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mistral

Canto che amavi. Si intitola così la prima raccolta dei versi di Gabriela Mistral mai pubblicata in Italia, nonostante l’autrice si sia meritata il Premio Nobel per la letteratura nel 1945. Una lacuna colmata da Marcos Y Marcos, fortunatamente!

Fu la prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, appunto nel 1945. I temi centrali della sua produzione poetica, immediata e coinvolgente, sono l’amore, l’affetto per la madre (il padre era fuggito da casa quando lei aveva tre anni), le proprie memorie dolorose, la tristezza e la guarigione.

Queste le motivazioni della giuria del Nobel:

“Gabriela Mistral, questa cilena che salutiamo con ammirata commozione nel piccolo novero delle donne che hanno vinto il nostro premio, si avvicina fraternamente nel nostro ricordo a un’italiana altrettanto inizialmente sconosciuta, Grazia Deledda. Molte cose le uniscono. L’oscuro lavoro in condizioni disagiate, le difficoltà rovesciate dalla loro tenacia creativa e dal loro calore umano; e quello sguardo puntato sui piccoli, sui miseri, sulle esistenze che proliferano nell’ombra magica di province in cui si svolge la drammatica lotta tra fede e superstizione, tra preistoria e modernità”.

GABRIELA MISTRAL
Canto che amavi, Marcos Y Marcos

Natura, passioni umane, perdita, conquista, tradimento: i grandi temi della vita nella poesia della più amata figura letteraria femminile del Sudamerica.

Finalmente ricompare in Italia la voce della più grande poetessa sudamericana di tutti i tempi.
La celebre Gabriela Mistral, popolare come Pablo Neruda, suo amico e corrispondente, o Isabel Allende. La vincitrice di uno storico Premio Nobel, nel 1945: il primo mai vinto da una autrice sudamericana.

La sua è una poesia limpida e sferzante come l’acqua. Musicale e avvolgente. Ma anche di importanza politica. I temi ricorrenti nei suoi versi sono la morte, l’amore sconfinato per la madre, scomparsa quando era ancora molto giovane, il rapporto con la sua terra, con la Patagonia, i suoi ricordi più dolorosi.

E dalle sue parole trapela la speranza per un mondo più generoso, proprio come lei, e una fede autentica e commovente in un’entità spirituale misericordiosa, in grado di darle forza nonostante tutto. Il suo impegno politico a favore delle donne, affiché possano finalmente godere degli stessi diritti dell’uomo, è sintomo di un atteggiamento femminista sano, sincero, lontano dal fanatismo e dettato dalla mera fiducia e ammirazione per coloro che ancora devono lottare duramente per raggiungere la tanto agognata parità sessuale.

Gabriela Mistral nasce nel 1889 a Vicuña, magico paesino nel cuore delle Ande. Il cielo stellato più nitido del mondo, l’umile ricchezza del lavoro agricolo sono basi solide che nutrono il suo carattere forte e fantasioso. Gabriela mostra grandi doti organizzative, ed è ben presto insegnante amatissima. Quando pubblica la prima raccolta di poesie, è provveditore agli studi. Nel giro di un ventennio, si afferma come l’autorità culturale più amata e rispettata del suo paese. Console in Francia, negli Stati Uniti e in Italia, vive qualche anno a Napoli e Rapallo. Nel 1945 il re di Svezia le conferisce il
Premio Nobel. Crea una fondazione, tuttora attiva, per accogliere e educare gli orfani. Quando muore, nel 1957, non solo il Cile, ma il mondo intero saluta con grande rispetto la sua scomparsa

Io canto ciò che tu amavi, vita mia
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel pieno tramonto io canto, ombra mia.

Io non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?
Quale segnale, quale mi svela, vita mia?”

“Tornerò a terre bambine;
a una morbida terra di acque.
Su grandi prati che io invecchi
e narri al fiume fiabe e fiabe.
Che io abbia una fonte come madre
e alla siesta vada a cercarla,
e in giare scenda da un pendio
un’acqua dolce, acuta e aspra.”

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