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Posts Tagged ‘Mattioli 1885’

E voi, di quale WEST siete? quello di A.B.Guthrie?
 
L’ultimo serpente, Mattioli 1885
 
 
 
 
La condizione umana, il rapporto dell’uomo con la natura, la violenza e l’amore per il mondo, il senso dell’avventura e il tempo che passa e divora le forze degli uomini, il viaggio e la libertà; Guthrie spazia dalla tragedia alla commedia, viaggiando nella storia americana per raccontare l’epos e le radici del lato oscuro e del lato luminoso del mito a stelle e strisce.
Famoso per i romanzi, qui Guthrie rivela in pieno la sua vena da storyteller, sorprendendo spesso il lettore con storie che sono state capaci di influenzare autori del calibro di Richard Ford.
Tredici piccoli classici della letteratura americana mai tradotti prima.
 
“non sono mai stata nell’ovest prima,” disse. “È…” Fece un ampio gesto rassegnato mentre con la mano si sforzava inutilmente di trovare la parola giusta. “È tutto così?” A est le colline nude, scure come la pelle di una pantera, risalivano ἀno a trasformarsi in lunghi altipiani che si perdevano a vista d’occhio. A ovest la catena principale delle montagne Rocciose si stagliava in lontananza, blu e viola, con le sue pietre e i pini sempreverdi.
 
 
L’AUTORE

The Big Sky (film)

The Big Sky (film) (Photo credit: Wikipedia)

A.B. Guthrie (1901-1991) è stato un romanziere, sceneggiatore e storico americano. Ha ricevuto il premio pulitzer per la narrativa nel 1950. Da Il grande cielo – edito da mattioli 1885 nel 2014 – è stato tratto il ἀlm omonimo del 1952 diretto da Howard Hawks e interpretato da Kirk Douglas. I suoi racconti e i suoi romanzi sono una celebrazione del mito della frontiera.

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Nei racconti non puoi permetterti di sbagliare nulla, tutto deve essere perfetto, ogni parola sbagliata può compromettere tutta l’impalcatura! Lo sa bene Andre Dubus, autore che eccelle in questa arte. Nei suoi libri esce uno spaccato preciso della società “liquida” americana, dando voce ad un partecipato affresco di situazioni famigliari e rapporti umani.

Andre Dubus, I tempi non sono mai così cattivi, Mattioli 1885
“Il mistero si conclude, siamo due uomini che parlano, come due uomini qualsiasi una mattina in America, di baseball, incidenti aerei, presidenti, governatori, omicidi, del sole e delle nuvole. Poi raggiungo il cavallo e cavalco di nuovo verso la vita che la gente vede, quella in cui mi muovo e parlo, e che per la maggior parte dei giorni amo”.
Curatore Manuppelli P.
“Non so come mi sento fino a quando la mia mano non tocca l’acciaio. Questo è sempre stato vero. A volte mi è capitato di avere il raffreddore oppure di incappare in uno di quei giorni dove tutto ti pare difficile e la stanchezza non ha nessun motivo se non il fatto di essere vivo e mi allenavo e non appena mi infilavo sotto la doccia non riuscivo a ricordarmi come mi sentissi prima di sollevare i pesi; era come se quella parte della giornata appartenesse già al giorno prima e adesso stesse iniziando un giorno nuovo. Oppure dopo una sbronza. Alcuni fra i miei amici, e anche mio fratello, fanno quello che si chiama ‘chiodo scaccia chiodo’ e bevono al mattino per smaltire l’ubriacatura, ma io non l’ho mai fatto e non lo farò mai, perché bere al mattino vuol dire giocarsi l’intera giornata, e in ogni caso non sopporto l’odore dell’alcool al mattino e il mio stesso stomaco mi dice che preferirebbe una coca o un frullato, e che si rifiuta di sopportare scherzi come la vodka o anche soltanto la birra.”

“Ci siamo sbronzati la scorsa notte, dice Alex. E sempre gli rispondo,Chi beve davvero, amico, inizia a farlo a mezzanotte. Ci ripetiamo questa cosa da quando avevo diciassette anni e lui ventuno. Le mattine dopo queste serate, quando riesco ancora a leggere le parole del Boston Globe, ma non a tenerle a mente il tempo sufficiente per comprendere il significato, mi alleno. Se è un giorno in cui non faccio pesi, corro oppure vado alla Y a nuotare. A quel punto la sbornia passa. Anche la nausea. Certi giorni ho pensato che avrei vomitato il pranzo sulla panca oppure sarei riuscito a rimettermi in sesto e, per le prime serie di pesi, mentre sollevavo la sbarra dal petto, anche l’alcol cercava di venire su, e con lui tutto ciò che avevo mangiato durante la notte. Deglutivo e sollevavo il più possibile la sbarra e poi la riportavo giù, e parte del sudore che mi usciva dal corpo era gelida. Poi lo facevo ancora e ancora, aggiungevo pesi, e lo facevo di nuovo fino a quando il cuore non cominciava a pompare, il sangue a scorrermi attraverso i muscoli, l’acido lattico a defluire, il sudore a inzupparmi pantaloncini e canottiera, la panchina sotto la schiena a diventare scivolosa, e poi tutto quel veleno se n’era andato dal corpo. Anche dalla testa. Per il resto della giornata, a meno che non mi succedesse qualcosa di davvero spiacevole, come dichiarazioni dei redditi da compilare o problemi con l’auto, ero assolutamente tranquillo. Perché mi trovo bene con la gente e non vengo trattato come uno qualunque. In questo mondo aiuta essere grossi e forti. Ma non è questo il motivo per cui mi alleno, sebbene non sia una brutta ragione per farlo, cosa che dovrebbe fare riflettere qualche piccoletto. Nemmeno il tempo turba il mio stato d’animo. Nel New England sono abituati sempre a lamentarsi di una cosa o dell’altra. Credo che ci provino gusto a lagnarsi, ha detto una volta Alex, perché a dirla tutta, la verità è che i Celtics, i Patriots, i Red Sox e i Bruins sono tutte ottime squadre da seguire, e siamo fortunati che siano qui, e abbiamo l’oceano e una bella terra per cacciare e pescare e sciare. Non c’è bisogno di essere ricco per avere tutto questo. Ha ragione. Ma non mi lamento del tempo: mi piacciono la pioggia e la neve, il caldo e il freddo, e l’unico effetto che hanno è su ciò che indosso per uscire. Il clima qui è come una donna che passa continuamente da uno stato d’animo all’altro, e lo amo per questo.”

 

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Idee per Natale. Una storia irriverente (con tanto di zombie) o qualcosa di tradizionale sul tema, di Washington Irving?

La bugia di Natale,
Grahame-Smith Seth, Multiplayer
Seth Grahame-Smith ci conduce nel primo secolo dopo Cristo quando il mondo è dominato dall’imperatore Cesare Augusto ed Erode il Grande, un re fantoccio corrotto e assassino, spadroneggia in Galilea. Ma il loro potere è messo in pericolo dal cinico e feroce Balthazar, che ha giurato vendetta contro tutti i romani diventando il leggendario “Fantasma di Antiochia”, flagello dell’impero. Sfuggito all’ennesima condanna a morte, si ritrova davanti a una povera mangiatoia alle porte di Betlemme insieme a due improbabili compagni di viaggio. L’incontro con una giovane ragazza chiamata Maria, il suo devoto compagno Giuseppe e il loro figlio appena nato, cambierà per sempre il destino di Balthazar. E anche se il tempo delle grandi inondazioni e delle creature magiche è finito, la lotta fra il bene e il male continua. È l’inizio di un’avventura che li vedrà combattere contro eserciti nemici, scontrarsi con forze occulte, fronteggiare morti che si risvegliano e assistere a incredibili miracoli; nel tentativo di salvare un bambino davvero speciale e nella disperata speranza di ritrovare un pendente misteriosamente scomparso.

Irving Washington, Un buon vecchio Natale, Mattioli 1885
“The Old Christmas” è il racconto di un Natale trascorso in un vecchio maniero di campagna, lontano dalla strada maestra, in compagnia della nobile famiglia che lì vive, “senza nessuna nobiltà che possa rivaleggiare con loro,” e senza essere disturbati da nessuno. Lo stile è musicale, elegante e tuttavia semplice, così come per tutta l’opera di Irving, quasi a simboleggiare la sua natura aperta, fiduciosa e il suo gusto limpido e lineare.

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da anni proponiamo le nostre bibliografie per le vacanze. Partite per New York? vi suggeriamo il nuovo libro di Teju Cole e via leggendo. Certo, queste letture sono autorizzate anche se non partite e restate a casa!

AMERICHE

COLOMBIA, Sergio Alvarez, 35 morti, La nuova frontiera

MESSICO:Diego Osorno, Z la guerra dei narcos,N.Frontiera

NEW YORK:Teju Cole, Città aperta, Einaudi

ARGENTINA: Claudia Pineiro, Crepa, Feltrinelli

ARGENTINA: Caryl Ferey, Mapuche, E.o

USA: Mona Simpson, La mia Hollywood, Nutrimenti

Amanda Coplin, L’albero delle mele, Guanda

Willa Cather, Pionieri, Mattioli 1885

AMERICA LATINA: Kent Harrington, Giaguaro rosso, Meridiano zero

in dettaglio

English: Aerial photo of an area in Patagonia,...

English: Aerial photo of an area in Patagonia, taken from a plane flying from Santiago de Chile to Punta Arenas) (Photo credit: Wikipedia)

AMERICA: George Meegan, La grande camminata – dalla Patagonia all’Alaska in sette anni, Mursia

Tra il 1977 e il 1983, George Meegan compì in 2425 giorni la più lunga camminata ininterrotta di tutti i tempi, attraversando l’immenso continente americano dalla Patagonia all’Alaska. Con il solo ausilio di uno zaino ben attrezzato e di un paio di scarpe da ginnastica, ma anche con il supporto di tanta gente incontrata lungo il cammino, percorse a piedi più di 30.000 chilometri, entrando in contatto con paesaggi, popoli, tradizioni completamente diversi tra loro. Un viaggio epico dalla Terra del Fuoco alle pampas argentine, dai ripidi passi del Perù alla pianura costiera del Messico, dalle praterie dorate degli Stati Uniti alle acque ghiacciate del Mare di Beaufort. Tenacia e coraggio lo sostennero per sette anni, fino al pomeriggio di quel giorno, il 18 settembre 1983, in cui piangendo cadde spossato in ginocchio su una terra fredda e melmosa, che vide realizzarsi un’impresa di portata storica.

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Willa Cather's Prairie, Nebraska

Willa Cather’s Prairie, Nebraska (Photo credit: Ross Griff)

 

Willa Sibert Cather (1873-1947) si è meritata il Pulitzer Prize nel 1923 e ha riscosso un grosso successo con i suoi romanzi di vita di frontiera sulle Grandi Pianure. Cather è vissuta a New York per la maggior parte della sua vita, ma la sua infanzia nelle dure terre del Nebraska l’ha profondamente segnata, creando il substrato immaginifico necessario a dare vita alle sue opere.

Pionieri è il primo volume della sua trilogia dedicata al popolamento di quelle terre ostili, una opera capace di parlare al cuore del lettore con il suo linguaggio immediato e diretto  con cui narra l’epopea della gente comune alle prese con l’asprezza di una natura non proprio benigna…

 

 

 

Willa Cather,

Pionieri, Mattioli 1885

 

 

Immigrati svedesi, i Bergson vivono e muoiono nelle sconfinate praterie del Nebraska. è Alexandra la figura centrale di questo racconto, giovane donna determinata che eredita dal padre un terreno e dedica la vita intera a farlo fruttare, mentre attorno a lei si snoda il lento progredire di un paese intero.

Attraverso gli occhi e il coraggio di una donna, intrecciando storie di resistenza e di amore, tentazione e solitudine, isolamento e infine riscatto, Willa Cather riporta in vita in queste pagine, con nostalgia, un mondo che ha visto scomparire. Pubblicato per la prima volta nel 1913, Pionieri è il primo romanzo della Great Plains Trilogy ed è oggi considerato un classico della narrativa americana.

 

Quella terra era bella e ricca e forte e gloriosa. Con lo sguardo ne assaporò la vastità. Il grande, libero Spirito che respirava in essa forse si stava piegando a una volontà umana più di quanto non avesse mai fatto prima. La storia di ogni paese comincia nel cuore di un uomo o di una donna.

 

L’AUTORE

Willa Sibert Cather (1873-1947)

È una dei cantori della vita di frontiera americana. Nel 1923 ha vinto il Premio Pulitzer per il romanzo One Of Ours. Cresciuta in Nebraska, ha lavorato a Pittsburgh per dieci anni, per poi trasferirsi a New York dove ha passato il resto della vita. Fra i suoi romanzi si ricordano My Ántonia del 1918, A Lost Lady del 1923 (Una signora perduta, tradotto da Eva Kampmann, per Adelphi nel 1990), My Mortal Enemy del 1926 e Death comes for the Archbishop del 1927.

 

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nella più desolata delle brughiere, tra le Higlands selvagge e innevate, in un inverno scozzese che fa rabbrividire solo a pensarlo, un reverendo alle sue prime esperienze ha la disavventura di innamorarsi di una avventente fantasma. Un magnifico racconto da gustare accanto al camino sorseggiando un buon whisky torbato!

Addio Miss Julie Logan, JM

English: Sepia photograph of James Matthew Bar...

English: Sepia photograph of James Matthew Barrie (1860-1937), author of “Peter Pan” (Photo credit: Wikipedia)

Barrie, Mattioli 1885
A CURA DI
Francesca Cosi e Alessandra Repossi

Ambientato in una valle scozzese sperduta e sommersa dalla neve – tanto che nessuno può entrare o uscire – questo racconto è narrato dal reverendo Adam Yestreen sotto forma di diario; il pastore racconta i duri mesi di isolamento invernale ai visitatori inglesi che arrivano nel glen in estate. Il diario assume toni sempre più fantastici via via che si manifestano strane presenze, tra cui alcuni fantasmi e l’attraente e misteriosa Julie Logan del titolo. Il fuoco è acceso, la notte è buia, la tormenta infuria, ed è in questo periodo dell’anno che si dice arrivino i fantasmi.

Lei mi ha teso la mano, con il palmo in alto, come se chiedesse perdono. Io me la sono appoggiata sul cuore e finalmente ho fatto ciò che ci si aspetta da un uomo: le ho detto “Vi amo,Miss Julie Logan” e lei ha risposto, con la dolcezza di un fiocco di neve: “Sì, lo so”. | j.m.b.

L’AUTORE
James Matthew Barrie (1860 – 1937). Ottavo di nove fratelli, a tredici anni lasciò la casa dei genitori per studiare all’Accademia di Dumfries, quindi all’Università di Edimburgo. Iniziò la carriera di giornalista a Nottingham, poi si trasferì a Londra. I suoi primi romanzi furono pubblicati con lo pseudonimo diThrums. Peter Pan, il principe dei folletti comparve per la prima volta nel 1902 in alcuni capitoli del romanzo The Little White Bird. L’amicizia – spesso discussa – con i figli della vedova Llewellyn-Davies (uno dei quali si chiamava, appunto, Peter) sarebbe risultata fondamentale.Nel 1911, venne pubblicato il romanzo Peter eWendy. Barrie morì nel 1937.

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Virginia Woolf, Voltando pagina – Saggi 1904 1941, Il saggiatore
Virginia Woolf non fu solo la grande romanziera che tutti conosciamo, ma anche una raffinata saggista, una critica acutissima, un’instancabile pubblicista. Lettrice onnivora e anarchica, cercò nei libri “una forma per il caos”, vi trovò universi abitati da creature umane, con cui intrecciare ininterrotte conversazioni. Fin dalle prime recensioni lavorò senza pregiudizi: che si trattasse di epistolari, memorie o biografie, saggi critici o romanzi, autori celebri o emeriti sconosciuti, lo studio preparatorio era accurato, il giudizio schietto. La curiosità la guidava senza alcun preconcetto, alimentava i suoi piaceri più intensi, leggere e scrivere, due atti annodati fra loro, due oscure potenze che, fino alla fine, si definirono e si alimentarono reciprocamente. Le qualità della sua penna erano forza, grazia e trasparenza. La sua lingua, ironica e originale, ha attraversato il tempo e lo spazio con una immediatezza folgorante. Femminista, nel senso proprio della consapevolezza di essere una donna, dalla sua scrittura non traspare mai una lagna, nessuna recriminazione, con lei vediamo al lavoro un occhio lucido e spietato, che non perdona, ma spesso sorride e fa ridere. “Pensare le cose come sono” e “dire la verità” le bussole di sempre. In una parola, integrità: “Seguire il proprio istinto, usare il proprio cervello, trarre le conclusioni da soli”.

Virginia Woolf, Diari di viaggio in Italia Grecia Turchia, Mattioli 1885
Scritti durante il grand tour che Virginia Woolf, già celebre critica letteraria, compì poco prima di pubblicare il primo romanzo, i diari di viaggio raccolti in questo volume ci permettono di esplorare il lato più intimo e privato di una delle massime autrici del Novecento.
Inediti in Italia, i diari ci guidano attraverso l’Italia, la Grecia e la Turchia di inizio Novecento, viste con lo sguardo curioso e critico di Virginia, accompagnata in questi viaggi dai fratelli Thoby (che morirà di tifo al ritorno dalla Grecia), Adrian e Vanessa, e dal marito di lei, Clive Bell.

“Esistono molti modi di scrivere diari come questo. Comincio a diffidare delle descrizioni, e anche di quegli adattamenti spiritosi che trasformano l’avventura di un giorno in narrazione; mi piacerebbe scrivere non soltanto con l’occhio, ma con la mente; e scoprire la realtà delle cose al di là delle apparenze.”

Cominciò a scrivere nel 1905 per il supplemento letterario del Times. Trasferitasi a Bloomsbury, insieme alla sorella pittrice Vanessa Bell e a colui che divenne suo marito, Leonard Woolf, diede vita al famoso circolo letterario, artistico e culturale. Fu saggista, attivista a favore dei diritti delle donne e autrice di romanzi dalla scrittura innovativa e straordinaria: La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928).
Con il marito fondò la Hogarth Press, casa editrice che pubblicò Katherine Mansfield, Italo Svevo, Sigmund Freud, Thomas Stearns Eliot, James Joyce e la stessa Virginia Woolf.

woolf

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