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Posts Tagged ‘novità libri’

questa è di sicuro una bella notizia, per cominciare bene la settimana. Tutti e 14 i libri ambientati nel mondo di Oz riuniti in un unico volume, per sapere che succede “dopo” al Leone Codardo, ai suoi vecchi amici e a quelli nuovi! Superbonus, le illustrazioni di Mara Cerri.
 
Frank Baum, I libri di Oz, Einaudi
Illustrazioni di Mara Cerri
Traduzione di Chiara Lagani
 
Dopo Il meraviglioso Mago di Oz, Baum scrisse altri tredici romanzi ambientati nello stesso mondo, con la piccola Dorothy e i suoi vecchi amici, ai quali se ne aggiungono via via di nuovi non meno bizzarri e simpatici, come Testadizucca, lo Scarasaggio Sommamente Eccessivo, la gallina Billina, la Tigre Famelica, l’automa Tic-Toc e tanti altri. I romanzi successivi, sebbene poco o nulla conosciuti in Italia, non sono affatto inferiori al capostipite. Chiara Lagani ha tradotto e antologizzato i quattordici romanzi, ha scritto i collegamenti tra un episodio e l’altro e ha corredato il volume di brevi note che mettono in luce ulteriori riferimenti tra i vari racconti. In collaborazione con lei, Mara Cerri ha realizzato una serie di disegni a colori e in bianco e nero che accompagnano le storie di Dorothy e dei suoi soci. Cosí anche il pubblico italiano può percorrere in un solo volume, per la prima volta, l’intero ciclo dei libri di Oz. Una saga il cui assoluto valore sta nel non farsi costringere in nessuno schema interpretativo; la libertà narrativa di Baum, la sua continua invenzione fantastica, gli esilaranti giochi linguistici, l’ambivalenza emotiva, fra comicità, paura e malinconia, attivano da sempre una misteriosa complicità con i lettori di ogni età che appartiene ai piaceri dell’intelligenza e alla sostanza della vera letteratura.

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500 PAGINE DI RIMEDI LETTERARI per mantenere i bambini sani, saggi e felici: dopo CURARSI CON I LIBRI, ecco:

 

Ella Berthoud, Susan Elderkin

Crescere con i libri. Sellerio

Traduzione dall’inglese di Roberto Serrai

A cura di Fabio Stassi

 

Storie e avventure, letture e ricette: innumerevoli consigli per crescere, sani, fantasiosi e felici. Dopo Curarsi con i libri un nuovo prontuario di rimedi letterari dedicato ai bambini e ai ragazzi di ogni età.

 

Dalla paura dei fantasmi ai problemi con i genitori, dal bullismo alla tempesta ormonale, vi sono occasioni in cui non esiste rimedio più efficace di leggere un bel libro. Forse perché il modo migliore per aiutare i bambini e i ragazzi a superare un momento difficile è invitarli a scoprire una storia che parli proprio di loro, di chi è tormentato a scuola, di chi si innamora per la prima volta, di chi vuole a tutti i costi un cagnolino oppure ha timore di addormentarsi da solo. I libri per bambini riescono ad affrontare problemi complessi ed emozioni profonde con immaginazione e trascinante allegria, possono far provare qualche brivido o commuovere, ma sempre regalano un’esperienza capace di arricchire la nostra vita.

Le biblioterapiste Ella Berthoud e Susan Elderkin, autrici del popolare Curarsi con i libri, consigliano i testi più belli – a partire dai volumi illustrati e dalle favole fino ai romanzi per ragazzi, – per la bambina timida e presa in giro, per la teenager che vuole essere indipendente, per chi ha il singhiozzo o ha subito una delusione d’amore, o semplicemente per tutti coloro che sono indecisi sulla prossima lettura. Allo stesso tempo Crescere con i libri si rivela prezioso per i genitori, i nonni, padrini e madrine, amici, insegnanti, bibliotecari, zii vicini e lontani, che si trovano nell’invidiabile posizione di dover scegliere cosa regalare ai loro piccoli.

Organizzato come un dizionario medico, a ogni «malanno» viene accostata una cura, un consiglio di lettura dotato di proprietà terapeutiche, sotto forma di una storia, di un racconto breve, di una saga, il tutto suddiviso per età e complessità. L’edizione italiana, curata da Fabio Stassi, è arricchita da molte voci in cui si scoprono classici senza tempo e titoli più moderni e contemporanei, famosi o dimenticati. Crescere con i libri, con la sua passione e la sua ironia, è il prontuario ideale per invitare i giovani lettori a scoprire uno dei grandi piaceri della vita.

 

 

500 pagine

 

 

Ella Berthoud e Susan Elderkin si sono incontrate da studentesse di letteratura inglese all’Università di Cambridge, dove si prestavano romanzi a vicenda quando avevano bisogno di tirarsi un po’ su. Ella è poi diventata una pittrice e un’insegnante di arte, e Susan una scrittrice considerata nel 2003 dalla rivista Granta tra i venti migliori giovani autori inglesi. Nel 2008 hanno fondato un servizio di biblioterapia con la School of Life di Londra, e da allora hanno continuato a prescrivere libri, di persona o virtualmente, a pazienti di tutto il mondo. Nel 2013 hanno scritto insieme Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno (Sellerio 2013, 2016 nuova edizione accresciuta): un libro di medicina molto speciale, un vero e proprio breviario di terapie romanzesche, antibiotici narrativi, medicamenti di carta e inchiostro la cui versione italiana è stata curata da Fabio Stassi. A questo volume è seguito Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici (Sellerio 2017)..

 

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un futuro apocalittico, in cui le acque hanno sommerso la terra. Restano antichi monumenti, fonte di meraviglia, stupore e curiosità per le creature degli abissi, che si interrogano su quanto accaduto. Fonte di riflessione anche per noi, che leggiamo questo incantevole albo illustrato, di grande formato.

 

la scheda del libro

 

Le acque degli oceani hanno sommerso ogni cosa. Il mondo intero è sprofondato negli abissi. Ora ad attraversare il Tower Bridge non sono i londinesi, ma i delfini. E ad ammirare il Davide di Donatello o la Fontana di Trevi, neanche una persona. Solo capodogli e squali. Balenottere azzurre e pesci scorpione sguazzano ai piedi della grande Muraglia e della Sfinge come un tempo schiere di esseri umani. Insieme ai tonni che s’interrogano sul significato della Statua della Libertà, anche tutti gli altri abitanti del mare si domandano il perché di quei monumenti, il loro senso. E anche il perché della scomparsa dell’umanità. Umanità che però continua a vivere nei sogni, nelle storie e nelle canzoni del popolo del mare. Tradotto da Damiano Abeni.

 

 

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Gitta Sereny la conosciamo per IN QUELLE TENEBRE, le sue interviste agli uomini che organizzarono lo sterminio degli ebrei. Questo suo libro indaga invece una diversa “declinazione del male”. Mary Bell fu condannata all’ergastolo per doppio omicidio volontario di due bambini il 17 dicembre 1968 e affidata a cure psichiatriche. Ma non era una assassina nel senso tradizionale, visto che a quella età aveva 11 anni, considerata punibile secondo la legge inglese. L’autrice seguì il processo, quel caso clamoroso in cui non si indagò minimamente sulla infanzia impossibile della ragazzina:
 
IL CASO MARY BELL, BEAT
tradotto da C.Brovelli
 
Nel dicembre 1968 due ragazzine – Mary Bell, undici anni, e Norma Bell, tredici anni (vicine di casa, ma senza legami di parentela) – si trovano davanti al tribunale penale di Newcastle, in Inghilterra, accusate di aver strangolato Martin Brown, quattro anni, e Brian Howe, tre. Norma viene assolta. Mary Bell, la più giovane, viene riconosciuta colpevole di omicidio colposo e condannata all’ergastolo. Non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza, ma ciò che indigna Gitta Sereny, presente al processo, è che nel corso del dibattimento nessuno si sia preoccupato di indagare sull’infanzia della bambina. Ed è proprio quello che lei stessa si ripromette di fare, quando Mary Bell, trasferita da un riformatorio a un carcere vero, e infine rimessa in libertà, accetta d’incontrarla. Passo dopo passo, gli omicidi, gli eventi che la circondano e il processo vengono sviscerati in una minuziosa ricostruzione che, attraverso menzogne, astuzie elusive, vuoti di memoria, silenzi e rimozioni, porta a svelare un passato intollerabile, un’infanzia tradita e l’inarrestabile corsa verso una tragedia annunciata.

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Un nuovo progetto editoriale, incentrato sull’opera del Nobel Isaac B.  Singer, dare nuova vita ai suoi capolavori, con nuove traduzioni, pubblicazioni di testi inediti. Ecco così per Adelphi Keyla la rossa, pubblicato a puntate su un bisettimanale in Yiddish a New York,  tra il ’76 e il ’77 La traduzione in inglese è del 1978, non fu però mai pubblicata,  e questa versione in lingua italiana è il frutto di un ampio lavoro basato su queste due versioni, sulle note autografe lasciate dall’autore ai margini del testo.

 

 

https://www.adelphi.it/libro/9788845932083

 

 

I.B. Singer,

Keyla la Rossa, Adelphi

A cura di Elisabetta Zevi

Traduzione di Marina Morpurgo

Biblioteca Adelphi

 

«Capitava di rado che una femmina già passata per tre bordelli si sposasse … Era un segno del cielo inviato a tutte le puttane di Varsavia: non dovevano perdere la speranza, l’amore avrebbe continuato a governare il mondo». Ed è proprio l’amore la sostanza incandescente di questo romanzo: l’amore-passione, quello che non lascia scampo, quello che può indurre alla follia. A Keyla la Rossa nessuno resiste: né Yarme – un seducente avanzo di galera –, né il giovane e fervido Bunem – che pure era destinato a diventare rabbino come suo padre –, né l’ambiguo Max. Se questo magnifico libro è rimasto praticamente inedito fino a oggi, è forse perché Singer esitava a mettere sotto gli occhi dei lettori goy il «lato oscuro» di quella via Krochmalna da lui resa un luogo letterariamente mitico. In Keyla la Rossa si parla infatti in modo esplicito di due argomenti tabù: la tratta, a opera di malavitosi ebrei, di ragazze giovanissime, che dagli shtetl dell’Europa orientale venivano mandate a prostituirsi in Sudamerica, e l’ignominia di un ebreo che va a letto sia con donne che con uomini. Alle turbinose vicende dei quattro protagonisti (e dei numerosi, pittoreschi comprimari) fa da sfondo, all’inizio, la vita brulicante, ardente, odorante e maleodorante del ghetto in cui era confinata, in condizioni di estrema miseria, la comunità ebraica di Varsavia, e poi quella, non meno miserabile e caotica, delle strade di New York in cui si ammassavano gli emigrati nei primi decenni del secolo scorso: affreschi possenti, che non a caso molti hanno accostato a quelli ottocenteschi di Dickens e Dostoevskij.

 

 

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Massimo Bubola, un nome che dice molto a chi ama le canzoni di Fabrizio De Andrè. Con questa vibrante prova narrativa, frutto di anni di lavoro negli archivi e sui luoghi della Grande Guerra, dona voce a undici soldati italiani caduti e non identificati, calandoci nelle loro vite ed emozioni:

Ballata senza nome

Bubola Massimo, Frassinelli

È il 28 ottobre 1921. Siamo nella basilica di Aquileia. Gli occhi di tutti sono rivolti alle undici bare al centro della navata, e alla donna che le fronteggia: Maria Bergamas. Maria deve scegliere, tra gli undici feretri, quello che verrà tumulato a Roma, nel monumento al Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Grande Guerra. Maria passa davanti a ogni bara, e ognuna le racconta una storia. Sono vicende di giovani uomini, strappati alle loro famiglie, ai loro amori, ai loro lavori, finiti a morire in una guerra durissima e feroce: contadini e cittadini, borghesi e proletari, braccianti e maestri elementari, fornai, minatori, falegnami, muratori, veterinari e seminaristi che parlano in latino con il nemico ferito sul campo di battaglia. Attraverso le voci di questi soldati senza nome non solo riviviamo i momenti cruciali della Grande Guerra, non solo ci caliamo, in una vera trance empatica, nelle vite dei protagonisti, ma riscopriamo un’Italia che oggi si può dire definitivamente scomparsa. Massimo Bubola, in questa «ballata», fonde le sue eccezionali doti di musicista con una sensibilità linguistica davvero rara: fa rinascere parole dimenticate, le armonizza e le «mette in musica», e dà alla luce un’opera destinata a rimanere nel tempo, sia per il suo valore storico e culturale, sia per la sua qualità lirico-letteraria. A cento anni dalla battaglia di Caporetto, uno dei più importanti scrittori di canzoni italiani dà voce ai soldati caduti nella Grande Guerra. Un’opera di ampio respiro letterario, storico e culturale, che racconta un momento cruciale della nostra storia, e nello stesso tempo, grazie alla prosa musicale e raffinata di Bubola, ci restituisce le voci, i sentimenti e le passioni di un’Italia oggi scomparsa.

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Lucía, cilena espatriata in Canada negli anni del brutale insediamento di Pinochet, ha una storia segnata da profonde cicatrici: la sparizione del fratello all’inizio del regime, un matrimonio fallito, una battaglia contro il cancro, ma ha anche una figlia indipendente e vitale e molta voglia di lasciarsi alle spalle l’inverno. E quando arriva a Brooklyn per un semestre come visiting professor si predispone con saggezza a godere della vita. Richard è un professore universitario spigoloso e appartato. Anche a lui la vita ha lasciato profonde ferite, inutilmente annegate nell’alcol e ora lenite solo dal ferreo autocontrollo con cui gestisce la sua solitudine; la morte di due figli e il suicidio della moglie l’hanno anestetizzato, ma la scossa che gli darà la fresca e spontanea vitalità di Lucía restituirà un senso alla sua esistenza. La giovanissima Evelyn è dovuta fuggire dal Guatemala dove era diventata l’obiettivo di pericolose gang criminali. Arrivata avventurosamente negli Stati Uniti, trova impiego presso una facoltosa famiglia dagli equilibri particolarmente violenti: un figlio disabile rifiutato dal padre, una madre vittima di abusi da parte del marito e alcolizzata, un padre coinvolto in loschi traffici. Un incidente d’auto e il ritrovamento di un cadavere nel bagagliaio della macchina che saranno costretti a far sparire uniranno i destini dei tre protagonisti per alcuni lunghi giorni in cui si scatena una memorabile tempesta di neve che li terrà sotto assedio.

 

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