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Posts Tagged ‘Poesie’

24 gennaio 1916. Nasce a Ferrara Arnoldo Foà, grande attore, splendida voce. Ascoltatelo leggere I GIUSTI di Jorge Luis Borges, e anche tutto quello che trovate sul web:

I giusti (Jorge Luis Borges)
Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

http://www.lameditazionecomevia.it/borges3.htm

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DIEGO VALERI,

DICEMBRE

 

Tristi venti scacciati dal mare

agitavano la città notturna.

Da nere gole aperte tra le case

rompevano, invisibili

ombre, con schianti ed urla;

si gettavano per le vie deserte

ferme nel bianco gelo dei fanali,

urtavano alle porte

sbarrate, s’abbrancavano alle morte

rame d’alberi dolenti,

scivolavano lungo muri lisci,

dileguavano via, serpenti,

con fischi lunghi e lenti strisci…

 

Ora mi sporgo nell’attonita pace

della grigia mattina: tutto tace.

Teso il cielo di pallide bende.

Il gran cipresso, assorto, col suo verde

strano, nell’alta luce. Un coccio lustra

tra la terra bruna dell’orto.

Finestre senza tende, cupe,

guardano intorno. Non c’è voce umana,

grido d’uccello, rumore di vita,

nell’aria vasta e vana.

C’è solo una colomba,

tutta nitida e bionda,

che sale a passi piccoli la china

d’un tetto, su tappeti

fulvi di lana vellutata, e pare

una dolce regina

di Saba

che rimonti le silenziose scale

della sua fiaba.

 

(da “Poesie”, Mondadori, 1962)

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Cominciamo la settimana con una poesia? LEONARDO SINISGALLI – Mi ricorderò di questo autunno

 

Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

Autunno

Autunno (Photo credit: Wikipedia)

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Il Reno si stacca dai monti con incantevoli
Indugi, e prende spazio in pianura.
In fiore gli oscillanti canapai ubbriacavano.
Dai fieni mézzi che dan la febbre, da ondate
Di frumenti pesanti, chi passa lungo le siepi
Ne vede uscire i campanili rossi e i pioppi
Senz’ombra, annegati nella canicola, che non si sa
A che vento mai trovino il modo di tremare
In queste calme di luglio.

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c’è il sole, si può andare al mare, ma prima ricordate il rifornimento obbligatorio in libreria!

EUGENIO MONTALE – Mediterraneo

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e svuotarsi cosi d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

 

 

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buongiorno a Marzo.
 
Marzo, fanciullo dal lungo sbadiglio,
i tuoi capricci incantevoli
come risa dopo le lacrime
sono trastulli di nuvole e sole.
Col tuo fresco fiato che sa di viole
appanni il verde novizio dei colli,
l’impiumo leggero degli alberi,
per poi rischiararli improvviso.
 
ARTURO ONOFRI,  “Marzo”, Arioso, 1921
march

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Il 3 FEBBRAIO 1870 nacque la poetessa ADA NEGRI. Questa poesia mi riporta alle elementari:
 
Le violette
 
Anche quest’anno andrai per violette
lungo le prode, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai: che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: «Domani è primavera.»
Ogni anno ti confidi al tuo tremante
cuore: «È finita», e pensi: «Non andrò
per violette, non andrò mai più
per violette – ché passò il mio tempo –
lungo le prode, nel febbraio acerbo.»
Invece (e donde ignori, e da qual bocca)
una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventano ali,
sì alta è la promessa ch’è nell’aria.
E per amor dell’esili corolle
quasi senza fragranza, ma beate
d’esser le prime, avidamente schiacci
con gli steli la zolla entro le dita.
O sempre nuova, o non guarita mai
dell’inquieto mal di giovinezza,
a chi dunque darai le tue viole?
A nessuno: a te stessa: o, forse, ad una
fanciulla che ti passi, agile, accanto,
e ti domandi dove tu l’hai colte:
sola n’è degna, ella che fresca ride
come il febbraio; e non si sa qual sia
più felice, se ella, o primavera.
 
Ada Negri

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English: A portrait of the Danish writer Hans ...

English: A portrait of the Danish writer Hans Christian Andersen. Français : Portrait de l’écrivain danois Hans Christian Andersen. (Photo credit: Wikipedia)

Poesia di Capodanno

di H.Christian Andersen

La diligenza di Capodanno

 

Mezzanotte suonò sopra il villaggio

nella placida piazza solitaria…

le ore sobbalzano nell’aria

per la tacita volta senza raggio;

recava da lontano, intanto il vento

come un tintinnio garrulo d’argento,

e pel villaggio solitario; errare

un trotto di cavali si sentì;

un cavallo vicino, ecco nitrì

il gabellier si sporse per guardare;

qualche finestra ancor s’illuminò

e mezzanotte, lenta, risonò.

La diligenza a dodici cavalli

arriva con dodici signori.

e tutti, presto presto, venner fuori

con valige, con scatole, con scialli;

e il primo, un vecchio tremulo e bonario:

 

« Lode a Dio – esclamò – siamo in orario! »

Era il trentun dicembre ed era l’ora

che l’anno vecchio, curvo, se ne va,

nel mare eterno dell’eternità

svanisce, si disperde, si scolora,

mentre vanno per ville e per tuguri

baci e abbracci, brindisi e auguri.

 

 

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FEDOR TJUTCEV

MATTINO DI DICEMBRE

La luna in cielo, e imperturbata

l’ombra notturna è tuttavia:

regna tranquilla, senza darsi conto

che il giorno ormai già s’è scrollato,

 

che, sebben pigri e dubitosi,

l’uno s’aggiunge all’altro raggio

nel mentre il cielo del notturno

trionfo tutto ancora splende.

 

Ma non andranno due, tre istanti,

vaporerà la notte dalla terra,

e col fulgore delle apparizioni,

ci avrà afferrati il mondo diurno…

 

 

(da Poesie – tradotto da Tommaso Landolfi)

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il 18 novembre 1911 a San Prospero, vicino Parma, nasce Attilio Bertolucci.
Gli anni.
 
Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

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