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Posts Tagged ‘racconti’

Katherine Anne Porter vinse un Pulitzer per la narrativa grazie ai suo racconti dedicati all’universo della famiglia. Qui riuniti!

LO SPECCHIO INCRINATO, BOMPIANI

Tradotto da Giovanna Granato

 

Ci sono autori che hanno bisogno di spazi ampi per tessere storie e parole; altri sanno farlo negli scampoli che la vita concede loro. In questa magistrale raccolta di racconti e romanzi brevi, il premio Pulitzer Katherine Anne Porter cuce fra loro persone, fatti e sentimenti come un’abile sarta. Non manca nulla: la sanguinosa innocenza del primo amore in ”María Conceptión”, l’importanza della memoria e del tempo in ”Nonna Weatherall mollata sull’altare” e il ciclo dei romanzi brevi di ”Bianco cavallo, bianco cavaliere” con la forte introspezione sui legami familiari.
Sentore di Amore e Morte nella cornice di un folklore tipicamente americano: eroine succubi di mariti gelosi o amanti bugiardi si affannano nel raggiungimento di una personale rivalsa, descritte in uno stile tagliente che le rende vive nella loro feroce bellezza.
Con echi di Angela Carter e Shirley Jackson, la Porter ci guida nel percorso insidioso che tutti siamo tenuti a percorrere: quello della vita stessa.
Titolo originale: ”The Collected Stories of Katherine Anne Porter” (1965).

 

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Stefano Benni e Roald Dahl, Crichton ed Edgar Allan Poe, non è stupendo leggere le antologie di racconti?

Questa è dedicata ai Compagni di scuola.

 

Compagni di scuola. Storie di amicizia e di rivalità

2016, Einaudi

a cura di Massimi F.

 

 

Pochi momenti restano impressi in ognuno di noi come quelli vissuti a scuola. È lí che per la prima volta si provano emozioni, passioni, delusioni e rancori che durano una settimana, ma cosí forti da restare indelebili nella memoria. È lí che, mentre impariamo a conoscere il mondo, il mondo impara a conoscere noi. È lí che nascono amicizie destinate a durare per sempre. Che li si ami o li si odi, gli incontri e gli scontri di quei giorni sono spesso destinati a cambiare una vita e per questo sono stati oggetto dell’attenzione di tanti scrittori, che hanno saputo raccontarli nei loro lati comici e in quelli tragici: gli imbarazzi e le risate, i piccoli drammi e i grandi amori, i misteri da risolvere e gli incubi paurosi. Da Edmondo De Amicis a Stefano Benni, da Edgar Allan Poe a Michael Crichton: un mosaico variopinto di storie su quel tempo che tutti vorremmo tornasse.

 

 

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E questo è un consiglio di lettura davvero cool, il che in un torrido giorno come questo non dovrebbe dispiacervi. Se pensate che a leggere Dahl traggano vantaggio solo i giovani lettori, sbagliate di grosso. Questa è la splendida raccolta di tutti i suo racconti, edizione 2016, ben farcito di tutto il suo humour, con le sue molteplici sfumature:

Roald Dahl, Tutti i racconti, Longanesi

 

Per la prima volta in Italia, vengono raccolti in un unico volume tutti i racconti di Roald Dahl, uno dei grandi maestri della short story, autore di opere di narrativa e di libri per ragazzi di grande successo internazionale. Enigmatiche e illuminanti, le storie di Dahl sono spesso attraversate da una vena di humour macabro tanto più efficace quanto più ispirata da situazioni del tutto normali, che il gusto raffinato e implacabile dell’autore conduce a esiti imprevedibili e non di rado addirittura cinici (ma di un cinismo sobrio, impeccabile).
«I suoi racconti» ha osservato Corrado Augias, «sono perfette macchine narrative: la situazione di partenza sembra comune, addirittura banale, ma nel corso della vicenda subentra un piccolo incidente che rovescia in modo sinistro o grottesco i fatti… Dahl ha l’abilità di far diventare la cattiveria una qualità rivelatrice della natura umana.»
 I GIUDIZI
“L’assoluto maestro del racconto.”
The Observer
“Divertente, estremamente divertente. Roald Dahl è uno degli scrittori più spassosi che conosca. E, soprattutto, un malvagio.”
Giorgio Manganelli
 UN BRANO
“Nel pomeriggio alla stazione di servizio arrivò il derattizzatore. Risalì il vialetto con aria furtiva e passo leggero, senza fare alcun rumore sulla ghiaia. Su una spalla aveva uno zaino militare, indossava una giubba nera di foggia antiquata con tasche enormi e pantaloni di velluto marrone, stretti al ginocchio da pezzi di corda bianca.
«Sì?» chiese Claud, pur sapendo perfettamente chi fosse.
«Addetto roditori.» I suoi occhietti neri si muovevano rapidi scrutando l’ambiente.
«Il derattizzatore?»
«In persona.»
Era un tipo magro e castano, con il viso a punta e due dentini allungati color dello zolfo che gli sporgevano dall’arcata superiore e spingevano in dentro il labbro di sotto. Le orecchie erano sottili e appuntite, e così arretrate sul cranio che sembravano quasi spuntare dalla nuca. Gli occhi erano neri, ma quando ti guardavano vi balenava un bagliore giallo proveniente da chissà dove.”
da Il deratizzatore

 

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Andres Neuman, talentuoso scrittore di Buenos Aires, residente in Spagna, assai consigliato. Dopo Il viaggiatore del secolo, capace di aggiudicarsi sia il prestigioso Premio della Critica, sia l’ Alfaguara de Novela e Parlare da soli, approda alla ottima scuderia di Sur edizioni con questa ottima raccolta di racconti, capaci di sintetizzare in poche pagine immagini di vita quotidiana, momenti di rottura con il passato:

 

Andres Neuman, Le cose che non facciamo, Sur

 

Una coppia in lite, amici che diventano amanti e al tempo stesso traditori, relazioni così armoniche e simmetriche da sembrare fasulle, la confusione che può generare la nascita di un figlio, lo smarrimento e l’impotenza di quando un genitore se ne va. Sono solo alcune delle scene dipinte dallo scrittore argentino Andrés Neuman in questa raccolta. Storie quotidiane, apparentemente semplici e infinitamente complesse come tutto ciò che è noto, dalle quali emerge, potentissima, la realtà che ci circonda. La prosa di Neuman trova nella forma racconto la sua maggiore compiutezza: questa raccolta è un vero e proprio omaggio alla brevità, che pur permette all’autore di disegnare personaggi a tutto tondo e di dar vita a un’opera di ampio respiro, onesta e mai scontata.

 

 

 

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In libreria, i racconti di Edna O’Brien, approdata alla scuderia Einaudi:
 
 
Edna O’Brien, Oggetto d’amore, Einaudi
 
«Nei racconti di Edna O’Brien le parole sono lavorate al cesello. La violenza dei sentimenti è descritta con tale calcolata circospezione che l’effetto è spietato come un’autopsia».
Philip Roth
 
I racconti piú belli di Edna O’Brien, scritti in cinquant’anni di straordinaria carriera. Capolavori, tutti, di una delle piú grandi autrici viventi.
 
La «poetessa della vulnerabilità». Cosí John Banville ha definito Edna O’Brien. Protagoniste dei suoi romanzi e racconti sono infatti donne che hanno innocenza e sogni da vendere. Donne che all’amore chiedono molto piú di quanto sia ragionevole aspettarsi. Che mai hanno in sorte matrimoni lunghi e destini semplici, ma storie d’amore clandestine, speranze deluse, pavimenti coperti di piatti rotti. Donne fragili e vulnerabili, certo, ma che hanno la sete di vita e sesso e libertà scritta negli occhi, nei capelli, in ogni cosa che fanno.
 
«Disse semplicemente il mio nome. – Marta, – disse, e capii che stava succedendo di nuovo. Mi tremavano le gambe sotto la grande tovaglia bianca e avevo la testa confusa, anche se non ero ubriaca. È cosí che m’innamoro. Era seduto davanti a me. L’oggetto dell’amore».
 
«Quelli di Edna O’Brien sono i racconti piú belli e dolenti che siano mai stati scritti».
Alice Munro
 
«La maestra della short story».
Harold Bloom
 
tradotto da Giovanna Granato
edna

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questo è davvero un libro che descrive con eccellenza il paesaggio degli States colti “on the road”, visti attraverso una raccolta di racconti, poesie, immagini viste e della memoria, appunti, a comporre uno splendido ritratto da parte di una personalità molto complessa, capace di eccellere come attore (anche in Renaldo e Clara, il film di Bob Dylan), sceneggiatore (Zabriskie Point, vi basta?) commediografo (quasi 50 piece teatrali), regista cinematografico e soprattutto eccellente cantore delle sue terre nei suoi libri.

 

Sam Shepard, Diario di lavorazione, Fandango

 

 

 

Le strade americane regalano sempre storie e vite che vale la pena raccontare. Due vecchi amanti che si incontrano in un motel fuori Indianapolis nel pieno di una tempesta di neve, la stramba missione di un mercenario, una testa decapitata che parla, il salvataggio di Fats Domino durante l’alluvione causata dall’uragano Katrina, una famiglia in vacanza alle prese con inconfessabili segreti, l’emozione di ungiovane allevatore di cavalli, la fuga di un figlio dal padre violento.

 

Questa è solo una parziale galleria delle storie che Shepard racconta, intraprendendo un viaggio casuale, senza meta, nel grande territorio, anche simbolico, degli Stati Uniti.Attraversa autostrade periferiche, città fantasma, lande desolate, delineando una cronaca lirica e feroce di

un’America contemporanea che è in costante e straordinario dialogo con il passato e con il proprio mito.

Tradotto da S.Antonelli

 

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Lucia Berlin è sempre stata apprezzata da una piccola cerchia di letterati, poi all’improvviso lo scorso anno  la sua meritata fama, purtroppo postuma, si è aperta al mondo, grazie alle traduzioni quasi contemporanee in diverse nazioni. L’autrice eccelle nel dipingere con una forma narrativa tipicamente americana, il racconto, la società americana che ha frequentato, dando voce a donne qualunque ritratte in altrettanto luoghi privi di particolare fascino letterario, lavanderie a gettone, stanze d’ospedale… Ma con l’occhio attento dello scrittore, con una prosa che fila via liscia e musicale, evocativa per quanto sia essenziale. La difficile vita di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalla povertà,  rappresentata chiaramente tra le righe del suo libro, risplende ora di luce imperitura! Un volume decisamente notevole, tra quelli publicati in questo scorcio d’anno.

La donna che scriveva racconti,

Lucia Berlin, Bollati Boringhieri

Traduzione di Federica Aceto

Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay. Ma soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le «signore» (e anche qualche «signore») per cui lavora: una storia indimenticabile, che dà il titolo all’edizione americana del libro, «Manuale per donne delle pulizie». «Indimenticabile» è l’aggettivo che definisce il valore di una storia breve. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver, tutti molto simili: uomini che traslocano continuamente per sopravvivere a una crisi economica non solo individuale. O quelli di Charles Bukowski, l’eterno disadattato che ama l’alcol e le donne. Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Berlin, diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo, ma di certo il tratto pittorico dell’autrice contribuisce a fissarli nella mente; complice una scrittura ingannevolmente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz ma altrettanto ipnotica. Una vita più che difficile, quella di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, forniscono all’autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa con eccentrico, personalissimo talento.

l’autore

Lucia Berlin, nata in Alaska nel 1936, a ventiquattro anni incomincia a pubblicare racconti sulla rivista di Saul Bellow «The Noble Savage» e su «The New Strand», e in seguito su «Atlantic Monthly» e «New American Writing». La raccolta di racconti Homesick ha vinto il National Book Award nel 1991 e il racconto «My Jockey» (di soli cinque paragrafi) il Jack London Short Prize nel 1985. Le sue storie sono ispirate dagli anni dell’infanzia trascorsi nelle città minerarie del West, dagli anni dell’adolescenza a Santiago, in Cile, da tre matrimoni falliti e delll’alcolismo;  dai tanti diversi lavori che dovette fare per sostenere i quattro figli e continuare a scrivere. Nel 2001, la salute sempre più fragile la costringe a trasferirsi nella California meridionale vicino ai figli. Muore nel 2004.

berlin

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