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Posts Tagged ‘Tre donne forti’

Ha pubblicato il suo primo libro a 17 anni, ha vinto il Premio Femina con il romanzo “Rosie Carpe” a 21 . E’ stata la prima scrittrice di colore vincitrice del più prestigioso premio di Francia, il Goncourt. Figlia di padre senegalese e madre francese, l’autrice di “TRE DONNE FORTI”, appena tradotto da Giunti,  ha convinto la giuria del Premio,mentre Le Monde ha definito la sua voce ndiaye«assolutamente originale, che si eleva dal chiacchiericcio generale» .
Marie NDiaye è una scrittrice discreta e riservata, per quanto di assoluto spessore. Definita di volta in volta «atipica», «femminista» oppure «impegnata» (ma lei dice «non sono la rappresentante di niente»), nei suoi libri «parla in primo luogo di donne e dei difficili rapporti tra le persone». Non è certo arrendevole a compromessi: dopo l’elezione di Sarkozy, Marie NDiaye ha lasciato la Francia per trasferirsi con suo marito e i suoi figli a Berlino, seguendo alla lettera uno degli slogan più rappresentativi della destra sarkozista:”la Francia o la ami o la lasci”.
Qualche mese prima del premio Goncourt, la scrittrice ha anche confessato ad un noto giornale che secondo lei la Francia di Sarkozy è “mostruosa e volgare”, citando poi un motto di Marguerite Duras: “la destra è la morte”.
Così,dopo la proclamazione del premio Goncourt, Eric Raoult, deputato UMP, ha fatto appello al ministro della cultura francese, Frederic Mitterrand sentenziando che la scrittrice doveva ritirare quelle parole, e che il premio Goncourt le imponeva un “obbligo di riservatezza”. Frederic Mitterand che era stato il primo a difendere Polanski in nome della “libertà di espressione”, ha risposto con un certo disprezzo che la polemica non lo interessava, che Erica Raoult era un “suo caro amico”, e, non contento, ha affermato citando Eschilo che il ministero della cultura non era certo “l’ufficio delle supplici”. Marie NDiaye invece ha riconfermato pubblicamente la sua posizione.
È un libro dai tratti forti, tre storie, tre donne che dicono no. I loro nomi sono Norah, «avvocato parigino che ritorna a Dakar per fare visita al padre, ritrovando qui le sue antiche angosce»; Fanta, che lascia il Senegal «per seguire il marito in Francia e annoiarsi»; Khady, «giovane vedova che si trascina senza scopo tra l’ Africa e l’ Europa». Tutte e tre sono in lotta per preservare dignità contro l’umiliazione che la vita infligge loro quotidianamente, e la prosa lenta e ipnotica dell’autrice, il suo linguaggio fresco ed originale, dai tratti a volta onirici, contribuiscono a creare un’opera da ricordare.

Tre donne forti, Marie Ndiaye, Giunti


Tre destini femminili giocati fra l’Africa e l’Europa, con un esile legame tra di loro: al centro di ogni storia, la forza d’animo di una donna che riesce a sconfiggere la paura e il dubbio, l’ignoranza altrui e la propria delusione. Nella prima Norah, avvocato quarantenne che vive a Parigi, giunge a casa di suo padre a Dakar; l’uomo, un tempo tirannico ed egocentrico, si è imbozzolato in una follia silenziosa e trascorre le notti appollaiato su un albero in cortile. Tentando di penetrare nel mistero, Norah sarà assalita dai delitti e dai dolori della sua famiglia d’origine. Fanta, insegnante di francese a Dakar, deve seguire in Francia il marito Rudy. Succube di sua madre, frustrato e pieno di rabbia, l’uomo non riesce a offrire a Fanta e al figlioletto una vita soddisfacente, ma lei non si da per vinta. Khadi Demba, una giovane vedova scacciata dalla famiglia del marito, è protagonista della terza vicenda: poverissima e senza alcun sostegno, cerca di raggiungere in Francia la lontana parente Fanta; nella sua eroica esperienza di migrante, la donna sopporta ogni sorta di angheria senza perdere la propria dignità. Titolo originale: “Trois femmes puissantes” (2009)..

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