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Posts Tagged ‘nuovi libri in arrivo’

Camilla Läckberg

Tempesta di neve e profumo di mandorle, Marsilio

 

traduzione di A. Albertari, K. De Marco, A. Scari

 

Un Natale in giallo con un’appassionante raccolta di racconti dalla giallista scandinava più amata dai lettori

 

«Seguire le orme della Läckberg, la regina della crime fiction, l’Agatha Christie svedese, è un richiamo irresistibile» Marta Cervino, Marie Claire

 

Una serie venduta in 55 paesi. 15 milioni di copie vendute nel mondo. Più di

1 milione in Italia

 

«Una lettura appassionante che apre uno squarcio nei labirinti più neri della psiche» Sunday Times

 

Per Erica e Patrik non sarà un Natale di festa, nuovi omicidi e misteri sconvolgono il paesino innevato di Fjällbacka, mentre una violenta tempesta agita le acque gelide dell’arcipelago. «Deliziose storie al veleno, che sembrano il frutto di un’indagine a quattro mani tra Agatha Christie e Mary Higgins Clark» Marie-France

Swedish author, Camilla Läckberg, during the 2...

Swedish author, Camilla Läckberg, during the 2006 Gothenburg Bookfair (Photo credit: Wikipedia)

 

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Elisabeth Gille (alias Elisabeth Epstein), scomparsa qualche anno fa,  era la figlia di Irene Nemirowski; questo romanzo, uscito in Francia nel 1996, ha vinto il Grand Prix des Lectrices di Elle, ed è stato finalista dei premi Goncourt, Medicis, Femina e Renaudot. Viene considerato ideale continuazione de Suite Francese: un titolo che attendiamo con ansia!!

 

Elisabeth Gille

Irène Némirovsky at the age of 25 years old

Irène Némirovsky at the age of 25 years old (Photo credit: Wikipedia)

Un paesaggio di ceneri, Marsilio

 

Un giorno del 1942, nella Francia occupata dai nazisti, la piccola Léa Lévy, di 5 anni, separata dai genitori, ebrei russi, nella speranza che così le sia più facile sfuggire alla deportazione, viene accolta in un collegio religioso della regione di Bordeaux. Testarda e ribelle, la bambina semina lo scompiglio, dando filo da torcere alle suore che la nascondono e proteggono. Sarà la grande amicizia che la lega a Benedicte, di due anni più grande, ad aiutarla a evadere in un mondo infantile, lontano dalla violenza degli adulti. Ad accomunare le due bambine, il pesante tormento di non sapere più nulla dei genitori scomparsi. Ma se alla Liberazione per l’una ogni cosa si chiarisce, tutto rimane immerso nella tenebra più fitta per l’altra, che niente e nessuno riuscirà a distogliere dalla sua ostinata ricerca della verità. Benedicte si batterà per restituire un futuro a Léa. Ma quando l’identità di una bambina è stata distrutta, la sua coscienza saccheggiata e devastato il suo immaginario, è ancora possibile rinascere dalle proprie ceneri?

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David Grossman, Caduto fuori dal tempo, Mondadori

Il libro più alto, più nobile, più intensamente poetico e universale di uno dei massimi scrittori contemporanei.

Una sera, in una città di un luogo immaginario, un padre si alza da tavola. Deve “andare laggiù”. Ha perso un figlio, cinque anni prima, e “laggiù” è dove il mondo dei vivi
confi na con la terra dei morti. Durante il cammino si uniscono a lui altri personaggi che vivono ciascuno il dolore per la perdita del proprio fi glio: il duca signore di quel luogo,
un insegnante di matematica che riempie di problemi i muri di casa, un’ostetrica, un ciabattino. Con loro, idealmente perché costretto in una stanza, c’è anche una strana fi gura
di Centauro, con la parte inferiore del corpo trasformata in scrivania. È uno scrittore che da quindici anni vive circondato dagli oggetti del fi glio morto, il cui unico desiderio è quello di
catturare la morte con le parole.
Durante la marcia ognuno di quei genitori parla di sé, del proprio dolore, del desiderio di rivedere almeno una volta il proprio fi glio. Finché arrivano a un muro di impalpabile
consistenza su cui compaiono sporgenze di volti e corpi umani, nei quali sembra di ravvisare le sembianze dei propri fi gli. Da lontano il Centauro racconta questa storia per
cercare di costruirsi una vita in cui ci sia spazio anche per un fi glio morto. “Lotto contro la distruzione, la cancellazione, l’oblio” dice, anche se in questo modo il dolore mantiene
intatta la sua violenza.

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Ian McEwan,Miele, Einaudi
Traduzione di Maurizia Balmelli

«Mi chiamo Serena Frome e poco meno di quarant’anni fa mi mandarono in missione segreta per il British Security Service».

Siamo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. La Guerra Fredda è terribilmente calda e la rivoluzione sessuale con la sua invasione di minigonne non contribuisce ad abbassare la temperatura. In una Cambridge agitata dai primi fermenti della contestazione, Serena studia matematica ma riversa le sue ambizioni letterarie in un giornale studentesco dove cura una rubrica editoriale. Scrivendo di libri scopre di essere diversa dalla massa dei suoi coetanei, generalmente orientati a sinistra: recensisce entusiasta Solženicyn, Miłosz, Koestler e tutti gli altri autori che,
direttamente o indirettamente, criticano o soffrono la censura del blocco sovietico. Nel frattempo intreccia una relazione con un professore di storia, Tony Canning, cinquantenne, sposato, che fin
dai tempi della guerra aveva collaborato con i Servizi inglesi. Insomma: una spia.
Sarà lui a introdurre Serena all’interno dell’MI5, il controspionaggio inglese. E cosa c’è di più eccitante per una ragazza romantica, sognatrice e un po’ ingenua che giocare alla spia?
Alcuni mesi dopo, a Serena viene affidato un incarico: gestire il finanziamento da parte dei Servizi, attraverso una Fondazione di facciata, di alcuni scrittori, giornalisti, intellettuali «non allineati»
all’ideologia egemone – socialista, filocomunista o filosovietica – dell’intellettualità britannica. Non si tratta di intervenire su ciò che scrivono ma di «facilitargli la vita», sovvenzionandoli, di modo che possano scrivere e pubblicare i loro testi. Blandirli, attirandoli come api al miele. Nome in codice: «Operazione Miele».
Solo l’immaginazione di McEwan poteva creare una spia tanto improbabile (ma adorabile) quanto Serena: eppure, come sempre nei suoi romanzi, il ribaltamento dei cliché è un gioco serissimo, un’indagine sulle relazioni e sulle menzogne che le tengono in piedi.
La penna con cui McEwan ci riconsegna gli anni Settanta non è certo intrisa nel miele della memoria: con la lucidità spiazzante che gli è propria, l’affresco che ne fa l’autore di Espiazione
spazza via tutti i luoghi comuni su quegli anni. Un romanzo che guarda a Le Carré e a Graham Greene, ma che è anche una riflessione sulla scrittura, un grande atto d’amore verso la letteratura e il suo potere di ribaltare la verità, di trovare una via di fuga anche quando tutto sembra perduto.

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VALERIO MASSIMO MANFREDI,IL MIO NOME È NESSUNO, MONDADORI

La prima infanzia, la giovinezza e la formazione del guerriero, la guerra sotto le mura di Troia, l’amore e gli amori, il lunghissimo nòstos – il viaggio di ritorno a Itaca
– tra mille insidie e incontri straordinari (da Polifemo alle Sirene, da Nausicaa a Circe a Calipso…), e ancora l’Ultimo Viaggio, uno dei più grandi enigmi della letteratura
universale…
Valerio Massimo Manfredi racconta l’eroe più grande passo per passo, attingendo all’immensa messe di miti e di storie che lo vedono protagonista e insieme dimostrando
che il fascino assoluto da sempre esercitato da Ulisse è ancora più che mai vivo.
Un romanzo straordinario: incalzante come i tamburi di guerra, tempestoso come il mare scatenato da Poseidone, pieno di poesia come il canto delle Sirene.

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George Martin e Lisa Tuttle, Il pianeta dei venti, Mondadori
Il Pianeta dei Venti era già stato pubblicato in Italia per l’Editrice Nord nel 1983.  L’opera, scritta insieme a Lisa Tuttle si muove tra il genere fantastico e fantascientifico, genere allora molto in voga. Ci sono gli elementi fantascientifici e quelli ipertecnologici, che sfociano nella descrizione di una società ritornata sotto molti aspetti (sociali e culturali per esempio) a un passato primitivo dai valori più genuini.

Protagonisti sono i sopravvissuti al naufragio di un’astronave, capitati sul pianeta di Windhaven, capaci di costruire con i pezzi di metallo a disposizione delle ali per viaggiare in quelle lande, dando vita alla casta dei VOLATORI, privilegiati in grado di spostarsi rapidamente e di dare vita ad una società “primitiva” in cui le ali si tramandano di padre in figlio. Finchè qualcuno non sceglierà di porre fine a questa tradizione…

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Stefan Zweig, Notte fantastica, Adelphi
Ad accomunare i quattro superbi racconti qui radunati è l’incontrollabile violenza delle passioni, cui Zweig ha saputo dar voce con rara ef$cacia: come l’oscuro desiderio che – in una notte d’estate, quando l’afa allenta ogni difesa – si impadronisce di un’adolescente che nella sua trance di sonnambula sembra rispecchiare i rapinosi effetti dell’eros (La donna e il paesaggio). O la primitiva, sconsiderata fedeltà di una serva (Leporella) nei confronti del padrone – brillante signore della buona società viennese, tediato dal ménage coniugale e avido di nuove avventure –, una fedeltà che non arretrerebbe forse neppure di fronte all’omicidio. O il delirio dell’uomo che, notte dopo notte, segue $no al bordello una giovane prostituta per implorarla di andar via con lui: e da lei, che aveva sposato pretendendone un’acquiescente gratitudine, non riceve ormai che scherno e insulti (Stradina al chiaro di luna). Ma se alle oscure forze della passione non possiamo che soccombere, ancor più temibile e lancinante – sembra suggerire Zweig con l’ultimo racconto, Notte fantastica – è la sua assenza: sprofondato in una patologica apatia, il barone Friedrich Michael von R. riuscirà ad affrancarsene solo in virtù di un evento fortuito e di un’azione riprovevole, che ridesteranno in lui la capacità di provare emozioni: e, forse, persino veri sentimenti.

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