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IRAN LA MIA LOTTA PER I DIRITTI UMANI, Shirin Ebadi, Bompiani

PREMIO NOBEL PER LA PACE

Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a ricevere il Premio Nobel per la Pace, ha ispirato milioni di persone nel mondo con il suo impegno da avvocato per i diritti umani, difendendo soprattutto le donne e i bambini dal brutale regime iraniano. Per questo il governo ha cercato di ostacolarla in tutti i modi, ha intercettato le sue telefonate, ha messo sotto sorveglianza il suo ufficio, l’ha fatta pedinare, ha minacciato lei e i suoi cari con metodi violenti e indicibili. Oggi Shirin Ebadi ci racconta la sua storia di coraggio e di ribellione contro un potere intenzionato a portarle via tutto – il matrimonio, gli amici, i colleghi, la casa, la carriera, persino il Premio Nobel – ma che non è riuscito a intaccare il suo spirito combattivo e la sua speranza di giustizia e di un futuro migliore: “è per amore dell’Iran e del suo popolo, delle sue potenzialità e della sua grandezza, che ho intrapreso ogni singolo passo di questo viaggio. E so che un giorno gli iraniani troveranno la loro strada per la libertà e la giustizia che meritano.” Finché non saremo liberi è il racconto incredibile di una donna che non si arrenderà mai, non importa quali rischi dovrà correre: un esempio per tutti, che insegna il coraggio di lottare per le proprie convinzioni.

Traduzione Cristofori A.

 

Shirin Ebadi at WSIS press conference

Shirin Ebadi at WSIS press conference (Photo credit: Wikipedia)

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Il libro vincitore del Samuel Johnson Prize 2014, il più importante premio britannico per la Non-fiction e il Costa Book Award, sospeso tra romanzo e memoir. In questo caso il rapporto quasi d’amore con la natura selvaggia di un rapace sarà capace di far superare alla protagonista il dolore per la morte del padre, stroncato da un infarto. Natura, storia, sensazioni intime riescono a fondersi perfettamente. Consigliato!
Helen Macdonald, Io e Mabel, Einaudi
Nelle prime pagine del libro Helen Macdonald riceve una telefonata: il padre, celebre fotoreporter, è morto all’improvviso d’infarto. Priva di legami e di un lavoro stabile (è ricercatrice associata part-time all’università di Cambridge), Helen si accorge bruscamente di non avere nulla che possa distrarla dal lutto e sprofonda in una violenta depressione. Passano i mesi: instaura una relazione sentimentale e poi la sabota, legge testi sul lutto, si isola, si trascina. Poi, d’improvviso, un sogno ricorrente sui falchi fa scattare in lei una sorta di epifania: per uscire dal gorgo che la soffoca addestrerà un falco, ma non un falco qualsiasi, piuttosto un astore, uno dei piú grossi e feroci rapaci che esistano, un animale del sottobosco, sanguinario e predatore. Cosí entra in scena Mabel, “un rettile. Un angelo caduto. Un grifone uscito dalle pagine miniate di un bestiario”. Helen si ritira dalla comunità per dedicarsi esclusivamente all’addestramento dell’animale, in un isolamento ossessivo. Il racconto dell’addestramento, dell’osservazione del comportamento della giovane Mabel, della paura, della fascinazione e della strana tenerezza che prova per l’animale, s’intreccia con la rilettura del libro “The Goshawk” di T. S. White e quindi con la rievocazione della biografia di questo scrittore, autore tra le altre cose di un libro su Artú poi ripreso dalla Disney in La spada nella roccia…
Traduttore Rusconi A.

 

Northern Goshawk

Northern Goshawk (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

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