize 2010. L’autrice continua ad indagare le radici della terra d’origine dei suoi genitori, dando vita ad una storia vibrante, in cui racconta gli ultimi anni dell’epoca della schiavitù in Giamaica e i primi di libertà. Una storia nata dalla domanda postagli da una ragazza durante una conferenza, sul come lei possa andare fiera di tali origini, sapendo che tutti i suoi antenati furono schiavi. Per dare voce a questi sentimenti ambivalenti, di vergogna e orgoglio, ha dato voce a chi voce non aveva. E solo raccontando la propria storia, anche la protagonista del libro troverà pace!

Andrea Levy, Una lunga canzone, Baldini Castoldi Dalai

«Tu non mi conosci ancora. Mio figlio Thomas, che sta pubblicando questo libro, mi dice che, all’inizio di un romanzo, è consuetudine dare al lettore un piccolo assaggio della storia che è contenuta nelle pagine che leggerai. In qualità di tuo narratore, ti comunico che questo racconto è ambientato in Giamaica durante gli ultimi turbolenti anni della schiavitù e i primi di libertà che seguirono.
July è una schiava cresciuta in una piantagione di canna da zucchero, chiamata Amity, e questo romanzo è la storia della sua vita. Era lì quando scoppiò la Guerra Battista del 1831 ed era ancora lì quando la schiavitù fu abolita. Mio figlio dice che devo spiegare che il libro racconta anche la storia della mamma di July, Kitty, e dei neri che lavoravano nella piantagione, di Caroline Mortimer, la donna bianca che ne era la proprietaria, e di molti altri, davvero troppi perché io li elenchi tutti qui. Ma quello che accadde loro è scrupolosamente descritto in queste pagine e tu potrai leggerne tutti i particolari. Forse, mi suggerisce mio figlio, potrei scrivere che è un viaggio appassionante in quell’epoca storica in compagnia delle persone che l’hanno vissuta. Vuole che lo faccia perché i lettori possano decidere se questo è un libro che li può interessare. Cha, dico a mio figlio, quante storie! Che lo leggano da soli.»
Andrea Levy evoca l’avidità e la dissolutezza dei padroni bianchi dello zucchero mentre si concedono ogni tipo di libertà e violenza con gli schiavi, prima di gettare via la Giamaica come un limone spremuto. I lettori che hanno apprezzato Un’isola di stranieri adoreranno Una lunga canzone, non solo per gli spunti che offre sull’«isola sventurata», ma anche per il miracolo di una narrazione ironica, commovente e meravigliosa.

«Una storia di sofferenza, coraggio e perseveranza che trascina il lettore sino all’ultima pagina.»
The Guardian

«Con grande intelligenza e ironia Andrea Levy riesce a trattare un tema difficile intessendo un romanzo magistralmente scritto.»
The Times

Andrea Levy è nata a Londra nel 1956 da genitori giamaicani. Ha iniziato a scrivere nel 1988 e ha raggiunto il successo con un Un’isola di stranieri (Dalai editore, 2005) caso editoriale in Inghilterra, con cui ha vinto tutti i premi più prestigiosi (l’Orange Prize e il Whitbread Prize for Fiction, nonché il Whitbread Book of the Year e il Commonwealth Prize 2005 per la sezione euroasiatica, l’Orange of the Oranges, come miglior vincitore tra gli Orange Prize degli ultimi dieci anni) e, di recente, l’International Emmy Award per la miniserie televisiva tratta dal libro. Per Dalai editore ha pubblicato anche Il frutto del limone (vincitore dell’Arts Council Writers Award) e Tutte le luci accese. Una lunga canzone è stato finalista dell’Orange Prize e del Man Booker Prize 2010.

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Lo scrittore inglese Howard Jacobson si è visto consegnare martedì sera il più prestigioso premio letterario del Commonwealth, il Man Booker Prize (nonché il più ricco, e quello che garantisce un notevole incremento delle vendite). Si è imposto su Damon Galgut, Andrea Levy, Peter Carey, Emma Donoghue e Tom McCarthy.

The Finkler Question è un romanzo sull’amore e sulla perdita, sull’amicizia maschile, come al solito sempre ben condito dall’ironia e dalla ricerca del significato della condizione ebraica nel mondo moderno, da bellezza e malinconia, temi costanti nei libri dell’autore.

Jacobson dovrebbe intervenire al Festival Internazionale di Letteratura Ebraica a Roma, vedremo se riuscirà a tener fede ai propri impegni dopo questa vittoria. In Italia è edito da Cargo, che ha appena dato alle stampe il suo nuovo libro, e ha in cantiere la traduzione de The Finkler Question.

Howard Jacobson, Un amore perfetto, Cargo

«Jacobson, autore di Kalooki Nights, romanzo corrosivo e rivelatore, è famoso come scrittore comico, e sebbene questo nuovo libro sia anche un terrificante viaggio nell’animo umano è comunque incredibilmente divertente. L’amore per lui è pazienza, gentilezza, premura, disponibilità a sopportare ogni prova. Ma è anche molto altro: complicato, divertente, crudele, malato… sempre e comunque degno degli sforzi fatti per averlo. Esattamente come questo libro incredibilmente straordinario.» [Cynthia Macdonald, Globe & Mail]

Felix Quinn è un uomo raffinato ed erudito, amante dell’arte e del piacere, che gestisce una delle più antiche e note librerie antiquarie di Londra. Sua moglie Marisa, ricca e istruita, è una donna indipendente, dal carattere riservato e sfuggente. Felix la adora. Ma poi, poco per volta, inizia a essere ossessionato dall’idea che lei lo tradisca, al punto tale che finisce per trovarle lui stesso un amante: Marius, uomo corrotto e cinico, sessualmente incontinente, che capita per caso sulla sua strada.
Howard Jacobson

Howard Jacobson

L’AUTORE – Scrittore, saggista, giornalista, Howard Jacobson è nato a Manchester nel 1942 e attualmente vive a Londra. Noto per lo stile umoristico e la vena comica dei suoi romanzi, che hanno spesso come soggetto storie di ebrei inglesi. È autore di dieci romanzi e quattro libri di non fiction. Collabora come editorialista al quotidiano «The Independent» e ha realizzato documentari per Channel 4.

Kalooki Nights, uscito per le edizioni CARGO nel 2008, è stato tra i favoriti al Man Booker Prize nel 2006 e vincitore del Jewish Quarterly Wingate Prize nel 2007, battendo, tra gli altri, Suite francese di Irène Némirovsky. L’imbattibile Walzer  ha vinto il Bollinger Everyman Wodehouse, assegnato al libro comico dell’anno (anticipando Jonathan Coe e Marina Lewycka), e il Jewish Quarterly Literary Prize for Fiction.

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