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Freelander è il nuovo libro di Miljenko Jergovic, uno scrittore bosniaco che vale davvero la pena frequentare (ad onta dell’aspetto “orchesco”. .), degno erede di una tradizione di cantori balcanici del calibro di Ivo Andric e Danilo Kis.

Nella trilogia denominata ” delle macchine”, di cui fanno parte Buick Riviera, Freelander e Volga, Jergovic parte indagando il rapporto dell’uomo con la sua macchina (quanti ricordi personali possono evocare certe vecche carcasse di auto!), per poi volgere lo sguardo del suo obiettivo (dal taglio quasi cinematografico) alla grande storia, all’identità lacerata del popolo “iugoslavo”, ai drammi e ai lutti che hanno sconvolto quelle terre.


Freelander
Jergovic Miljenko, Zandonai

Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent’anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante della sua fedele amica, il professore percorre i chilometri che separano Zagabria da Sarajevo, la città natale da cui manca da quasi mezzo secolo. Davanti ai suoi occhi sfilano rovine, campi minati, ciminiere arrugginite e i bizzarri abitanti di una terra che non gli appartiene più. In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergovic, che quando scrive mette in gioco l’intera esistenza

Miljenko Jergovic (1966), romanziere, poeta, giornalista e sceneggiatore, è uno dei maggiori talenti letterari della sua generazione. Le sue ultime opere tradotte in italiano sono La dimora di noce (Scheiwiller, 2005) e Insallah, Madona Insallah (Scheiwiller, 2006).


Il film che è stato tratto da Buick Riviera (premiato a Sarajevo e a Pola, che speriamo di vedere presto anche in Italia) inaugura la serie dei tre film tratti da omonimi libri, e seguendo il link potrete vederne il trailer:

http://www.youtube.com/watch?v=41QGI6SRi4g&NR=1

Riportiamo una recensione per Buick Riviera, realizzata da Osservatorio Balcani:

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3752/1/152

Buick Riviera, Libri Scheiwiller 2004
Buick Riviera di Miljenko Jergovic è una novella di fortissima intensità, che ti parla della Bosnia pur essendo ambientata negli Stati Uniti e che ti bruci in una giornata in cui fuori fa freddo e non hai voglia di fare null’altro che leggere.

È però anche qualcosa di più. Che scava dentro le narrazioni di una guerra distante nel tempo e nello spazio, ma più che mai presente nel vissuto delle persone, forse ancor più in quelle emigrate che hanno interrotto la loro storia “voltando pagina”. E nel conflitto non elaborato che si nutre di stereotipi e di fantasmi.

Sotto questo profilo l’incontro fra Vuko, ex miliziano serbo bosniaco, e Hasan, anche lui bosniaco ma mussulmano, negli Stati Uniti per sfuggire al “più bello e più triste posto al mondo”, è di una rara forza descrittiva perché capace di indagare la psicologia sociale e la sottile complicità dei due protagonisti comunque diversi da “questi stronzi americani”, visto che ” in fondo,vi era più odio in uno sguardo rivolto da suo suocero al portiere portoricano di tutto quello visto nelle guerre bosniache”.

E basta il semplice racconto (e la reticenza al racconto) dei loro conflitti coniugali in una nevosa notte dell’Oregon per capire come fosse stato possibile che le persone d’improvviso si scannassero: “Ma certo, voi eravate per la fratellanza e l’unione, ma quel genere di fratellanza e unione per le quali tutti vi sono fratelli, ma voi non lo siete per nessuno. Non va bene così, amico. Né dal punto di vista biologico, né sociale. ” Io ti ho raccontato tutto, tu invece non mi hai raccontato niente. E adesso guarda cosa siamo l’uno per l’altro”.

Così l’incontro fra due compaesani diviene l’affresco di un mondo, l’amore per una vecchia automobile americana la descrizione di quel “sogno di estero” degli jugovici di cui ci ha narrato Rada Ivekovic nel suo “Autopsia dei Balcani”, la pace e il silenzio della locanda balcanica svuotata di vita dopo il passaggio dei riservisti per farci capire come la guerra possa essere festa “che forse gli aveva dato le migliori soddisfazioni”, la campagna e la città nel pane spezzato con le mani o tagliato con il coltello, la differenza fra il basket e il calcio perché in quest’ultimo “ci sono pochi goal. E per questo gli americani non amano il calcio. Non riescono ad aspettare tanto a lungo . “.

Immagini che ti raccontano della banalità del male e del paradosso di una vicinanza in bilico fra odio e amore, fra tradizione e modernità, fra tristezza e serenità perché “niente si accompagna meglio di queste due”.

Sì, questa novella di Jergovic è qualcosa che ti fa entrare nell’intimo di tanti personaggi incontrati in questi anni di frequentazione balcanica e che ti fa capire quanto difficile sia “voltar pagina”.

E giusto per non farci mancare niente, ci aggiungiamo anche la nostra recensione 2007 per Insallah madona insallah
MILIJENKO JERGOVIC, INSALLAH MADONA, INSALLAH, SCHEIWILLER

Uno dei migliori libri degli ultimi dodici mesi: racconti che compongono un unico disegno narrativo, ispirato alle ballate dei cantori di Dalmazia e Bosnia che venivano declamate di villaggio in villaggio. La potenza narrativa di questo autore è davvero formidabile, uno stile riconducibile a quello dello scrittore Ivo Andric e che ricorda la cinematografia di Kusturica.

Una raccolta di diciannove racconti e, insieme, un romanzo. I racconti si ispirano alle “sevdalinke”, canzoni d’amore bosniache e dalmate di antica tradizione popolare, e ad altre canzoni dalmate eseguite da gruppi canori detti “klape”. Un affresco fantastico e fiabesco, poetico e commovente, e insieme una lucida evocazione, che nulla smarrisce di una memoria storica spesso terrificante di una realtà cruda, spietata, come quella bosniaca. Costruito con una sapienza stilistica di sapore quasi barocco, propria di uno scrittore che ha ormai raggiunto una perfetta padronanza degli strumenti linguistici che gli sono familiari, ha il dono di una leggerezza che dissipa qualsiasi difficoltà di lettura. Ancora una volta, Miljenko Jergovic lancia una sfida: una sfida di paradossi tragicomici il cui senso profondo, la cui più profonda carica semantica, è innescata dalla miccia di un linguaggio che è tutt’uno con le cose.

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