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Posts Tagged ‘spy story consigliata’

Eric Ambler contribuì non poco ad elevare al rango di letteratura “alta” il thriller, tra gli anni cinquanta e sessanta.

I suoi personaggi  sono uomini comuni, piuttosto grigi, come quelli di Le Carrè, o di Graham Greene, persone che le circostanze mettono alle prese con il destino e la storia: autore di gran classe (perfettamente inserito nel catalogo Adelphi), davvero, e questo Viaggio nella paura è di certo tra le sue opere migliori. Gli appassionati di spy story non dovrebbero farselo sfuggire!

 

 

Eric Ambler,

Viaggio nella paura, Adelphi

Traduzione di Mariagrazia Gini

È il gennaio del 1940, il mondo attende una «primavera sanguinosa», e Mr Graham, ingegnere inglese specializzato in artiglieria navale, si appresta a lasciare Istanbul dopo aver assicurato alla propria azienda l’appalto per il riequipaggiamento della flotta militare turca. Graham è un tipo tranquillo, simpatico, con una mente matematica e la cordialità senza smancerie di «un dentista di lusso che cerchi di distrarti», e ora non desidererebbe altro che trovarsi a casa in compagnia dell’affettuosa moglie e delle sue noiose amiche. Ma quella ferita di striscio alla mano destra, che si contempla nascosto sul piroscafo Sestri Levante in partenza per Genova, gli ricorda l’inaccettabile verità che gli si è svelata nelle ultime ventiquattr’ore: qualcuno lo vuole morto. O meglio: i nazisti lo vogliono morto – e faranno di tutto per impedire che rientri a Londra. Graham dovrà imparare sul campo il mestiere dell’agente segreto e difendersi dalle insidie che si celano dietro l’apparenza innocua degli altri passeggeri: Josette, la bella ballerina bionda bisognosa di protezione; il turco Kuvetli, commerciante di tabacco; Fritz Haller, archeologo tedesco di ritorno dalla Persia; il greco che odora di essenza di rose e si fa chiamare Mavrodopoulos; l’affabile Mathis, francese con dichiarate simpatie comuniste. Da par suo, Ambler non si limita a offrirci una trascinante spy story, dominata da un’atmosfera di cupa attesa: le affida la denuncia delle occulte ragioni della guerra – ragioni che occulte devono rimanere, altrimenti «i soldati inglesi e francesi … non combatterebbero».

 

 

 

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crime

Chi ha seguito in questi anni la “carriera” libraria di Gabriel Allon difficilmente riuscirà a non acquistare questa sua ultima fatica. E ci auguriamo che la schiera dei seguaci dell’agente segreto dei servizi segreti israeliani, protagonista di almeno una decina di libri, alle prese con intricate vicende in cui politica e affari poco leciti, i collegamenti con la Germania pre e post bellica, la neutrale Svizzera ( pronta però ad acccogliere capitali non sempre puliti) danno vita ad affreschi vivacissimi, capaci di tenere in pugno il lettore, di affascinare per la cura con cui propone le avventure e i caratteri dei suoi personaggi.

Il caso Rembrand parte come un thriller, ambientato nel mondo dell’arte, per poi volgere sullo stile caro all’autore, la spy story: genere di cui è tra i più rappresentativi esponenti, di certo!

Daniel Silva
Il caso Rembrandt,Giano
Traduzione di Raffaella Vitangelo

Non capita tutti i giorni che un restauratore d’arte sia brutalmente ucciso nel Regno Unito. Soprattutto se si tratta di un rinomato restauratore come Christopher Liddell, abituato a intingere i suoi delicati pennelli su tele di Rubens, Tiziano, Cézanne e Monet.
È stato trovato cadavere col cuore squarciato da un colpo di pistola, accanto al suo sgabello da lavoro, poco distante dalle magiche pozioni – due parti di acetone, una di propilene glicolico e dieci di nafta – con cui riportava alla vita i suoi inestimabili capolavori.
La versione ufficiale della polizia è che dei ladri siano penetrati nel suo cottage a Glastonbury, la celebre cittadina cara a William Blake e ai mistici di mezzo mondo e, una volta sorpresi, non abbiano avuto altra scelta che farlo fuori e arraffare le prime opere d’arte a portata di mano. C’è un uomo, tuttavia, che conosce un’altra piú oscura e allarmante verità. È noto come Julian Isherwood, detto Julie dagli amici, proprietario e unico titolare della spesso insolvente ma mai noiosa Isherwood Fine Arts, una galleria d’arte al 7 e 8 di Mason’s Yard, nel quartiere di St James’s, a Londra. In realtà si chiama Isakowitz, britannico solo per nazionalità e passaporto, ma di origini tedesche, educazione francese e religione ebraica. Solo pochi amici fidati sanno che è arrivato a Londra nel 1942 da profugo quando era ancora un bambino. E che suo padre, il famoso gallerista di Parigi Samuel Isakowitz, è stato ucciso nel lager di Sobibor insieme a sua madre. Nessuno sa poi che, negli anni Settanta, è stato reclutato come sayan, collaboratore volontario, dal leggendario capo dell’Agenzia spionistica israeliana Ari Shamron. Con un solo incarico: contribuire a creare e mantenere la copertura di un giovane restauratore di opere d’arte nonché sicario di nome Gabriel Allon.
Ed è a Gabriel Allon, scovato nel suo rifugio della penisola di Lizard in Cornovaglia, che Isherwood racconta la sua verità. Liddell stava lavorando a un’opera su cui Julie aveva messo le mani. Un quadro di 104 × 86 cm del 1664 che  raffigura un’attraente ragazza sulla trentina con indosso uno scialle di seta ricamato con pietre preziose e poco altro. Un quadro del valore di 45 milioni di dollari. Un Rembrandt, che nessuno ha mai visto, misteriosamente arrivato tra le mani di Julie da parte di un improbabile nobile decaduto di un imprecisato paese dell’Est. L’assassino di Liddell poteva portare con sé i Rubens, i Tiziano, i Monet presenti nel cottage, ma ha trafugato soltanto quell’opera che poteva fare la fortuna di Isakowitz, detto Julie Isherwood.
Thriller che, in un crescendo senza respiro, ci conduce in un mondo popolato da esponenti del Vaticano, banchieri svizzeri, vecchi gerarchi nazisti, filantropi e sopravvissuti alla Shoa, al suo apparire negli Stati Uniti, Il caso Rembrandt ha subito raggiunto la vetta delle classifiche dei romanzi piú venduti.

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