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Posts Tagged ‘Qiqaion’

È tratto da un libro pubblicato da Qiqaion (le edizioni del Monastero di Bose) il libro che ha ispirato il film Uomini di Dio (Des hommes et des dieux), diretto da Xavier Beauvois con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach e Jaques Herlin. Oltre due milioni di francesi sono andati al cinema  per vedere questo film ispirato ad un fatto reale, e che si è meritato il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes; si tratta di un risulatato davvero significativo per una pellicola indipendente, tanto che la Francia ha deciso di candidarlo agli Oscar 2011.

Qui trovate il trailer del film:
http://www.youtube.com/watch?v=dK-qIqyHHVc

E questa è la scheda del libro
FRÉRE CHRISTIAN DE CHERGÉ
Più forti dell’odio
QIQAION

“Di notte,
quando altri prendono le armi,
prendete l’evangelo!”

La vicenda dei monaci
uccisi in Algeria
che ha ispirato il film
“Uomini di Dio”
vincitore del Gran Premio della giuria
al Festival di Cannes 2010

““In un momento in cui molti pensano all’islam come nemico, il gesto di chi si lascia sgozzare amando il proprio carnefice è l’estremo rifiuto della logica dell’inimicizia, è l’unico atto che può porre fine alla catena delle rivalse e delle vendette. È il caso serio del cristianesimo… Con il martirio un cristianesimo che sembra incapace di comunicare agli uomini d’oggi ritrova improvvisamente la forza di suscitare domande e di inquietare le coscienze. Gli scritti dei sette monaci sono dettati da un amore più forte dell’odio, dalla vita più forte della morte: nella loro forza ed essenzialità ci mostrano che solo chi ha una ragione per morire ha anche una ragione per vivere”.

(dalla “Prefazione” di Enzo Bianchi)

Fr. Christian de Chergé era il priore del monastero trappista di Notre-Dame de l’Atlas in Algeria. Assieme a sei suoi confratelli venne rapito da fondamentalisti islamici il 26 marzo 1996: furono tutti sgozzati il 21 maggio seguente. Ora essi riposano nel piccolo cimitero di Tibhirine, vegliati dagli amici musulmani che essi non avevano voluto abbandonare negli anni più violenti della barbarie in Algeria. +

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piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

Questa settimana proponiamo una splendida raccolta di poesie, edita da Qiqaion. Ecco la presentazione dell’editore, e del testo:
“Da quasi venticinque anni, il lavoro di studio e di ricerca di alcuni fratelli e sorelle del Monastero di Bose si è concretizzato anche attraverso le Edizioni Qiqajon:esse prendono il nome dall’alberello che Dio fece crescere sopra la testa del profeta Giona per dargli un momento di gioioso e gratuito riposo nella frescura.
L’idea di proporre testi della tradizione ebraica e cristiana che cercassero di unire serietà di impianto con una forma e uno stile di alta divulgazione ha preso corpo in una ventina di collane, per un totale di oltre 350 titoli, quasi tutti ancora a catalogo.
Il qiqajon, l’alberello è cresciuto, ha messo rami e fronde, cercando ancora oggi di predisporre un luogo di pace in cui sostare per pensare a ciò che più sta a cuore, nella piena solidarietà con gli uomini e le donne del nostro tempo. ”

Solo nel fuoco si semina il fuoco
Ol’ga Sedakova
Qiqaion

Là nel suo deserto traboccano di semi
meravigliosi i panieri di stelle
e va tranquillo in tutta la statura
tra i solchi il Seminatore
di lacrime ispirate e pentimento:
solo nel fuoco si semina il fuoco
e si sfogliano i libri senza mani
e non si accendono lumi sulle righe,
ma il tuo si spreme, o notte, il tuo, che noi
amiamo, luminoso grappolo.

“In Ol’ga Sedakova incontriamo versi che vorremmo trattenere nella mente, non lasciare andare, come un talismano che stringiamo tra le mani. Come difesa dalla spazzatura e dalla cenere del tempo, dallo scatenamento dei demoni muti e sordi. Sì, il fuoco brucia. ‘Oh che guaio, oh, che / guaio, colmo fino al fondo’. Di che cosa non ha mai cessato di parlare la poesia se non di questo? In ogni parola riecheggia quello che il lessico della tradizione ascetica definisce il ‘ricordo della morte’: la capacità di guardare dal lato della fine, di non distogliere lo sguardo, acutamente e fissamente” (Sergej Averincev). “È l’ora di andare là dove ogni cosa è di compassione”.

Ol’ga Sedakova è una delle voci più profonde e originali della poesia russa contemporanea. È stata tra l’altro insignita del Premio Solov’ev (Città del Vaticano 1998) e del Premio Solzenicyn (Mosca 2003).
È questa la prima antologia in italiano interamente dedicata ai suoi versi.”

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