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Posts Tagged ‘nuovi libri consigliati’

Bene, siamo convinti. Sally Rooney si presenta con un curriculum lungo da qui a Pechino: oltre ai premi vinti (Costa novel Award, selezionato per il Man Booker Prize) viene considerata la scrittrice più titolata per rappresentare le vite comuni dei Millennials
Come libraio ormai iscritto di diritto alla categoria dei “senior” (e da padre) partecipo con commozione al modo in cui Sally Rooney riesce a trasmetterci in maniera limpida, diretta, i sentimenti, la presunta fragilità dei ragazzi che diventano adulti, e la fascetta in questo caso inquadra bene il tutto: Il romanzo che più di ogni altro di dice cosa vuol dire essere giovani oggi” (The Guardian). Fenomeno di culto nel mondo anglosassone, oggetto di studi, e ci scommettiamo, prossimo film in arrivo…
 
 
Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l’orrore, e l’attrazione, della normalità? Nell’abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l’esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.
 
«Il suo primo romanzo è stato universalmente e meritatamente acclamato. Era difficile credere che potesse mai scrivere qualcosa di meglio. Invece è successo».
«The Guardian»

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– Ebbene, ha parlato. Quando è stato chiesto loro se erano interessati a “onori, ricompense o una vita più facile” … hanno urlato “No! No!” Hanno accettato l’assioma secondo cui “la pace perpetua sarebbe una catastrofe per la civiltà umana” e, con l’esso, l’ordine di armarsi “a qualunque costo e qualunque mezzo, anche se dovesse significare fare tabula rasa di tutto ciò che si definisce vita civile”. – Le parole di colui che avrebbe fatto anche cose buone pronunciate nel 1939, in apertura del libro di Iris Origo dal titolo eloquente. Rappresentazione emozionata delle paure vissute in quei giorni.
Un brivido nell’aria
 
Vigilia di Guerra 1939-1940
 
 
Iris Origo, Passigli
 
 
Grazie alla sua ascendenza inglese e americana e al matrimonio con un membro dell’aristocrazia romana (Antonio Origo), Iris Origo aveva accesso al corpo diplomatico e agli ambienti vicini alla monarchia e al fascismo, nonostante di quest’ultimo fosse fiera oppositrice e mantenesse contatti con esponenti antifascisti. In questo straordinario diario personale, che l’autrice ha tenuto fra il 1939 e il 1940, è narrato il progressivo scivolare dell’Italia verso una guerra che pochi volevano tanto nelle forze armate quanto nello stesso fascismo, a cominciare da Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri e genero del Duce. L’opprimente atmosfera di un paese alla vigilia dell’entrata in guerra, e il contrasto tra la Roma del fascismo imperante e la Val d’Orcia ancora immersa nella immobilità e nell’isolamento proprio della campagna italiana di allora, fanno di questo diario un importante complemento di “Guerra in Val d’Orcia”, in cui Iris Origo documenta la tragedia del conflitto e degli anni bui della guerra civile. Un libro che offre un importante contributo alla comprensione di un passaggio cruciale della nostra storia, e di come talora gli errori di una classe politica possano avere conseguenze catastrofiche per una nazione

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In Mappe per amanti smarriti, suo romanzo d’esordio elogiato da Salman Rushdie ( e già consigliato all’epoca dai librai di Atlantide, nel 2004), Nadeem Aslam ben narrava quante siano le cose che differenziano le varie culture, (perfino il numero delle stagioni) , quanto sia difficile ma non impossibile arrivare ad una convivenza pacifica. I rapporti tra occidente e il resto del mondo, in particolare il Pakistan da cui proviene Nadeem, sono al centro della sua indagine, anche in questo ultimo romanzo. Il primo capitolo de Il libro dell’acqua e di altri specchi ci conduce subito al cuore del problema: il sangue degli infedeli non è nero come qualcuno vuole fare credere, ma dello stesso colore rosso di chi invece segue i precetti di un altro Dio. Prosa e trama che vanno dritti al cuore del lettore.
Tradotto da N.Gobetti
 
 
Scese ed entrò nello studio, dove trovò il libro mutilato di Massud. Vide che sei delle pagine erano state ricucite insieme con filo d’oro. Osservò il lavoro di restauro, facendo correre la punta delle dita su quelle cicatrici lucenti. Ogni cosa che accadeva in quel luogo, e in tanti altri luoghi come quello, riguardava il potere e l’autorità. Tutto. E i conflitti dei pachistani non riguardavano solo il Pakistan, ma la sopravvivenza dell’intera razza umana. Riguardavano il pianeta nel suo insieme.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi si apre in una città fittizia chiamata Zamana, in Pakistan. Nargis e Massud sono una coppia di architetti, uniti da un’affinità elettiva con cui hanno sapientemente modulato ogni fase della loro relazione. Eppure Nargis ha nascosto per tutta la vita al marito un elemento fondante e pericoloso della sua identità: è nata cristiana, con il nome di Margaret, ma crescendo si è finta musulmana per sfuggire agli abusi e alle oppressioni. Quando Massud muore in uno scontro a fuoco, la vita di Nargis inizia a sgretolarsi. Intanto qualcuno si serve degli altoparlanti dei minareti per rivelare i segreti e le dissolutezze degli abitanti, diffondendo il terrore in un Paese in cui l’accusa di blasfemia può costare la vita. I misteriosi annunci presto diventano persecuzioni e Nargis sarà costretta a fuggire. In questo mondo al limite della distopia, diverse trame amorose si liberano come fiumi in piena e con la loro poesia fanno da contraltare all’orrore. Questo romanzo è un ritratto rivelatore dello spirito umano, una storia di corruzione e resistenza, di amore e terrore, e delle maschere che a volte è necessario indossare per salvarsi.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi è al contempo una storia di formazione sentimentale, uno studio sulla perdita e un ritratto lucido dei conflitti che pervadono il Pakistan contemporaneo. È un romanzo importante dalla prosa cristallina e dai personaggi abilmente caratterizzati nelle loro sfumature emotive. Seppure crudo nella rappresentazione del brutale esercizio del potere, è un inno alla resilienza.
– Laura Garmeson, Financial Times
 
Aslam ha costruito un corpus di opere in cui descrive nel dettaglio il peggio cui gli uomini possono arrivare e ci è riuscito usando una prosa che suggerisce le possibilità salvifiche dell’arte. Orrore e bellezza convivono in un equilibrio precario.
– Peter Parker, The Spectator
 
Sbalorditivo… un romanzo magistrale, con una complessa stratificazione di simboli e una trama puntellata di colpi di scena drammatici fino all’ultima frase.
– Rebecca Steinitz, The Boston Globe

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Il più clamoroso “triplete” nel mondo dei premi letterari. Per tre anni di fila N.K.Jemisin si è aggiudicata i premi Hugo (insieme ad un discreto numero di altri riconoscimenti) con la sua sua trilogia The broken earth: la solidità della sua scrittura e delle sue trame l’hanno accostata ad Ursula Le Guin. Jemisin ha cominciato a scrivere libri a dieci anni, si è fatta strada con il suo blog, ed è una nota opinionista del mondo culturale afro-americano. Ecco dunque il primo capitolo, pubblicato da Mondadori, nella collana Oscar Fantastica: con un inizio archetipo, il dolore della madre per la perdita del figlio.

 

“«Un’opera di grande ambizione, narrata da punti di vista alternati la cui complessità non si manifesta compiutamente se non nella parte finale del romanzo. Questo nuovo lavoro di N. K. Jemisin si iscrive in un processo lento ma definito di cambiamento della narrativa fantasy e di fantascienza.»” Guardian

 

https://www.oscarmondadori.it/libri/la-quinta-stagione-la-terra-spezzata-libro-1-n-k-jemisin/ 

 

LA QUINTA STAGIONE, tradotto da A.Mantovani

Non è da tutti sovvertire un genere letterario. Dargli un nuovo inizio da cui non si potrà più prescindere. N. K. Jemisin ci è riuscita, con la narrativa fantastica» – Valerio Evangelisti

 

 

Ciò che devi raccontare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo: “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene. Ma è così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. Per l’ultima volta

L’Immoto è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono presi fin da piccoli e messi sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo. È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino.

 

 

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Il vincitore del prix  SD RTL 2018 per il miglior thriller francese, in una giuria presieduta da Michel Bussi, che così lo ha definito: “Un vero page turner,  contraddistinto da un’amosfera ossessionante e una scrittura cesellata. Lascia senza fiato”. Una ambientazione di provincia descritta con precisione, il classico clima di risentimenti, silenzi, e un “cold case” pronto a tornare prepotentemente alla ribalta un paio di decenni dopo il suo verificarsi,  in un libro che non dimenticheremo.

https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/i-gemelli-di-piolenc/

 

traduzione di Maurizio Ferrara

 

 

Giugno 2018. Piolenc, Francia del Sud. Nadia Vernois, undici anni, saluta le amiche all’uscita di scuola e un attimo dopo svanisce nel nulla. I sospetti delle autorità si concentrano subito su Victor Lessage, “il maledetto di Piolenc”, come è stato soprannominato da qualcuno. Vedovo, Victor è un uomo che si nutre di collera da troppo tempo, un uomo che non trova pace da trent’anni. È da giorni sotto torchio nella sala interrogatori della Gendarmeria di Orange, quando Nadia torna a casa. Ma la ricomparsa della bimba non basta a scagionarlo: particolari inquietanti non lo consentono, come il messaggio che Nadia dice di dover riferire a Victor, “Ditegli che Solène lo perdona”. Ecco, Solène lo perdona. Sua figlia. Trovata morta un giorno d’estate del 1989, dopo essere scomparsa insieme al fratello gemello, Raphaël, di cui invece non si sono più avute notizie. Un messaggio impossibile da recapitare, ma che per il commissario Julien Fabregas rappresenta l’unica traccia da seguire per risolvere le altre due sparizioni che si verificano nei giorni successivi. E che porta indietro a trent’anni prima, a quell’estate maledetta del 1989. Da quel momento, Fabregas sprofonda in un rovo di piste già battute dal suo alter ego dell’epoca, Jean Wimez, e di altre nuove, inesplorate, che allungano la lista dei sospettati. Neanche il più piccolo frammento disseminato sul sentiero degli anni potrà essere trascurato. Ne I Gemelli di Piolenc, Destombes distilla particelle di informazioni e passa al setaccio poche risposte: ci spinge così nel fitto di una vicenda dalle atmosfere ambigue, accendendo dubbi su tante figure e avvicinandoci, mai troppo, alla verità. Saremo costretti a rimettere in discussione le nostre poche certezze prima di trovarci di fronte, colpo di scena, a un epilogo del tutto degno di questo nome.

 

 

 

Sandrine Destombes

, parigina, è nata nel 1971. Con I gemelli di Piolenc, suo quinto romanzo, si è guadagnata il prestigioso premio VSD RTL 2018 per il miglior thriller francese, presieduto da Michel Bussi.

 

 

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Ne La versione della cameriera un tragico fatto, l’esplosione nella Arbor Dance Hall, unisce i destini di una intera comunità, le  vite spezzate, il dolore dei sopravvissuti, i dubbi sulla dinamica dei fatti, i retroscena emersi con la cristallizzazione eterna di quell’attimo, i risentimenti che affiorano.  Sarà una donna anziana in compagnia del nipote a percorrere e dipanare il filo della memoria, risalendo all’origine della spaccatura avvenuta in seno alla famiglia, in seguito alla scomparsa dell’amata sorella, Ruby.

Non emerge un solo personaggio, potente come poteva esserlo  REE DOLLY, la protagonista femminile del memorabile UN GELIDO INVERNO, impegnata a tenere insieme quell’idea di famiglia andata in frantumi con la scomparsa del padre. Ma ancora una volta è un angolo mondo ben conosciuto agli estimatori di Daniel Woodrell che prende corpo, immerso nell’universo dei monti Ozark (Missouri) in cui rispende appieno il senso di quell’America profonda, rurale, che anche altri autori stanno facendo conoscere ai lettori. Una comunità dura e rocciosa come il panorama che la circonda, spesso raggruppata in clan familiari, in cui l’economia si affida spesso a piccoli traffici illeciti, dove i distillati home made scorrono copiosi. Woodrell, con prosa luminosa e poetica, getta uno sguardo pieno di comprensione sui suoi personaggi imperfetti, riuscendo a cogliere il senso di quelle esistenze, di queste realtà.

 

 

http://www.nneditore.it/libri/la-versione-della-cameriera/

La versione della cameriera, Enneenne EDITORE

Traduttore : Guido Calza

 

Il dodicenne Alek trascorre l’estate a West Table, Missouri, con sua nonna Alma. Vecchia, eccentrica e orgogliosa, la donna ha lavorato per cinquant’anni come cameriera per le famiglie ricche della città, allevando tre figli e sopportando un marito sempre assente. Alma conosce molte storie, ma quella che più la ossessiona è l’esplosione della sala da ballo che nel 1929 causò la morte di quarantadue persone, tra cui l’amatissima

sorella Ruby. Nessuno ha mai scoperto com’è andata, né è mai stato trovato il responsabile: Alma è certa di sapere la verità, e la racconta ad Alek, per rendere giustizia alle vittime e donare pace a se stessa.

Nel primo episodio della Serie di West Table, Daniel Woodrell illumina con nitide, veloci pennellate di colore una varietà di personaggi. Alma, Alek, Ruby, i Glencross e gli sfortunati ballerini sono voci di un romanzo corale, serrato come un noir, che parla di condivisione e di comunità, di un passato che si avvolge al presente, ora come una condanna, ora come un riscatto, in cui tutti si ritrovano colpevoli e innocenti.

 

Daniel Woodrell (1953) è considerato uno dei maggiori scrittori americani viventi. I suoi libri hanno ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Pen Award, l’International iMac Dublin Literary Award e il Sundance Film Festival Award per l’adattamento cinematografico del suo libro Un gelido inverno. Ama ambientare le sue storie nei panorami dei monti Ozark, in Missouri, e lui stesso ha coniato la definizione di “country noir” per descrivere la sua opera. NNE pubblicherà gli altri volumi della Serie di West Table.

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Carol Swain vive a Londra, come il luogo di origine della giovane protagonista de Quello che voleva essere. Una storia che prende corpo lentamente, partendo da quello che sembrerebbe un fatto impossibile, un uccello suicida, nella fattoria vicina nel verde della campagna gallese in cui la sua famiglia ha trovato casa (luoghi già apparsi in altri lavori dell’autrice). Un “uccello raro”, come viene definito. Se non che presto la riflessiva Helen, appassionata osservatrice dei fenomeni della natura colta nel momento di passare dall’adolescenza all’età adulta, apprenderà che in realtà le cose sono piuttosto diverse, e che il suicida avevo percorso un sentiero per divenire “quello che voleva essere”. Stile unico, per un graphic memorabile.
 
 
Quello che voleva essere | Carol Swain
 
«Scuro e pieno di vita, come la terra.
Un perfetto esempio di cosa i fumetti moderni sono capaci di fare,
se solo ci provassero.» Alan Moore, autore di V per Vendetta
 
«La Raymond Carver del fumetto inglese.» Time Out
«Bellissimo in modo insopportabile.
Uno dei graphic novel più strepitosi che abbia mai letto.» Dylan Horrocks
 
Autore: Carol Swain
Collana: Prospero’s Books
 
Quello che voleva essere è il graphic novel che ha consacrato Carol Swain tra i più interessanti fumettisti del panorama europeo, meritandole la definizione di «Raymond Carver del fumetto britannico» (Time Out). Un’opera con un ritmo cinematografico che si rivela un tesoro inaspettato.
 
Helen, la protagonista, vive in una comunità rurale del Galles, è un’amante della natura e una birdwatcher dilettante; attraverso questa sua passione cerca di conoscere il mondo che la circonda e mettendo su carta ogni dettaglio. Quando un agricoltore locale le dice che un «uccello raro» di nome Emrys si è suicidato in una fattoria vicina, decide di indagare: grazie alla sua amicizia con gli animali della fattoria, scoprirà che Emrys «non aveva piume e non poteva volare» e che rifiutava il ruolo che la società gli aveva imposto.
 
Il tentativo di Helen di saperne di più si trasforma in un viaggio di scoperta della libertà individuale: in una miscela di dettagli naturalistici e di eventi fantasmagorici, Helen scoprirà se stessa e comprenderà l’importanza di essere quello che si vuole attraverso le proprie scelte.
 
Carol Swain è nata nel 1962 a Londra e cresciuta in Galles. La sua prima opera è stata Way Out Strips pubblicata da Fantagraphics Books, da allora ha pubblicato alcuni graphic novel come autrice completa e storie a fumetti sulle antologie di tutto il mondo. Vive a Londra.
 
una recensione:

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