Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘romanzi’

estate, niente di meglio che una vacanza in Islanda, in compagnia di questo nuovo libro:
Il rosso vivo del rabarbaro, Audur Ava Olafsdóttir, Einaudi
Augustina è un’adolescente speciale, una «creatura della natura», ma a un certo punto tutti dobbiamo provare a crescere.
 
C’è un piccolo villaggio sul mare dove la vita scorre bislacca e tranquilla. Mentre gli uomini sono fuori a pescare, le donne seguono lezioni di cucito e si scambiano rossi barattoli di marmellata di rabarbaro. Proprio in un campo di rabarbaro, Ágústína è stata concepita. Ágústína è un’adolescente speciale, si muove con le stampelle ma scala le montagne. La sua è una mente singolare, nella sua testa i numeri sono a tre dimensioni, come pianeti nello spazio, e le parole si organizzano in cumuli appuntiti. Ágústína non è come gli altri ragazzi, lei sa che dietro una montagna – dietro ottocentoquarantaquattro metri di terra protesa verso il cielo – c’è ancora un’altra montagna da scalare.
 
Ancora una volta Auður Ava Ólafsdóttir, con lucidità e candore, racconta una storia sospesa fra fiaba e quotidianità e ci offre la sua bizzarra e affettuosa visione dei piccoli e grandi fatti della vita.
 
Traduzione di Stefano Rosatti
 
rosso vivo

Read Full Post »

un amore nato in un momento terribile per la Germania, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando dieci milioni di tedeschi dovettero abbandonare i territori passati alla Polonia e alla Cecoslovacchia.
 
I profughi, di Arno Schmidt, Quodlibet
 
 
Questo romanzo breve («svelto», secondo la definizione dell’autore), scritto nel 1952, narra una storia d’amore e miseria che si svolge in un momento tragico, e poco noto, della storia d’Europa. Immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, più di dieci milioni di tedeschi vennero espulsi dalle zone a est dell’Oder, passate alla Polonia e alla Cecoslovacchia. Ammassati verso il Reno e costretti a reinsediarsi presso compatrioti tutt’altro che fraterni, dovettero attraversare regioni devastate dalla guerra, affrontando la fame, l’odio e le difficoltà politiche dell’epoca. È durante questo esodo, in treno, che si incontrano i due protagonisti: lui uno scrittore che campa di traduzioni, lei una giovane vedova di guerra che vive con una pensione minima e ha perso una gamba durante un bombardamento. Continueranno insieme il viaggio, condividendo disagi, cibo e sentimenti. In uno stile crudamente naturalistico Schmidt racconta la sopravvivenza strenua di cultura, umorismo, pietas, miracolosamente intatti nello sfacelo.
 
 
A cura e con un commento di Dario Borso

Read Full Post »

 

 

Qualcuno ricorda La collina delle farfalle, di Barbara Kingsolver? Al centro di quello splendido romanzo, ambientato negli Appalachi, vi era l’arancione delle farfalle monarca, splendido esempio di insetto migratore. La bellezza delle immagini che deriva dal loro lungo girovagare per l’America ha ispirato anche la bravissima Jane Urquhart, capace di rendere vivissima una vicenda famigliare che si adatta perfettamente al luogo che l’ha ispirato, un piccolo angolo sulle rive del Lago Erie, in cui ormai le vecchie fattorie e gli splendidi frutteti che davano lavoro a frotte di messicani sono ormai abbandonati. Sul filo della memoria, una paziente entomologa ritornata sul luogo per studiare le farfalle ripercorre le storie che lo hanno animato…  Beh, non siamo certo i primi ad accorgersi della qualità della narrativa della letteratura canadese che approda alla traduzione italiana, e Jane Urquhart non è di sicuro l’eccezione!

 

 

 

 

Jane Urquhart, Sanctuary Line, Nutrimenti editore

 

  1. 240 – € 17

Traduzione di Nicola Manuppelli

 

Chiamata a lavorare in un centro di ricerca per studiare la migrazione delle farfalle monarca, l’entomologa Liz Crane si trasferisce a vivere nella fattoria in riva al lago Erie dove ha trascorso le estati della sua infanzia. Il luogo, un tempo affollato da zii e cugini, e dai lavoratori che giungevano annualmente dal Messico per la raccolta, ormai è caduto in rovina. I frutteti sono abbandonati, i campi sono arsi, e la vecchia casa di famiglia è popolata dai fantasmi.

Osservando attorno a sé i resti di un mondo scomparso, la donna ripercorre con la memoria quel passato luminoso – i giochi di bambini, le nuotate al lago, le leggende e le poesie, le barchette di carta liberate in acqua. E poi, a segnare la fine della stagione estiva, l’albero che avvampa di farfalle. Ma a gettare un’ombra sui ricordi è lo spettro di ciò che avvenne dopo, la successione di eventi che, come un cataclisma, hanno sconvolto un equilibrio apparentemente immutabile. Una trama di perdite e assenze, che s’intrecciano in una vicenda densa di simbologie.

Considerata l’erede di Alice Munro e Margaret Atwood, pluripremiata in patria e all’estero, in questo romanzo Jane Urquhart costruisce una storia familiare emozionante e piena di mistero, affrontando temi profondi e attuali: il tempo, la passione e l’identità; l’eredità e il destino; la fragilità delle relazioni umane e il complesso dialogo tra culture diverse.

 

 

“Una delle più efficaci rappresentazioni della centralità dei luoghi nella vita delle persone”.

Alice Munro

 

“La scrittura di Jane Urquhart è poetica, meravigliosamente sobria e misurata nel descrivere le emozioni più forti”.

The Times

 

“Una prosa armoniosa ed elegante, che ricorda Margaret Atwood”.

The Observer

 

“Una progressione incredibile che scuote emotivamente il lettore, con un finale così potente da far venire voglia di ricominciare da capo”.

Toronto Star

Jane Urquhart

 

Jane Urquhart (Little Longlac, Ontario, 1949) è autrice di otto romanzi acclamati a livello internazionale, per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti come il Governor General’s Literary Award, il Trillium Book Award, il Marian Engel Award e l’Harbourfront Festival Prize. È anche l’unica canadese a essersi aggiudicata in Francia, nel 1992, il prestigioso Prix du meilleur livre étranger. È cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, e ufficiale dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza civile del suo paese.

 

monarca

 

 

 

 

Read Full Post »

Neri Pozza ha un tocco magico quando si parla di romanzi storici collegati al mondo dell’arte. Ecco IL MATRIMONIO DEGLI OPPOSTI di Alice Hoffman
 
 
 
 
isola di St Thomas, 1807. Rachel Pomié ha tutto per essere felice. Ha un padre che ogni sera, rientrato dalle sue navi che esportano zucchero, rum e melassa, le legge le fiabe di Perrault e un’amica del cuore, Jestine, figlia creola della cuoca di famiglia, che la segue ovunque in totale adorazione. Vive, poi, su un’isola definita da Cristoforo Colombo un «Paradiso in terra» per le sue spiagge candide e le sue acque turchesi. Quando, tuttavia, cala la notte e sotto le coperte chiude gli occhi, Rachel sogna di sgusciare via da quell’esistenza e di fuggire a Parigi.
Di Parigi sa tutto. Dalle mappe dei cartografi sa come si snodano i viali delle Tuileries, le banchine della Senna e le vie principali. Dai racconti di suo padre sa che da quella grande città vengono i suoi antenati, dopo aver peregrinato in Spagna e Portogallo, alla ricerca di una terra dove professare l’ebraismo senza essere umiliati, offesi o, persino, uccisi. Il suo sogno, però, di aggirarsi per le strade della capitale francese, vestita magari come una delle ragazze sbirciate di nascosto sul Journal des dames et des modes della madre, svanisce miseramente il giorno in cui finisce in sposa all’anziano commerciante Isaac Petit. La vita coniugale con monsieur Petit, un vedovo di trent’anni più vecchio di lei, si rivela piena di sacrifici, lutti e delusioni.
Una mattina, appena arrivato da Parigi, compare al suo cospetto il nipote di Petit, Frédéric Pizzarro, un bel giovane coi capelli scuri, il portamento elegante e un francese parigino così nitido da sembrare un altro idioma rispetto al francese creolo dell’isola. Rachel, che ha la lingua più tagliente di tutta St Thomas, non riesce a spiccicare parola, quasi consapevole della fatalità di quell’incontro. Frédéric Pizzarro sarà, infatti, l’uomo della sua vita, e dal loro amore nascerà Camille, un ragazzino curioso e vivace che andrà a Parigi, si diplomerà all’École des Beaux-Arts, stringerà amicizia con Paul Cézanne e diventerà Camille Pissarro, uno dei più grandi pittori dell’Ottocento.
«Splendido racconto alla maniera di Gabriel García Márquez» (O, The Oprah Magazine), Il matrimonio degli opposti è un romanzo struggente che intreccia ricostruzioni storiche, capolavori dell’arte e una magnifica storia d’amore.
Tradotto da Prandino L.
Camille Pissarro - Paul Cézanne

Camille Pissarro – Paul Cézanne (Photo credit: Wikipedia)

Read Full Post »

 

ECCO UN LIBRO CHE PROFUMA DI BUONO, istinto da libraio.. La Nuova Guinea, l’antropologia culturale di Margaret Mead e un esiziale triangolo amoroso.
 
 
Lily King,
Euforia,
Traduzione di Mariagrazia Gini.
Adelphi
 
I protagonisti di questo libro sono, con nomi diversi, tre personaggi fuori scala dell’antropologia novecentesca: Margaret Mead, Leo Fortune e Gregory Bateson. La scenografia sono le misere capanne dei tre sulle sponde del fiume Sepik, a Papua, quel mondo separato di acque rosa e cieli verdi che ancora oggi non compare sui nostri gps, e che negli anni Trenta era, molto semplicemente, l’Ignoto. L’azione coincide col lavoro sul campo del trio, in ciò che aveva di lievemente comico (la corsa ad accaparrarsi la tribù più esotica, o più interessante da studiare) e in ciò che conteneva, invece, di esaltante (la nascita, dal vivo, di molte delle idee che continuiamo a usare, nel tentativo di conoscere ciò che è altro da noi). E la corrente sotterranea che a poco a poco innalza la temperatura di quella prossimità concitata e febbrile è, come in fondo non si poteva prevedere, una grande e lacerante passione amorosa.
Margaret Mead, American cultural anthropologist

Margaret Mead, American cultural anthropologist (Photo credit: Wikipedia)

Read Full Post »

il romanzo dell’insigne dantista Vittorio Sermonti, per raccontare l’Italia uscita dai disastri della Seconda Guerra Mondiale

Vittorio Sermonti, Se avessero, Garzanti

«Non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto.»

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d’un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant’anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli «intermittenti soprusi della memoria»: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il «passaggio dalla parte del nemico» (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia «feudale» della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell’ipotesi sospesa, a quell’eccidio mancato.
Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d’amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del “narrator narrato”, e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra, e, spesso mimando pensieri, lessico e voce d’un ragazzino d’antan, ci fa riflettere sulla tragica e ridicola ricerca di noi stessi che ci affligge giorno per giorno, uno per uno: «non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto».

 

Vittorio Sermonti è nato a Roma nel 1929, sesto di sette fratelli. Da bambino, vedeva circolare in casa dei nonni e di zii materni, a loro legati da vari gradi di parentela, V. E. Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Freelance ostinatissimo, nelle vesti più disparate — narratore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente di Italiano-Latino al liceo «Tasso» di Roma (1965-1967), e di tecnica del verso teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (1973-1974), consulente CEE (1985-1988), poeta e lettore di poesia — V. S. si occupa da sempre dell’energia vocale latente nei testi letterari, insomma, del rapporto fra la scrittura e la voce. Tra il 1987 e il 1992 ha registrato per Raitré l’intera Commedia introdotta da cento racconti critici sotto il titolo La Commedia di Dante, raccontata e letta da V.S; tra il 1995 e il 1997 ne ha replicato la lettura, ampliando le introduzioni, nella basilica di San Francesco a Ravenna, davanti a migliaia di persone. Fra l’autunno 2009 e la primavera 2010 ha registrato per la versione definitiva dei cento commenti-racconto e delle cento letture della Commedia di Dante, dei dodici libri dell’Eneide e di 14 «racconti verdiani». Se avessero è il suo primo romanzo.

 

 

Read Full Post »

 

 

Lucia Berlin è sempre stata apprezzata da una piccola cerchia di letterati, poi all’improvviso lo scorso anno  la sua meritata fama, purtroppo postuma, si è aperta al mondo, grazie alle traduzioni quasi contemporanee in diverse nazioni. L’autrice eccelle nel dipingere con una forma narrativa tipicamente americana, il racconto, la società americana che ha frequentato, dando voce a donne qualunque ritratte in altrettanto luoghi privi di particolare fascino letterario, lavanderie a gettone, stanze d’ospedale… Ma con l’occhio attento dello scrittore, con una prosa che fila via liscia e musicale, evocativa per quanto sia essenziale. La difficile vita di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalla povertà,  rappresentata chiaramente tra le righe del suo libro, risplende ora di luce imperitura! Un volume decisamente notevole, tra quelli publicati in questo scorcio d’anno.

La donna che scriveva racconti,

Lucia Berlin, Bollati Boringhieri

Traduzione di Federica Aceto

Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay. Ma soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le «signore» (e anche qualche «signore») per cui lavora: una storia indimenticabile, che dà il titolo all’edizione americana del libro, «Manuale per donne delle pulizie». «Indimenticabile» è l’aggettivo che definisce il valore di una storia breve. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver, tutti molto simili: uomini che traslocano continuamente per sopravvivere a una crisi economica non solo individuale. O quelli di Charles Bukowski, l’eterno disadattato che ama l’alcol e le donne. Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Berlin, diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo, ma di certo il tratto pittorico dell’autrice contribuisce a fissarli nella mente; complice una scrittura ingannevolmente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz ma altrettanto ipnotica. Una vita più che difficile, quella di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, forniscono all’autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa con eccentrico, personalissimo talento.

l’autore

Lucia Berlin, nata in Alaska nel 1936, a ventiquattro anni incomincia a pubblicare racconti sulla rivista di Saul Bellow «The Noble Savage» e su «The New Strand», e in seguito su «Atlantic Monthly» e «New American Writing». La raccolta di racconti Homesick ha vinto il National Book Award nel 1991 e il racconto «My Jockey» (di soli cinque paragrafi) il Jack London Short Prize nel 1985. Le sue storie sono ispirate dagli anni dell’infanzia trascorsi nelle città minerarie del West, dagli anni dell’adolescenza a Santiago, in Cile, da tre matrimoni falliti e delll’alcolismo;  dai tanti diversi lavori che dovette fare per sostenere i quattro figli e continuare a scrivere. Nel 2001, la salute sempre più fragile la costringe a trasferirsi nella California meridionale vicino ai figli. Muore nel 2004.

berlin

Read Full Post »

Due vicende parallele nel nuovo libro di Emiliano Poddi, la celebre finale di basket dei campionati olimpici 1972, a Monaco, tra Usa e Urss, e una più domestica storia, sempre ovviamente di basket, capaci però di intrecciarsi in maniera sorprendente. Una grande passione quella dell’autore per la pallacanestro, già declinata con bravura in altri romanzi.   Forse qualche pagina in meno avrebbe dato più slancio al libro, ma l’intreccio è costruito con assoluta sapienza!

Emiliano Poddi, Le vittorie imperfette, Feltrinelli

Sasa Belov e Kevin Joyce. Due ragazzi all’inseguimento di un sogno: vincere la medaglia d’oro del basket alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Uno si è allenato all’ombra della colossale statua della Grande Madre Russia a Stalingrado, l’altro sui campetti di cemento tra i grattacieli di New York. Due squadre. Due mondi contrapposti. Due culture. Quando arrivano allo scontro conclusivo, Usa-Urss non sarà solo una partita memorabile, sarà per sempre legata ai tre secondi più leggendari, contraddittori e ingarbugliati della storia dello sport.
Ma Monaco ’72 è anche la scena di una strage spaventosa: undici atleti israeliani cadono sotto l’attacco terroristico di Settembre Nero. Un lutto che dev’essere riassorbito in fretta, proprio per fare spazio alla sfida tra le due superpotenze.
Molti anni dopo, inchiodato davanti alla replica notturna di quei quaranta minuti, inghiottito dal rivoltarsi continuo dei vinti in vincitori e dei vincitori in vinti, il narratore viene sbalzato in un mondo che non esiste più, riportato alle estati della sua infanzia nel campetto di pallacanestro di Cisternino, quando sognava di salire un giorno sul podio olimpico. Insieme a lui, stiamo con Kevin Joyce e Sasa Belov in una partita che incolla alla pagina fino a quei controversi tre secondi finali.
E seguiamo Kevin e Sasa anche negli anni a venire, li vediamo portarsi addosso il peso di essere diventati simboli, l’uno di una sconfitta impossibile da accettare, l’altro di una vittoria da scontare come una condanna. Schegge di un tempo “onnipresente e scaduto” che ha lasciato, insieme a un mucchio di macerie e di sogni spezzati, il segno di una eterna vittoria imperfetta, imperfetta come la vita, come la storia, come tutte le storie di chi ha molto desiderato.
Emiliano Poddi scrive, con impeccabile senso del ritmo e con una sorprendente adesione umana alle cose della vita, un romanzo che alterna epica e racconto intimista, spionaggio, tragedia e spigliata commedia d’amore. Un romanzo in cui il palleggio risuona “come il battito del cuore”.

“I due numeri 14 di Usa e Urss si trovano uno di fronte all’altro, poco distanti tra loro ma separati dalla riga di fondo campo. Una specie di confine geografico, la linea di demarcazione tra felicità e infelicità.”

 

 

usa urs

Read Full Post »

 

Un’epoca di grandi cambiamenti e speranze quella descritta con bravura e passione da Maria Rosa Cutrufelli! Le nuove idee socialiste, quelle della Montessori, le prime battaglie per il voto alle donne. Una località di provincia diventa così un piccolo microcosmo per narrare le gesta di alcune donne, alle prese con il difficile percorso necessario a garantirsi condizioni di vita migliori. Per se stesse, e per tutto l’universo femminile. Uno spaccato di società ritratto con affetto, reso con nitidezza e talento!

Maria Rosa Cutrufelli, Il giudice delle donne, Frassinelli

Teresa non è una bambina come le altre: nasconde un segreto e per questo ha scelto di chiudersi in un mutismo che la isola e, al tempo stesso, la protegge. Alessandra, al contrario, è una giovane maestra esuberante. Fa parte di quella folta schiera di donne che, all’inizio del Novecento, si spinse nei paesini più sperduti a insegnare l’alfabeto. Un lavoro da pioniere. Difficile, faticoso, solitario. Anche Alessandra è sola, per la prima volta nella sua vita. Ma le piace insegnare e sfida con coraggio i pregiudizi e le contraddizioni di una società divisa tra idee antiche e prospettive nuove. Nuovo è pure il mestiere di Adelmo, che cerca di farsi strada nel mondo appena nato del giornalismo moderno. Una sfida esaltante per un giovanotto ambizioso e di talento. E le occasioni non mancano in questa Italia ancora giovane, una nazione tutta da inventare. È il 1906, siamo nelle Marche, all’epoca una delle zone più povere della penisola. La maestra e la bambina sono nate qui. Una ad Ancona, l’altra a Montemarciano. Un piccolo paese sconosciuto, che di lì a poco conquisterà, insieme alla vicina Senigallia, le prime pagine dei quotidiani nazionali. Il nuovo secolo infatti porta sogni strani. Come il suffragio universale. Esteso alle donne, addirittura. Ed è per inseguire questo sogno che dieci maestre decidono di chiedere l’iscrizione alle liste elettorali. Sarà un giudice di Ancona, il presidente della Corte di Appello, a dover prendere la decisione.

 

x2_Scop CUTRUFELLI_Il giudice delle donne.indd

Read Full Post »

 

 

La melodia di Vienna è stato un romanzo graditissimo ai lettori, perfetto per calarsi nel clima della Felix Austria e di quella uscita dal disastro della Prima Guerra Mondiale. Ora di Ernst Lothar Edizioni E/O propone questo nuovo libro, una saga di famiglia: SOTTO UN SOLE DIVERSO. Al centro della narrazione il destino del popolo sudtirolese, unito all’Italia dopo la Guerra. Alla frustrazione per la politica di omogenizzazione del fascismo subentrerà prima la nuova speranza per la Germania di Hitler, per passare alla fatale disillusione nei confronti del nazismo. Il tutto visto con gli occhi di una famiglia bolzanina, guidata dall’energico novantenne, alle prese con i cambiamenti di un mondo che pensava potesse restare immutato, fiero ed innamorato della propria terra, ma costretto ad una dolorosa presa di coscienza. I diversi destini degli altri membri della famiglia fanno da sfondo al passaggio inesorabile della grande Storia, ottimamente descritto nei dettagli, dando vita a quello che si può ben definire un potente affresco, molto, molto affascinante!

 

Ernst Lothar, Sotto un sole diverso, E.o

 

Dall’autore della Melodia di Vienna, un’altra splendida saga, gioiello della letteratura mitteleuropea.

 

Bolzano, fine degli anni Trenta. Con l’avvento del fascismo la popolazione di lingua tedesca del Sudtirolo subisce continui tentativi di italianizzazione forzata. Le scuole di lingua tedesca vengono soppresse, la stampa germanofona viene censurata, i nomi e i cognomi delle persone italianizzati. I Mumelter, antica famiglia bolzanina orgogliosamente tirolese, vive uno dei momenti più difficili della propria storia, sentendosi privata delle radici e dell’identità. L’ultranovantenne Mumelter vede in Hitler l’unica speranza e si augura che la Germania nazista faccia per i sudtirolesi ciò che sta facendo per i Sudeti, la minoranza di lingua tedesca in Cecoslovacchia. Ma lo aspetta un’amara delusione. L’accordo tra Mussolini e Hitler non prevede scampo: o l’italianizzazione forzata o il “rimpatrio” nei territori del Reich. Per gli elementi più scomodi, come i Mumelter, non c’è alternativa: il destino è l’esilio. La famiglia nel frattempo si sgretola: il nipote più giovane, Sepp, si lascia abbagliare dalla retorica fascista e partecipa entusiasticamente alle iniziative dei balilla; la nipote Riccarda dà scandalo rimanendo incinta fuori dal matrimonio; il nipote Andreas viene arrestato per il suo impegno antifascista. Ma queste sono solo le prime avvisaglie della tempesta che sta per abbattersi sull’Europa intera. Tra attentati, esili, matrimoni e diaspore, la saga dei Mumelter trasporta i lettori in un viaggio appassionante nella storia europea del Novecento.

Tradotto da Monica Pesetti

 

L’autore

Ernst Lothar

Ernst Lothar Müller (Brno 1890-Vienna 1974) è stato uno scrittore, regista e critico teatrale, grande interprete dello spirito austriaco. Dopo la laurea in giurisprudenza e una rapida carriera nella burocrazia austriaca si dedicò anima e corpo alla scrittura e al teatro. Nel 1938, a causa delle persecuzioni del regime nazista per le sue origini ebraiche, emigrò negli Stati Uniti dedicandosi all’insegnamento universitario. Dopo la caduta del Reich tornò a Vienna e continuò a scrivere romanzi, liriche e saggi. La melodia di Vienna, pubblicato dalle nostre edizioni nel 2014, è il suo capolavoro.

 

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, G...

Adolf Hitler and Benito Mussolini in Munich, Germany, ca. 06/1940 (Photo credit: Wikipedia)

 

.

 

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »