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Juan Carlos Onetti

Image via Wikipedia

Juan Carlos Onetti

“Il mio regno non è in questo mondo”. Una frase che ben si adatta alla personalità dell’autore!

Grandi scrittori della narrativa latinoamericana come ­il messicano Carlos Fuentes e il peruviano Mario Vargas Llosa considerano Onetti l’autentico iniziatore del romanzo contemporaneo latinoamericano, il “padrino occulto” della letteratura latinoamericana. Più vicino al sentire di Dostoiesvski, Conrad e Faulkner che al felice realismo magico, la sua opera è sovente popolata da sentimenti di isolamento, angoscia, solitudine e distanza dalla realtà.

La vita breve, riproposto ora da Einaudi, è un’opera che segna uno spartiacque nell’opera dell’autore, e anche nei canoni narrativi della letteratura del subcontinente. Creazione assolutamente originale, la località immaginaria di Santa María diviene così il mondo parallelo creato dall’autore, che andrà sovrapponendo pian piano al “mondo reale”, lontano dal difficile e problematico quotidiano, dominato dalla crisi dei valori, dalla perdita dell’innocenza.

Juan Carlos Onetti, Vita Breve, Einaudi
In libreria dal 6 settembre

Juan María Brausen ha la moglie malata e sta per essere licenziato. La vita reale gli sembra orribile. Inizia a ideare un racconto ambientato nella città immaginaria di Santa María e a poco a poco si identifica con il protagonista. Ma mescolare realtà e fantasia è rischioso: Brausen rimane implicato in questioni di omicidio e spaccio di droga.
La polizia è sulle sue tracce. Nella vita reale o in quella immaginaria? Alla fine, come vedrà ogni lettore, questa domanda non avrà più alcun senso.
Uno dei più grandi capolavori della letteratura ispano-americana.

«È forse impazzito, Brausen?
Si può dire che è diventato pazzo alla maniera di quei memorabili personaggi della letteratura raggirati dalla vita immaginaria, come il don Chisciotte dei romanzi di cavalleria o la Madame Bovary dei romanzetti d’amore, che finiscono per sostituire la vita reale con quella delle loro fantasie. Tale temeraria pretesa, insita nella condizione umana, ha sempre spinto alcuni uomini e donne a cercare di raggiungere l’impossibile, a ribellarsi contro la propria condizione e ad ambire a qualcosa di diverso. Tendenza che ha reso possibili il progresso e la civiltà, ma che genera anche frustrazione e sofferenza quando i sognatori si rendono conto che la vita reale non coincide mai con quella della finzione.
Sognare e fantasticare è l’ultimo rifugio di Brausen dal momento in cui la sua visione pessimista e disperata del mondo sembra non lasciargli altra scappatoia se non il suicidio».
dal saggio di Mario Vargas Llosa

Juan Carlos Onetti (Montevideo, 1º luglio 1909 – Madrid, 30 maggio 1994) è stato uno scrittore uruguaiano.

Onetti nacque a Montevideo nel 1909 e si trasferì a vent’anni a Buenos Aires, in Argentina, dove pubblicò alcuni racconti e iniziò a lavorare come giornalista. Negli anni sessanta raggiunse una discreta notorietà anche all’estero e nel 1974 fu imprigionato dalla giunta militare.

Nel 1975 si trasferì in Spagna, prendendo residenza a Madrid, città dove rimase fino alla morte nel 1994, e dove fu sepolto nel Cementerio de la Almudena.

Grazie alle sue rarefatte e nello stesso tempo drammatiche costruzioni letterarie contribuì alla nascita della moderna letteratura latinoamericana, diventandone uno fra i più incisivi ed originali esponenti. L’esperienza della vita gretta e provinciale nel paese immaginario di Santa María e un pessimismo che raggiunge, in alcuni romanzi, una angoscia profonda sono i caratteri principali del suo universo narrativo, che richiama William Faulkner e Joseph Conrad.

Esordì con il romanzo breve Il Pozzo (El pozo, 1939) ed in seguito furono pubblicati i romanzi Terra di nessuno (Tierra de nadie, 1941), Per questa notte (Para esta noche, 1942), La vita breve (La vida breve, 1950), Il cantiere (El astillero, 1961), Raccattacadaveri (Juntacádaveres, 1964) e Lasciamo che parli il vento (Dejemos hablar al viento, 1979).

Nel 1980 a Onetti fu conferito il Premio Cervantes.

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