Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Naipaul’

già questa settimana gli scaffali delle librerie torneranno a fiorire con stuzzicanti nuovi titoli. Ecco qualche anticipazione per i mesi a venire. Acquistateli in una libreria indipendente!

 

Azar Nafisi,La repubblica dell’immaginazione,Adelphi

scheda in arrivo..

 

V.S. Naipaul,Sull’ansa del fiume, Adelphi

Traduzione di Valeria Gattei

Ambientato sulle rive di un Congo mai nominato, uno dei romanzi più terribili e profetici di V.S. Naipaul.

 

Attratto da un richiamo fatale nel cuore dell’Africa, il giovane Salim, indiano di fede musulmana, rileva un eccentrico bazar posto sull’ansa di un fiume, in mezzo a una natura selvaggia. Qui cercherà di contribuire, con pochi sodali, all’evoluzione di una società per molti versi ancora primordiale. E in un primo momento la comunità dell’«ansa del fiume», così come l’intero Paese, sembra avviarsi a un promettente progresso. Ma sarà un’illusoria accensione. Sequestrato dal Grande Uomo – archetipo del dittatore africano –, quello slancio innovatore si tradurrà in un controllo paranoico e in una catena di cieche rappresaglie: realtà che finirà per consegnare Salim a un destino di apolide senza vera identità

 

 

Oliver Sacks, In movimento, Adelphi

In movimento è innanzitutto una rassegna di passioni, descritte con la lucidità dello scienziato e l’audacia dello psiconauta, la schiettezza di un diagnosta e il gusto per la digressione di un dotto seicentesco. E sarà un piacere, per i lettori di Sacks, sentirlo parlare di sé: dell’ossessione per le motociclette e la velocità, della madre che una volta lo maledisse citando il Levitico, del commovente rapporto con un fratello schizofrenico, di quando disintegrò per la frustrazione un libro di Aleksandr Lurija, il fondatore della neuropsicologia e di quella «scienza romantica» a cui sarebbe sempre rimasto fedele – del più romanzesco, in definitiva, di tutti i personaggi romanzeschi di cui ha scritto

 

Benedetta Craveri, Gli ultimi libertini, Adelphi

«Questo libro» dichiara l’autrice introducendoci alla sua nuova opera «racconta le storie di un gruppo di aristocratici la cui giovinezza coincise con l’ultimo momento di grazia della monarchia francese»: sette personaggi emblematici, i quali, sfruttando le qualità migliori della loro casta – «la fierezza, il coraggio, l’eleganza dei modi, la cultura, il talento di rendersi gradevoli» -, non furono solo maestri nell’arte di sedurre, ma, da veri figli dei Lumi, ambirono ad avere un ruolo nei grandi cambiamenti che si preparavano, e dopo il 1789 seppero affrontare le conseguenze delle loro scelte – la povertà, l’esilio, perfino il patibolo – con l’incomparabile panache che li distingueva.

 

Michela Murgia, Chirù, Einaudi

Quando Eleonora e Chirù si incontrano, lui ha diciotto anni e lei quarantaquattro. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con apparente naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono dall’arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico li rende più complici. Eleonora non è nuova a quel compromettente tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirù ogni cosa che ha imparato e che sa, cercando in cambio l’energia di tutte le prime volte. È cosi che salgono a galla anche i ricordi e le scorie, dall’infanzia all’ombra di un padre violento fino a un presente che sembra appagato e invece è dominato dall’ansia del controllo, proprio e altrui. Chirù, detentore di una giovinezza senza più innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora il successo formativo più eclatante e allo stesso tempo la più dura lezione della sua vita.

 

 

Gianluca Morozzi, Lo specchio nero, Guanda

Svegliarsi nel cuore della notte in una stanza mai vista prima, accanto a una sconosciuta nuda, senza ricordare niente delle ore precedenti… Può succedere, quando hai bevuto un po’ troppo. Se però la ragazza è morta e la stanza è chiusa a chiave dall’interno, la faccenda si fa preoccupante. E non migliora quando scopri che i cadaveri, in realtà, sono due. È così che Walter Pioggia, scrittore e direttore editoriale di una piccola casa editrice bolognese, si ritrova protagonista di un vero e proprio giallo della camera chiusa in cui, a quanto pare, gli è toccato il ruolo dell’assassino. Ma lui non ha ucciso nessuno. O sì? In una settimana che rischia di portarlo alla follia, Walter è costretto a inseguire le tracce di ben due delitti: il misterioso omicidio di via della Luna e un altro caso, mai davvero risolto, tornato a perseguitarlo dal passato. Minacciando di distruggere il suo presente proprio ora che finalmente tutto sembra andare per il meglio. Una chiave misteriosa, una donna contesa, una villa maledetta, due ragazzi perduti… Sotto i portici e nei bar di una Bologna ricostruita con tagliente affetto si sviluppa un’indagine psicologica che indebolisce il confine tra realtà e immaginazione, investendo di tensione la quotidianità di un uomo divenuto di colpo un bersaglio. Fino alla più sorprendente delle conclusioni.

 

 

Elisabetta Gnone, Olga di carta, Salani

“Un freddo giorno d’inverno, nel nevoso villaggio di Montetabà nacque una bambina di carta. L’evento eccezionale attirò l’attenzione della gente, ma poichè qualcosa di simile era già avvenuto fra le alte montagne di quella remota regione, ben presto le voci si placarono. Tutti, infatti, ricordavano la storia del bambino di fango e della bambina di vetro, ogni generazione l’aveva tramandata a quella che era venuta dopo, insieme con le favole e le leggende che da secoli si raccontavano nel piccolo villaggio di cielo e di neve.”

 

 

Paolo Maurensig, La teoria delle ombre, Adelphi

La mattina del 24 marzo 1946 Alexander Alekhine, campione del mondo di scacchi, celebre anche per la singolare crudeltà del suo gioco e l’eccentrica personalità, venne trovato privo di vita nella sua stanza d’albergo, a Estoril. Il medico che assisté all’autopsia certificò che la morte era avvenuta per asfissia, provocata da un pezzo di carne cruda conficcatosi nella laringe. «Non è stato rilevato alcunché di sospetto che possa far pensare a un suicidio, né tantomeno a un omicidio» dichiarò. Ma come mai una simile precisazione? Forse perché le foto del cadavere potevano far pensare a una messinscena? Solo un romanziere appassionato di scacchi come Maurensig poteva provare a rispondere a queste domande.

 

Tahar Ben Jelloun, Racconti coranici, Bompiani

Un libro che porta nella forma del racconto i grandi temi della scrittura d’impegno di Tahar Ben Jelloun, a partire da”il Razzismo spiegato a mia figlia”.

 

Tre racconti sulla religione,sulla sua importanza e i suoi principi etici. Tre storie di grandi uomini che sono anche tre storie di fede. Le vicende, tutte umane, di chi ha combattuto per difendere il proprio credo in un Dio unico (sia questi il Dio cristiano, ebraico o musulmano) – accettando di essere presi per pazzi e di essere perseguitati dal proprio popolo. Tahar Ben Jelloun ci riporta ad epoche e luoghi lontani – ai confini della leggenda – per parlarci di Giustizia, Fede, Rispetto. Contro il materialismo e il politeismo, la superficialità e le ingiustizie sociali, di allora e di sempre.

 

Victoria Ocampo, Dialogando con Borges, Archinto

 

Jorge Luis Borges e Victoria Ocampo rivivono in questa straordinaria raccolta, inedita in Italia, di parole, ricordi, lettere, fotografie di due «esseri, ognuno a suo modo eccezionale». E assieme a loro tutto un universo di parenti, amici, conoscenti del calibro di Adolfo Bioy Casares, José Ortega y Gasset, Le Corbusier, Drieu la Rochelle, Aldous Huxley, Albert Camus. Sullo sfondo, la storia di quell’effervescente periodo: la nascita della rivista «Sur», l’ottusità e la violenza delle dittature e del peronismo; la Biblioteca e la cecità di Borges; la rivoluzione a Cuba; le prime traduzioni in Europa e negli Stati Uniti di autori che staranno poi alla base del «boom» della letteratura ispanoamericana.

 

Alberto Manguel, La città delle parole, Archinto

«Con raffinato umorismo, Manguel suggerisce di cercare sullo scaffale dedicato alla fiction il libro intitolato “Come costruire una società migliore”.»

 

Nella «Città delle parole», che raccoglie le Massey Lectures tenute nel 2007, Alberto Manguel, acclamato scrittore, traduttore e fine bibliofilo, analizza l’uomo come entità individuale e sociale e si pone una domanda chiave: «In fondo, perché stiamo insieme?». L’interrogativo appare più che mai lecito in un mondo nel quale la convivenza è ostacolata da profonde differenze etniche, politiche e religiose. Esaminando gli stretti legami tra lingua, letteratura e società, Manguel conclude che «la vita non è mai individuale, ma è incessantemente arricchita dalla presenza degli altri. L’identità del singolo richiede il suo opposto, in un costante sforzo di inclusione: per sapere chi è uno, dobbiamo essere in due». tradotto da Giovanna Baglieri.

 

Jo Nesbo, Scarafaggi, Einaudi

Le autorità norvegesi lo hanno mandato a Bangkok per affiancare i poliziotti locali sul caso del diplomatico accoltellato in un motel di prostitute, ma ci vuole tempo perché l’ancora ingenuo Harry Hole capisca in che situazione l’hanno cacciato. Come gli scarafaggi che brulicano nella sua stanza d’albergo (per uno che ne uccidi, chissà quanti se ne nascondono dietro i muri), cosi le pedine di quel caso sembrano moltiplicarsi all’infinito. E Harry è solo: né la famiglia dell’ambasciatore morto né le autorità norvegesi né tanto meno i suoi colleghi Thai hanno intenzione di collaborare. Tutti, a quanto pare, sono terrorizzati alla prospettiva che esploda uno spinoso caso diplomatico. Così, nella confusione del traffico thailandese che infuria ventiquattro ore su ventiquattro, nel caldo, nella calca umana, Harry percorre le strade di Bangkok per sciogliere una matassa che nessuno ha interesse a dipanare.

 

Michele Serra,Ognuno potrebbe, Feltrinelli

ui è Giulio Maria, quello che nelle foto non fa mai niente, l’anacronistico figlio di genitori anziani, il sociologo ricercatore impegnato a interpretare i gesti di esultanza dei calciatori. Giulio Maria vive in un paese del nord Italia artigiano, prosperoso e infine omologato dal consumo. È il regno delle rotonde, degli ipermercati, dei Suv e dell’anonimato sociale. Giulio Maria frequenta con assiduità l’amico Ricky, squisito esemplare di sconsiderato ottimismo. Per Ricky, il “piuttosto bene” è comunque e sempre l’alternativa realistica al “piuttosto male”. Giulio Maria vive con piena consapevolezza la propria condizione di “spaesato”. L’azienda paterna (un mobilificio artigianale) è certamente garante di significati, giacché il legno, il suo colore, il suo profumo, la sua varietà prodigiosa vanno insieme alla sapienza e alla pazienza che lo modellano e lo consegnano all’evidenza del lavoro. Ma quell’azienda ora è un orologio fermo, è un regno caduto sotto incantesimo. Come uscire dall’immobilità della miseria del tempo presente? Una sera un cinghiale viene trovato morto a una rotonda. Giulio Maria è lì insieme ad altri curiosi a misurare (politicamente? filosoficamente?) l’evento della bestia morta. È un’assemblea che mima il dibattito ma non arriva ad alcuna riflessione rilevante. Tutti parlano nell’egofono (altrimenti noto come smartphone), tutti fotografano, tutti sembrano più piccoli di quella morte.

 

Isabel Allende, L’amante giapponese, Feltrinelli

 

Alma Belasco, affascinante pluriottantenne, colta e facoltosa, decide di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Lark house, una residenza per anziani nei pressi di San Francisco. In questa struttura, popolata da affascinanti e bizzarri anziani di diversa estrazione sociale, stringe amicizia con Irina, giovane infermiera moldava, di cui presto si innamorerà il nipote Seth Belasco. Ed è ai due giovani che Alma inizierà a raccontare la sua vita, in particolare la sua grande storia d’amore clandestina, quella con il giapponese Ichi, figlio del giardiniere dell’aristocratica dimora in cui ha vissuto, nonché compagno di giochi sin dalla più tenera infanzia. Sullo sfondo di un paese attraversato dalla seconda guerra mondiale, con le taglienti immagini di una storia minore – quella dei giapponesi deportati nei campi di concentramento -, si snoda un amore fatto di tempi sbagliati, orgoglio malcelato e ferite da curare, ma al tempo stesso indistruttibile, che trascende ogni difficoltà e vive in eterno nel cuore e nei ricordi degli

 

Paolo Rumiz, Ciclope, Feltrinelli

apita di ascoltare notizie dal mondo e sono notizie che spogliano l’eremo dei suoi privilegi e fanno del mare, anche di quel mare apparentemente felice, una frontiera, una trincea. Il faro sembra fondersi con il passato mitologico, si leva austero ciclope monocolo, veglia nella notte, agita l’intimità della memoria (come non leggere la presenza famigliare della lanterna di Trieste), richiama – sommando in sé il “gesto” comune delle lighthouse che in tutto il mondo hanno continuato a segnare la via – le dinastie dei guardiani e delle loro mogli (il governo dei mari è storicamente legato all’anima corsara delle donne), ma soprattutto apre le porte della percezione. Nell’isola del faro si impara a decrittare l’arrivo di una tempesta, ad ascoltare il vento, a convivere con gli uccelli, a discorrere di abissi, a riconoscere le mappe smemoranti del nuovo turismo da crociera e i segni allarmanti dei nuovi migranti, a trovare la fraternità silenziosa di un risotto cucinato alla meglio. Rumiz ci porta con sé davanti al ciclope, dentro il ciclope, per dirci l’inquietante meraviglia del mondo.

 

Niccolò Ammaniti, Anna, Einaudi

In una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono piú, dovrà inventarne di nuove. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la «vita non ci appartiene, ci attraversa».

 

Mary Higgins Clarck, Quando la musica finisce, Sperling

Lane Harmon, madre single dell’amatissima Katie, ha la fortuna di essere il braccio destro della più esclusiva designer d’interni di New York, ed è ormai abituata a visitare case opulente nella zona più ricca del Paese. Su di lei, che è un’ottimista di natura, quei piccoli universi patinati esercitano un fascino speciale, che la spinge a soddisfare le esigenze, spesso quasi impossibili, dei bizzosi proprietari. Perciò, quando è coinvolta nei lavori di ristrutturazione di una modesta villetta di campagna, capisce subito che si tratta di un incarico particolare. Scopre, infatti, che la casa appartiene alla moglie del famigerato finanziere Parker Bennett, scomparso da due anni, si dice con i cinque miliardi del fondo che gestiva. Bennett è uscito in barca a vela… e semplicemente non è più tornato. Suicidio o fuga strategica? In ogni caso, nessuno ha dimenticato il suo nome, né i proprietari del fondo né il governo federale, che continuano a dargli la caccia. Lane però è commossa dalla calma dignità della signora Bennett e dalla sua sincera fiducia nell’innocenza del marito. E soprattutto si sente attratta da Eric, il figlio di Bennett, che è ben deciso a dimostrare la non colpevolezza del padre. Tuttavia, Lane non sa che più si avvicina ai Bennett, più mette in pericolo la sua vita. E quella della sua bambina.

 

 

 

 

 

Read Full Post »

COSì, DOPO  AVER PARLATO DE CHIEDERO’ PERDONO AI SOGNI di Sorj Chalandon ,  il romanzo capace di raccontare la parabola di un attivista dell’Ira, ecco piccola bibliografia  di testi: da Stavrogin a Ahmad Mulloy,  una carrellata di personaggi del romanzo chiamati “terroristi “, dai libri di Conrad a Yasmina Khadra

 

 

 

 

L’agente segreto, Joseph Conrad, varie edizioni

Nel 1894 l’osservatorio di Greenwich fu bersaglio di un fallito attentato anarchico. Da quell’episodio di cronaca Conrad trasse lo spunto per questo romanzo, pubblicato nel 1907, quasi un antesignano di tutte le spy stories del Novecento. Sembra un uomo tranquillo, il signor Verloc, che da anni gestisce un negozio nella capitale britannica. Ma in realtà è l’agente segreto di un non meglio precisato stato dell’Europa dell’Est, incaricato di sorvegliare gli anarchici. Quando il suo ambasciatore gli chiede di organizzare un’azione violenta per alimentare nell’opinione pubblica sentimenti di ostilità verso i rivoluzionari, tutto quello che Verloc riesce a fare è uccidere per errore il cognato. È l’inizio di una catena di vendette che sfoceranno in assurdi delitti. Tra i primi libri a trattare temi come spionaggio o terrorismo, “L’agente segreto” ha la forma di un giallo, ma si rivela soprattutto un fine esercizio di indagine psicologica e sociologica, un momento altissimo nella storia del romanzo moderno che riesce a contaminare il più popolare dei generi con le profonde intuizioni morali e l’ardito sperimentalismo linguistico di un grande artista

 

Semi magici, Naipaul, Adelphi

È una tarda estate berlinese, verso la metà degli anni Settanta. Approdato a un’inerte maturità, Willie Chandran viene scosso dai proclami idealistici della sorella Sarojini e, gettandosi alle spalle l’educazione londinese e un ventennale, indolente soggiorno in Africa, decide di tornare nell’India nativa per abbracciare la causa di un gruppo di guerriglieri separatisti. Da quel momento non gli verranno risparmiate esperienze e disillusioni di ogni tipo: nelle remote foreste di tek del Dhulipur, base dei ribelli-terroristi, si imbatterà in una comunità di cattivi maestri imbevuti di maoismo-leninismo e di ottusi psicopatici, per i quali uccidere un “agricoltore agiato” è un meccanico esercizio di tiro al bersaglio; nelle prigioni statali ritroverà gli stessi contadini “dai luminosi occhi neri” già traditi dai ribelli, e condividerà con i detenuti camerate di cemento senza mobili, dove lo spazio a disposizione di ciascuno non va oltre una stuoia; e, una volta rientrato a Londra (tra i rassicuranti mattoni rossi della “città giocattolo” di Cricklewood), la civiltà occidentale gli si rivelerà sfibrata dalle nevrosi, riassunte nella parabola di Roger, l’amico avvocato che lo ha fatto scarcerare e che vive una profonda crisi sentimentale e finanziaria.

 

Il terrorista, John Updike, Guanda

Ahmad Mulloy è un ragazzo diciottenne che vive a New Perspect, nel New Jersey. Sua madre è americana di origine irlandese e suo padre, sparito ormai da molti anni, era invece egiziano. Ahmad cresce praticamente da solo, in una società di cui riconosce ogni giorno di più i limiti e la superficialità. È un ragazzo serio e intelligente, ma si trova sempre più isolato nel mondo in cui deve crescere, incapace di entrare in contatto con i suoi coetanei, ragazzi e ragazze alienati, preda di false immagini di felicità, privi di qualsiasi valore guida. E nemmeno i professori riescono a convincerlo: Ahmad si sente respinto e comincia a giudicare, impietoso, un mondo di cui avverte il declino inesorabile. Ecco perché si avvicina, con la sua serietà e la sua fiducia, al Corano e all’imam della sua cittadina, lasciandosi convincere a lasciare gli studi per diventare un autista di camion. Ed è su un grande camion che il giovane Ahmad, lentamente plagiato dal religioso cui si è affidato, concepisce il progetto che deve porre fine ai suoi giorni: far saltare in aria il Lincoln Tunnel di New York.

 

Terra vergine, Ivan Turgenev, Varie edizioni

Questo romanzo è l’ultimo di Turgenev ed è il romanzo sui giovani populisti russi dell'”andata al popolo”. Con quest’opera lo scrittore intendeva terminare la sua carriera letteraria e sperava di eliminare le incomprensioni sorte fra lui, la critica e il pubblico fin dai tempi di “Padri e figli”, incomprensioni che si erano poi accentuate con “Fumo”. Qualche anno dopo la pubblicazione di questo romanzo, il quale arrivò al successo gradatamente, Turgenev scriverà che i suoi romanzi avevan voluto essere la presentazione di “fisionomie in veloce mutamento di uomini russi dello strato colto”. E “Terra vergine” fu proprio l’ultimo e più ampio affresco di questi giovani.

 

 

I demoni, Fedor Dostoevsky, varie edizioni

Petr Verchovenskij, guidato ideologicamente dal demoniaco Stavrogin, è a capo di un’organizzazione nichilista e lega i suoi seguaci con una serie di delitti. L’ultima vittima è Satov, un ex-seguace convertitosi alla fede ortodossa. Per coprire il delitto Petr obbliga Kirillov a scrivere una lettera di autodenuncia, prima di suicidarsi. Seguono altri delitti, apparentemente immotivati, e solo il suicidio di Stavrogin che si impicca nella soffitta del suo appartamento, sembra porre fine all’azione di questi “demoni”.

 

La figlia di Burger, Nadine Gordimer, Feltrinelli

Ambientata nel clima di feroce lotta politica del Sudafrica degli anni settanta, la storia, ispirata alla vicenda di un famoso avvocato afrikaner costretto alla clandestinità per il suo impegno contro l’apartheid, segue la lenta maturazione politica ed esistenziale di una donna, Rosa Burger. La morte del padre Lionel – da sempre in lotta per la libertà dei neri – la trasforma definitivamente nella ‘figlia di Burger’. Attraverso la presa di coscienza di questa nuova identità, Rosa sarà costretta non solo a fare i conti con la sua vita privata, ma anche a modificare il rapporto con il suo paese.

Messo al bando poco dopo la pubblicazione e riabilitato in seguito con la vittoria di un prestigioso premio letterario sudafricano, “La figlia di Burger” resta forse uno dei più famosi libri della grande scrittrice.

 

L’affaire Moro, Leonardo Sciascia, Adelphi

IL libro di Sciascia è stato scritto “a caldo” nel 1978. Mentre, in una gara di codardia, i politici italiani, nonché i giornalisti, si affannavano a dichiarare che le lettere di Moro dalla prigionia erano opera di un pazzo o comunque prive di valore perché risultanti da una costrizione, Sciascia si azzardò a “leggerle”. Riuscì in tal modo a ricostruire una intelaiatura di pensieri, di correlazioni, di fatti che sono, fino a oggi, ciò che più ci ha permesso di avvicinarci a capire, un episodio orribile della nostra storia. Presentando il libro nella edizione del 1983, Sciascia scriveva: “questo libro potrebbe anche esser letto come opera letteraria”. Ma l’autore (membro della Commissione parlamentare d’inchiesta) lo ha vissuto come “opera di verità”.

 

La brava terrorista, Doris Lessing, Feltrinelli

Alice Mellings, una giovane di origine borghese impegnata da anni in una militanza al di fuori dei partiti politici tradizionali, è l’animatrice di una comunità di occupanti abusivi che si sono insediati in una casa abbandonata di Londra. Alice è un’organizzatrice straordinaria: sistema la casa restituendola a uno stato decente di abitabilità, interviene per mediare i conflitti che si accendono tra gli occupanti; insomma diventa un elemento indispensabile alla vita collettiva. Tutto bene finché nel gruppo nasce l’esigenza di azioni più radicali e la necessità di un impegno più definito all’interno di organizzazioni terroristiche. È la fine di una faticosa armonia: il velleitarismo si fa dramma, mentre Alice, “la brava”, si avvia verso un futuro dominato dall’ombra incombente dell’eversione. Perché questa donna generosa aderisce alla lotta armata? Doris Lessing ci racconta la storia di Alice e dei suoi compagni cercando di dare una risposta a interrogativi tuttora brucianti, di aprire uno spazio alla riflessione, alla comprensione e, forse, alla catarsi.

 

 

L‘attentatrice, Yasmina Khadra, Mondadori

In un ristorante affollato di Tel-Aviv una donna che si finge incinta fa esplodere la bomba che teneva nascosta sotto il suo vestito. Per tutta la giornata il Dottor Amin, israeliano di origini arabe, opera a ritmo da catena di montaggio le innumerevoli vittime di questo ennesimo attentato. Amin si è sempre rifiutato di prendere posizione sul conflitto che oppone il suo popolo d’origine e quello d’adozione. Nel cuore della notte viene richiamato d’urgenza in ospedale dal suo amico poliziotto Naveed che gli annuncia che la moglie è morta e per giunta era lei la donna kamikaze. A questo punto Amin comincia la sua particolare investigazione sulla donna misteriosa che ha vissuto per anni insieme a lui.

 

 

  Pietroburgo, Andrej Belyi, Adelphi
Pietroburgo, 1905. La città è sconvolta dalla tempesta sociale, si moltiplicano i comizi, gli scioperi, gli attentati. Il giovane Nikolaj Apollonovic, che si è incautamente legato a un gruppo rivoluzionario, entra in contatto con Dudkin, nevrotico terrorista nietzscheano, il quale gli affida una minuscola bomba. E il provocatore Lippancenko, doppiogiochista al servizio della polizia zarista e al contempo dei rivoluzionari, gli rivela qual è il suo compito: dovrà far saltare in aria il senatore Apollon Apollonovic, abietto campione dell’assurdità burocratica. Suo padre. È intorno a questo rovente nucleo narrativo che si snodano le vicende surreali e grottesche di “Pietroburgo”, unanimemente considerato il capolavoro romanzesco del simbolismo russo. Dove la vera protagonista è tuttavia la “Palmira del Nord”: una Pietroburgo maestosa e geometrica solo all’apparenza, edificata su un labile terreno palustre i cui miasmi sgretolano le possenti architetture, le cui brume sfaldano e decompongono ogni comparsa che striscia lungo i vicoli fiocamente illuminati, tra bettole ammuffite e palazzi scrostati. I sommovimenti di inizio secolo, preludio di future tragedie, l’ululato del vento che si incanala lungo le gole del libro, il demoniaco colore giallo dei comizi gremiti di una folla in trance: ogni cosa è in preda a una malefica possessione, che Belyj filtra attraverso la lanterna magica delle immagini

 

Read Full Post »

fatalmente, molti autori contemporanei si sono cimentati con il tema della perdita delle radici. Ecco le nostre proposte.

Il primo testo che presentiamo  è fresco di stampa, il secondo libro di un autore di origine etiope, che riesce con trame corpose e capaci di catturare l’attenzione del lettore a dare voce alla speranza di una vita migliore, passando per la difficile prova dello sradicamento dal proprio luogo natale.

Leggere il vento
Dinaw Mengestu , Piemme

Jonas ha trent’anni, la pelle scura, e ogni volta che gli chiedono da dove proviene risponde che è americano, suscitando perplessità, soprattutto nei suoi studenti, i bambini di una scuola per bianchi in cui insegna part-time.

Ma Jonas non accetta compromessi, lui è nato nell’Illinois e poi si è trasferito a New York, non ha mai neppure messo piede nella terra dei suoi genitori, l’Etiopia. Suo padre, Yosef, era arrivato negli anni Settanta, dopo un estenuante viaggio in nave, nascosto in una cassa per animali. Mariam, sua madre, lo aveva raggiunto tre anni dopo, rendendosi subito conto che l’uomo con cui doveva convivere non era che la flebile ombra di quello che era stato suo marito. Mariam aveva provato ad amarlo e a conoscerlo da capo, ma lui ormai era un estraneo. Un uomo che spesso parlava da solo, che prima di rientrare in casa stava seduto in macchina per qualche minuto, quasi temesse di attraversare quella soglia. Un uomo che non riusciva più a condividere il letto con lei, che di nascosto dormiva sul divano, emettendo gemiti e lamenti continui. Un uomo che aveva visto troppo e che non aveva la forza di ricominciare a essere felice.

Attraverso la storia dei suoi genitori e del loro lungo viaggio verso la salvezza, attraverso il dolore e lo sconforto, ma anche la speranza in un futuro migliore, Jonas riuscirà ad appropriarsi del suo presente, del fragile rapporto con la moglie, ad accettarsi e ad amare le proprie origini, in un paese che non sembra ancora pronto per ascoltare la sua voce.

una breve selezione di altri romanzi sul tema:


Riva, Nguyên An Tinh,Nottetempo

A dieci anni, Nguyên An Tinh si ritrova sul fondo di una barca impregnata di cattivi odori e olio da motore, diretta con altri duecento vietnamiti in un campo profughi in Malesia. Una traversata infernale in cui, al tempo stesso, tutti sognano il paradiso di una “riva” e di una nuova storia, dopo quella sconvolgente della Guerra del Vietnam e dei campi di rieducazione comunisti. Quando approderà con la sua famiglia in Canada, la bambina cercherà di “guardare lontano, lontano in avanti”, ma non perderà le tracce del passato, “frammenti, cicatrici e barlumi” che tentano di riannodare i fili di una storia interrotta e divisa in due. Le schegge narrative si affidano allora a una continua oscillazione temporale e la lingua si fa liquida e acquatica come i fiumi, il mare e il principio femminile che culla e custodisce. Del resto Ru, il titolo originale del libro, in vietnamita significa “ninnananna”, e in francese, la lingua in cui la narratrice scrive, “piccolo ruscello”.
Questo romanzo, sorprendente di bellezza e di maestria, ha avuto un immediato successo in Canada e in Francia ha vinto il Grand Prix RTL-Lire 2010.

 
Chicago,Al-Aswani ‘Ala, Feltrinelli
In una Chicago mitica e solforosa troviamo una piccola Little Egypt in esilio, forgiata sul dipartimento dell’Università di Chicago che l’autore ha conosciuto bene negli anni della sua formazione americana. In questo mondo claustrofobico e formicolante di vite ‘Ala al-Aswani intreccia storie di esistenze che si cercano e si perdono. Sono esistenze strappate alla loro terra d’origine che vivono in un universo strano e straniero: la tentazione di conformarsi all’American way of life non è abbastanza. L’Egitto è lì, nel cuore di un’America traumatizzata dagli attentati terroristici dell’11 settembre. Quando viene annunciata la visita ufficiale del presidente egiziano a Chicago, si mette in moto il sistema di sicurezza dell’ambasciata, orchestrato dal temibile Safwat Shaker, che controlla e sorveglia tutti gli egiziani residenti in America. Complotto, manipolazione, proteste di libertà e sottomissione al potere, coraggio e vigliaccheria: al-Aswani trova così l’ampiezza e l’ambizione del romanzo politico e riesce a esprimere la dolcezza dei sogni e la violenza delle contraddizioni del mondo quale lo conosciamo.

Abigail, una storia vera , Chris Abani, Fanucci
Abigail, una ragazza nigeriana trapiantata a Londra, ripercorre in pagine dall’intenso lirismo la propria breve esistenza. Sua madre è morta dandola alla luce e questo drammatico evento l’ha segnata con un senso di colpa che l’accompagnerà per tutta la vita. A soli quindici anni, la sua esistenza è afflitta da questo dolore insostenibile che la costringe a occuparsi del padre, affetto da una depressione cronica, per il quale tenta disperatamente di incarnare l’immagine idealizzata che ha della madre scomparsa. Portata a Londra da un cugino acquisito per quella che sembra un’opportunità per cambiare finalmente vita, ben presto si renderà conto che il suo incubo è solo all’inizio. Una scrittura in cui passato e presente si alternano in modo vivido e immediato, e una sorpresa finale rivelerà bruscamente i sensi segreti degli indizi sparsi nelle dolorose riflessioni di questa giovanissima quanto indifesa ragazza.

 
Nigeriane, Chika Unigwe, Neri pozza
Ama e Joyce, Efe e Sisi, sono quattro giovani nigeriane che hanno lasciato il proprio paese. Hanno studiato, avevano un fidanzato e una famiglia, affetto e legami. Tutte hanno la propria storia, un’infanzia felice, cercano e desiderano il meglio per sé e per i propri cari. Ma davanti a loro c’è solo il vuoto, non esiste un impiego, uno stipendio, la possibilità di farsi davvero una vita. Le nigeriane sognano un mondo nuovo, che le accolga e sappia dar loro una speranza e un futuro. Anche se non si conoscono il loro destino è legato, e passa per lo stesso uomo che promette miracoli e regala miraggi. Lui può introdurle clandestinamente in Belgio, ad Anversa, con un patto: pagare ora per avere uno scopo, un domani, un lavoro. E forse, un giorno, la felicità. Ad Anversa le quattro ragazze, ognuna con il proprio passato, con i propri dolori segreti, sono diventate amiche. Vivono assieme in un appartamento, condividono una dura realtà che mai avrebbero potuto immaginare. Belle e desiderabili, truccate e vestite con sfarzo, finalmente hanno ottenuto un lavoro. Sono diventate prostitute, e ogni notte si mettono in mostra e in vendita da una vetrina della strada del sesso. Improvvisamente una di loro trova una fine tragica, e questo evento spinge le altre a una riflessione e a una presa di coscienza.

Una nuova terra, Jhumpa Lahiri, Guanda
Da Boston a New York, da Londra a Roma, dall’India alla Thailandia: scenari diversi per raccontare storie di esilio e di perdita, di amore, di maternità e di conflitti famigliari. Al centro, le gioie e i drammi quotidiani di giovani immigrati di origine indiana, le loro vite divise tra due paesi e due culture. Vite come quella di Ruma, giovane madre trasferitasi a Seattle con il figlio e subito alle prese con un segreto sconvolgente custodito dal suo stesso padre; o come quelle di Hema e Kaushik, una ragazza e un ragazzo le cui esistenze rincorrendosi tracciano un percorso condiviso che dall’infanzia li porterà fino alla maturità. Otto racconti di malinconica bellezza in cui Jhumpa Lahiri delinea, con profonda sensibilità e maturità stilistica, incontri e scontri di padri e madri, fratelli e sorelle, amici e amanti.

La casa di sabbia e nebbia, Andre Dubus III, Piemme
Uno scambio accidentale di indirizzi, un errore burocratico e Kathy Lazaro si ritrova ad annaspare in un incubo. È mattina, e lei sta facendo la doccia quando bussano alla porta. È un funzionario dell’ufficio imposte, venuto a consegnarle un’ordinanza del tribunale: Kathy ha poche ore per fare i bagagli e lasciare la sua casa di Bisgrove Street, nei sobborghi di San Francisco, espropriata dalla contea per evasione fiscale. Si tratta di uno sbaglio, Kathy non ha dubbi, ma la macchina della legge si è messa in moto, e lei non può fare nulla per arrestarla, se non cercarsi un buon avvocato. Quando la casa viene messa all’asta, ad aggiudicarsela è Massoud Behrani, ex colonnello dello scià di Persia fuggito negli Stati Uniti ai tempi della rivoluzione.

Francesco D’Adamo, Storia di Ismaele, De Agostini
Ismael fa il pescatore lungo le coste del Nord Africa, a pochi chilometri dalla tanto vagheggiata “Talia”. Il mare è parte integrante della sua vita, fonte di sostentamento e simbolo di appartenenza insieme; ma quando il mare, all’improvviso, gli strappa il padre, a Ismael non resta altro che abbandonare tutto quello che conosce e che gli è caro, e intraprendere un viaggio disperato, alla ricerca di fortuna e di un luogo che possa veramente chiamare casa. Età di lettura: per ragazzi da 10 anni.

Gabriella Ghermandi, Regina di fiori e perle, Donzelli
Debre Zeit, cinquanta chilometri da Addis Abeba, 1987: una grande famiglia patriarcale; un legame speciale tra il vecchio Yacob e Mahlet, la più piccola di casa. Lui la conosce meglio di chiunque altro: la guarda negli occhi, mentre lei divora le storie che lui le narra. Così, un giorno si mette a raccontarle del tempo degli italiani, venuti ad occupare quella terra, e degli arbegnà, i fieri guerrieri che li hanno combattuti.
Quel giorno, Mahlet fa una promessa: da grande andrà nella terra degli italiani e si metterà a raccontare… Un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le vicissitudini di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistu Hailè Mariam, e nel decennio successivo dell’emigrazione. Un romanzo che percorre oltre cento anni di storia, dal tempo di Menelik ai giorni nostri. Una narrazione che, come scrive Cristina Lombardi-Diop nella postfazione, «non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull’Idendità della memoria coloniale italiana».
A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di questa Shahrazade dei nostri tempi, fiera delle sue origini etiopi ed eritree, e insieme capace di usare la lingua italiana con l’intensità e la precisione di un bisturi.

Naipaul, Una casa per Mister Biswas, Adelphi
Nel 1961 la scena letteraria fu scossa da un romanzo molto diverso da tutti quelli che negli stessi anni venivano letti, discussi e acclamati. Era la possente saga di Mr Biswas, nato in una capanna di Trinidad, involontario responsabile della morte del padre, e da allora destinato a spendere la vita in cerca di una casa diversa da quelle in cui via via si consuma la sua dannazione. Epica resa dei conti col viluppo di sentimenti che lega ciascuno alle proprie origini, commedia nera, satira di un mondo meticcio che ci restituisce, rovesciata, l’immagine dell’Occidente, questo romanzo popolare fu la rivelazione di un universo di suoni, odori e voci che rimane un puro incanto esplorare.

 

 

e chiudiamo con il primo libro di Dinaw Mengestu, con cui abbiamo aperto la rassegna:
Mengestu, Dinaw,
Le cose che porta il cielo, Piemme

Da quando ha lasciato l’Etiopia, dopo che i soldati hanno ucciso suo padre a pochi metri da lui, la vita di Sepha è sempre stata tranquilla e prevedibile. Certo, non è riuscito a realizzare il suo sogno di aprire un ristorante, ma ha comprato una piccola drogheria in un quartiere povero di Washington e le cose non vanno così male. I clienti sono sempre gli stessi, di giorno studenti di ritorno da scuola, di notte delinquenti e prostitute. Ma un giorno le cose per lui cominciano a cambiare: in un palazzo disabitato ormai da anni compaiono Judith e Naomi, una giovane donna bianca e sua figlia.

Per Sepha il loro arrivo rappresenta un nuovo inizio. La ragazzina passa con lui interi pomeriggi, leggendo I fratelli Karamazov seduta sul bancone del negozio. Tra i due non ci sono parole superflue, solo una complicità segreta e silenziosa, e la volontà di colmare quel vuoto che prende alla gola e che a volte non fa dormire. Una sera poi Judith lo invita a cena a casa e qualcosa si riaccende nel cuore di Sepha. Ma la realtà a volte è un muro contro cui i sogni si frantumano e Sepha comprende che la libertà è un diritto per cui dovrà continuare a lottare sempre, anche lontano dalle mine e dai mortai del suo paese.

 

Read Full Post »