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Posts Tagged ‘Viviane Élisabeth Fauville’

Viviane cerca di destreggiarsi in molti ruoli, donna in carriera, madre, casalinga amante, in u mondo ancora dominato dal pensiero maschile, ma non sempre si riesce ad essere all’altezza di tanti compiti.. Con una scrittura tagliente, affilata, entreremo nei pensieri di una donna che ha appena commesso un omicidio, in un esordio capace di svelare le ansie della società moderna.

Julia Deck, Viviane Elisabeth Fauville, Adelphi

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English: Street sign of the Avenue des Champs-Élysées in the , France. (Photo credit: Wikipedia)

Traduzione di Lorenza Di Lella, Giuseppe Girimonti Greco

 

In una stanza disperatamente vuota una donna culla su una sedia a dondolo una bambina di pochi mesi. Ha l’impressione di avere commesso qualcosa di terribile, ma non ne è certa, tutti i suoi ricordi sono sfocati. Contempla la piccola quasi si aspettasse da lei una risposta, una rivelazione. Poi, un bagliore: ha quarantadue anni e ha abbandonato il bel marito che l’ha lasciata per un’altra e lei si è rintanata lì, in un appartamento spoglio, in un quartiere popolato di bazar orientali dov’è una straniera. Il giorno prima ha ucciso a coltellate il suo analista, incapace di alleviare le crisi di terrore di cui soffre, in segreto, da tre anni. Di quel che è stata – ambiziosa direttrice della comunicazione con ufficio a due passi dagli Champs-Élysées, moglie e figlia devota – non le resta che un nome, Viviane Élisabeth Fauville, regale e fragile relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità. Certa solo del delitto che ha commesso, e del colpo di grazia che non potrà tardare, per tutti allarmante e impenetrabile, ancorata alla realtà solo dal fardello della figlia, Viviane esce dai binari che guidavano il suo destino, si addentra in una Parigi oscura e parallela, affonda, e ci trascina, in un gorgo di insostenibile angoscia, di acuto disagio – sino all’esplosivo epilogo. Sorretto da una scrittura secca e minuziosa, capace di farci vivere dall’interno il frantumarsi di una personalità, Viviane Élisabeth Fauville è un noir che non dà tregua e insieme il ritratto, sconcertante, di una donna che si libera della sua fallace identità come si appende un abito a una gruccia, che accoglie la follia e la deriva come unica via di salvezza.

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c’era da aspettarselo. Un quarto libro della serie Millennium di Stieg Larsson.

 

La casa editrice Norstedts, titolare svedese dei diritti, ha così dichiarato: “Abbiamo deciso di concedere a qualcuno di proseguire e di raccontare cosa è successo dopo”.

Sarà lo scrittore svedese David Lagercrantz, co-autore della biografia della star del calcio Zlatan Ibrahimovic “Io sono Zlatan Ibrahimovic” a dare un seguito al lavoro di Stieg Larsson, “Ho già cominciato a scrivere ed è terribilmente divertente”, ha commentato Lagercrantz in un comunicato.”E’ un mondo straordinario nel quale immergersi”, e sembra che la data di uscita del libro sia prevista per metà del 2015, intorno ad agosto.

 

Alessia Gazzola, Le ossa della principessa, Longanessi

Ambra Negri Della Valle, la collega carogna per antonomasia, la ragazza perfetta che non fa che mettere la pasticciona e simpaticissima Alice Allevi di fronte ai suoi numerosi limiti è scomparsa. Alice e Claudio Conforti (il perfido e affascinante ricercatore in medicina legale, ex di Ambra e legato ad Alice da un complicato e sfuggente rapporto) temono il peggio quando vengono chiamati dalla procura per esaminare un cadavere ritrovato in un campo. Per fortuna non si tratta di Ambra, ma di una giovane archeologa scomparsa anni prima, mentre stava per partire per una missione di scavo nei territori palestinesi. Chi l’ha uccisa e sepolta come in un rituale con accanto una coroncina di plastica?

 

 

Antonio Manzini, La costola di Adamo, Sellerio, in libreria da oggi

 

«Rocco Schiavone, vicequestore, romano di strettissima osservanza, scaraventato nella Vallée per motivi disciplinari. Un poliziotto preferibilmente fuorilegge».

 

Aosta, via Brocherel 22. Irina apre come di consueto la porta dell’interno

11 per entrare a casa Baudo dove lavora come colf. All’interno c’è qualcosa che non va, in cucina sembra sia passato un tornado, la camera da letto irriconoscibile. La donna urla al ladro e fugge in strada. Poi la macabra scoperta: in una stanza Ester Baudo è sospesa al lampadario con un filo di nylon attorno al collo. A prima vista pare trattarsi di un suicidio, poi però qualcosa non quadra; in più sono scomparsi gli ori. Una rapina finita male? Oppure? Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo, Schiavone ignora le procedure pur di raggiungere il suo scopo. E nell’indagine segue un suo filo logico e va controcorrente, mette il naso nella vita di Ester Baudo, le amicizie, il matrimonio monotono con Patrizio, rappresentante di articoli sportivi, e arrivato a un passo dalla verità ne rimane lui stesso spiazzato. Tutt’intorno la neve che ancora a marzo non si è stancata di cadere, la vita in un commissariato che per lui è una punizione, gli agenti goffi, l’ispettrice Rispoli che un po’ gli piace, Nora, la donna con la quale ha un rapporto esile e di reciproco soccorso. E soprattutto in questo romanzo veniamo a sapere qualcosa di più sul vicequestore, cosa è successo nella sua vita, perché è stato sbattuto nel silenzio di Aosta. Il pensiero di Roma è sempre lì, piantato nel cuore, così come Marina, la moglie che non c’è più e che però la sera torna a chiacchierare con lui bevendo un bicchiere di vino e cercando nel vocabolario parole preziose. nflitto e ancora ossessionato dall’amore perduto, decide di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell’amata. Questa è la sua storia.

 

 

 

Herman Koch

Odessa Star, Neri POZZA (dall’autore de LA CENA)

 

C’è una cosa piú triste di arrivare a cinquant’anni e accorgersi di non aver realizzato i propri sogni: lamentarsene. E lamentarsi è proprio quello che Fred Moorman fa in continuazione, travolto dalla piú classica delle crisi di mezza età. Della signora De Bilde che non raccoglie gli escrementi del cane dal giardino condominiale; di sua moglie Cristina che gli ha confessato di vederlo ormai come un inutile vestito sdrucito, e di David, un figlio adolescente che lo troverebbe meno patetico se avesse una jeep Cherokee ultimo modello, invece della solita e ridicola utilitaria.

Quando però una sera, in un cinema di Amsterdam, Fred riconosce Max G. – un vecchio compagno di scuola scapestrato e poco promettente – e lo trova impeccabilmente vestito, sicuro di sé, in compagnia di una donna meravigliosa e scortato da un gorilla armato, non può che lamentarsi, per l’ennesima volta, di aver sbagliato tutto nella vita. Al momento dei saluti, però, inaspettatamente Max invita Fred a passare a trovarlo: può aiutarlo a dare una scossa alla sua noiosa esistenza, se gli va. Fred non ci pensa su due volte. È disposto a tutto per recuperare l’ammirazione del figlio e la stima della moglie, per cui stringe amicizia con Max e la sua guardia del corpo, Richard.

Sa che i due vivono al limite della legalità e che intorno a loro si ingarbuglia una serie infinita di affari pericolosi, ma ha deciso: anche lui desidera i soldi, il successo e il carisma di Max.

Ma quando, dopo improvvise sparizioni, sequestri lampo, quiz televisivi truccati e maestosi funerali, Fred capisce di essersi spinto troppo oltre e cerca di prendere le distanze da quelle compagnie, una verità inaspettata verrà a galla, una verità che gli farà capire di essere sempre stato soltanto una pedina nelle mani di Max, e delle persone piú insospettabili.

Come nel bestseller che lo ha reso famoso in tutto il mondo (La cena), Herman Koch – unico olandese a entrare nella classifica del New York Times – torna a mettere in discussione la morale convenzionale con una storia «geniale, che si legge come un thriller» (Trouw). Un romanzo ironico, dalla prosa adrenalinica e ricca di situazioni pulp à la Tarantino, che incarna il fascino inconfessabile per il proibito, per la violenza e per la ricchezza a tutti i costi; e che trascina il lettore in un vortice destinato ad esaurirsi solo all’ultima pagina.

 

 

Joel Dicker, La tigre, Bompiani (dall’autore de LA VERITA’ SUL CASO QUEBERT, la sorpresa letteraria dello scorso anno)

Russia, secondo ‘800, sotto il regno delio zar Nicola II. Il paese è sconvolto da una tigre che fa strage di uomini; da Mosca a Pietroburgo, l’animale fa razzia: passa e semina la morte, il pericolo diventa tale che lo zar decide di mettere una taglia sull’animale, promettendo una ricompensa inenarrabile a chi riesce a ucciderlo. Il giovane Sacha, ambizioso e squattrinato, raccoglie la sfida e per mesi si mette sulle tracce dell’animale, deciso a fare un’indagine come dovesse intercettare un assassino umano. Andando di paese in paese, Sacha si fa raccontare come agisce la tigre, come uccide, e poco a poco mette a fuoco che attacca sempre persone indifese. Cerca dunque di sfidarla e, rintracciatala, la affronta. La tigre, pur sovrastandolo, lo ferisce ma lo lascia vivo. Sacha interpreta questa scelta della tigre come un’umiliazione (“sei talmente insignificante che non mi interessa ucciderti”) e da quel momento la sua caccia all’animale diventa ancor più efferata. Decide dunque di tendere una trappola alla tigre, usando una famiglia come cavia. La trappola però non funziona: la famiglia viene divorata e la tigre, pur ferita, scappa. Sacha la insegue e, in un duello all’ultimo sangue, si affrontano: Sacha ucciderà la tigre, ma a sua volta ne morirà…

 

 

Peter Cameron, Andorra, Adelphi

Lasciatosi alle spalle San Francisco insieme a quel che gli era necessario lasciare “cioè tutto”, Alex Fox approda a La Piata, la soleggiata capitale del minuscolo stato di Andorra, dove spera di poter cominciare una nuova vita. E la scelta sembra quanto mai azzeccata: “chiunque viva in Andorra viene considerato suo cittadino” recita la costituzione, e in effetti sono in molti a mostrarsi subito ansiosi di conquistare le simpatie del nuovo arrivato. Come Mrs Reinhardt, anziana ospite dell’unico albergo in città, che chiede ad Alex di leggere per lei; o Sophonsobia, mattona della potente famiglia Quay, che certo non sarebbe contraria a una liaison tra lui e l’amabile figlia Jean; o i coniugi Dent, che ben presto lo mettono a parte dei lati meno limpidi del loro matrimonio. Man mano che approfondisce le sue nuove conoscenze, sempre più coinvolto nella vita sotterranea di Andorra, Alex si renderà conto di non essere il solo a fuggire dal proprio passato, fino a scoprire “le stanze grigie e senza finestre dietro al favoloso scenario”. E quando due cadaveri emergeranno dalle acque del porto di La Piata con chiari segni di morte violenta, lui sarà fra i principali indiziati: la tragedia, è fatale, non può essere trascesa, né cancellata o dimenticata.

 

Lee Child, Un passo di troppo, Longanesi

New York, notte. Jack Reacher è solo, come sempre e come ama essere, e si concede uno dei suoi vizi più grandi: un caffè caldo. Ma qualcosa attira la sua attenzione fuori dal locale, strani movimenti attorno a una Mercedes. Per tutti un episodio insignificante, ma non per Reacher, che ha un fiuto speciale per cacciarsi nei guai. L’uomo che si è avvicinato alla macchina è infatti Edward Lane, capo di un’agenzia di contractors, che sta pagando il riscatto per il rapimento della moglie e della figlia. Un milione di dollari, ma della sua famiglia nessuna traccia. Lane chiede aiuto a Reacher, che glielo darà nel solo modo che conosce, quello più difficile.

 

Le donne del signor Nakano, Kawakami Hiromi, Einaudi

In una strada tranquilla, lontana anni luce dalla frenesia dei quartieri commerciali di Tokyo, c’è una bottega “non di antiquariato, ma di cose vecchie” – cosi la definisce il signor Nakano, magrissimo dietro la cassa, un berretto di lana calato sulla fronte e una spiccata sensibilità al fascino femminile. Attorno a lui citole usate, soprammobili di poco valore, qualche sgabello, ventilatori che nessuno accende da anni, e due giovani impiegati. Hitomi e Takeo. Lei è irrequieta, lui riflessivo. Si studiano, forse s’innamorano, nasce un legame toccante e maldestro che sembra destinato a inciampare su ogni incomprensione. Ma anche Nakano e la sua romantica sorella Masayo devono affrontare impreviste complicazioni sentimentali… Sono vicende comuni quelle che ci racconta Kawakami Hiromi, con una delicatezza che nulla toglie alla profondità dei sentimenti, all’intensità di relazioni umane che iniziano quasi per caso e si sciupano senza che sia colpa di nessuno. Una scrittura soave, pervasa da un sottile rimpianto per quello che poteva essere e invece non è stato, e al tempo stesso da un confortante calore umano.

 

Viviane Élisabeth Fauville, Julia Deck,Adelphi

n una stanza disperatamente vuota una donna culla su una sedia a dondolo una bambina di pochi mesi. Ha l’impressione di avere commesso qualcosa di terribile, ma non ne è certa, tutti i suoi ricordi sono sfocati. Contempla la piccola quasi si aspettasse da lei una risposta, una rivelazione. Poi, un bagliore: ha quarantadue anni e ha abbandonato il bel marito che la tradiva, la sua casa, una vita invidiabile per rintanarsi lì, in un appartamento spoglio, in un quartiere popolato di bazar orientali dov’è una straniera. Il giorno prima ha ucciso a coltellate il suo analista, incapace di alleviare le crisi di terrore di cui soffre, in segreto, da tre anni. Di quel che è stata ambiziosa direttrice della comunicazione con ufficio sugli Champs-Elysées, moglie e figlia devota, non le resta che un nome, Viviane Elisabeth Fauville, regale e fragile relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità. Certa solo del delitto che ha commesso, e del colpo di grazia che non potrà tardare, per tutti minacciosa e impenetrabile, ancorata alla realtà solo dall’ingombrante presenza della figlia, Viviane esce dai binari che guidavano il suo destino, si addentra in una Parigi oscura e parallela, affonda, e ci trascina, in un gorgo di insostenibile angoscia, di acuto disagio sino all’esplosivo epilogo

 

 

MURAKAMI HARUKI,L’INCOLORE TASAKI TSUKURU E IL SUO ANNO DI PELLEGRINAGGIO,

EINAUDI

 

Dal maestro della letteratura giapponese, un romanzo struggente sul senso dell’amicizia. È possibile conoscere veramente un’altra persona? Può l’amore trascendere la solitudine? Dopo il successo planetario di 1Q84, Murakami torna alle atmosfere romantiche di Norwegian Wood con una storia di raffinata delicatezza per raccontare l’universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà.

Ormai dovremmo saperlo: parte della grandezza di Murakami sta nella sua capacità di stupire. Non è la prima volta che, dopo averci ipnotizzato con atmosfere oniriche e trame visionarie, al limite dell’allucinazione e dopo averci trasportato in universi paralleli misteriosi e sterminati, all’improvviso decide di scartare a lato per regalarci una storia intima, delicata e malinconica, che si avventura negli universi – non meno misteriosi e sterminati – dell’animo umano. Da queste deviazioni sono nati alcuni dei suoi capolavori piú amati, come Norwegian Wood e A Sud del confine, a Ovest del sole. Da una di queste

deviazioni nasce la storia dell’Incolore Tasaki Tsukuru, che nella categoria dei capolavori entra a pieno titolo, e che, a giudicare dall’accoglienza dei lettori giapponesi – quasi due milioni in poche settimane -, si aggiudicherà un posto anche tra «i piú amati». La vita di Tasaki Tsukuru è tranquilla e priva di ombre. Ma alla soglia dei trent’anni qualcosa in questa compiuta serenità inizia a incrinarsi, e un dolore di tanti anni

prima riaffiora e si fa immenso: perché i suoi amici del liceo all’improvviso l’hanno abbandonato? Finalmente deciso a capire, Tsukuru si metterà sulle loro tracce. Ma la sua ricerca lo condurrà a un’altra verità, ben piú inquietante, sulla morte di Shiro,un tempo parte del gruppo, vittima di un omicidio misterioso e ancora insoluto. E ciò con cui Tsukuru dovrà fare i conti sarà un magmatico universo di emozioni troppo a lungo soffocate nel nome di un’ideale, perfetta amicizia. Affrontando finalmente

il passato, Tskuru riuscirà a conquistarsi un futuro?

Murakami Haruki è nato a Kyoto nel 1949 ed è cresciuto a Kobe. È autore di molti romanzi,racconti e saggi e ha tradotto in giapponese autori americani come Fitzgerald, Carver, Capote, Salinger

 

 

 

Stephan Enter ,La presa, Iperborea

 

 

I giornali di tutto il mondo annunciano che la conquista dell’immortalità è vicina: secondo un professore americano nel giro di vent’anni l’uomo sconfiggerà la morte. È quasi esclusivamente di questo che discutono Vincent e Paul durante il loro lungo viaggio in treno, anche per eclissare l’imbarazzo del loro primo incontro a distanza di vent’anni. Partiti dalla stazione ferroviaria di Bruxelles sono diretti a Swansea per ritrovare Lotte e Martin, ora sposati e con una figlia: il quartetto, appassionato di montagna, ai tempi dell’Università era inseparabile, ma le loro strade si sono improvvisamente divise dopo una scalata ai monti delle Lofoten, oltre il circolo polare, quando è accaduto qualcosa di irreparabile. Vincent, da sempre il leader ribelle del gruppo, di famiglia benestante, dotato di naturale fascino quanto di arroganza, vive ora in Giappone. A lui si contrappone il debole Paul, eterno adolescente e inconcludente sognatore, che non ha smesso di subire suo malgrado il fascino dell’amico. Martin ha realizzato il suo – unico – sogno piccolo borghese di fare carriera universitaria e comprarsi la villa al mare, con l’ulteriore trofeo di aver sposato l’unica donna del loro affiatato gruppetto. L’occasione della rimpatriata costringerà i vecchi compagni di cordata a un bilancio – pieno di amarezza e sorprese – delle proprie esistenze. Grazie a un’immersione nel flusso di pensieri e memorie di ognuno, in una continua contrapposizione di passato e presente, lentamente si ricompone così il puzzle di quella fatale gita che segnò per sempre i loro destini e vediamo i protagonisti riflettere su quesiti che prima avevano sempre evitato di porsi: “stiamo davvero vivendo la vita che volevamo vivere?”, “le scelte fatte in passato ci hanno portato ad avere quello che volevamo?”, “i miei amici sono davvero le persone che credo siano?” Un romanzo sulla precarietà e sul rischio del vivere, sullo sfondo di una natura e di una montagna magistralmente descritte nella loro bellezza estatica e misteriosa.

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