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Posts Tagged ‘scrittori russi’

su questo libro siamo pronti a scommetterci! Qualità garantita!

Serena Vitale, Il defunto amava i pettegolezzi, Adelphi
in libreria da domani
Mosca, 14 aprile 1930. Intorno alle undici del mattino i telefoni si mettono a suonare tutti insieme, come indemoniati, diffondendo «l’oceanica notizia» del suicidio di Vladimir Majakovskij: uno sparo al cuore, che immediatamente trasporta il poeta nella costellazione delle giovani leggende. Per alcuni quella fine appare come un segno: è morta l’utopia rivoluzionaria. Ma c’è anche il coro dei filistei: si è ucciso perché aveva la sifilide; perché era oppresso dalle tasse; perché in questo modo i suoi libri andranno a ruba. E ci sono l’imbarazzo e l’irritazione della nomenklatura di fronte a quella «stupida, pusillanime morte», inconciliabile con la gioia di Stato. Ma che cosa succede davvero quella mattina nella minuscola stanza di una kommunalka dove Majakovskij è da poco arrivato in compagnia di una giovane e bellissima attrice, sua amante? Studiando con acribia e passione le testimonianze dei contemporanei, i giornali dell’epoca, i documenti riemersi dagli archivi dopo il 1991 (dai verbali degli interrogatori ai «pettegolezzi» raccolti da informatori della polizia politica), sfatando le varie, pittoresche congetture formulate nel tempo, Serena Vitale ha magistralmente ricostruito quello che ancora oggi è considerato, in Russia, uno dei grandi misteri – fu davvero suicidio? – dell’epoca sovietica. E regala al lettore un trascinante romanzo-indagine che è anche un fervido omaggio a Majakovskij, realizzazione del suo estremo desiderio: parlare ai posteri – e «ai secoli, alla storia, al creato» – in versi.

Vladimir Mayakovsky Square in Novokuznetsk (Ru...

Vladimir Mayakovsky Square in Novokuznetsk (Russia). (Photo credit: Wikipedia)

 

 

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da giovedì, dall’autore de Vita e destino, Vasilij Grossman:
Uno scrittore in guerra – Adelphi
A cura di Antony Beevor e Luba Vinogradova
Traduzione di Valentina Parisi
«Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità»: attenendosi scrupolosamente a tale principio, a dispetto della censura e dei gravi rischi, Vasilij Grossman narrò in presa diretta le vicende del secondo conflitto mondiale sul fronte Est europeo. Era infatti inviato speciale di «Krasnaja zvezda» (Stella Rossa), il giornale dell’esercito sovietico che egli seguì per oltre mille giorni su quasi tutti i principali fronti di battaglia: l’Ucraina, la difesa di Mosca e l’assedio di Stalingrado, che fu il punto di svolta nelle sorti della guerra e diede origine a Vita e destino. Benché fosse un tipico esponente dell’intelligencija moscovita, Grossman riuscì, grazie al suo coraggio e alla capacità di descrivere con singolare efficacia ed empatia la vita quotidiana dei combattenti, a conquistarsi la fiducia e l’ammirazione di chi lo leggeva, ufficiali e soldati da una parte, e dall’altra un vasto pubblico di cittadini e patrioti ansiosi di ricevere notizie autentiche, non contaminate dalla retorica ufficiale. Dei taccuini – di sorprendente qualità letteraria – che fornirono materia ai reportage di Grossman, e che escono ora per la prima volta dagli archivi russi, lo storico inglese Antony Beevor ci offre qui una vasta scelta, arricchita da articoli e lettere dello scrittore e da altre testimonianze coeve. E il commento, sapiente cornice, ci guida attraverso le tappe della Grande Guerra Patriottica, dallo shock dell’invasione tedesca del 1941 fino alla trionfale avanzata russa su Berlino, passando per l’epica battaglia di Kursk e l’atroce scoperta dei campi di sterminio di Treblinka e Majdanek.

 

 

 

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“PIETROBURGO,- scriveva il prof.Vittorio Strada negli anni 50-60,- l’attuale Leningrado, da Puskin a Gogol’, da Dostoevskij a Blok, a Belyj è entrata nella letteratura russa con una sua topografia fantastica percorsa da personaggi irreali: gli Onegin, i Raskolnikov, i Basmačkin, gli Obleuchov, le Sconosciute” (V.Strada)

Proprio questo romanzo viene considerato il miglior libro del simbolismo russo: l’ambientazione è ad inizio Novecento, anni della guerra con il Giappone, di attentati, scioperi e cariche dei cosacchi contro gli operai. in questo periodo di tensione si inserisce il rapporto tra il giovane terrorista e il padre, il mitico Apollon Apollonovic Ableuchov, funzionario inseritissimo nella terribile macchina burocratica russa. Proprio l’ottusità della burocrazia russa pre rivoluzionaria è il bersaglio principale dell’opera, da cui risalta con fulgore una splendida protagonista: la città di Pietroburgo, appunto!

Certo, una gran bella sorpresa da parte dell’editore Adelphi, che ha riproposto questo vecchio testo Einaudi, nella stessa versione curata da Ripellino! Lettura consigliatissima per lettori di classe!

 

 Andrej Belyj, Pietroburgo, Adelphi

 

 

Pietroburgo, 1905. La città è sconvolta dalla tempesta sociale, si moltiplicano i comizi, gli scioperi, gli attentati. Il giovane Nikolaj Apollonovic, che si è incautamente legato a un gruppo rivoluzionario, entra in contatto con Dudkin, nevrotico terrorista nietzscheano, il quale gli affida una minuscola bomba. E il provocatore Lippancenko, doppiogiochista al servizio della polizia zarista e al contempo dei rivoluzionari, gli rivela qual è il suo compito: dovrà far saltare in aria il senatore Apollon Apollonovic, abietto campione dell’assurdità burocratica. Suo padre. È intorno a questo rovente nucleo narrativo che si snodano le vicende surreali e grottesche di “Pietroburgo”, unanimemente considerato il capolavoro romanzesco del simbolismo russo. Dove la vera protagonista è tuttavia la “Palmira del Nord”: una Pietroburgo maestosa e geometrica solo all’apparenza, edificata su un labile terreno palustre i cui miasmi sgretolano le possenti architetture, le cui brume sfaldano e decompongono ogni comparsa che striscia lungo i vicoli fiocamente illuminati, tra bettole ammuffite e palazzi scrostati. I sommovimenti di inizio secolo, preludio di future tragedie, l’ululato del vento che si incanala lungo le gole del libro, il demoniaco colore giallo dei comizi gremiti di una folla in trance: ogni cosa è in preda a una malefica possessione, che Belyj filtra attraverso la lanterna magica delle immagini.
 

Andrej Belyj è una figura di grande rilievo nella letteratura russa contemporanea. Figlio di Nikolaj Vasil’evic Bugaev (1837-1903), docente di matematica presso l’Università di Mosca, e di Aleksandra Dmitrievna Egorova (1858-1922), pianista, negli anni dell’adolescenza entra in contatto con Sergej Solov’ev (nipote del filosofo Vladimir Solov’ev), scrive le prime poesie e dal 1896 si appassiona al simbolismo francese e al pensiero di Arthur Schopenhauer. Nei primi anni del Novecento legge i versi di Aleksandr Blok e inizia a nutrire un certo interesse per la teosofia.

Compie i primi studi in Matematica presso l’Università di Mosca, dove a partire dal 1903 stringe amicizia con il filosofo e mistico Pavel  Florenskij. In questi anni intrattiene relazioni e rapporti con la realtà delle società filosofico-religiose, impegnate in un dibattito che, recuperando alcune antiche tradizioni del misticismo, poneva in discussione i rigidi e radicati confini dell’ortodossia. Dal 1912 al 1916 soggiorna nell’Europa occidentale e si avvicina alle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, mentre i suoi rapporti con Florenskij sono ormai interrotti. Ritorna in Russia nel 1916, per raggiungere nuovamente Berlino nell’autunno 1921 in un nuovo viaggio che nel 1923 si concluderà segnando il suo definitivo ritorno in patria. Muore a Mosca l’8 gennaio del 1934, in seguito alle conseguenze di un colpo di sole subìto in Crimea.

 

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Visto che è sabato, vi portiamo in gita.
Una città che ha fatto molto per i lettori: Pietroburgo. A spasso per Pietroburgo con Dostoevskij, Puškin, Majakovskij…
Pietroburgo. Passeggiate letterarie
Nikolaj Anciferov, Felici editore

Una passeggiata nella Pietroburgo letteraria di tutti gli scrittori che da essa, dalla sua forza magica, le sue prospettive, i suoi ponti, le sue nebbie e le sue acque, i suoi colori e i suoi odori, hanno tratto ispirazione. Da Puškin, Lermontov, Tjutčev, Gogol’ fino a Blok, Achmatova, Majakovskij e altri scrittori russi ancora. Il volto di Pietroburgo nelle diverse ore della giornata e nel succedersi delle stagioni. E ancora una passeggiata nella Pietroburgo di Dostoevskij, sulle tracce dei suoi errabondi personaggi: in piazza Sennaja, tra ponti, vicoli e isole che il lettore e visitatore di oggi potranno meglio comprendere con il tomo di Anciferov sotto braccio.

Nikolaj Anciferov (1889-1958), storico, culturologo ed etnografo, si trasferì a San Pietroburgo dove si laureò in storia e filosofia. Nel 1910 fondò un circolo gravitante attorno all’Ermitage, i cui membri discutevano di politica, letteratura e storia. Profondamente religioso, Anciferov venne arrestato alcune volte con l’accusa di essere membro dell’organizzazione controrivoluzionaria “La domenica”. Nel 1943 divenne membro dell’Unione degli scrittori. Autore prolifico, solo nel periodo dal 1921 al 1929 scrisse quindici libri e ventinove articoli, molti dei quali dedicati alla città di Pietroburgo e alla letteratura russa ad essa particolarmente vicina.

English: Nikolai Gogol.

English: Nikolai Gogol. (Photo credit: Wikipedia)

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URSS

Image via Wikipedia

è la solidarietà femminile a rendere sopportabile l’esistenza nella cupa Leningrado degli anni Sessanta. L’era di Stalin è terminata, ma l’atmosfera è ancora impregnata della paura,  la vita è dura per una madre e la sua bambina, che non ha mai avuto un padre. Sono le tre anziane donne che dividono il piccolo alloggio con loro, di cui presto conosceremo l’intenso passato, a creare quel circolo all’interno del quale sarà possibile continuare con più serenità. Un romanzo intenso, che illumina dal basso quei giorni.

 

Elena Cizova, Il tempo delle donne, Mondadori

Vincitore a sorpresa nel 2009 del Russian Booker Prize, il più importante premio letterario russo, Il tempo delle donne esce finalmente dai suoi confini, offrendo al pubblico europeo la possibilità di conoscere una delle voci più originali e interessanti della nuova letteratura postsovietica.

Siamo a Leningrado, l’odierna San Pietroburgo, nei primi anni Sessanta. L’era di Stalin ha lasciato un’eredità di paura e di sospetto che si insinua nella vita quotidiana di tutti. Si vive in sordina, in silenzio, ma non per questo meno intensamente, perché quel silenzio è il vero nemico nel “tempo delle donne”. Anche di Antonina, giovane e ingenua operaia da poco trasferitasi in città per lavorare in fabbrica. Il guaio è che Antonina si ritrova inaspettatamente incinta di un uomo che non ne vuole sapere, e che l’abbandona senza indugi. A soccorrerla è lo Stato sovietico, che le assegna un alloggio in coabitazione dove vivono tre anziane donne, affettuose e pronte ad aiutarla dopo la nascita di Sjuzanna. Saranno proprio Ariadna, Glikerija e Evdokija a prendersi cura della bambina quando rimarrà orfana, saranno loro le tre “nonne” che la cresceranno e si faranno carico della sua educazione, anche attraverso il racconto delle loro vite, delle sofferenze affrontate sempre con coraggio, della durezza di un’esistenza che ha visto il suo sfondo cambiare spesso e violentemente, la Russia degli zar, il bolscevismo, la Rivoluzione, e poi l’assedio di Leningrado e gli anni dello stalinismo…

Il tempo delle donne è un romanzo straordinariamente ricco, pieno di valori, di ideali e di coraggio. Il ritratto di un gruppo di donne forti e autentiche, che hanno affrontato e superato prove durissime sostenute solo dalla loro dignità. Ma è anche una riflessione profonda e a tratti perfino commovente sul passato, sulla memoria, sulla Storia, il romanzo che ci fa capire come siano state le donne, queste donne, le vere, silenziose, intense protagoniste della storia russa del secolo scorso.

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Un romanzo dai toni aspri, ambientato in una repubblica del Caucaso inventata, ma ben definita nel suo caleidoscopio di terra senza legge, dove la violenza e il denaro sono quanto più conta, dove parole come onore e clan sono sovente associati alla vendetta.

Yulia Latynina, Il richiamo dell’onore, Tropea

In una immaginaria repubblica caucasica vicina alla Cecenia, si fronteggiano due uomini che in modo diverso cercano di mettere ordine al caos che li circonda. Pankov è un alto funzionario russo, educato ad Harvard, segnato dallo choc di un rapimento avvenuto molto tempo prima proprio nel paese che oggi cerca inutilmente di governare. Nijazbek è un leader ceceno dal cuore di lupo, mussulmano devoto, omicida ed eroe del popolo. Intorno a loro si agita un’umanità  livida e feroce. Politici, militari, banditi, imam, donne brutalizzate, oppressori ed oppressi: tutti contribuiscono a rendere la vicenda politica del Caucaso una tragedia senza soluzioni. Tra l’islam in ascesa e la Russia in bilico sull’orlo del precipizio, sembra impossibile salvaguardare l’onore sepolto sotto le macerie. Yulia Latynina non si limita a denunciare la corruzione, le malversazioni, la violenza celate all’ombra del potere russo, ma descrive il mattatoio del Caucaso attraverso un romanzo di rara intensità  visionaria: un Anime morte della contemporaneità, la narrazione grottesca e spietata di un mondo capovolto.

Yulia Latynina

Yulia Latynina (Mosca 1966) è giornalista e scrittrice di bestseller. Con un dottorato in Filologia, a metà degli anni ’90 diventa analista economica e raggiunge la notorietà con i suoi articoli sulla corruzione politica e finanziaria, e le sue analisi acute basate sulle ricerche personali e i viaggi sul territorio russo. Avversaria dichiarata del regime di Putin, Latynina scrive per il maggior giornale di opposizione, la Novaya Gazeta, per The Moscow Times e conduce una trasmissione molto seguita su radio Moscow Echo. In Russia è considerata la nuova Anna Politkovskaja.

Yulia Latynina ha ricevuto:

Premio Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera (2007)

Premio Freedom Defenders Award conferito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America (2008)

Menzione speciale della giuria del Premio Internazionale di giornalismo del Mundo (2010)

Su Il richiamo dell’onore:

“E’ differente. Reale e duro come un grande romanzo noir. Una prosa coraggiosa e affascinante.” Arturo Pérez-Reverte

“Erano anni che non leggevo un romanzo così avvincente. E’ un prodigio del genere noir, aghiacciante e divertente al contempo.” Tibor Fischer, Guardian

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anche il libro di Aleksandr Terechov ha l’aspetto di un giallo, in cui l’azione si svolge alla fine degli anni Novanta con lo sguardo rivolto a fatti del passato, all’epoca staliniana.

L’autore indaga con sapienza due epoche diverse, ben caratterizzando le situazioni e i i diversi personaggi che ne  animano le pagine.

Aleksandr Terechov, Il ponte di pietra, Edizioni Eo

Un’indagine poliziesca scaturita da un lontano crimine passionale tra i rampolli della nomenklatura staliniana ricostruisce in maniera vivida le vite degli “schiavi d’oro” di Stalin, quegli uomini e quelle donne che seguirono ciecamente l’Imperatore nella sua sanguinaria epopea, che per essa si sacrificarono, preferendo spesso auto-accusarsi e farsi fucilare pur di non essere esclusi dal grande sogno del potere assoluto, dall’unico scopo capace di dare significato alle loro vite.

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