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Posts Tagged ‘recensioni’

 

 

e dal 20 aprile, ritornano i Cazalet, quarto capitolo della saga dedicata alla famiglia inglese, già prenotatissimo! La guerra è finita.
Allontanarsi, Elizabeth Jane Howard, Fazi Editore
tradotto da Manuela Francescon
 
 
Arriva in libreria Allontanarsi, quarto capitolo della saga dei Cazalet dopo Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa e Confusione.
 
È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, gli adulti cominciano a invecchiare.
La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro.
In questo riassetto difficile, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…
I diritti della saga dei Cazalet sono stati acquisiti dai produttori di Downton Abbey per la realizzazione di una nuova serie tv, attualmente in fase di lavorazione.
 
«Una lettura che si vorrebbe non finisse mai».
Natalia Aspesi, «Elle»
 
«Una parabola sulla dolorosa perdita dell’innocenza e sul disinganno che ricorda I Buddenbrook di Thomas Mann e molte opere di Virginia Woolf».
Roberto Bertinetti, «Il Messaggero»

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la giovinezza di una giovane Emily, proprio quella che diventerà la più grande poetessa del continente americano, raccontata nel momento in cui nasce lo spirito creativo con grazia particolare, e con ottima prosa in questo nuovo e consigliatissimo libro:

 

Benedetta Bonfiglioli,  In attesa di un sole, Mondadori
Quando scende dalla carrozza che l’ha accompagnata in un lungo viaggio lontano da casa, la giovane Emily Dickinson non sa ancora cosa l’aspetta: sa solo che dovrà trascorrere un anno di studio nel collegio femminile Mount Holyoke. Ma Emily si accorge presto di essere finita in un luogo freddo e austero, dove la preghiera è un dovere, la disciplina un imperativo… e la ciocca di capelli rossi che dispettosa fa capolino dalla sua cuffia un’inaccettabile provocazione. Un giorno a cambiare per sempre la sua vita arriva un giovane dalla pelle scura e dal passato misterioso: Nathanael, l’unico che sembra avere un’anima e il coraggio di ascoltarla. La vocazione poetica di Emily sboccia così insieme all’unico amore della sua vita e alla consapevolezza, conquistata a un prezzo molto caro, di essere irriducibilmente diversa dal mondo che la circonda.

 

English: Daguerreotype of the poet Emily Dicki...

English: Daguerreotype of the poet Emily Dickinson, taken circa 1848. (Original is scratched.) From the Todd-Bingham Picture Collection and Family Papers, Yale University Manuscripts & Archives Digital Images Database, Yale University, New Haven, Connecticut. (Photo credit: Wikipedia)

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sì, è molto originale Mariana Enriquez, un vero e proprio nuovo talento. Riesce a far entrare il lettore in una dimensione strana e perturbante, dai contorni neri, a tratti macrabri ma pur sempre plausibile e connesso con la realtà del suo Paese, l’Argentina di fine anni ’80, inizio anni ’90. Con le ombre generate da crisi economiche ricorrenti, dittature e le conseguenze devastanti sulla società, sui protagonisti di questa sfavillante raccolta di racconti.

Bravissima!
Mariana Enriquez, Le cose che abbiamo perso nel fuoco, Marsilio
tradotto da Cremonesi F.
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all’apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s’immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un’Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Allan Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi, trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante cui è difficile resistere.

 

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Un genio, Michele Mari, decisamente. In questa nuova godibilissima edizione del suo I demoni e la pasta sfoglia farà rivivere mirabilmente al lettore l’ossessione che ha animato tanti sommi autori, dando loro modo di restare immortali con le pagine generate:
Michele Mari, I demoni e la pasta sfoglia, Il saggiatore
La letteratura è ossessione. È un demone polimorfo che può assumere le bianche fattezze di Moby Dick o l’aspetto mostruoso dei crostacei di Wells, che può abitare tra le nevi di London, sulle aspre montagne della follia di Lovecraft o nel condominio suburbano di Ballard. È nella luna precipitata in un camino di Landolfi, nell’occhio cieco del gatto di Poe, nei topi di Steinbeck. Si insedia tra le ecolalie di Gombrowicz come nello sdegno con cui l’ingegner Gadda oppone titanicamente un principio d’ordine al grottesco, alla vigliaccheria, all’ingiustizia del reale. L’ossessione è destino e forma, nevrosi e scrittura, e scrivere significa «consegnarsi inermi agli artigli dei demoni».
I demoni e la pasta sfoglia è il libro in cui Michele Mari affida alla forma-saggio quel rapporto inquieto e vitale con la tradizione che altrove ha esplorato attraverso il racconto, il romanzo, la poesia. Testi che compongono un’indispensabile cartografia letteraria, seguendo punti di fuga inediti e rintracciando parentele inaspettate: il sadismo di Stephen King e quello di Collodi, la misantropia di Céline e la bibliolatria di Kien in Auto da fé, il riemergere del lupo in Buck nel Richiamo della foresta e la voluttà con cui Gregor Samsa si abbandona alla nuova identità di insetto. E poi gli innumerevoli mostri e le infinite stilizzazioni con cui ogni grande scrittore non fa altro che parlare di se stesso, dei propri desideri e delle proprie ferite.
Accettando sfide spesso eluse della critica, Mari finisce per modellare le sembianze di un nuovo canone, che attinge tanto alla letteratura goticofantastica quanto a forme di scrittura come manierismi e pastiche che, grazie alla loro «natura esibitoria», rivelano la propria paradossale autenticità, il proprio osceno realismo. Ma I demoni e la pasta sfoglia è soprattutto una dichiarazione di poetica in controluce, in cui lo scrittore di Fantasmagonia e Tu, sanguinosa infanzia mostra il suo rapporto vampiresco con una tradizione eletta a dimora, in una dialettica serrata tra mostruosità e stile, morte e scrittura, persistenza dell’infanzia e attrazione per l’abisso.
Michele Mari insegna Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. Oltre a volumi di saggi ed edizioni di classici ha pubblicato diversi libri di narrativa: Di bestia in bestia, Io venìa pien d’angoscia a rimirarti, La stiva e l’abisso, Euridice aveva un cane, Tu, sanguinosa infanzia, Tutto il ferro della torre Eiffel, Verderame, Rosso Floyd, Fantasmagonia e Roderick Duddle (tutti nel catalogo Einaudi), Filologia dell’anfibio (Laterza) e Rondini sul filo (Mondadori); sue anche le Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi). Ha inoltre firmato Milano fantasma con Velasco Vitali (Edt), Asterusher con Francesco Pernigo (Corraini) e Sogni con Gianfranco Baruchello (Humboldt). Fra le sue traduzioni: L’Isola del Tesoro di Stevenson (Rizzoli), Il richiamo della foresta di London e Uomini e topi di Steinbeck (Bompiani), La Macchina del Tempo di Wells (Einaudi). Collabora alle pagine culturali di Repubblica.

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Comincia in maniera decisa questo libro, con un “Mio padre piange”, per raccontare il suo alcoolismo. Dopo Jane, la volpe ed io, Isabelle Arsenault e Fanny Britt danno vita ad un altro meraviglioso graphic novel per ragazzi.
 
 
Louis e i suoi fantasmi,
Isabelle Arsenault, Fanny Britt, Mondadori
tradotto da Michele Foschini
 
Dopo il sorprendente Jane, la volpe & io, un altro capolavoro fatto di parole e immagini profonde e lievi. Louis ha undici anni, una madre che ha paura di tutto, un padre che piange quando beve troppo e un fratellino, Funghetto, che ha chiamato il suo procione Michael Jackson. Louis vorrebbe dichiarare il suo amore a Billie, indipendente e solitaria… peccato che la timidezza lo paralizzi ogni volta che la vede. Durante un’estate tormentata e piena di emozioni, Louis scoprirà finalmente che cosa significa la parola “coraggio”. «I fantasmi di Louis sono le incertezze che lo paralizzano, le paure che lo perseguitano. La vita di un bambino che sta diventando adolescente in una storia delicata e piena di luce.»

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se pensate che Joseph Conrad e William Hudson, le poesie di Robert Frost e Melville non ci azzecchino niente con i sentieri del Noir, siete in errore, non conoscete Emilio Renzi, il personaggio di Ricardo Piglia, uno dei grandi autori che la narrativa sudamericana ha donato ai lettori dal gusto raffinato. Tradotto anche in italiano Solo per Ida Brown, per Feltrinelli, pagine bellissime, ricche di atmosfera, riflessioni e situazioni, con uno sguardo a tratti ironico sulla società americana!
 
Solo per Ida Brown
 
di Ricardo Piglia , Feltrinelli
Emilio Renzi, docente argentino di Letteratura inglese, viene invitato a trascorrere un semestre alla Taylor University, vicino a New York. Lì conosce studenti brillanti, cattedratici impegnati in bizzarre ricerche, barboni che sembrano vecchi saggi e soprattutto Ida, un’insegnante che diventerà la sua amante. Il suo soggiorno nel campus è da subito disseminato di fatti inquietanti, e quando Ida muore in un incidente stradale – in circostanze simili ad altri incidenti recenti –, la polizia ipotizza un’azione di un gruppo terrorista.
Ma chi era Ida, allora? E chi c’è dietro a quegli incidenti?
Ispirato alle vicende di Unabomber, Solo per Ida Brown è un romanzo d’autore con la struttura di un noir. Ci sono un cadavere, un mistero e la ricerca della verità, ma anche la letteratura e la feroce critica al divenire degli Stati Uniti.
 
L’ultimo romanzo di un gigante della letteratura americana ispirato alle vicende di Unabomber.
 
“Ricardo Piglia indaga la meccanica della fascinazione per la violenza, con riferimenti a Conrad e Thoreau.”
 
Alberto Manguel, “El País”

 
Ricardo Piglia
 
Ricardo Piglia (Buenos Aires 1940 – 2017), professore di Letteratura sudamericana alla Princeton University, è unanimemente considerato come uno dei più grandi scrittori argentini dei nostri tempi. In Italia sono stati pubblicati: L’ultimo lettore (Feltrinelli, 2007), Soldi bruciati (Feltrinelli, 2008) Bersaglio notturno (Feltrinelli, 2010), Respirazione artificiale (Sur, 2012), La città assente (Sur, 2014), L’invasione (Sur ,2015), Solo per Ida Brown (Feltrinelli, 2017).
 
Tradotto da Nicola Jacchia

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I noir ambientati in luoghi troppo caldi o troppo freddi hanno sempre un qualcosa in più.. Qui siamo in un angolo di Australia devastato dalla siccità e dalla calura, ed è davvero un libro voltapagina: un atroce fatto di sangue è il punto in cui convergono i risentimenti sopiti di una comunità esasperata dal presente, e dalle ruggini create da una morte senza colpevoli.. Ottimi personaggi, eccellente ricostruzione dell’ambiente fisico e umano, avvincente la trama!

 

Jane Harper, Chi è senza peccato, Bompiani

 

L’agente federale Aaron Falk è tornato da Melbourne a Kiewarra, nell’outback australiano, per i funerali del suo vecchio amico Luke Hadler, della moglie e del figlio: un omicidio-suicidio che ha risparmiato solo Charlotte, la più piccola della famiglia. La comunità è scossa; il padre di Luke chiede a Falk di indagare, ma la sua non è una richiesta, è una minaccia legata al mistero di un’altra morte violenta avvenuta anni prima, quella di Ellie Deacon, sedici anni, occhi e capelli scuri, una breve vita densa di cose non dette. Così Falk, seppure a malincuore, rimane in quel piccolo paese in cui la siccità sembra aver inaridito insieme ai campi le coscienze e tutti hanno qualcosa da nascondere. L’alleanza con Raco, il giovane, ingegnoso poliziotto locale, dà presto i suoi frutti, disseminando dubbi sulla versione ufficiale del caso e riaprendo vecchie ferite. E quando i segreti tornano a galla nessuno può più chiudere gli occhi. Un esordio asciutto e feroce che diventerà un film prodotto da Reese Witherspoon.

Traduttore L. Matteoli

 

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