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Posts Tagged ‘premio goncourt’

 

Un ottimo romanziere francese, fondatore di Medici senza frontiere, un tema di stretta attualità, un libro appena uscito:
 
Français : Jean-Christophe Rufin à la 30e Foir...

Français : Jean-Christophe Rufin à la 30e Foire du livre de Brive-la-Gaillarde (Photo credit: Wikipedia)

Jean-Christophe Rufin, Check Point, E.o

 
Il maggior successo editoriale del 2015 in Francia
 
Il fondatore di Medici senza frontiere racconta nel suo romanzo una delle più grandi crisi di coscienza che l’Occidente attraversa nella nostra epoca: i limiti dell’aiuto umanitario
 
«Con il suo nuovo libro, Jean-Christophe Rufin ci regala un romanzo “on the road”, una storia ricca di suspense psicologica di rara intensità».
RTL France
Quattro ragazzi e una ragazza guidano i due camion di una ONG francese che trasportano aiuti umanitari in un villaggio bosniaco durante la guerra nella ex Jugoslavia. Sotto il cappello dell’azione umanitaria i cinque sono mossi da motivazioni diverse e nascoste, che si riveleranno solo nel corso della vicenda. Amori, frustrazioni, ideali, opportunismi, tradimenti, paura e coraggio si dipanano man mano che il convoglio avanza nel livido inverno di guerra. Ma chi sono i buoni e i cattivi in questa guerra e in tutte le guerre? E in ogni caso, l’impotenza dell’azione umanitaria (ONU e ONG) richiede ormai il passaggio a uno schieramento militare? La bellezza del romanzo di Rufin sta nella sua capacità di raccontare questo attualissimo dibattito non attraverso argomentazioni ideologiche, bensì attraverso la creazione di personaggi con storie diverse alle spalle, motivazioni personali e politiche che si confondono. Gli scontri che li vedono contrapporsi all’interno di una trama ricchissima di colpi di scena, di suspense e di storie incastrate una dentro l’altra, come bambole russe, sono tutt’altro che ideologici: sono umani, fin troppo umani.
Jean-Christophe Rufin, medico, diplomatico, fondatore di Medici senza frontiere, Premio Goncourt, è autore di numerosi romanzi tra cui L’uomo dei sogni e Il collare rosso, entrambi pubblicati dalle Edizioni E/O.

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Ha pubblicato il suo primo libro a 17 anni, ha vinto il Premio Femina con il romanzo “Rosie Carpe” a 21 . E’ stata la prima scrittrice di colore vincitrice del più prestigioso premio di Francia, il Goncourt. Figlia di padre senegalese e madre francese, l’autrice di “TRE DONNE FORTI”, appena tradotto da Giunti,  ha convinto la giuria del Premio,mentre Le Monde ha definito la sua voce ndiaye«assolutamente originale, che si eleva dal chiacchiericcio generale» .
Marie NDiaye è una scrittrice discreta e riservata, per quanto di assoluto spessore. Definita di volta in volta «atipica», «femminista» oppure «impegnata» (ma lei dice «non sono la rappresentante di niente»), nei suoi libri «parla in primo luogo di donne e dei difficili rapporti tra le persone». Non è certo arrendevole a compromessi: dopo l’elezione di Sarkozy, Marie NDiaye ha lasciato la Francia per trasferirsi con suo marito e i suoi figli a Berlino, seguendo alla lettera uno degli slogan più rappresentativi della destra sarkozista:”la Francia o la ami o la lasci”.
Qualche mese prima del premio Goncourt, la scrittrice ha anche confessato ad un noto giornale che secondo lei la Francia di Sarkozy è “mostruosa e volgare”, citando poi un motto di Marguerite Duras: “la destra è la morte”.
Così,dopo la proclamazione del premio Goncourt, Eric Raoult, deputato UMP, ha fatto appello al ministro della cultura francese, Frederic Mitterrand sentenziando che la scrittrice doveva ritirare quelle parole, e che il premio Goncourt le imponeva un “obbligo di riservatezza”. Frederic Mitterand che era stato il primo a difendere Polanski in nome della “libertà di espressione”, ha risposto con un certo disprezzo che la polemica non lo interessava, che Erica Raoult era un “suo caro amico”, e, non contento, ha affermato citando Eschilo che il ministero della cultura non era certo “l’ufficio delle supplici”. Marie NDiaye invece ha riconfermato pubblicamente la sua posizione.
È un libro dai tratti forti, tre storie, tre donne che dicono no. I loro nomi sono Norah, «avvocato parigino che ritorna a Dakar per fare visita al padre, ritrovando qui le sue antiche angosce»; Fanta, che lascia il Senegal «per seguire il marito in Francia e annoiarsi»; Khady, «giovane vedova che si trascina senza scopo tra l’ Africa e l’ Europa». Tutte e tre sono in lotta per preservare dignità contro l’umiliazione che la vita infligge loro quotidianamente, e la prosa lenta e ipnotica dell’autrice, il suo linguaggio fresco ed originale, dai tratti a volta onirici, contribuiscono a creare un’opera da ricordare.

Tre donne forti, Marie Ndiaye, Giunti


Tre destini femminili giocati fra l’Africa e l’Europa, con un esile legame tra di loro: al centro di ogni storia, la forza d’animo di una donna che riesce a sconfiggere la paura e il dubbio, l’ignoranza altrui e la propria delusione. Nella prima Norah, avvocato quarantenne che vive a Parigi, giunge a casa di suo padre a Dakar; l’uomo, un tempo tirannico ed egocentrico, si è imbozzolato in una follia silenziosa e trascorre le notti appollaiato su un albero in cortile. Tentando di penetrare nel mistero, Norah sarà assalita dai delitti e dai dolori della sua famiglia d’origine. Fanta, insegnante di francese a Dakar, deve seguire in Francia il marito Rudy. Succube di sua madre, frustrato e pieno di rabbia, l’uomo non riesce a offrire a Fanta e al figlioletto una vita soddisfacente, ma lei non si da per vinta. Khadi Demba, una giovane vedova scacciata dalla famiglia del marito, è protagonista della terza vicenda: poverissima e senza alcun sostegno, cerca di raggiungere in Francia la lontana parente Fanta; nella sua eroica esperienza di migrante, la donna sopporta ogni sorta di angheria senza perdere la propria dignità. Titolo originale: “Trois femmes puissantes” (2009)..

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