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LA TRILOGIA DELLA MACCHINA – Miljenko Jergovic

Dal 2002 al 2007 Miljenko Jergović ha composto la cosiddetta “trilogia della macchina”, tre libri che narrano del rapporto tra l’uomo e la sua automobile. Parliamo di Buick Riviera, Freelander e di Volga Volga, di imminente pubblicazione per Zandonai, un libro che aspettiamo con smodata trepidazione. Ovviamente, pistoni e rombo del motore sono l’escamotage per parlare d’altro. . I protagonisti delle sue opere incarnano quello che possiamo definire “sentimento nazionale” e  portano con sé le loro tradizioni, la loro religione e la loro mentalità, e anche se in loro esiste la possibilità di interpretare in modo diverso il sentimento di comprensione degli altri,  sono destinati a diventare vittime della loro incapacità di elevarsi al di sopra della loro origine nazionale, di certi vecchi odii le cui origini sono ormai dimenticate, del peso di conflitti storici. La Yugoslavia.

Come nelle altre due opere, un viaggio è lo spunto iniziale per condurre il lettore in un cuore di tenebra che avvolge le esistenze. Figura centrale del romanzo è Jalal Pljevljak,  autista dell’esercito yugoslavo al servizio di alti ufficiali, credente musulmano; il nostro uomo si reca regolarmente con la sua Volga nera da Spalato, fino a Livno nella vicina Bosnia-Erzegovina, a pregare nella moschea. Finchè un incontro con una famiglia musulmana e il precipitare degli eventi lo mette al centro di vicende  storiche impensabili.

Chiave per interpretare gli ultimi decenni della storia del Paese vicino (inteso come ex Jugoslavia), l’ opera di Jergovic è di alto spessore culturale:  l’augurio è che presto anche il pubblico italiano possa conoscerlo diffusamente, e che l’editoria lo presenti degnamente: Buick Riviera, per esempio,  pubblicato da Scheiwiller libri, NON è disponibile. Che tristezza!

PRIMA DI “VOLGA VOLGA”. Buick Riviera, il primo libro della trilogia

Da  Buick Riviera è stato tratto un film nel 2008 dal regista Goran Rusinovic. Secondo l’autore stesso, si tratta di una “novella”  ambientata nella campagna del Nord America, in cui si incrociano i destini di un rifugiato serbo di Bosnia, probabilmente un criminale di guerra, e un rifugiato musulmano che aveva trascorso venti anni negli Stati Uniti d’America

Il filmè stato premiato a Sarajevo e a Pola, chissà se lo vedremo mai anche in Italia; seguendo il link potrete vederne il trailer:

http://www.youtube.com/watch?v=41QGI6SRi4g

Riportiamo una recensione per Buick Riviera, realizzata da Osservatorio Balcani:

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3752/1/152

Buick Riviera, Libri Scheiwiller 2004

Traduzione dal croato di Ljiljana Avirovic.
Buick Riviera di Miljenko Jergovic è una novella di fortissima intensità, che ti parla della Bosnia pur essendo ambientata negli Stati Uniti e che ti bruci in una giornata in cui fuori fa freddo e non hai voglia di fare null’altro che leggere.

È però anche qualcosa di più. Che scava dentro le narrazioni di una guerra distante nel tempo e nello spazio, ma più che mai presente nel vissuto delle persone, forse ancor più in quelle emigrate che hanno interrotto la loro storia “voltando pagina”. E nel conflitto non elaborato che si nutre di stereotipi e di fantasmi.

Sotto questo profilo l’incontro fra Vuko, ex miliziano serbo bosniaco, e Hasan, anche lui bosniaco ma mussulmano, negli Stati Uniti per sfuggire al “più bello e più triste posto al mondo”, è di una rara forza descrittiva perché capace di indagare la psicologia sociale e la sottile complicità dei due protagonisti comunque diversi da “questi stronzi americani”, visto che ” in fondo,vi era più odio in uno sguardo rivolto da suo suocero al portiere portoricano di tutto quello visto nelle guerre bosniache”.

E basta il semplice racconto (e la reticenza al racconto) dei loro conflitti coniugali in una nevosa notte dell’Oregon per capire come fosse stato possibile che le persone d’improvviso si scannassero: “Ma certo, voi eravate per la fratellanza e l’unione, ma quel genere di fratellanza e unione per le quali tutti vi sono fratelli, ma voi non lo siete per nessuno. Non va bene così, amico. Né dal punto di vista biologico, né sociale. ” Io ti ho raccontato tutto, tu invece non mi hai raccontato niente. E adesso guarda cosa siamo l’uno per l’altro”.

Così l’incontro fra due compaesani diviene l’affresco di un mondo, l’amore per una vecchia automobile americana la descrizione di quel “sogno di estero” degli jugovici di cui ci ha narrato Rada Ivekovic nel suo “Autopsia dei Balcani”, la pace e il silenzio della locanda balcanica svuotata di vita dopo il passaggio dei riservisti per farci capire come la guerra possa essere festa “che forse gli aveva dato le migliori soddisfazioni”, la campagna e la città nel pane spezzato con le mani o tagliato con il coltello, la differenza fra il basket e il calcio perché in quest’ultimo “ci sono pochi goal. E per questo gli americani non amano il calcio. Non riescono ad aspettare tanto a lungo . “.

Immagini che ti raccontano della banalità del male e del paradosso di una vicinanza in bilico fra odio e amore, fra tradizione e modernità, fra tristezza e serenità perché “niente si accompagna meglio di queste due”.

 PRIMA DI “Volga Volga” e dopo Buick Riviera- La nostra recensione d’epoca per Freelander

Freelander è il nuovo libro di Miljenko Jergovic, uno scrittore bosniaco che vale davvero la pena frequentare (ad onta dell’aspetto “orchesco”. .), degno erede di una tradizione di cantori balcanici del calibro di Ivo Andric e Danilo Kis.

Nella trilogia denominata ” delle macchine”, di cui fanno parte Buick Riviera, Freelander e Volga, Jergovic parte indagando il rapporto dell’uomo con la sua macchina (quanti ricordi personali possono evocare certe vecche carcasse di auto!), per poi volgere lo sguardo del suo obiettivo (dal taglio quasi cinematografico) alla grande storia, all’identità lacerata del popolo “iugoslavo”, ai drammi e ai lutti che hanno sconvolto quelle terre.


Freelander
Jergovic Miljenko, Zandonai

Traduzione dal croato di Ljiljana Avirovic.  

Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent’anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante della sua fedele amica, il professore percorre i chilometri che separano Zagabria da Sarajevo, la città natale da cui manca da quasi mezzo secolo. Davanti ai suoi occhi sfilano rovine, campi minati, ciminiere arrugginite e i bizzarri abitanti di una terra che non gli appartiene più. In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergovic, che quando scrive mette in gioco l’intera esistenza

Miljenko Jergovic (1966), romanziere, poeta, giornalista e sceneggiatore, è uno dei maggiori talenti letterari della sua generazione. Le sue ultime opere tradotte in italiano sono La dimora di noce (Scheiwiller, 2005) e Insallah, Madona Insallah (Scheiwiller, 2006).

E giusto per non farci mancare niente, ci aggiungiamo anche la nostra recensione 2007 per Insallah madona insallah

MILIJENKO JERGOVIC, INSALLAH MADONA, INSALLAH, SCHEIWILLER

Uno dei migliori libri degli ultimi dodici mesi: racconti che compongono un unico disegno narrativo, ispirato alle ballate dei cantori di Dalmazia e Bosnia che venivano declamate di villaggio in villaggio. La potenza narrativa di questo autore è davvero formidabile, uno stile riconducibile a quello dello scrittore Ivo Andric e che ricorda la cinematografia di Kusturica.

Una raccolta di diciannove racconti e, insieme, un romanzo. I racconti si ispirano alle “sevdalinke”, canzoni d’amore bosniache e dalmate di antica tradizione popolare, e ad altre canzoni dalmate eseguite da gruppi canori detti “klape”. Un affresco fantastico e fiabesco, poetico e commovente, e insieme una lucida evocazione, che nulla smarrisce di una memoria storica spesso terrificante di una realtà cruda, spietata, come quella bosniaca. Costruito con una sapienza stilistica di sapore quasi barocco, propria di uno scrittore che ha ormai raggiunto una perfetta padronanza degli strumenti linguistici che gli sono familiari, ha il dono di una leggerezza che dissipa qualsiasi difficoltà di lettura. Ancora una volta, Miljenko Jergovic lancia una sfida: una sfida di paradossi tragicomici il cui senso profondo, la cui più profonda carica semantica, è innescata dalla miccia di un linguaggio che è tutt’uno con le cose.

L’AUTORE

da wikipedia

Miljenko Jergović nasce il 28 maggio del 1966 a Sarajevo dove trascorre l’infanzia e compie studi universitari in filosofia e sociologia. Nel 1988, a soli ventidue anni, esordisce come poeta con una raccolta di versi Opservatorija Varsava [Osservatorio di Atene], che gli vale il premio “Ivan Goran Kovacic” e il premio Mak Dizdar. Due anni dopo appare nella Nuova antologia della poesia bosniaca. Nel 1992 intraprende la carriera giornalistica, iniziando a scrivere per il settimanale spalatino Nedjeljna Dalmacija. Poco tempo dopo diventa collaboratore del celebre settimanale di denuncia e satira politica Feral Tribune, sulle cui colonne si dedica ai più svariati temi con la sua consueta ironia. Nel 1994, durante la guerra nei Balcani, decide di trasferirsi a Zagabria. La prima raccolta di racconti Sarajevski Marlboro [Le Marlboro di Sarajevo], che gli vale il prestigioso premio tedesco Erich-Maria Remarque e il premio Ksaver Sandor Gjalski, racconta le drammatiche vicende della guerra con affreschi commoventi e fiabeschi. La sua già vasta produzione letteraria, tradotta in molte lingue, continua a ottenere successo di pubblica e critica. Tra i molti premi vinti compare anche, nel 2003, l’italiano Grinzane Cavour per il libro Mama Leone, scritto quattro anni prima. Nel 2010 esce anche in Italia, presso Zandonai, Freelander, che racconta la storia del viaggio di Karlo Adum, professore in pensione e vedovo, tra le strade della Serbia sulla sua Volvo del ’75.

« Stava davanti al supermercato, fissava la sua macchina e pensava com’era possibile che non valesse più della benzina necessaria ad andare fino a Stoccolma. Già, ora per Zagabria girano parecchie macchine molto più costose, ma a Stoccolma non arriverebbero neppure, andrebbero in ebollizione già a metà strada, si fermerebbero da qualche parte nel cuore della Germania, si dissolverebbero in mezzo all’autostrada, mentre lei, la Volvo, sarebbe in grado, ne era certo, di tirare dritta fino al Polo Nord, e ora, improvvisamente, non valeva un fico secco. Di quel vegliardo vale meno soltanto la sua vecchia automobile. Ecco, è così che gira il mondo!»

La sua opera rimane sempre legata al contesto ex-jugoslavo, attraverso la quale si può riconoscerlo erede della miglior tradizione narrativa balcanica. Attualmente collabora con giornali come Jutarnji list di Zagabria, Oslobodjenje di Sarajevo e Politika di Belgrado. Miljenko è anche sceneggiatore di successo. Nel 2008 il film Buick Riviera, film tratto dall’omonimo romanzo, gli è valso numerosi premi al Festival del cinema di Sarajevo e Pola. È membro dei PEN Club di Bosnia e Croazia.

jergovic

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jervovic

in libreria trovate Al dì di Pentecoste,  ultima fatica del nostro autore balcanico contemporaneo preferito, Miljenko Jergovic, un libro potente dal ritmo ampio e pastoso, che ci consegnerà un impietoso ritratto del disfacimento della ex Jugoslavia.

Miljenko Jergović nasce il 28 maggio del 1966 a Sarajevo dove trascorre l’infanzia e compie studi universitari in filosofia e sociologia. Nel 1988, a soli ventidue anni, esordisce come poeta con una raccolta di versi Opservatorija Varsava [Osservatorio di Atene], che gli vale il premio Ivan Garan Kovacic e il premio Mak Dizdar. Due anni dopo appare nella Nuova antologia della poesia bosniaca. Nel 1992 intraprende la carriera giornalistica, iniziando a scrivere per il settimanale spalatino Nedjeljna Dalmacija. Poco tempo dopo diventa collaboratore del celebre settimanale di denuncia e satira politica Feral Tribune, sulle cui colonne si dedica ai più svariati temi con la sua consueta ironia. Nel 1994, durante la guerra nei Balcani, decide di trasferirsi a Zagabria. La prima raccolta di racconti Sarajevski Marlboro [Le Marlboro di Sarajevo], che gli vale il prestigioso premio tedesco Erich-Maria Remarque e il premio Ksaver Sandor Gjalski, racconta le drammatiche vicende della guerra con affreschi commoventi e fiabeschi. La sua già vasta produzione letteraria, tradotta in molte lingue, continua a ottenere successo di pubblica e critica. Tra i molti premi vinti compare anche, nel 2003, l’italiano Grinzane Cavour per il libro Mama Leone, scritto quattro anni prima. Nel 2010 esce anche in Italia, presso Zandonai, Freelander, che racconta la storia del viaggio di Karlo Adum, professore in pensione e vedovo, tra le strade della Serbia sulla sua Volvo del ’75.
« Stava davanti al supermercato, fissava la sua macchina e pensava com’era possibile che non valesse più della benzina necessaria ad andare fino a Stoccolma. Già, ora per Zagabria girano parecchie macchine molto più costose, ma a Stoccolma non arriverebbero neppure, andrebbero in ebollizione già a metà strada, si fermerebbero da qualche parte nel cuore della Germania, si dissolverebbero in mezzo all’autostrada, mentre lei, la Volvo, sarebbe in grado, ne era certo, di tirare dritta fino al Polo Nord, e ora, improvvisamente, non valeva un fico secco. Di quel vegliardo vale meno soltanto la sua vecchia automobile. Ecco, è così che gira il mondo! »

La sua opera rimane sempre legata al contesto ex-jugoslavo, attraverso la quale si può riconoscerlo erede della miglior tradizione narrativa balcanica. Attualmente collabora con giornali come Jutarnji list di Zagabria, Oslobodjenje di Sarajevo e Politika di Belgrado. Miljenko è anche sceneggiatore di successo. Nel 2008 il film Buick Riviera, film tratto dall’omonimo romanzo, gli è valso numerosi premi al Festival del cinema di Sarajevo e Pola. È membro dei PEN Club di Bosnia e Croazia.

Miljenko Jergović

AL DÌ DI PENTECOSTE, Zandonai

Quando un uomo diventa vecchio e la vita gli è già passata sopra, pensa Lazar, allora scompare in lui ogni forma di rabbia. Ora non sarebbe più disposto a picchiare, bensì si lascerebbe cadere, leggero e silente come la pioggia, come il sonno o la morte, sul bel corpo di Srda Kapurova.
n un appartamento sfitto di Zagabria viene scoperto il cadavere di una giovanissima zingara, vittima di un efferato omicidio. La polizia brancola nel buio: nessuno si presenta a riconoscere la salma, nessuno chiede notizie di lei e il suo nome non compare in alcun registro anagrafico. Si sa solo che è stata vista per l’ultima volta a un semaforo, il giorno di Pentecoste, mentre chiedeva l’elemosina danzando e cantando. La matassa si dipana pian piano attraverso cinque testimonianze che, ciascuna a suo modo, costituiscono esemplarmente ciò che rimane dell’identità jugoslava andata in frantumi con le guerre degli anni novanta: un’umanità preda del risentimento, attratta da miti posticci e dal cinismo di vecchi e nuovi malfattori. Da una pittoresca galleria di personaggi goffi e spaesati, fatalmente inclini alla malinconia e condannati a essere per sempre stranieri in patria, emerge un affresco cangiante e monumentale della Jugoslavia lungo tutto il Novecento, un crocevia di storie che sembrano scavare un gigantesco baratro. Storie intrise di magia e di epos, e forgiate dallo stile rapsodico, dalla vena dissacrante e dall’irresistibile comicità di un maestro della narrazione qual è Jergović, «uno che dissotterra e strappa con le unghie all’oblio interi pezzi di vita» (Paolo Rumiz).

Miljenko Jergović (1966), nato a Sarajevo e croato di adozione, è uno degli scrittori più talentuosi e brillanti della ex Jugoslavia. Romanziere, poeta, giornalista, sceneggiatore, ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in patria sia all’estero. In Italia, dopo il fortunato esordio con Le Marlboro di Sarajevo (1995), si è aggiudicato, tra gli altri, il Grinzane Cavour (2003) e recentemente il Premio Tomizza (2011). Tra i suoi ultimi romanzi tradotti in italiano ricordiamo Insallah Madona, insallah (Scheiwiller, 2006) e Freelander (Zandonai, 2009).

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