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Posts Tagged ‘romanzi’

dopo Un pasto in inverno e Un inverno nella foresta, ecco il nuovo emozionante libro di Hubert Mingarelli.
Se ricordate, Un pasto nella foresta – Prix Medicis – ruotava attorno ad una storia minima d’amicizia fra quattro soldati disertori durante la Prima Guerra mondiale, sintetizzata con un stile asciutto e limpido da un autore francese schivo e riservato. Con Un inverno nella foresta la scena ci porta ai giorni del Secondo conflitto, protagonisti tre militari tedeschi che, per evitare il compito ormai insopportabile di fucilare gli ebrei condotti al campo, ottengono il permesso per una missione all’esterno. La banalità della vita quotidiana in tempi tanto atroci, e la possibilità di un sentimento che possa fare da contraltare a tanto dolore. Questo tema viene sviluppato anche nel suo nuovo libro, conducendo il lettore nel Giappone sfinito dalla Seconda Guerra Mondiale, con il viaggio impossibile di un soldato, tra le macerie umane che si possono immaginare, e l’eco di quanto provato nel corso della guerra. Una prosa precisa e asciutta, ma tanta poesia per quello che possiamo definire il “romanzo giapponese” dell’autore, per la sua essenzialità!
Hubert Mingarelli
L’uomo che aveva sete, Nutrimenti
 
 
Traduzione di Federica Romanò
Vincitore Prix Landerneau 2014
Vincitore Prix Louis-Guilloux 2014
 
Nel 1946, in un Giappone sconfitto e occupato, Hisao Kikuchi ha intrapreso il suo cammino verso il nord del paese, dove lo attende la sua promessa sposa, Shigeko. Ma negli interminabili giorni della guerra Hisao ha contratto un morbo maledetto, una sete inestinguibile che lo assale all’improvviso e s’impossessa di lui in modo totale, facendogli trascurare ogni cosa a parte la brama di bere. A una sosta del treno che lo conduce da Shigeko, sceso dal vagone per placare la sete, beve fino a quando la locomotiva riparte, portando via con sé la valigia nella quale il giovane conserva il suo prezioso regalo di nozze: un uovo di giada.
Così comincia la corsa contro il tempo di Hisao, diviso tra lo sconforto della situazione in cui si trova, la speranza di recuperare la sua valigia e il costante riaffacciarsi alla mente dei ricordi: la cara signora Taïmaki che l’ha ospitato all’arrivo dal fronte, quel buco nero nella montagna di Peleliu, le canzoni dell’amico Takeshi intonate prima di addormentarsi, il soldato straniero che continua a perseguitarlo. Memorie e apparizioni che accompagnano Hisao nel suo trafelato inseguimento, costellato di incontri e peripezie.
Attraverso la semplice storia di un reduce in viaggio verso casa, Hubert Mingarelli ci consegna un esemplare affresco del mondo dopo la guerra, nitido ed essenziale come una stampa giapponese.
 
“A forza di scavare con lievi tocchi nell’abisso dell’animo umano, di donare voce al silenzio, Mingarelli ha varcato i confini scrivendo un autentico libro giapponese: delicato e inquieto, pudico e comico, malinconico e palpitante”.
Le Monde
 
“Uno straordinario romanzo di formazione”.
Transfuge
 
“Ancora una volta la scrittura di Mingarelli riesce a dirci molto con poche parole”.
L’Humanité
 
Hubert Mingarelli è nato nel 1956 a Mont-Saint-Martin, nella regione francese della Lorena. Dopo una vita vagabonda e mille mestieri, si è infine dedicato alla scrittura ritirandosi in un piccolo borgo di montagna nei pressi di Grenoble. Autore di una ventina fra romanzi, raccolte di racconti e libri per ragazzi, nel 2003 ha vinto il prix Médicis per Un inverno nella foresta.

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Ispirata ad un fatto vero*, ecco una bibliografia dedicata ai romanzi ambientati nel mondo delle terme, da Milan Kunder ad Arthur Schnitzler, dalla cittadina di Roulettenbug di Dostoevskij a Porretta Terme, passando per Ischia e per lo stabilimento termale di Montalban. Bonus, in chiusura, il suggerimento cinematografico!

 

* una esperienza personale di questi giorni!

 

Dostoevskij, Il giocatore, varie edizioni

Un giovane precettore viene posseduto dal demone del gioco d’azzardo. Il racconto diventa così la narrazione di un’ossessione descritta con lucida genialità dal giocatore stesso. L’incalzante ritmo narrativo segue passo passo l’incrinarsi del destino. Poi uno stacco temporale e il lettore è proiettato d’improvviso in un’intricata matassa di rapporti di cui il protagonista cerca disperatamente il bandolo. La tecnica narrativa procede per interrogativi, supposizioni, indizi, suscitando un’atmosfera di autentica suspense che si risolve solo alla fine, quando il racconto perde il ritmo convulso e premette al lettore di sciogliere dubbi ed enigmi.

 

Yasunari Kawabata, Il paese delle nevi, Einaudi

Si tratta del primo romanzo di Kawabata ad essere stato tradotto in italiano (1959). Il paese del titolo è il paradiso terrestre sulla costa occidentale della maggior isola del Giappone, dove sorgono terme squisite, e delicati luoghi di villeggiatura. È questa la scena su cui si dipana la storia di Shimamura, ricco e raffinato esteta, e Komako, geisha delle terme. Komako fa parte di una categoria di geishe assai diversa da quella di città: le cortigiane del paese delle nevi non potranno mai diventare famose musiciste o danzatrici. Il loro destino è quello di maturare tra gli incanti e la corruzione di quel luogo appartato, dedito alla ricerca del riposo perfetto. Quello dei protagonisti è quindi un incontro d’amore elusivo e precario.

 

Manuel Vazquez Montalban, Le terme, Feltrinelli

Pepe Carvalho a causa dei suoi eccessi alimentari si trova ad affrontare un periodo di disintossicazione in un impianto termale nel sud della Spagna. “El balneario” è un istituto dietologico ed idroterapico gestito da una società svizzera che ha recuperato le antiche terme romane ed arabe sulle sponde del fiume Sangue. Intorno al padiglione in stile moresco si muove una clientela facoltosa e cosmopolita seguendo le diete draconiane sviluppate dallo scomparso Dott. Faber. Carvalho, nonostante le sue scarse risorse ed il suo smodato interesse per il cibo, si trova a vivere alcuni giorni in un luogo di benessere che improvvisamente si trasforma in un luogo di sterminio.

Danila Comastri Montanari, Scelera, Hobby Work

Tre nuovi misteri per il senatore-detective Publio Aurelio Stazio, sullo sfondo dei luoghi più suggestivi dei Campi Flegrei. Un omicidio nell’esclusiva stazione termale di Baia, legato all’ambiente della “dolce vita romana”, con le sue feste, i suoi banchetti, il suo culto della bellezza e i suoi piaceri segreti. Un delitto “sociale”, perperrato nel sudatorium delle terme e intimamente connesso al mondo dei lavoratori portuali di Pozzuoli, in lotta per affermare i propri diritti. Un caso di pedofilia, con la scomparsa di due fanciulle di quattordici anni, diversissime tra loro e forse vittime di un bruto: Lelia, la figlia del Prefetto della flotta imperiale di Miseno, e Faustina, una povera reietta dei bassifondi

 

Milan Kunder, Il valzer degli addii, Adelphi

In una cittadina termale dal fascino démodé, otto personaggi si stringono sull’onda di un valzer sempre più vorticoso: una graziosa infermiera; un ginecologo dai molti talenti; un ricco americano (insieme santo e dongiovanni); un trombettista famoso; un ex prigioniero politico, vittima delle purghe, e prossimo a lasciare il suo paese… Un «sogno di una notte di mezza estate». Un «vaudeville nero». Le domande più serie vengono poste con una leggerezza blasfema che ci fa capire come il mondo moderno ci abbia sottratto anche il diritto alla tragedia.

 

Arthur Schnitzler, Dottor Grasler medico termale, varie edizioni

Il dottor Grasler, cinquantenne medico termale, morbosamente legato alla protettiva sorella Friederike, dopo il suicidio di costei lascia l’isola di Lanzarote, dove ha soggiomato durante l’inverno e torna in Ungheria a esercitare la sua professione. Avvertendo il vuoto della propria vita cerca, pur sempre esitante ed incerto, la donna ideale, che crede di trovare in Sabine Schleheim, la giovane e volitiva figlia di un cantante ritiratosi dalle scene…

 

Gianni Mura,Ischia, Feltrinelli

orna l’ineffabile commissario Jules Magrite, con i baffi, le maglie a righe, la passione per i cibi di qualità e i vini d’annata. Torna in Italia come turista. Al suo fianco il giudice Michelle Lapierre, conosciuta durante le indagini su un caso sanguinoso. Con lei vive una relazione di abbandono e pudore, di tenerezza e disincanto, che in questa vacanza potrebbe consumarsi o, chissà, diventare una vera storia d’amore. La loro permanenza a Ischia – o, come dicono i francesi, “Iscià” – è appena cominciata, quando l’omicidio di un giovane romeno scuote la quiete dell’isola. Magrite non tarda a farsi coinvolgere, anche perché dal giorno del suo arrivo Peppe ‘o Francese – meglio noto ai flic come Pépé le Couteau – lo riempie di racconti e confidenze, su di sé e i suoi compaesani, come se davvero non avesse aspettato altro. E oltre il sipario delle buganvillee, delle scogliere e dell’acqua verde-azzurra il commissario scopre ben presto corruzione, degrado, criminalità. Pépé le Couteau accompagna Magrite dentro l’inferno di uno dei più celebrati paradisi mediterranei. Fino a dove? E a che prezzo? Dopo Giallo su giallo, Gianni Mura scrive un noir civile intenso e appassionato.

 

Ginevra Bompiani, La stazione termale, Sellerio

Due coppie di donne soggiornano in una stazione termale: una bambina con la zia, e due vecchie amiche. Si incontrano, si chiacchiera, si fa amicizia; si osservano e si studiano. Le vite delle quattro donne, ognuna con i suoi segreti e i suoi silenzi, si rispecchiano l’una dentro l’altra. E poco a poco affiora il passato, si scoprono i segreti, inconfessati o rimossi, si illuminano caratteri, emozioni e modi diversi di affrontare i drammi della vita.

 

Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore, Bompiani

“Và dove ti porta il cuore”, racconta una storia forte e umanissima in forma di lunga lettera – scandita come un diario – di una donna anziana alla giovane nipote lontana. È una lettera di amore e allo stesso tempo una pacata ma appassionata confessione a cuore aperto di un’intera vita che nel gesto della scrittura ritrova finalmente il senso della propria esperienza e della propria identità.

 

 

Milena Agus, Il mal di pietre, Nottetempo

L’autrice racconta la storia di una nonna (nonna della narratrice), della sua vita, del suo matrimonio e dei suoi amori. In quest’ordine, appunto, perché alla nonna tutto capita un po’ in ritardo, quando ormai non ci spera più. Il matrimonio sembrava una possibilità sfumata (per via di una sentimentalità troppo accesa che faceva fuggire i pretendenti), quando a Cagliari, nel ’43, arriva un uomo che viene ospitato dalla famiglia e si sdebita sposandone la figlia. Ma non è ancora l’amore, quell’amore vagheggiato e sognato da tutti i personaggi di Milena Agus, con tanto sfortunato ardore. Ed ecco che sembra arrivare inaspettato, durante un viaggio in Continente, durante una cura termale per curare il “mal di pietre”, i calcoli renali.

e c’è anche il film, l’indimenticabile L’anno scorso a Marienbad:

 

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Dal 17 novembre

Haruki Murakami,La strana biblioteca, Einaudi

 

 

Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po’ strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità (è un bambino curioso, il nostro protagonista): la riscossione delle tasse nell’impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l’aspetta un altro bibliotecario, ancora più bizzarro della prima: “aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt’intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio”. E davvero una ben strana biblioteca, questa! Il bibliotecario accompagna il bambino attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora. E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l’uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta..

English: The signature of Haruki Murakami

English: The signature of Haruki Murakami (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

 

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Poco conosciuto in Itaia, Pablo Feinmann meriterebbe di certo più attenzione considerato quello che ha fatto vedere!

Continua con L’ombra di Heidegger la sua idea di narrativa che parte dalle storie intime e private (in questo caso la lunga lettera di un padre al figlio) per poi arrivare molto in alto, sempre in grado di presentare ambientazioni e storie molto diverse tra loro.

Un romanzo filosofico denso e avvincente che svela la colpa terribile del pensiero filosofico della nazione tedesca, colpevole di aver contribuito e posto le radici per portare al potere quanto di peggio abbia visto il Secolo scorso, incarnato nella parabola di Heidegger e di coloro che lo hanno seguito.

Come è stato possibile che le più alte vette della filosofia abbiano portato a costruire le basi teoriche del nazismo? Cosa può aver portato la mente sopraffine del grande filosofo ad iscriversi al partito nazista, a diventarne fiero sostenitore?

L’abisso che porterà alla rovina la Germania e i suoi abitanti viene qui descritto con passaggi precisi e ben chiari, attraverso la parabola di un allievo del pensatore tedesco.

L’ ombra di Heidegger,
Beat Edizioni, Feinmann José P.

 

 

È il 1948 e Dieter Muller, allievo del maggiore filosofo del Novecento, il pensatore tedesco Martin Heidegger, prima di compiere il gesto estremo di togliersi la vita, scrive una lunga lettera al figlio. La lettera illumina il clima della cultura tedesca degli anni Trenta, la percezione di trovarsi dinanzi a una svolta cruciale della storia umana in cui si sfidavano nel duello finale, in una vera e propria apocalisse dell’accadere storico, l’universalismo giudaico-cristiano della tecnica, rappresentato dal dominio anglo-americano, e le forze della tradizione europea. Sono gli anni in cui il nazionalsocialismo trionfa, e Martin Heidegger si trasforma nel profeta di una intera generazione chiamando la gioventù tedesca alla lotta per la grandezza perduta della Germania sotto la guida del Fuhrer. Dieter Muller racconta al figlio la sua fede incrollabile in quegli ideali, e il fervore con cui lui e altri giovani intellettuali tedeschi del tempo condussero quella battaglia. Finché, rifugiatosi in Argentina dopo la guerra, la foto di un ebreo condotto alla camera a gas dalle SS, lo pone dinanzi alla terribile verità del genocidio e della soluzione finale. Una verità insopportabile per Dieter Muller, che non esita a porre fine alla propria vita. Dall’istante in cui entra in possesso della lettera del padre, un solo pensiero ossessiona il giovane Muller: rintracciare il responsabile della fine del padre, Martin Heidegger.

Trad Sessa F.

qui, l’autore spiega perchè Martin Heidegger è il filosofo più importante del Novecento:

 

 

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Sorprendente autore, Juan Josè Saer, consigliatissimo a chi ama Cortazar, Bolano. Il nostro libro del cuore della settimana si sviluppa come un romanzo in stile Robinson Crusoe, con il protagonista ormai anziano che rende noto l’avventura che gli cambiò la vita, molti decenni prima.
Negli anni della conquista delle Indie, un giovane viene catturato dagli indigeni, dopo il massacro di parte dell’equipaggio della nave. A distanza di tempo, ancora non si capacita del fatto di essere stato risparmiato, di aver potuto vivere con loro per lungo tempo, per poi essere rispedito con una canoa alla sua gente.
Come se lui dovesse essere testimone di qualcosa nei confronti del resto del mondo.. Perchè ”

tutto deve esserci sempre. Se per caso, anche una sola cosa dovesse mancare, tutto si sgretolerebbe.”

Una gran capacità di orchestrare le proprie storie per questo straordinario scrittore argentino, meritevolmente proposto ai lettori italiani da La nuova frontiera.

 

 

 

L’arcano, Juan Josè Saer, La nuova frontiera

Da qualche parte al di là dell’Oceano, negli anni della conquista e della ricerca delle Indie, un mozzo di quindici anni viene catturato da una tribù di indios. Scoprirà subito che sono cannibali ma, a differenza di quanto avvenuto ai suoi compagni, non è destinato alla graticola: gli indios si aspettano altro da lui. Anno dopo anno la sua cattività si prolunga, monotona e tranquilla, mentre davanti ai suoi occhi si dispiegano gli usi, i costumi e la visione del mondo di quegli indios. Lui riferisce tutto fedelmente al lettore, minuzioso nei particolari, anche i più inquietanti, anche i meno comprensibili. Poi un giorno, all’improvviso, gli indios lo mettono su una canoa carica di regali e lo abbandonano alla corrente; più tardi una nave spagnola lo raccoglie. Tutto il resto della sua lunga vita sarà marcato da quegli anni, la sua avventura diventerà leggenda e lui stesso ne trarrà un canovaccio di successo.
Trad. Laura Pranzetti

Juan José Saer, nato in Argentina nel 1937, è stato il principale scrittore della generazione dopo Borges. Nel 1968 si trasferì a Parigi e fu professore di letteratura all’Università di Rennes. La sua vasta opera narrativa comprende dodici romanzi, cinque libri di racconti, uno di poesia e vari saggi. Nel 1987 vinse il Premio Nadal, a cui si aggiunsero altri prestigiosi riconoscimenti come il premio France Culture, e il premio Unione Latina di Letterature Romanze. Morì a Parigi nel 2005.

Argentine novelist Juan José Saer.

Argentine novelist Juan José Saer. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

 

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alligatore nuovo

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IL LIBRO DEL CUORE DELLA SETTIMANA. L’inondazione, di Adrian Bravi
Una quotidianità stralunata e poetica, un linguaggio asciutto ma evocativo, i soliti personaggi immersi in una solitudine fatta di ricordi: questi sono i tratti che accomunano l’opera di Adrian Bravi, autore italo argentino risiedente nelle vicine Marche. Sono splendide le lente passeggiate in barca che l’anziano protagonista, il vecchio Morales, effettua tra le vie del paese sommerso dalle acque del rio Sauce, che con una inondazione si è mangiato la vita del paese: lui, unico sopravvissuto, decide di non andarsene.. Una piccola rivolta quotidiana, quasi in combutta con il fiume, venuto a riprendersi un territorio su cui grava la minaccia della speculazione edilizia…

Adrian Bravi, L’inondazione, Nottetempo
Morales vive con Clemente, un cane arancione con le orecchie appese, in una soffitta di Río Sauce. Un paese che prende il nome da un fiume e che, dopo un’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che passa le sue giornate a percorrere il paese in barca, a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso dove riposa la moglie. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di imprenditori, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Con la sua lingua incantata Bravi racconta una vicenda a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane, le minacce, le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa.
“Un’irresistibile verve comica incline a un lirismo trasognato. Un talento”. Alessandra Iadicicco, La Stampa

 

 

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Un ottimo romanziere francese, fondatore di Medici senza frontiere, un tema di stretta attualità, un libro appena uscito:
 
Français : Jean-Christophe Rufin à la 30e Foir...

Français : Jean-Christophe Rufin à la 30e Foire du livre de Brive-la-Gaillarde (Photo credit: Wikipedia)

Jean-Christophe Rufin, Check Point, E.o

 
Il maggior successo editoriale del 2015 in Francia
 
Il fondatore di Medici senza frontiere racconta nel suo romanzo una delle più grandi crisi di coscienza che l’Occidente attraversa nella nostra epoca: i limiti dell’aiuto umanitario
 
«Con il suo nuovo libro, Jean-Christophe Rufin ci regala un romanzo “on the road”, una storia ricca di suspense psicologica di rara intensità».
RTL France
Quattro ragazzi e una ragazza guidano i due camion di una ONG francese che trasportano aiuti umanitari in un villaggio bosniaco durante la guerra nella ex Jugoslavia. Sotto il cappello dell’azione umanitaria i cinque sono mossi da motivazioni diverse e nascoste, che si riveleranno solo nel corso della vicenda. Amori, frustrazioni, ideali, opportunismi, tradimenti, paura e coraggio si dipanano man mano che il convoglio avanza nel livido inverno di guerra. Ma chi sono i buoni e i cattivi in questa guerra e in tutte le guerre? E in ogni caso, l’impotenza dell’azione umanitaria (ONU e ONG) richiede ormai il passaggio a uno schieramento militare? La bellezza del romanzo di Rufin sta nella sua capacità di raccontare questo attualissimo dibattito non attraverso argomentazioni ideologiche, bensì attraverso la creazione di personaggi con storie diverse alle spalle, motivazioni personali e politiche che si confondono. Gli scontri che li vedono contrapporsi all’interno di una trama ricchissima di colpi di scena, di suspense e di storie incastrate una dentro l’altra, come bambole russe, sono tutt’altro che ideologici: sono umani, fin troppo umani.
Jean-Christophe Rufin, medico, diplomatico, fondatore di Medici senza frontiere, Premio Goncourt, è autore di numerosi romanzi tra cui L’uomo dei sogni e Il collare rosso, entrambi pubblicati dalle Edizioni E/O.

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La vita straordinaria di Beryl Merkham raccontata in prima persona in questo colorito romanzo: una infanzia libera e selvaggia nel continente africano,una vita movimentata, l’amore per i cavalli, l’amicizia con Karen Blixen e l’avventura. Non dimentichiamolo, fu intrepida aviatrice capace di solcare l’oceano negli anni Trenta per una pericolosa trasvolata..  Per chi ha amato LA MIA AFRICA, basato anche sul libro di memorie della Merkham A OCCIDENTE CON LA NOTTE .

 

Paula McLain,

Tra cielo e terra, Neri Pozza

Nel 1904, i Clutterbuck lasciano l’Inghilterra e, navigando per settemila miglia fino al porto di Mombasa, raggiungono Nairobi, e da lì la «terra imperiale» che Charles Clutterbuck ha comprato a buon prezzo. La terra si riduce a seicento ettari di macchia incolta e a tre capanne esposte alle intemperie. Data la vicinanza all’equatore, non esiste il crepuscolo. Il giorno diventa notte nel giro di pochi minuti. In lontananza si sentono gli elefanti farsi strada nella boscaglia. I serpenti vibrano nelle tane.

Due anni dopo, quando la macchia incolta ha quasi le sembianze di una fattoria di allevamento di cavalli, Clara, la moglie di Charles, compra un biglietto di ritorno per l’Inghilterra per sé e per Dickie, il figlio maggiore di cagionevole salute. L’Africa è troppo dura per lei, dice. Alla stazione di Nairobi bacia la piccola Beryl, rimasta sola col padre, e la esorta a essere forte.

Beryl cresce libera nell’Africa indomita e selvaggia. Quando è buio pesto, sguscia spesso da una finestra aperta per raggiungere il suo amico Kibii, un ragazzino kipsigi. Intorno a un falò basso e scoppiettante ascolta i racconti della tribù e sogna di diventare anche lei un giovane guerriero.

Un giorno, a casa degli Elkington, una magnifica dimora che dà su chilometri e chilometri di boscaglia africana, Paddy, il leone che scorrazza libero per casa, l’azzanna a una coscia, subito sopra il ginocchio, e poi molla la presa, come se gli fosse chiaro che non è «destinata a lui».

Quale sia il destino di Beryl, nata Clutterbuck, è scritto nel rapido susseguirsi degli eventi che segnano la sua vita: la guerra, con ampie porzioni del Protettorato britannico trasformate in campi di battaglia per impedire ai tedeschi di prendersi la terra; il fallimento della fattoria paterna, con Charles Clutterbuck che decide di trasferirsi a Città del Capo, dove amano i cavalli e dove lui conta di ripartire da zero; il matrimonio della giovanissima Beryl con Jock Purves, un uomo forte e robusto ma nulla più; la scelta di diventare la prima donna con la licenza di addestratrice di cavalli al mondo; il fatidico incontro con Karen Blixen, la misteriosa baronessa danese che gestisce una piantagione di caffè da sola, mentre il marito va a caccia di rinoceronti; l’amore per l’affascinante amante della baronessa, Denys Finch Hatton, organizzatore di safari e aviatore che sembra non dubitare mai di se stesso o dell’universo in cui si muove; il divorzio da Jock e il matrimonio con lord Mansfield Markham; l’attrazione per il volo, trasmessagli da Denys, che ne fa la prima donna a sorvolare l’Atlantico senza scali.

Con una scrittura impeccabile e un ritmo degno dell’esistenza tumultuosa di cui narra, Paula McLain compone il romanzo della vita di Beryl Markham, di una donna capace di sfidare il suo tempo in nome della libertà d’amare e vivere secondo i propri desideri e le proprie passioni.
Trad Fefè S.

 

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Recuperiamo un libro uscito un pò di tempo fa, frutto dell’abilità di una autrice ingiustamente ignorata in Italia, pubblicato da un piccolo ma combattivo editore, Barta.

Una autrice consigliata ai tanti fans di Mary Higgins Clark, che possiamo collocare nel genere suspence \psicologico\ famigliare… Un terribile delitto, un uomo e il figlioletto in fasce, l’evidenza che conduce alla moglie turbata da una depressione post parto, una donna che nonostante la confessione dell’amica è convinta di non poter credere ad una simile cosa. I colpi di scena non mancano certo in questo libro volta-pagina,  a cui si alternano i ricordi della vita “precedente” con l’infanzia e la maturità delle protagoniste, e come potete sospettare l’evidenza cela ben altro.

 

PATRICIA MACDONALD,

IL BUIO NELL’ACQUA, Barta Editore

West Briar, lungo la costa di Long Island. Morgan Adair raggiunge l’amica d’infanzia Claire, che l’ha voluta accanto a sé e all’amorevole marito Guy Bolton in veste di madrina del piccolo Drew. Nonostante l’atmosfera festosa del battesimo sia offuscata dalla preoccupante depressione di Claire, alla fine tutto sembra risolversi e Morgan saluta l’amica per partire alla volta dell’Inghilterra.

Quand’ecco che una telefonata la costringe a tornare indietro: Drew e Guy sono morti, ed è Claire stessa ad accusarsi del duplice omicidio. Sola contro tutti, Morgan proverà a dimostrare l’innocenza di un’amica che per lei è più di una sorella, e a rispondere a due inevitabili domande: se non è stata Claire, perché ha confessato? E chi è il vero colpevole?

Erede delle gialliste britanniche e della grande tradizione del romanzo nero statunitense («Le Figaro Magazine»), Patricia MacDonald scandaglia i fondali della psiche con una scrittura la cui voluta scorrevolezza è al servizio di un intreccio disseminato di false piste, indizi fuorvianti, ripensamenti e capovolgimenti. I vicoli ciechi che sembrano inghiottire ad ogni passo l’ostinata indagine di Morgan Adair non sono altro che zone d’ombra di storie taciute, buchi neri infestati da mostri domestici, abissi da cui si distoglie lo sguardo prima che il buio restituisca il nostro vero volto.

 

Trad Capararo C.

 

 

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