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Français : Isabelle Adjani au Festival de Cannes

Français : Isabelle Adjani au Festival de Cannes (Photo credit: Wikipedia)

Ella Gwendolen Rees Williams
detta Jean Rhys
Roseau (Dominica) 1890 – Exeter (Devon) 1979

«Non sarei mai stata parte di niente. Nessun posto poteva darmi un senso d’appartenenza, e lo sapevo, e tutta la mia vita sarebbe stata uguale: cercare d’appartenere e non riuscirci. Qualcosa andava sempre storto. Sono una straniera e lo sarò sempre e, dopotutto, non m’importava poi così tanto».[1]

Caraibica, ma isolata in quanto bianca e creola in una comunità nera; inglese, ma derisa per le sue origini coloniali; scrittrice di talento, ma riconosciuta come tale solo in tarda età: Jean Rhys è sempre stata un’outsider, e la sua vita intensa, piena di difficoltà e di colpi di scena, è stata una continua lotta per rialzarsi e riaffermarsi.

Quartetto è un po’ la storia dell’autrice, dipinta come una ragazza inglese dal passato vivace sposata con un polacco, a godersi la vita felice e spensierata di Parigi. Ma lui viene arrestato, e lei si ritrova incapace di continuare la solita esistenza, senza aiuto, priva di danaro. Una amicizia verrà in suo soccorso, dando nuova forma alle sue speranze.

Una autrice davvero da riscoprire, Jean Rhys, ricordata da qualche abile lettore per il curioso titolo Il grande mare dei sargassi (sempre Adelphi), o da qualche accanito cinefilo proprio per Quartet, portato sul grande schermo da James Ivory, con una splendida Isabelle Adjani:

https://www.youtube.com/watch?v=zsBWKOQLfUg

 

Come in molte altre sue opere, la protagonista di Quartetto è una donna delusa e costretta a combattere ogni giorno, una lotta difficile sullo sfondo di una quotidianità grigia e aspra, sospesa tra la rassegnazione, sempre pronta a fare capolino, e le nuove speranze.. Il flusso di coscienza abbraccia una partecipata descrizione dei luoghi, tangibili e reali quanto descritti con abili tratti. Libro di gran classe, contrassegnato dal marchio di qualità Adelphi!

«Avevo in programma di morire a trent’anni, e poi andavo avanti altri dieci anni, fino ai quaranta, e poi ai cinquanta. Si va sempre avanti». Così scriveva l’autrice!

Jean Rhys, Quartetto, Adelphi
trad. Cavagnoli F.

Marya, giovane inglese sposata con il polacco Stephan, si sente, per la prima volta nella sua vita, “molto vicina a essere felice”. Ed ecco che, da un giorno all’altro, il marito finisce in galera lasciandola senza un soldo né un amico al mondo. L’agognata felicità assume allora per un istante le sembianze di Heidler, facoltoso mercante d’arte, che però la trascina – sotto gli occhi compiacenti e maligni della moglie – in una lunga, torpida ossessione. Sullo sfondo di una Parigi mai così crudele, in una Rive Gauche ingannevolmente romantica e mondana, Marya finisce per trovarsi avviluppata in un tormentoso ménage à trois; e quando, con un palpito di disperata onestà, prova a lacerare il velo delle apparenze, comprende che in quell’irrespirabile bohème i codici sociali pesano quanto e più che altrove. Schiacciata fra l’anelito a una vita rispettabile e la realtà obbligata del demi-monde, si scopre così condannata senza appello all'”esistenza grigia, spaventosa, dei derelitti”: un mondo irreale e al tempo stesso terribilmente concreto, fatto di sordidi caffè e grame camere d’albergo, dove è impossibile trovare scampo alla tragica ineluttabilità della vita.

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