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URSS

Image via Wikipedia

è la solidarietà femminile a rendere sopportabile l’esistenza nella cupa Leningrado degli anni Sessanta. L’era di Stalin è terminata, ma l’atmosfera è ancora impregnata della paura,  la vita è dura per una madre e la sua bambina, che non ha mai avuto un padre. Sono le tre anziane donne che dividono il piccolo alloggio con loro, di cui presto conosceremo l’intenso passato, a creare quel circolo all’interno del quale sarà possibile continuare con più serenità. Un romanzo intenso, che illumina dal basso quei giorni.

 

Elena Cizova, Il tempo delle donne, Mondadori

Vincitore a sorpresa nel 2009 del Russian Booker Prize, il più importante premio letterario russo, Il tempo delle donne esce finalmente dai suoi confini, offrendo al pubblico europeo la possibilità di conoscere una delle voci più originali e interessanti della nuova letteratura postsovietica.

Siamo a Leningrado, l’odierna San Pietroburgo, nei primi anni Sessanta. L’era di Stalin ha lasciato un’eredità di paura e di sospetto che si insinua nella vita quotidiana di tutti. Si vive in sordina, in silenzio, ma non per questo meno intensamente, perché quel silenzio è il vero nemico nel “tempo delle donne”. Anche di Antonina, giovane e ingenua operaia da poco trasferitasi in città per lavorare in fabbrica. Il guaio è che Antonina si ritrova inaspettatamente incinta di un uomo che non ne vuole sapere, e che l’abbandona senza indugi. A soccorrerla è lo Stato sovietico, che le assegna un alloggio in coabitazione dove vivono tre anziane donne, affettuose e pronte ad aiutarla dopo la nascita di Sjuzanna. Saranno proprio Ariadna, Glikerija e Evdokija a prendersi cura della bambina quando rimarrà orfana, saranno loro le tre “nonne” che la cresceranno e si faranno carico della sua educazione, anche attraverso il racconto delle loro vite, delle sofferenze affrontate sempre con coraggio, della durezza di un’esistenza che ha visto il suo sfondo cambiare spesso e violentemente, la Russia degli zar, il bolscevismo, la Rivoluzione, e poi l’assedio di Leningrado e gli anni dello stalinismo…

Il tempo delle donne è un romanzo straordinariamente ricco, pieno di valori, di ideali e di coraggio. Il ritratto di un gruppo di donne forti e autentiche, che hanno affrontato e superato prove durissime sostenute solo dalla loro dignità. Ma è anche una riflessione profonda e a tratti perfino commovente sul passato, sulla memoria, sulla Storia, il romanzo che ci fa capire come siano state le donne, queste donne, le vere, silenziose, intense protagoniste della storia russa del secolo scorso.

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Un romanzo dai toni aspri, ambientato in una repubblica del Caucaso inventata, ma ben definita nel suo caleidoscopio di terra senza legge, dove la violenza e il denaro sono quanto più conta, dove parole come onore e clan sono sovente associati alla vendetta.

Yulia Latynina, Il richiamo dell’onore, Tropea

In una immaginaria repubblica caucasica vicina alla Cecenia, si fronteggiano due uomini che in modo diverso cercano di mettere ordine al caos che li circonda. Pankov è un alto funzionario russo, educato ad Harvard, segnato dallo choc di un rapimento avvenuto molto tempo prima proprio nel paese che oggi cerca inutilmente di governare. Nijazbek è un leader ceceno dal cuore di lupo, mussulmano devoto, omicida ed eroe del popolo. Intorno a loro si agita un’umanità  livida e feroce. Politici, militari, banditi, imam, donne brutalizzate, oppressori ed oppressi: tutti contribuiscono a rendere la vicenda politica del Caucaso una tragedia senza soluzioni. Tra l’islam in ascesa e la Russia in bilico sull’orlo del precipizio, sembra impossibile salvaguardare l’onore sepolto sotto le macerie. Yulia Latynina non si limita a denunciare la corruzione, le malversazioni, la violenza celate all’ombra del potere russo, ma descrive il mattatoio del Caucaso attraverso un romanzo di rara intensità  visionaria: un Anime morte della contemporaneità, la narrazione grottesca e spietata di un mondo capovolto.

Yulia Latynina

Yulia Latynina (Mosca 1966) è giornalista e scrittrice di bestseller. Con un dottorato in Filologia, a metà degli anni ’90 diventa analista economica e raggiunge la notorietà con i suoi articoli sulla corruzione politica e finanziaria, e le sue analisi acute basate sulle ricerche personali e i viaggi sul territorio russo. Avversaria dichiarata del regime di Putin, Latynina scrive per il maggior giornale di opposizione, la Novaya Gazeta, per The Moscow Times e conduce una trasmissione molto seguita su radio Moscow Echo. In Russia è considerata la nuova Anna Politkovskaja.

Yulia Latynina ha ricevuto:

Premio Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera (2007)

Premio Freedom Defenders Award conferito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America (2008)

Menzione speciale della giuria del Premio Internazionale di giornalismo del Mundo (2010)

Su Il richiamo dell’onore:

“E’ differente. Reale e duro come un grande romanzo noir. Una prosa coraggiosa e affascinante.” Arturo Pérez-Reverte

“Erano anni che non leggevo un romanzo così avvincente. E’ un prodigio del genere noir, aghiacciante e divertente al contempo.” Tibor Fischer, Guardian

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anche il libro di Aleksandr Terechov ha l’aspetto di un giallo, in cui l’azione si svolge alla fine degli anni Novanta con lo sguardo rivolto a fatti del passato, all’epoca staliniana.

L’autore indaga con sapienza due epoche diverse, ben caratterizzando le situazioni e i i diversi personaggi che ne  animano le pagine.

Aleksandr Terechov, Il ponte di pietra, Edizioni Eo

Un’indagine poliziesca scaturita da un lontano crimine passionale tra i rampolli della nomenklatura staliniana ricostruisce in maniera vivida le vite degli “schiavi d’oro” di Stalin, quegli uomini e quelle donne che seguirono ciecamente l’Imperatore nella sua sanguinaria epopea, che per essa si sacrificarono, preferendo spesso auto-accusarsi e farsi fucilare pur di non essere esclusi dal grande sogno del potere assoluto, dall’unico scopo capace di dare significato alle loro vite.

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