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Posts Tagged ‘Mario Luzi’

2014, fanno cento anni dalla grande Guerra e da un libro di poesia capace di farsi ricordare a lungo. I CANTI ORFICI di Dino Campana.

 

Un autore e un libro dalla vita non semplice!

La prima stesura, Il più lungo giorno, andò perduta…

Dino Campana

Dino Campana (Photo credit: Wikipedia)

 

Secondo la ricostruzione dello stesso Campana: “venuto l’inverno andavo a Firenze al Lacerba a trovare Papini che conoscevo di nome. Lui si fece dare il mio manoscritto (non avevo che quello) e me lo restituì il giorno dopo e in un caffè mi disse che non era tutto quello che si aspettava ma che era ‘molto molto’ bene e mi invitò alle Giubbe rosse per la sera… per tre o quattro giorni andò avanti poi Papini mi disse che gli rendessi il manoscritto ed altre cose che avevo, che l’avrebbe stampato. Ma non lo stampò. Io partii non avendo più soldi (dormivo all’asilo notturno ed era il giorno che facevano le puttane sul palcoscenico alla serata futurista incassando cinque o seimila lire) e poi seppi che il manoscritto era passato in mano di Soffici. Scrissi 5 o 6 volte inutilmente per averlo e mi decisi di riscriverlo a memoria…”.

 

Il manoscritto andò perso e vide la stampa solo nel 1973 dopo essere stato ritrovato, nel 1971, tra le carte di Soffici.

 

Senza dubbio il colpo fu forte per il giovane che però reagì con vitalità e, in poco tempo, rimise insieme la raccolta perduta apportandovi numerose modifiche.

 

Il giovane Campana non si perse d’animo, e preparò una nuova versione, che venne stampata a Marradi nel luglio del 1914 dal tipografo Bruno Bavagli a spese dell’autore (in teoria, visto che il denaro arrivò da una sottoscrizione di amici).

Molti sottoscrissero, pochi pagarono realmente: si sarebbero do¬vute stampare cinquecento copie, ma il tipografo che temeva di non essere pagato ne stampò di meno.

Questa prima stampa ebbe notevoli difficoltà, nessun successo e il poeta stesso andava a vendere copie del libro nei caffè di Firenze e di Bologna oppure agli amici.

 

Nel 1928 l’editore Vallecchi pensò ad una ristampa dei Canti Orfici, senza nemmeno chiedere il permesso a Campana che in quel periodo era ricoverato in manicomio, e affidò la cura del progetto ad un giornalista e letterato, Bino Binazzi.

 

Il libro venne pubblicato con il titolo Canti Orfici ed altre liriche e comprendeva, oltre i testi presenti nell’edizione del ’14, alcune liriche del Campana apparse tra l’agosto del 1915 e il marzo 1917 su vari giornali e riviste.

 

Da quel momento, la fortuna del libro crebbe fino a diventare uno dei libri di poesia più amati, alternando prosa e versi, sulla scia di Rimbaud e Baudelaire.

 

Tra i poeti del Novecento italiano, Campana è colui che ha cercato di incorporare nella sua poesia tutti gli effetti dei nuovi mezzi di tecnica e di produzione.

Oltre alla passione che il poeta dimostrò verso l’elettricità, vista come simbolo del nuovo mondo ma facilmente ricollegabile a quello antico, un posto importante va assegnato ai rapporti tra la poesia di Campana e il nuovo linguaggio cinematografico.

 

   opere. Poesia e varie:

Canti Orfici, Marradi, 1914

Inediti, raccolti a cura di E.Falqui, Firenze, 1942

Taccuino, a cura di F.Matacotta, Fermo 1949

Taccuinetto faentino, a cura di D.De Robertis, prefazione di E.Falqui, Firenze, 1952

Fascicolo marradese, a cura di F.Ravigli, Firenze, 1952

Il più lungo giorno, Roma-Firenze, 1973, 2 voll. vol. I: riproduzione anastatica del manoscritto ritrovato dei “Canti orfici”; vol. II: prefazione di E.Falqui, testo critico a cura di D.Robertis

 

Epistolari:

Dino Campana – Sibilla Aleramo, Lettere, a cura di N.Gallo, prefazione di M.Luzi, Firenze, 1958

Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, a cura di G.Cacho Miller, Milano, 1978

Souvenir d’un pendu. Carteggio 1910-1931, a cura di G.Cacho Miller, Napoli, 1985

Un viaggio chiamato amore – Lettere 1916-1918, Sibilla Aleramo, Dino Campana, a cura di Bruna Conti, Feltrinelli, 2000

Raccolgono la parte essenziale dell’0pera campaniana a prescindere da “Il più lungo giorno”) i due volumi di “Opere e contributi”, a cura di E.Falqui, prefazione di Mario Luzi, note di D.De Robertis e S.Ramat, carteggio a cura di N.Gallo, Firenze, 1973

 

Nel 1999, con il titolo Il più lungo giorno, è stato realizzato un film sulla vita del poeta diretto e sceneggiato da Roberto Riviello; interpreti Gianni Cavina, Roberto Nobile, Giuseppe Battiston.

 

 

 

 

LA CHIMERA

 

Non so se tra roccie il tuo pallido

Viso m’apparve, o sorriso

Di lontananze ignote

Fosti, la china eburnea

Fronte fulgente o giovine

Suora de la Gioconda:

O delle primavere

Spente, per i tuoi mitici pallori

O Regina o Regina adolescente:

Ma per il tuo ignoto poema

Di voluttà e di dolore

Musica fanciulla esangue,

Segnato di linea di sangue

Nel cerchio delle labbra sinuose,

Regina de la melodia:

Ma per il vergine capo

Reclino, io poeta notturno

Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,

Io per il tuo dolce mistero

Io per il tuo divenir taciturno.

Non so se la fiamma pallida

Fu dei capelli il vivente

Segno del suo pallore,

Non so se fu un dolce vapore,

Dolce sul mio dolore,

Sorriso di un volto notturno:

Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti

E l’immobilità dei firmamenti

E i gonfii rivi che vanno piangenti

E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti

E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti

E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

 

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Italiano: Andrea Camilleri al Salone del Libro...

Image via Wikipedia

Simonetta Agnello Hornby – Interni con cucina (Feltrinelli)
Interni con cucina è un “racconto con ricette” che esplora il luogo più segreto, più intimo, ma anche più condiviso della casa. In casa non esistono chef: c’è la bellezza di cucinare per qualcuno che arriva alla nostra tavola come a un “rifugio”. Agnello Hornby e Niada Lazzati sanno come attrezzare la cucina, come fare la spesa, come compilare un menu e come prepararlo, sanno riciclare gli avanzi. Al di là del dovere quotidiano, cucinare si rivela un piacere o comunque un modo per prendersi cura delle persone care, anche se scaffali e banconi dei supermercati traboccano di piatti già pronti e le nostre giornate sono sempre più frenetiche e affannose, continuiamo a cucinare. Dovunque sia il nostro “interno con cucina”, preparare un pasto e portarlo in tavola rimangono atti strettamente connessi alla dimensione domestica, affettiva, familiare. Dal minestrone che l’avvocato Agnello Hornby lascia sobbollire lentamente nella sua cucina londinese con un occhio ai figli adolescenti alla leggendaria minestra che troneggia sul tavolo da pranzo di casa Lazzati, l’atto del cucinare si afferma innanzitutto come gesto di amore e attenzione. E attraverso la storia di Louise, una bambina caraibica cliente dell’avvocato Agnello Hornby che cerca di conquistarsi l’amore della madre, ne scopriamo anche la valenza terapeutica e liberatoria. Niente come il cibo, sembrano suggerirci le autrici, ha la capacità di tenere viva la memoria del passato e di rafforzare il nostro senso di appartenenza.

Marco Malvaldi – La carta più alta (Sellerio)
“La carta più alta è la quarta indagine ambientata al BarLume; per poterlo scrivere, ho dovuto ovviare all’effetto Jessica Fletcher, ovvero aggirare la come si può rendere plausibile, statisticamente, il fatto che uccidano qualcuno una volta all’anno in un paese da cinquemila persone?. La risposta è semplice: non si può. Per cui sono dovuto andare indietro nel tempo, e far indagare i vecchietti su di un caso di una ventina di anni prima, e che loro si convincono essere stato un omicidio, anche se tutto sembra indicare il  contrario… Un motivo principale per cui sto pensando di sospendere la serie del BarLume è proprio questo: è estremamente difficile continuare a immaginare che in questo tranquillo e ridente paesino sulla costa tirrenica facciano fuori una persona tutte le estati. In più, vorrei evitare di diventare l’imitatore di me stesso, e continuare a scrivere storielle di mestiere che piano piano, senza che io me ne renda conto, corrono il rischio dI diventare sempre più sciape e perevedibili. E il prevedibile non è divertente. Ciò che diverte deve spiazzare, giungere inaspettato: lo stesso verbo, divertire, viene da “cambiare direzione”. In questo, essere toscani aiuta tantissimo, perché i toscani sono abituati da sempre a dialogare in modo critico. Da noi anche le conversazioni più banali sono lotte, non danze: quando parliamo con qualcuno, non cerchiamo punti di accordo, ma appigli per rovesciare la situazione. E lo facciamo in modo giocoso, Ironico, maleducato e politicamente molto scorretto. In una parola, in modo divertente. In sintesi, per poter divertire gli altri è necessario che mi diverta io stesso: e io, personalmente, a scrivere questo libro mi sono divertito parecchio”.

Andrea Camilleri – Il diavolo, certamente (Mondadori), già in libreria
Trentatré racconti di tre pagine ciascuno: 333 e non 666 perché questo, come tutti sanno, è il numero della Bestia, e non si discute sul fatto che mezzo diavolo è sempre meglio di uno intero… Ecco, in ciascuno di questi trentatré episodi il diavolo mette il suo inequivocabile zampino. Anche uno scrittore laico e non superstizioso come Camilleri deve riconoscere la presenza di Lucifero tra le pieghe dell’esistenza, e ci regala una galleria di fulminanti racconti.

Marco Paolini – Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute (Einaudi)
Ausmerzen: “eliminare”. In questo racconto lungo – sorta di cantata in prosa di un poeta civile, frutto di due anni di ricerche e incontri con testimoni e specialisti – Paolini narra una storia che molti ignorano. Riguarda il programma di eugenetica nazista, una sorta di “prova generale” dello sterminio messo poi in atto con la “soluzione finale”. Il nazismo ha prima sterilizzato poi ucciso con la complicità di medici, infermieri, burocrati, ostetrici e psichiatri almeno 400mila disabili, ritardati mentali e pazzi allo scopo di “purificare il sangue della nazione”, e soprattutto di risparmiare nel bilancio della sanità, sulla pelle di persone considerate improduttive, considerate vite indegne di essere vissute. Nella postfazione un consistente saggio di Mario Paolini documenta l’origine medica, psichiatrica e storica di Ausmerzen.

Paola Mastrocola – Facebook in the rain (Guanda)
È triste la vita quando si è sole. Lo sa bene Evandra Martella, giovane vedova in un paesino del centro Italia, che da quando ha perso il marito Aurelio, ha davanti a sé solo un’infinita sequenza di giornate tristi e di altrettanto tristi visite alla sua tomba. C’è un altro problema, poi: cosa fare quando piove e non si può passare il pomeriggio al cimitero? Un problema non da poco, soprattutto perché siamo all’inizio di un autunno piovoso. Per fortuna c’è la sua amica Rosalena Acquaviva, detta Lena, con i suoi bruschi e affettuosi consigli. Per fortuna esiste il computer, che le spalanca le porte a quel mondo di infinite possibilità che sono i social network. Facebook può davvero cambiarti la vita. Ma grazie a un innamorato timido e a un bizzarro marchingegno che fa piovere solo sopra casa sua, Evandra comprenderà che l’amore può nascere soltanto nella vita vera, pioggia o non pioggia…

Cristina Campo – Il mio pensiero non vi lascia (Adelphi)
Ci sono prosatori che proprio nelle lettere raggiungono una sorta di perfezione assoluta: riuscendo, nel breve volgere di una frase, a toccare vertici di bellezza e di intensità. Che la Campo sia uno di essi lo hanno dimostrato le Lettere a Mita e Caro Bul: e ne è una conferma questo terzo pannello dell’epistolario, che raccoglie le lettere scritte agli amici del periodo fiorentino (e ad alcuni altri che a questi si riallacciano). Nel 1956 Cristina è costretta ad abbandonare Firenze per Roma; e gli anni romani saranno costantemente segnati dal ricordo struggente di quel giardino incantato che era la cerchia degli «amici d’infanzia»: Piero Draghi, Anna Bonetti, Giorgio Orelli, Mario Luzi. A tutti loro scrive dal suo «esilio» parole di nostalgico affetto («C’è con voialtri, nell’aria, odore di latte»), ma il più rimpianto è senza dubbio Gianfranco Draghi, quel Gian che guarda ai suoi stessi «fari» (i più luminosi: Hofmannsthal e Simone Weil), lo scrittore e il poeta di cui ammira sia la personalità sia l’opera, l’amico che «conosce sempre, sottilmente, il disegno del tempo, e trova la parola magica da incidervi». A lui una Cristina ancora dolente per una pena d’amore chiede di assicurarle «che la felicità esiste», ma anche di impegnarsi a favore di Danilo Dolci (come sta facendo lei stessa); con lui parla di Roma, che va scoprendo con meraviglia, delle sue letture (Montaigne, Lawrence, l’amatissimo Auden, ma anche Pasternak, e Il Gattopardo), dei suoi momenti bui e dell’importanza della loro amicizia nella sua vita. Per ogni corrispondente la Campo trova un’intonazione diversa, quella che ritiene la più opportuna, la più esatta – ma sempre (che assuma il timbro argentino della Pisana o quello più cupo della Donatrice Portinari) la sua voce suona alle nostre orecchie con una giustezza e una limpidezza incomparabili.

Melania Mazzucco – Limbo (Einaudi)
Passa da Rizzoli a Einaudi Melania Mazzucco con il suo nuovo libro, Limbo, un Supercorallo di marzo. Una storia d’amore e di perdita che ruota intorno a un grande personaggio femminile, una donna soldato stanca della guerra. Un romanzo che ci induce a riflettere sull’etica e sulla nostra italianità.

♣ Isabella Santacroce – Amorino, (Bompiani)
Si intitolerà Amorino il nuovo romanzo di Isabella Santacroce che uscirà nel 2012, l’ultimo libro della trilogia composta da V.M. 18 e Lulù Delacroix.
Dopo Inferno e Paradiso, Amorino è il tassello mancante: ecco il Purgatorio di una delle scrittrici italiane più discusse.

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