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Posts Tagged ‘vittorio sermonti’

il romanzo dell’insigne dantista Vittorio Sermonti, per raccontare l’Italia uscita dai disastri della Seconda Guerra Mondiale

Vittorio Sermonti, Se avessero, Garzanti

«Non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto.»

Una mattina di maggio del 1945 tre (o quattro) partigiani si presentano col mitra sullo stomaco in un villino zona Fiera di Milano alla caccia d’un ufficiale della Repubblica Sociale (o forse di tre), lo scovano, segue un ampio scambio di vedute, e se ne vanno. Da questo aneddoto domestico, sincronizzato bene o male ai grandi eventi della Storia, si dipanano settant’anni di ricordi di un fratello quindicenne, confusi ma puntigliosi, affidati come sono agli «intermittenti soprusi della memoria»: il nero-sangue e il gelo della guerra, la triste farsa di sognarsi eroe, poi il «passaggio dalla parte del nemico» (iscrizione al PCI), e poi ancora un titubante far parte per se stesso; e il rapporto di reciproca protezione con il padre fascista; e la famiglia «feudale» della strana mamma; ma anche una collana di amori malriposti, le letture, il teatro, la musica, il calcio, gli amici. Testa e cuore però non fanno che tornare a quella mattina di maggio, a quell’ipotesi sospesa, a quell’eccidio mancato.
Così, nel tentativo di fare i conti con i propri fantasmi, Vittorio Sermonti ci regala un libro sconcertante, tracciato nella forma di una lunga canzone d’amore per un tu che ha smascherato molti di quei fantasmi del “narrator narrato”, e gli dà ancora la voglia di vivere: un libro che è anche la cronaca minuziosa di un Paese e di un interminabile dopoguerra, e, spesso mimando pensieri, lessico e voce d’un ragazzino d’antan, ci fa riflettere sulla tragica e ridicola ricerca di noi stessi che ci affligge giorno per giorno, uno per uno: «non contiamo niente, perché ognuno conta purtroppo tutto».

 

Vittorio Sermonti è nato a Roma nel 1929, sesto di sette fratelli. Da bambino, vedeva circolare in casa dei nonni e di zii materni, a loro legati da vari gradi di parentela, V. E. Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Freelance ostinatissimo, nelle vesti più disparate — narratore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente di Italiano-Latino al liceo «Tasso» di Roma (1965-1967), e di tecnica del verso teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (1973-1974), consulente CEE (1985-1988), poeta e lettore di poesia — V. S. si occupa da sempre dell’energia vocale latente nei testi letterari, insomma, del rapporto fra la scrittura e la voce. Tra il 1987 e il 1992 ha registrato per Raitré l’intera Commedia introdotta da cento racconti critici sotto il titolo La Commedia di Dante, raccontata e letta da V.S; tra il 1995 e il 1997 ne ha replicato la lettura, ampliando le introduzioni, nella basilica di San Francesco a Ravenna, davanti a migliaia di persone. Fra l’autunno 2009 e la primavera 2010 ha registrato per la versione definitiva dei cento commenti-racconto e delle cento letture della Commedia di Dante, dei dodici libri dell’Eneide e di 14 «racconti verdiani». Se avessero è il suo primo romanzo.

 

 

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Dante, ricordiamoci che Benigni non è il solo commentatore illustre! Vittorio Sermonti alla Radio Televisione Svizzera:

Il Canto delle anime prende le mosse dalla riflessione sul ruolo che Dante Alighieri riserva alla musica sacra nella Divina Commedia. Le citazioni e i riferimenti sono estremamente rari sia nell’Inferno sia nel Paradiso dove, essendo luogo della ‘gloria eterna’, ci si sarebbe attesi ambientazioni e richiami a cori angelici o tipologie di figure e situazioni simili. Dante colloca, invece, la musica nel Purgatorio, e la sceglie quale ‘colonna sonora’ del suo viaggio attraverso le cornici del Purgatorio vero e proprio, passando nella divina foresta dell’Eden e in cima alla sacra montagna, lungo il cammino che lo condurrà al Paradiso.

Si tratta di musica che rievoca esperienze di musica terrestre inerenti alla prassi del canto liturgico. Musica che Dante affida con precisione e conoscenza perfetta alle anime che, attraverso il canto, realizzano la prospettiva di un recupero e di una progressiva purificazione della loro memoria, entro un disegno poetico-musicale al quale il ‘sommo poeta’ conferisce l’aspetto di un immenso ‘dramma liturgico’.

Il progetto – nato da un’idea dello studioso di letteratura italiana Gianfranco Freguglia e dal musicologo Giovanni Conti – trova realizzazione nella collaborazione sinergica di due protagonisti assoluti delle materie toccate: Vittorio Sermonti, dantista di fama internazionale e More Antiquo, formazione vocale elvetica da un ventennio sulla scena concertistica.
La strutturazione di tre serate sviluppa un ‘viaggio sonoro’ la cui potenza evocativa e visionaria viene ulteriormente esaltata dalla musica scritta per l’occasione da Giorgio Battistelli, musica che aprirà la prima serata, evocando l’Inferno, e chiuderà la terza serata anticipando il Paradiso.

http://www.rtsi.ch/trasm/ilcantodelleanime/video.htm

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