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Posts Tagged ‘UN PASTO IN INVERNO’

dopo Un pasto in inverno e Un inverno nella foresta, ecco il nuovo emozionante libro di Hubert Mingarelli.
Se ricordate, Un pasto nella foresta – Prix Medicis – ruotava attorno ad una storia minima d’amicizia fra quattro soldati disertori durante la Prima Guerra mondiale, sintetizzata con un stile asciutto e limpido da un autore francese schivo e riservato. Con Un inverno nella foresta la scena ci porta ai giorni del Secondo conflitto, protagonisti tre militari tedeschi che, per evitare il compito ormai insopportabile di fucilare gli ebrei condotti al campo, ottengono il permesso per una missione all’esterno. La banalità della vita quotidiana in tempi tanto atroci, e la possibilità di un sentimento che possa fare da contraltare a tanto dolore. Questo tema viene sviluppato anche nel suo nuovo libro, conducendo il lettore nel Giappone sfinito dalla Seconda Guerra Mondiale, con il viaggio impossibile di un soldato, tra le macerie umane che si possono immaginare, e l’eco di quanto provato nel corso della guerra. Una prosa precisa e asciutta, ma tanta poesia per quello che possiamo definire il “romanzo giapponese” dell’autore, per la sua essenzialità!
Hubert Mingarelli
L’uomo che aveva sete, Nutrimenti
 
 
Traduzione di Federica Romanò
Vincitore Prix Landerneau 2014
Vincitore Prix Louis-Guilloux 2014
 
Nel 1946, in un Giappone sconfitto e occupato, Hisao Kikuchi ha intrapreso il suo cammino verso il nord del paese, dove lo attende la sua promessa sposa, Shigeko. Ma negli interminabili giorni della guerra Hisao ha contratto un morbo maledetto, una sete inestinguibile che lo assale all’improvviso e s’impossessa di lui in modo totale, facendogli trascurare ogni cosa a parte la brama di bere. A una sosta del treno che lo conduce da Shigeko, sceso dal vagone per placare la sete, beve fino a quando la locomotiva riparte, portando via con sé la valigia nella quale il giovane conserva il suo prezioso regalo di nozze: un uovo di giada.
Così comincia la corsa contro il tempo di Hisao, diviso tra lo sconforto della situazione in cui si trova, la speranza di recuperare la sua valigia e il costante riaffacciarsi alla mente dei ricordi: la cara signora Taïmaki che l’ha ospitato all’arrivo dal fronte, quel buco nero nella montagna di Peleliu, le canzoni dell’amico Takeshi intonate prima di addormentarsi, il soldato straniero che continua a perseguitarlo. Memorie e apparizioni che accompagnano Hisao nel suo trafelato inseguimento, costellato di incontri e peripezie.
Attraverso la semplice storia di un reduce in viaggio verso casa, Hubert Mingarelli ci consegna un esemplare affresco del mondo dopo la guerra, nitido ed essenziale come una stampa giapponese.
 
“A forza di scavare con lievi tocchi nell’abisso dell’animo umano, di donare voce al silenzio, Mingarelli ha varcato i confini scrivendo un autentico libro giapponese: delicato e inquieto, pudico e comico, malinconico e palpitante”.
Le Monde
 
“Uno straordinario romanzo di formazione”.
Transfuge
 
“Ancora una volta la scrittura di Mingarelli riesce a dirci molto con poche parole”.
L’Humanité
 
Hubert Mingarelli è nato nel 1956 a Mont-Saint-Martin, nella regione francese della Lorena. Dopo una vita vagabonda e mille mestieri, si è infine dedicato alla scrittura ritirandosi in un piccolo borgo di montagna nei pressi di Grenoble. Autore di una ventina fra romanzi, raccolte di racconti e libri per ragazzi, nel 2003 ha vinto il prix Médicis per Un inverno nella foresta.

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nel 2006 ci era molto, molto piaciuto UN INVERNO NELLA FORESTA, di HUBERT MINGARELLI, NOTTETEMPO.

Arrivato senza clamore da un piccolo editore il meritato Prix Medicis francese del 2003, ruotava attorno ad una storia minima d’amicizia fra quattro soldati disertori durante la Prima Guerra mondiale, sintetizzata con un stile asciutto e limpido da un autore francese schivo e riservato. Uno di quei personaggi che hanno fatto mille mestieri, e che con le sue storie si sta meritando un posto di spicco nella letteratura francese contemporanea.

 

La foresta è presente anche in questo nuovo libro, un racconto lungo che sembra quasi una piece teatrale con pochi elementi, con il consueto tono tagliente e limpido: la palestra in cui i soldati dormono, la campagna e la foresta in cui i protagonisti si spingono, una casupola in cui potersi riprendere dal freddo intenso che permea tutto il libro. Siamo nella Seconda guerra mondiale, e tre soldati tedeschi ottengono di poter andare a caccia di ebrei nelle campagne per non essere dover partecipare alle fucilazioni di massa della mattina. Troveranno un ragazzo ebreo fuggiasco, finchè uno di loro farà la fatidica domanda: e se questo qui lo lasciassimo andare, per farci sentire meglio? È un padre di famiglia a porre la questione, preoccupato anche per il fatto che il figlio non inizi a fumare: lasciare vivo uno di quelli vorrebbe dire tanto!

 

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English: French writer Hubert Mingarelli Français : L’écrivain français Hubert Mingarelli au cours d’un petit-déjeuner littéraire dans le cadre du 20e Festival international de géographie à Saint-Dié-des-Vosges (Photo credit: Wikipedia)

 

UN PASTO IN INVERNO, HUBERT MINGARELLI

Traduzione di Federica Romanò

Polonia, seconda guerra mondiale. Tre militari tedeschi, per evitare il compito ormai insopportabile di fucilare gli ebrei condotti al campo, ottengono il permesso per una missione all’esterno. Il loro incarico, non meno terribile ma più tollerabile, è stanare i pochi superstiti nascosti nella campagna circostante. Mentre marciano nel paesaggio glaciale, quasi loro malgrado trovano un giovane ebreo e lo fanno prigioniero. Ma durante una sosta per rifocillarsi, vengono assaliti dal dubbio. Uno di loro fa agli altri la proposta sconcertante: lasciarlo libero. Tutti loro ne hanno bisogno, dice: sapere di averne salvato almeno uno.
Questa è la storia di tre soldati e di una gelida giornata invernale. Di un ragazzo dentro un buco e di una casa abbandonata e spettrale. Di un uomo solitario con il suo cane e dell’interminabile cottura di una zuppa con semolino, cipolla, strutto e salame. Elementi disposti come in una fiaba, a rappresentare la banalità quotidiana e crudele di una delle più atroci tragedie dell’umanità.
Con questo suo prezioso romanzo breve, Hubert Mingarelli conferma la naturale vocazione della letteratura a raccontare l’indicibile.

“È questa la bravura di Mingarelli, portare il lettore oltre il fronte di guerra, là dove nessuno vorrebbe arrivare”.
Libération

 

 

Bonus,  tre interventi di Paolo Nori sul tema dell’Olocausto: 

 

Paolo Nori, Si sente? Marcos Y Marcos

 

Per noi, la storia, la storia a noi contemporanea, noi è come se abitassimo tutti in un appartamento al settimo piano che dà su uno snodo ferroviario ma ci abitiamo da tanto di quel tempo che se ci chiedono «Ti dà fastidio, il rumore dei treni?» ci vien da rispondere «Il rumore dei treni? Che rumore? Che treni?» Questo non vuol dire che i treni non facciano rumore. E non vuol dire che a concentrarsi, a tendere l’orecchio, come si dice, non si senta, quel rumore, il rumore che il treno della storia fa in questo preciso momento che noi siamo qui.

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