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Posts Tagged ‘Nova Delphi’

 

 

Kate Chopin, nata Katherine O’Flaherty (Saint Louis, 8 febbraio 1851 – Saint Louis, 22 agosto 1904), rimase vedova a 32 anni, madre di sei figli già a 29, il “patrimonio” trasmessole dal marito ammontava a debiti per 12000 dollari , in seguito al fallimento dell’impresa commerciale di cui era titolare( circa 229.360 dollari nella valuta del 2005). Ne seguì un periodo di depressione, ma su consiglio del medico personale, cominciò a riversare sul foglio quanto aveva in sè: pubblicò a proprie spese At Fault, suo primo romanzo (scritto da luglio 1889 ad aprile 1890) e riuscì a farsi stampare diversi racconti su riviste letterarie, principalmente di interesse locale.

Il suo principale successo è proprio The Awakening , Il risveglio, storia di una donna intrappolata in una società ben poco dolce nei confronti delle donne, capace però di giungere ad una liberazione personale e del proprio corpo: naturalmente, fu tacciata di immoralità all’epoca. La critica e il pubblico lo amanto per l’indiscussa qualità di scrittura, per l’importanza riconosciuta di essere una delle prime opere femministe.

 

 

Kate Chopin, Il risveglio, Nova Delphi

trad Martini C.

Kate Chopin in 1894

Kate Chopin in 1894 (Photo credit: Wikipedia)

Durante una vacanza estiva a Grande Isle (Louisiana), Edna Pontellier, giovane madre di famiglia sposata con un facoltoso uomo d’affari di New Orleans, si accorge di aver vissuto un’esistenza lontana dalle sue aspirazioni più autentiche e s’innamora di un uomo più giovane di lei. Al rientro in città, rifiutando per sempre le convenzioni sociali e culturali che hanno soffocato la sua personalità e i suoi desideri, Edna intraprende un solitario cammino di rinascita interiore che culminerà in un risveglio dei sensi e dello spirito. Il risveglio narra la storia di una donna in conflitto, costretta a confrontarsi con modelli femminili e canoni comportamentali imposti dal contesto sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Leopoldo Lugones

Leopoldo Lugones (Photo credit: Wikipedia)

Una voce narrante, appartentente ad una persona reclusa in un ospedale militare, temporaneo rifugio alle torture inflitte dagli sgherri del regime, ci conduce nell’inferno della dittatura che inflisse decenni terribili ai cittadini dell’Uruguay.  Una voce che, pur colpita ed umiliata, è ancora capace di vedere quanto accade intorno, di portare a noi la testimonianza di uomini inermi nelle mani dei militari. Una voce, quella dell’autore,  che appartiene realmente ad una persona che è passata da quelle stanze, ha subito le violenze e vi ha assistito. E che non vuole che l’oblio avvolga tutto!

Sala 8
Mauricio Rosencof, Nova Delphi
Collana: Contemporanea

La sala di un ospedale è vista e raccontata attraverso lo sguardo sconcertato di un desaparecido, che è stato nella Sala 8 prima di venire trasportato via e fatto sparire. I personaggi che giacciono sui letti sono creature distrutte ma non vinte, tratteggiate con commovente tenerezza. Sala 8 è una storia dove la morte è una presenza costante ma non viene mai nominata. Il dialogo con il passato, la ricerca disperata della verità e l’umanità sconsolata di chi non ha voluto arrendersi agli orrori della dittatura militare vengono raccontati dall’autore con ironia e affetto. Sala 8 è stato presentato al Museo della Memoria Haroldo Conti di Buenos Aires.

“Sala 8 è un delicato omaggio ai desaparecidos, reso nella consapevolezza dell’orrore inarrivabile a cui furono sottoposte centinaia di migliaia di persone sotto le dittature latinoamericane degli anni ’70 e ’80 e un ricordo dei compagni di sventura con cui Rosencof ha condiviso la sua permanenza nell’ospedale militare di Montevideo.”

il sito dell’editore è questo:
http://www.novadelphi.it/

e sempre dello stesso editore, non è superfluo citare anche questo testo di qualche mese fa, di un autore assai caro a Jorge Luis Borges.

Racconti fatali
Autore: Leopoldo Lugones
Collana: Le Sfingi

Maestro e primo interprete del racconto fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones raccolse in questo libro cinque testi brevi che, pubblicati nel 1924, vengono oggi tradotti in italiano per la prima volta. La nota comune a questi racconti è data proprio dall’aggettivo “fatali”. Fatalità intesa come forza inevitabile che sembra determinare gli eventi e le azioni dell’uomo, condizionandone in maniera inappellabile i risultati. Passiamo in questo modo dal tema esoterico, a lui caro, presente in racconti come Il vaso di alabastro o Il pugnale a inserimenti nel mito letterario tradizionale come in Agueda o ne Il segreto di Don Giovanni. Filo rosso che unisce queste storie è il fascino magnetico e troppo spesso fugace delle figure femminili che le attraversano, figure imprescindibili nella narrativa dello scrittore argentino, così come imprescindibile è la natura stessa del destino.

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