Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘premi nobel’

poco più di 24 ore per conoscere il nome del nuovo Premio Nobel per la letteratura. Gli scommettitori puntano sul kenyota Ngugi Wa Thiongo, su Haruki Murakami, Svetlana Aleksijevitj , Adonis, Ismail Kadare, per citare quelli più gettonati.  è del 1907 il conferimento del premio all’autore più giovane di sempre, ovvero Rudyard Kipling. Nel 2007 invece Doris Lessing fu sorpresa dagli accademici di Stoccolma  alla veneranda età di 88 anni.
Solo quattro volte, tra il 1901 (la prima volta del NObel per la letteratura) e il 2013 la poltrona fu divisa da due autori:

1904 – Frédéric Mistral, José Echegaray
1917 – Karl Gjellerup, Henrik Pontoppidan
1966 – Shmuel Agnon, Nelly Sachs
1974 – Eyvind Johnson, Harry Martinson

Solo tredici le donne premiate:
1909 – Selma Lagerlöf
1926 – Grazia Deledda
1928 – Sigrid Undset
1938 – Pearl Buck
1945 – Gabriela Mistral
1966 – Nelly Sachs
1991 – Nadine Gordimer
1993 – Toni Morrison
1996 – Wislawa Szymborska
2004 – Elfriede Jelinek
2007 – Doris Lessing
2009 – Herta Müller
2013 – Alice Munro

qui, tutti i dati sul Nobel per la letteratura:

http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/facts/literature/index.htmlhttp://www.nobelprize.org/nobel_prizes/facts/literature/index.html

Doris Lessing, Cologne, 2006

Doris Lessing, Cologne, 2006 (Photo credit: Wikipedia)

 

Read Full Post »

 

 

È morta ieri, 14 luglio 2014 Nadine Gordimer, premio Nobel nel 1991, Booker Prize nel 1974, una delle più popolari scrittrici sudafricane. Era nata nel 1923, in un centro minerario vicino a Joahnnesburg, dove si è spenta in seguito ad un tumore al pancreas, come ha fatto sapere la sua famiglia.Combattè a lungo contro l’apartheid nel suo Paese, odiando fin da piccola la situazione che si era creata tra bianchi e neri nel suo Paese. La ricordiamo con la scheda di Luglio, uno dei suoi libri:

Nadine Gordimer at the Göteborg Book Fair 2010

Nadine Gordimer at the Göteborg Book Fair 2010 (Photo credit: Wikipedia)

Luglio, Feltrinelli

Sudafrica. In un ipotetico futuro scoppiano disordini di tale entita da costringere i bianchi alla fuga. Bam e Maureen Smales con i loro tre figli, alla disperata ricerca di una via di fuga, accettano il suggerimento del loro servitore nero Luglio e si rifugiano nel suo villaggio. Si capovolgono i rapporti di forza.

da una sua intervista:

È vero che siamo bombardati dalle informazioni e le informazioni non sono la conoscenza, sono una collezione superficiale di fatti e dobbiamo guardare alla letteratura, agli scrittori per avere un’interpretazione dei fatti, per capire ciò che ha preceduto e seguito i fatti. Certo, ci sono dei commentatori che analizzano gli eventi, ma come ci influenzano questi eventi? Questo viene dagli scrittori. Per esempio, pensiamo ad una manifestazione che poi degenera in violenza. Che cosa ha portato Tizio o Caio ad unirsi alla manifestazione? Che cosa è successo a casa sua quel giorno? Ci sono delle circostanze dietro i motivi della manifestazione, magari c’è una madre che ha detto, ‘fai attenzione, ti metti nei guai’. Poi succede qualcosa, magari si spara, ci sono dei morti e dei feriti. E che cosa succede dopo? Come si affrontano le conseguenze? Qui interviene lo scrittore, solo uno scrittore crea le persone, prende in mano la cosa, si avvale della Storia grande e foggia qualcosa che fa diventare una storia una serie di eventi

Read Full Post »

 

settimana ghiotta per chi ama i libri. Oltre alla fiera del libro per ragazzi di Bologna (domani si va in gita), è arrivato in libreria anche questo testo, di un autore islandese molto amato qui ad Atlantide (Il concerto dei pesci è tra i top 15 degli ultimi dieci anni, personalmente : https://buoneletture.wordpress.com/2008/11/27/il-concerto-dei-pesci-di-halldor-laxness-libro-del-cuore-della-settimana/ ). Anche per questa sua fatica si meritò nel 1955 il premio Nobel.

 

Haldor Laxness, La base atomica, Iperborea

Traduzione di: Alessandro Storti
Postfazione di: Giuliano D’amico

English: Halldór Laxness

English: Halldór Laxness (Photo credit: Wikipedia)

Laxness è un faro per la letteratura del ventesimo secolo, uno scrittore di splendida originalità, arguzia e sentimento. – ALICE MUNRO

 

“Non vogliamo vendere l’Islanda!” Reykjavík, fine anni ’40, il paese è appena uscito dalla guerra ottenendo finalmente l’indipendenza, ma gli USA, con un’allettante offerta, ne chiedono un pezzo per una base NATO. Il popolo grida, il governo complotta, gli americani premono, quando in città arriva la giovane Ugla, una Candide contadina, discendente diretta delle eroine delle saghe che ancora popolano le sue lontane valli del nord, armata del fascino e della freschezza del “prodotto naturale”, ma anche di allegria e sano buon senso, e decisa a trovare il suo posto indipendente nella vita. È lei che racconta le sue avventure quando entra come governante in casa del deputato Árland, con un harmonium come unico bagaglio: la sua educazione sentimentale in una luccicante società da operetta, tra cene segrete e sedute spiritiche, faccendieri arricchiti, figli di papà allo sbando, politici che giurano oggi quello che rinnegheranno domani, ma anche nel mondo sotterraneo delle cellule comuniste e di un organista filosofo che predica la vera rivoluzione, l’anarchia dell’arte e la libertà del pensiero. Scritto nel 1947 anticipando la realtà, censurato dall’Europa della guerra fredda, La base atomica rimane un romanzo di sorprendente attualità che, come sempre in Laxness, non si lascia etichettare. Una brillante denuncia politica e sociale che affronta l’emancipazione della donna, della cultura e di un’Islanda proiettata nel futuro con le sue forti radici nel passato. Un capolavoro di poesia e umorismo firmato da chi ha visto ogni sogno venduto, ma ama troppo l’umanità per disperare, per non trovare almeno un mazzo di fiori da cui ripartire.

Premio Nobel nel 1955, Halldór Laxness (1902-1998) è considerato il grande maestro della narrativa islandese del Novecento. Viaggiatore infaticabile, trapiantato in America per anni, è venuto in contatto con le principali correnti culturali del nostro tempo. Le sue opere più famose sono Gente indipendente e Il concerto dei pesci, entrambe pubblicate da Iperborea, oltre a L’onore della casa.

Enhanced by Zemanta

Read Full Post »

andric

una raccolta di racconti del più grande autore serbo, il Premio Nobel Ivo Andric, un grande narratore sempre capace di narrare la sua terra, ma soprattutto le sfumature dell’animo umano, colto nel suo percorso quotidiano e succube sovente della grande Storia che volta alta sopra di esso.
LA DONNA SULLA PIETRA, IVO ANDRIC, ZANDONAI

 

Sì, anche questo è un modo per scomparire. Sì, non resta che scomparire, bruciare del tutto, incenerire questo corpo che ha così vilmente tradito, che le ha sconvolto l’esistenza trasformandola nell’opposto di ciò che era sempre stata e che unicamente poteva essere. Bruciare in ogni fibra, pienamente, fino in fondo, in un rogo onnipotente, puro, onorevole, irrevocabile. Bruciare senza lasciare resti, perdersi in un incendio universale di mondi, come fuoco nel fuoco.

 

Come pochi altri scrittori Andrić si rivela maestro nel suscitare gli interrogativi estremi dell’esistenza toccando le sensazioni più semplici ed esplorando le evidenze quotidiane. Non a caso ogni racconto di questa straordinaria raccolta ci offre il ritratto di un’indimenticabile protagonista donna, quasi che l’autore scandagliasse nelle pieghe più intime dell’animo femminile e dietro le mura domestiche proprio per avvertirci che la vita e il destino degli esseri umani non sono fenomeni facilmente accessibili. Anzi, essi appaiono bifronti: la parte in chiaro, quella rivolta al mondo, ne sottende sempre un’altra, interamente in ombra, da cui promanano le forze più indomabili. Eppure le donne di questo libro si svelano tutte in un gesto, in un’esitazione, in un inatteso moto di rivolta: dalla cantante lirica alle prese con il dramma dell’invecchiamento ma capace di una potente catarsi poetica, alla moglie maltrattata che rivendica il suo diritto alla scelta, fino alla sconosciuta della quale ci viene descritta solo la danza che i suoi piedi compiono sotto il tavolo di un ristorante, osservata da un solitario avventore a cui quei piedi, irrequieti e separati dal resto del corpo, sembrano mossi da «fili invisibili, seguendo un testo sconosciuto, al ritmo di una musica impercettibile, nello spirito di una regia fantastica». Un Andrić inedito, lontano dall’epos balcanico che lo ha reso celebre, ma vicinissimo alle radici segrete della sua grande arte narrativa.

 

Ivo Andrić (1892-1975) è uno dei più grandi autori europei del Novecento nonché unico rappresentante delle letterature slave meridionali insignito del premio Nobel (1961). All’attività di scrittore affiancò per lunghi anni la carriera diplomatica, culminata nella nomina ad ambasciatore del Regno di Jugoslavia a Berlino nel 1939. Rimise il proprio mandato nel 1941, nell’immediata vigilia dell’aggressione nazista e dello smembramento politico del proprio Paese, per ritirarsi a vita privata e dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Durante gli anni della seconda guerra mondiale, trascorsi a Belgrado in totale e volontario isolamento, scrisse i suoi tre capolavori, i romanzi Il ponte sulla Drina, La cronaca di Travnik e La signorina, in cui traccia una sorta di cosmogonia della sua terra natale, la Bosnia, tra il periodo ottomano e quello austriaco, un luogo dal fascino complesso, dalla composita identità e dai tormentati destini. Carattere timido e introverso, personaggio schivo e refrattario alle pubbliche ribalte, la sua vasta produzione letteraria, in parte ancora inedita in Italia, annovera, oltre ai romanzi “epici” che gli hanno conferito notorietà internazionale, anche una ricca collezione di racconti, novelle e prose meditative.

Morì in solitudine e le sue ceneri sono conservate presso il cimitero belgradese di Novo groblje, nel “Viale dei cittadini benemeriti” riservato alle personalità illustri del Paese.

Read Full Post »

DEREK WALKOTT, ISOLE – POESIE SCELTE 1948 2004, ADELPHI
Un paio di decenni fa Iosif Brodskij ebbe a scrivere di Walcott: «Per quasi quarant’anni, senza sosta, i suoi versi pulsanti e inesorabili sono arrivati nella lingua inglese come onde di marea, coagulandosi in un arcipelago di poesie senza il quale la mappa della letteratura moderna assomiglierebbe, di fatto, a una carta da parati». Un arcipelago al quale, da allora, non hanno mai smesso di aggiungersi nuove isole, ma le cui coordinate sono rimaste sempre le stesse, dalle promesse giovanili di In una notte verde – imparare «a soffrire in giambi accurati», «lodare finché amore duri, i vivi e morti bruni» – alle riflessioni sulla propria arte e sulla vecchiaia del Prodigo. Una dedizione totale alla poesia e una preoccupazione per la condizione umana nate dalla volontà di rimanere fedele a un’epifania precoce –  magistralmente narrata nel poema autobiografico Un’altra vita – che, alla maniera di Dante, ha segnato e continua a segnare il corso di un’intera esistenza. Ripercorrere l’avventura letteraria di Walcott significa allora assistere al dispiegarsi di un dono poetico capace, come forse nessun altro ai nostri tempi, di coniugare il lampo lirico dell’istante « in cui ogni sfaccettatura è colta in un cristallo di ambiguità» con il gesto aperto e impersonale dell’epica.
Il risultato, sulla pagina, è un’opera di straordinaria versatilità formale, magnificenza linguistica e precisione metaforica costantemente illuminata da una compassione la cui ampiezza è quella dei grandi poeti di ogni tempo.
Di Derek Walcott, Premio Nobel per la Letteratura nel 1992, sono stati pubblicati presso Adelphi Mappa del Nuovo Mondo (1992), Ti-Jean e i suoi fratelli – Sogno sul Monte della Scimmia (1993), Prima luce (2001), Omeros (2003) e Il levriero di Tiepolo (2005).

Read Full Post »