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Posts Tagged ‘poesie mesi’

ci prepariamo al nuovo mese con Derek Walcott, straordinario poeta caraibico:

DEREK WALCOTT
ECLOGHE ITALIANE, VI

Ora, sera dopo sera,
l’agosto fruscerà dalle conifere, una luce arancio
s’infiltrerà tra le pietre della strada, ombre
giacciono parallele come remi sul lungo scafo d’asfalto,
cavalli strigliati scuotono le teste in campi aridi
e la prosa esita sul ciglio del metro. La volta
si amplia, il soffitto attraversato da pipistrelli o rondini,
il cuore scala colline lilla nella luce che declina
e la grazia offusca gli occhi di un uomo che si avvicina
alla sua casa. Gli alberi serrano le porte, le onde
chiedono ascolto. La sera è un’incisione, il medaglione
di una sagoma rabbuia coloro che amiamo nel loro profilo, come il tuo,
la cui poesia trasforma il lettore in poeta. Il leone
del promontorio si oscura come quello di San Marco, metafore
si riproducono e svolazzano nella caverna della mente,
e si sente nell’incantesimo dell’onda e nelle conifere dell’agosto,
e si legge il cirillico delle fronde che gesticolano mentre
il silenzioso consiglio dei cumuli inizia a radunarsi
su un Atlantico dalla luce calma quanto quella di uno stagno,
e i lampioni spuntano come frutti nel villaggio, sopra i tetti,
e l’alveare delle costellazioni appare, sera dopo sera,
la tua voce, tra scure canne di versi che risplendono di vita.

(da Il levriero di Tiepolo, 2000 – Traduzione di Andrea Molesini)

English: Derek Walcott, Nobel Prize in Literat...

English: Derek Walcott, Nobel Prize in Literature 1992; picture taken at his honorary dinner, Amsterdam, May 20th 2008 (Photo credit: Wikipedia)

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buongiorno a Marzo.
 
Marzo, fanciullo dal lungo sbadiglio,
i tuoi capricci incantevoli
come risa dopo le lacrime
sono trastulli di nuvole e sole.
Col tuo fresco fiato che sa di viole
appanni il verde novizio dei colli,
l’impiumo leggero degli alberi,
per poi rischiararli improvviso.
 
ARTURO ONOFRI,  “Marzo”, Arioso, 1921
march

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ATTILIO BERTOLUCCI

FUOCHI IN NOVEMBRE

 

Bruciano della gramigna

nei campi

un’allegra fiamma suscitano

e un fumo brontolone.

La bianca nebbia si rifugia

fra le gaggie

ma il fumo lento si avvicina

non la lascia stare.

I ragazzi corrono attorno

al fuoco

con le mani nelle mani

smemorati,

come se avessero bevuto

del vino.

Per lungo tempo si ricorderanno

con gioia

dei fuochi accesi in novembre

al limitare del campo.

 

(da “Fuochi in novembre”, 1934)

 

 

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benvenuto al “dolce ottobre”, come lo definisce Cristina Campo:
 
CRISTINA CAMPO
DOLCE OTTOBRE
Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.
 
Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.
 
E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.
Fall PEEC

Fall PEEC (Photo credit: Wikipedia)

 

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iniziamo il nuovo mese con Attilio Bertolucci:
SETTEMBRE
 
Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
 
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
 
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.

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ESTIVA

Che ora è questa che saluta
il muro sbiadito con calda luce
e silenzioso cenno, e sommuove
l’aria tremante di giugno?

Ardi immobile, azzurro,
lustrate foglie della magnolia
e tu fiore profuma il giorno,
consuma i tuoi petali bianchi

sino alla dissoluzione, a noi
gli occhi chiusi arrossa
il riverbero estivo cui
solitaria cicala s’accompagna.


 

da Verso le sorgenti del Cinghio, Garzanti

 

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EUGENIO MONTALE

L’ARCA

 

La tempesta di primavera ha sconvolto

l’ombrello del salice,

al turbine d’aprile

s’è impigliato nell’orto il vello d’oro

che nasconde i miei morti,

i miei cani fidati, le mie vecchie

serve – quanti da allora

(quando il salce era biondo e io ne stroncavo

le anella con la fionda) son calati,

vivi, nel trabocchetto. La tempesta

certo li riunirà sotto quel tetto

di prima, ma lontano, più lontano

di questa terra folgorata dove

bollono calce e sangue nell’impronta

del piede umano. Fuma il ramaiolo

in cucina, un suo tondo di riflessi

accentra i volti ossuti, i musi aguzzi

e li protegge in fondo la magnolia

se un soffio ve la getta. La tempesta

primaverile scuote d’un latrato

di fedeltà la mia arca, o perduti.

 

(da “La bufera” e altro”, 1956)

English: ... a sun-blazed garden wall ... with...

English: … a sun-blazed garden wall … with jagged glass set along its rim. Italiano: … un rovente muro d’orto … che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. (Photo credit: Wikipedia)

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