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Posts Tagged ‘recensioni libri’

 

Un vero e proprio gentlemen, Johan Friedrich von Allmen, anche se ha dovuto fare ricorso al “lavoro”, al “guadagno”, per mantenere lo stile di vita pieno di bellezza che ama da sempre, come retaggio di famiglia! Per fortuna ha un oculato collaboratore, il clandestino guatemalteco Carlos, ad aiutarlo nella vita e nei conti. La loro agenzia investigativa, specializzata nel recupero di opere d’arte (Allmen è ovviamente anche esperto conoscitore), procede a gonfie vele, e ora si prospetta un nuovo intessante caso, la sparizione di un dipinto di grande valore. Con una storia particolare alle spalle! Azzeccato in ogni pagina, parola di libraio!

 

Allmen e le dalie,

Suter Martin, Sellerio

Traduttore         Cervini E.

 

Johann Friedrich von Allmen “mette insieme persone e opere. Anzi le rimette insieme. Opere rubate, scomparse, smarrite, perdute”. In altri termini, fa il segugio di pezzi d’arte di grande valore, per lo più di stile decadente, vicini alla sua malinconia di dandy che ha dilapidato tutta la ricchezza paterna. Per lui e i suoi due aiutanti clandestini in Svizzera, il guatemalteco Carlos e la colombiana Maria, in questo caso il lavoro, ben pagato, è di rimettere insieme Dalia Gutbauer, milionaria centenaria, con le Dalie di Fantin-Latour, il grande pittore francese. Un dipinto mai più visto da nessuno e riemerso per vie misteriose dal passato della finanziera. Al quadro rubato è legata una terza dalia, Dalia Fioriti, bellissima giovane dalla pelle bianca come un petalo, amatissima da un uomo d’affari pericoloso. Allmen deve capire cosa lega tra di loro le vecchie figure che vivono attorno alla decrepita madame nell’hotel dalla passata fortuna che la ospita: un viveur prossimo alla fine, una maliarda dal viso di ragazza e le mani rugose, due sorelle pettegole, una fredda assistente privata, un elegante signore dai modi di avventuriero. Quale storia si nasconde dietro ciascuno di loro.

 

 

 

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Il secondo libro della trilogia di Amber House è qui. La casa di famiglia risuona ancora degli echi del passato, come i lettori che hanno assaporato il primo volume ricorderanno. Libri decisamente accattivanti per gli young adults (e non solo), arricchiti da molti spunti di riflessione interessanti. Un cocktail azzeccato (anche se a volte la storia si fa un poco confusa) di romanticismo, ghost story, distopia (un mondo dove l’Olocausto non si è arrestato ma persiste da oltre settant’anni…), romanzo di formazione, abilmente concertato dalla penna arguta delle tre autrici. Madre e due figlie!

 

Il passato di Amber House, Kelly Moore, Tucker Reed, Larkin Reed, Feltrinelli

“Avevo sedici anni la seconda volta che diedi il mio primo bacio…”

 

Alla fine de I segreti di Amber House, Sarah ha fatto una scelta che ha cambiato ogni cosa. Ora dovrà tornare indietro, perché in questo presente c’è qualcosa di irrimediabilmente sbagliato…

 

Un oggetto dal passato, la visione del futuro, un salto nell’ignoto e la scelta di fronte a un sacrificio inimmaginabile.

 

Sarah si è trasferita ad Amber House, l’antica tenuta di famiglia in cui riecheggiano ricordi spettrali del passato. Un passato in cui qualcosa è andato storto, le cui stonature risuonano con forza nel presente: i coloni non hanno conquistato l’indipendenza nel 1776, l’America è diventata una società razzista e arretrata, i nazisti hanno vinto la guerra e conquistato gran parte del mondo. Tormentata dalle visioni di un passato alternativo, Sarah cerca di ambientarsi nella nuova casa: aiuta i genitori nell’allestimento di un’importante mostra, flirta con l’affascinante Richard Hathaway e fa nuovamente amicizia con Jackson, compagno di giochi della sua infanzia. Ma quando gli eventi intorno a lei arriveranno a minacciare chi le sta a cuore, dovrà chiedere aiuto alle persone più vicine per una scelta che metterà di nuovo in gioco la sua vita e il corso del tempo.

 

Una disperata corsa contro il tempo, che terrà i lettori incollati al libro fino all’ultima pagina. Kirkus Reviews

 

“Un romanzo intenso, a metà tra il realismo magico e la storia di fantasmi, con un tocco di romance e di glamour classico. Il risultato è qualcosa di assolutamente ammaliante.” Publishers Weekly

 

Traduzione di Valentina Daniele

 

Kelly Moore è cresciuta in una vecchia casa molto simile ad Amber House e ha cominciato a lavorare a questo romanzo tanti anni prima che le sue figlie, Tucker e Larkin Reed, ne scoprissero il manoscritto in soffitta e decidessero di riscriverlo dalla prospettiva di due adolescenti. Prima di diventare scrittrice ha lavorato in passato come avvocato per prestigiosi studi legali ed è autrice di un romanzo finito nella lista dei bestseller del “New York Times”. Ha scritto con le figlie Larkin e Tucker Reed I segreti di Amber House (Feltrinelli, 2013) e Il passato di Amber House (Feltrinelli, 2015).

 

 

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Hilda è una bambina furbissima dai capelli blu, vive a Trollberg, insieme a tanti abitanti del Popolo nascosto. L’abbiamo amata ne “Hilda e il Troll”,

“Hilda e il gigante di mezzanotte” e “Hilda e la parata dei pennuti”, precedenti avventure, continueremo a seguirla anche in questo

Hilda e il segugio nero e naturalmente anche nelle prossime storie che ci auguriamo Bao possa proporci anche in seguito!

Graphic novel briose per giovani lettori!

 

Luke Pearson, Hilda e il segugio nero, Bao Publishing

trad Marietti C.

 

 

Nella città di Trolberg ci sono sempre nuovi segreti da svelare, e Hilda scopre che a volte l’apparenza inganna. In questa nuova avventura, Hilda fa la conoscenza dei Nisser: misteriosi e scorbutici esserini che vivono nelle fessure del nostro mondo, in un luogo dove le leggi della fisica non funzionano come dovrebbero. Nel frattempo un’oscura minaccia getta la sua ombra sulle strade di Trollberg… Età di lettura: da 7 anni.

 

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Prix Renaudot,Prix Goncourt des lycéens per il tredicesimo romanzo di David Foenkinos, capace di vendere oltre 400000 copie in Francia. Ispirato alla vita di Charlotte Salomon, artista – pittrice di origine ebraica morta nel 1944 nel campo di Auschwitz a 26 anni, incinta. Un romanzo molto speciale, in versi, per rendere la singolarità della parabola umana ed artistica di un’anima dal percorso assai sofferto.

 

la biografia

Nata in una famiglia benestante, il padre Albert era un medico-chirurgo, trascorse la sua infanzia felicemente fino a nove anni, quando sua madre improvvisamente si tolse la vita gettandosi da una finestra. Il fatto fu tenuto nascosto a Charlotte per molti anni. Fu il nonno a rivelarglielo, svelando quello che era stato l’epilogo di altre quattro donne della famiglia. La stessa Charlotte soffrì di gravi crisi depressive, dalle quali però seppe riemergere sempre con grande forza, grazie al suo lavoro artistico.

 

Si iscrive infatti all’accademia di Belle Arti di Berlino ma non può completare gli studi a causa del clima antisemita e anche il padre perde il diritto di esercitare la professione.

 

Nel 1936 il padre viene internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen mentre lei raggiunge i nonni che vivono a Villefranche-sur-Mer nel sud della Francia. In questo periodo la nonna tenta il suicidio e la ragazza viene a conoscenza del suicidio non solo della madre ma anche di altri parenti.

 

Nel 1940 la nonna tenta di nuovo il suicidio, questa volta riuscendoci e l’anno seguente Charlotte ed il nonno vengono internati dalle autorità francesi nel campo di Gurs ma la detenzione è stata breve in considerazione delle condizioni dell’uomo. Al ritorno a Nizza inizia la sua grande produzione artistica ovvero una serie di 769 dipinti intitolata “Vita? o Teatro?” nella quale riportava la sua drammatica esperienza di vita. Ai dipinti aggiunge anche annotazioni e persino un accompagnamento musicale.

 

Nel 1943 a causa dell’intensificarsi delle ricerche dei nazisti è costretta ad affidare tutte le sue opere ad un amico fidato. Nel mese di settembre sposa Alexander Nagler, anche lui un rifugiato tedesco, ma la coppia viene incarcerata.

 

Muore a 26 anni nel campo di concentramento di Auschwitz molto probabilmente lo stesso giorno del suo arrivo.

 

LA SCHEDA DEL LIBRO, edito da Mondadori 

 

per puro caso, David Foenkinos scopre l’opera di Charlotte Salomon. Una mattina qualunque, ad Amsterdam. Le sue tele sono una folgorazione. La sintonia è subito precisa, spontanea: la strana sensazione di conoscere già qualcuno che si sta scoprendo. È l’inizio di un’ossessione. Charlotte Salomon diventa la sua stessa scrittura, la sola storia che è necessario scrivere. Partendo dall’inizio, dall’infanzia a Berlino e dalle tragedie familiari che sembrano ripetersi come un ritornello malvagio e fatale nella vita della giovane pittrice, ma attraversando anche gli artisti e l’euforia portata nelle stanze di casa dal talento musicale della seconda, adorata moglie di suo padre. E poi di colpo, irresistibile, la scoperta della pittura, durante un viaggio in Italia sotto le prime ombre del nazismo. La nascita prorompente di una vocazione che non l’abbandonerà più, così grandiosa da farla ammettere, unica studentessa ebrea, all’Accademia delle Belle Arti, dove l’eccezionalità del suo talento sembra per un breve momento avere la meglio sulle leggi razziali. E poi l’amore, la passione assoluta per l’uomo che per primo sa vedere la straordinarietà della sua pittura e la incoraggia al punto tale da costringerla a lasciarlo, a fuggire in Francia per cercare la salvezza Charlotte deve vivere, deve creare. Devi dipingere, Charlotte. Dipingere per non impazzire. Ma è troppo tardi, la guerra incombe da tutte le parti.

 

Trad Cappellini E.

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Lubok Sayong, paese immaginario molto lontano dal cosmopolitismo di Kuala Lumpur, ma non meno ricco di colore e vita! Un romanzo brioso e a tratti divertente, animato da persone, animali dai tratti surreali (pesci dai sentimenti umani, altri capaci di ingollarsi un turista americano), i retaggi di una antica leggenda, tre ben assortiti protagonisti (una vecchia lunatica, un direttore di supermercato assillato da dubbi esistenziali, una povera orfana) e un ampio parterre di comprimari. I loro destini si intrecceranno come spesso accade, creando un degno mosaico!

 

 

 

 

Shih-Li Kow,

La somma delle nostre follie, Metropoli d’Asia 

 

«Un libro pungente e molto efficace, che trasforma critica sociale e politica in immagini e battute divertenti e che stempera con l’ironia situazioni potenzialmente drammatiche» The Malay Mail

 

«Leggere questo romanzo è come star seduti comodamente in una stanza ad ascoltare gustosissimi pettegolezzi» The Sun Daily

 

A Lubok Sayong, cittadina immaginaria della penisola del Perak, in Malesia, situata in un avvallamento tra fiume e montagna e soggetta a frequenti inondazioni, s’intrecciano le vicende di Auyong, un ex direttore di supermercato che si trasferisce da Kuala Lumpur per dirigere una fabbrica di litchi in scatola, e di Mami Beevi, un’anziana lunatica e stravagante che, in seguito a una grave alluvione, si stabilisce nella grande casa di famiglia e la trasforma in struttura turistica. Alle loro storie si affiancano quelle di altri personaggi della cittadina: Ismet, l’artigiano vasaio; Sevaraja, il vicecommissario di polizia; Miss Boonsidik, simpaticissimo transessuale. Ma soprattutto, a un certo punto entra nelle loro vite Mary Anne, una ragazzina sopravvissuta all’incidente costato la vita alla sorellastra di Beevi e al marito, i quali la stavano portando a casa dopo averla inspiegabilmente adottata alla Casa per Fanciulle St. Mary, un orfanotrofio diretto da una religiosa truccata e vestita in modo appariscente, Suor Tan. Da quel momento le voci di Auyong e di Mary Anne si alternano nel narrare le loro storie e quelle di Lubok Sayong tra leggende ancestrali, fatti di cronaca, turisti in cerca di emozioni e ONG inutili e fastidiose, pesci assassini ed eventi paranormali. Con un scrittura fresca e coinvolgente, l’autrice ci regala uno sguardo giovane su Kuala Lumpur, centro economico, sociale e finanziario di tutta la Malesia e confluenza di tantissime culture.

 

«Dopo quella vicenda, la situazione era confusa. Beevi mi riportò che le persone si riferivano a ciò che era successo dicendo “il giorno in cui Auyong ha perso il controllo”. Lo ritenevo ingiusto; potevano definirlo il giorno in cui i ladyboy avevano reagito. Non ne ero orgoglioso. Ero estremamente imbarazzato, non perché ero entrato nella scuola come una furia, ma perché mi consideravano una persona che perdeva il controllo. Avevo sempre pensato che perdere il controllo fosse una prerogativa culturale dei malesi. Io non ne avevo motivo e non avrei dovuto avere il fegato di prendere una lunga arma, rivendicare una perdita di autocontrollo e correre in giro come un pazzo furioso. Quando un americano faceva una strage, era mentalmente disturbato e c’era sempre una storia dietro la nascita del mostro. Il killer era demente, aveva subito abusi, era stato ostracizzato oppure traumatizzato dalla guerra o da qualcosa del genere. Qui, se qualcuno prendeva in mano un machete, o una spada da samurai come in un caso di cui avevo letto di recente, venivano chiamati in causa spiriti e cortocircuiti religiosi. Un anziano professionista come me, istruito e civilizzato, per giunta cinese, non aveva simili ragioni».

 

Traduzione di Monica Martignoni

 

Shih-Li Kow

Shih-Li Kow è nata a Kuala Lumpur nel 1968. È considerata uno dei nuovi talenti della letteratura malese. La sua raccolta di racconti Ripples and Other Stories (2008) è stata candidata a prestigiosi premi: il Commonwealth Writers’ Prize (nella categoria “Opera prima”) e il Frank O’ Connor Short Story Award. Attualmente vive a Kuala Lumpur. La somma delle nostre follie è il suo romanzo d’esordio.

 

Old Market Square (Medan Pasar) in central Kua...

Old Market Square (Medan Pasar) in central Kuala Lumpur, Malaysia. (Photo credit: Wikipedia)

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“Derdâ correva come se nella vita non avesse fatto altro

che fuggire dal marito, senza meta.

Correva come non faceva più da cinque anni.

Man mano che aumentava la velocità sentiva le gambe più leggere.

Sfrecciando tra lampioni, stradoni deserti e statue di bronzo, come se tutta Londra si fosse fermata a guardarla, Derdâ sentiva le ali ai piedi per una sensazione a lei totalmente nuova: libertà.”

 

 

è giovane Hakan Gunday, ma ha talento da vendere. Nome conosciuto anche al di fuori dei confini greci e turchi: è nato a Rodi, ma da genitori turchi. Il suo è un libro fresco e tagliente in cui appare riflessa tutta la complessità della società turca,  più in generale narando un mondo in cui anche i libri possono aiutare a salvare la vita, in cui il destino può spesso rivelare sorprese inaspettate…

 

A con Zeta, Hakan Günday, Marcos Y Marcos

 

A con Zeta è stato proclamato “Miglior romanzo dell’anno 2011″ in Turchia ed è tradotto in diciannove lingue.

 

C’è una bambina di nome Derdâ: deve abbandonare la scuola e il suo villaggio in Turchia per seguire a Londra un marito crudele. C’è un bambino di nome Derda: vive in una baracca dietro un cimitero di Istanbul e si guadagna il pane lucidando le tombe. Come la A e la Zeta, non potrebbero essere più lontani, e in mezzo ci sono tutte le parole che devono ancora dirsi.

Derdâ corre per le vie di Londra con un dizionario in mano; si è guadagnata la libertà facendo la pornostar in chador. Derda si fa tatuare il nome di uno scrittore sulle dita; corre per le vie di Istanbul con un romanzo in tasca e una pistola in pugno. Loro non lo sanno, ma si stanno correndo incontro.

Lui troverà lei in un video porno; lei troverà lui all’incrocio tra letteratura e vita.

Si riconosceranno grazie a un libro, a unirli per sempre saranno i corpi e le parole; come la A e la Zeta, saranno l’una per l’altro inizio e fine.

 

Un romanzo tenerissimo e insolente.

 

“Hakan Günday è la stella nascente della letteratura turca”. Time Out

 

Trad di Fulvio Bertuccelli

 

Ilustratore. Lorenzo Lanzi

Biografia

 

Hakan Günday, nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, cresce spostandosi da una città all’altra, per poi approdare a Istanbul, dove adesso vive.

A ventitré anni, invece di varcare il portone dell’università, comincia a trascorrere le giornate al caffè di fronte e scrive il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti otto, diventando in Turchia l’autore che tutti gli editori vorrebbero pubblicare, perché è un mito tra i giovani e campione d’incassi in libreria.

Racconta storie a tinte forti con stile vivo e fulminante, con passione cocente e sensibilità delicata.

Tra incroci inediti di Oriente e Occidente, Hakan Günday coglie la vita in situazioni estreme, stagliandosi come una voce nuova e forte dell’Europa più giovane che cambia.

A con Zeta è stato celebrato come miglior libro del 2011 in Turchia ed è tradotto in diciannove lingue.

 

 

 

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Finalista al Man Booker Prize 2014, segnalato dal N.York Times come uno dei 100 migliori libri del 2013, vincitore del Pen/Faulkner Award, è IL “CURRICULUM” de Siamo tutti completamente fuori di noi, dall’autrice de Jane Austen Book Club. Una scrittura fresca ed immediata incatena il lettore alla vicenda narrata da Rosemary, una giovane che ha preferito cancellare dalla mente il ricordo di una sorella di cui non si deve parlare, e quello del fratello che pure non si fa vedere da anni. Ma attenzione, non è propriamente una storia di famiglia, visto che grazie a diversi flashback arriveremo all’inizio di tutto: perché ogni buona storia comincia dal centro, per poi spostarsi verso l’avvio e la fine…
Sono tanti gli attributi che possiamo rivolgere a questo intenso ed intelligente libro, denso di emozione, humour, attenzione ai meccanismi che regolano i rapporti tra familiari, tra i viventi, tra la scienza e la realtà degli esseri umani….

(non cercate il libro sul sito dell’editore, la sua descrizione vi rovinerebbe di certo la sorpresa che meritate di conquistare pagina dopo pagina…)
 
Karen Joy Fowler, Siamo tutti completamente fuori di noi, Ponte alle Grazie.

Non possiamo dirvi qui il fondamentale segreto di questo libro, che scoprirete leggendo. Possiamo però riferire quel che ne ha scritto la giuria del PEN/Faulkner, uno dei più prestigiosi premi letterari americani, assegnato nel 2014 a “Siamo tutti completamente fuori di noi”: “Fowler dà un nuovo significato al principio secondo cui ‘ogni famiglia infelice è infelice a modo suo'”. E raccontare solo alcuni aspetti della trama: Rosemary Cooke ha cinque anni quando, d’estate, viene spedita dai nonni. Al ritorno in famiglia scopre che sua sorella è sparita e dell’argomento non bisogna parlare. Cinque anni più tardi, suo fratello scappa di casa, e probabilmente è ricercato dall’FBI. È facile intuire quanto la vita di Rosemary sia segnata da queste due assenze. Ma quando devi raccontare una storia, le ha insegnato suo padre, comincia dal centro. Salta l’inizio. E al centro di questa storia c’è lei ventiduenne che si ritrova finalmente a fare i conti col proprio passato e coi propri ricordi. Tra l’altro, e lei lo sa benissimo, dei ricordi non ci si può fidare più di tanto…

Trad Berna l.

 

Karen Joy Fowler

Karen Joy Fowler (Photo credit: Wikipedia)

 

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