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Archive for the ‘i libri che ci sono piaciuti – recensioni’ Category

LE SCELTE DI ATLANTIDE

 

Narrativa, i migliori degli ultimi mesi. Giugno 2019

 

LAURA PARIANI, IL GIOCO DI SANTA OCA, LA NAVE DI TESO

Autunno 1652. Un romazo di ribellione e libertà, la storia di un sognoi di giustizia e e di una donna coraggiosa che sfida le convenzione del suo tempo. Finalista Premo Campiello 2019

GAETAN SOUCY, LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI, MARCOS Y MARCOS

Favola nera, racconto di formazione, condito da uno stile unico, per i due bambini che si aprono al mondo dopo la scomparsa del padre, in una remota tenuta in campagna, circondati solo da una massa sontuosa di volumi, romanzi cavallereschi da cui traggono un improbabile linguaggio.

DANIEL WOODRELL, LA VERSIONE DELLA CAMERIERA, NNE

Torniamo sui Monti Ozark, Missouri: Daniel Woodrell illumina con nitide, veloci pennellate di colore una varietà di personaggi: voci di un romanzo corale,  che parla di condivisione e di comunità, di un passato che si collega al presente, magnifico ritratto di una certa America.

NANA KWAME ADJEI BRENYA, FRIDAY BLACK, SUR

«Dalle aberrazioni del consumismo, alle tensioni tra neri e bianchi, alla sovrabbondanza di armi da fuoco: un ritratto distopico (ma ferocemente reale) degli Stati Uniti in 13 racconti che oscillano tra satira e horror » – TuttoLibri

RACHEL KUSHNER, MARS ROOM, EINAUDI

Salutato come uno dei romanzi americani più importanti dell’anno, una riflessioni sulle prigioni della mente e quelle della società, sulla violenza della giustizia negli Stati Uniti, un libro palpitante ed emozionante.

JESMYN WARD, CANTA, SPIRITO, CANTA, NNE

Secondo libro di Jesmyn Ward dopo Salvare le ossa, nel suo Mississipi. “Questo struggente romanzo scava nel cuore del sogno americano. Imperdibile” scrive Margaret Atwood!

TOMMY ORANGE, NON QUI, NON ALTROVE, FRASSINELLI

Il mondo degli indiani di città, ultimi testimoni ricchi di spiritualità, memoria, bellezza, di una gloriosa civiltà sradicata dai bianchi in un acclamata opera d’esordio.

MARIANA LEKY, QUEL CHE SI VEDE DA QUI, KELLER

Vi si respira il medesimo clima dei libri di Ota Pavel, o de Muriel Barbery:  un piccolo gioiello di leggerezza e profondità, scelto dai librai tedeschi come libro dell’anno. Un ritratto di una piccola comunità.

SALLY ROONEY, PERSONE NORMALI, EINAUDI

“Il romanzo che più di ogni altro ci dice cosa vuol dire essere giovani oggi” THE GUARDIAN – Vincitore del COSTA NOVEL AWARD 2019 – L’autrice di culto tra i millennial  di lingua inglese

ZIA HAIDER RAHMAN, ALLA LUCE  DI QUELLO CHE SAPPIAMO, LA NAVE DI TESEO

Un romanzo mondo,  il cui il lettore, condotto con sapienza dall’autore, rivivrà fatti epocali di questo millennio. Undici settembre, Afghanistan, la crisi dei subprime, e tutto ciò che questi eventi hanno rappresentato per la sorte degli esseri umani. Una solida amicizia, una lunga confessione fa da filo conduttore ad un libro sorprendente.

JENNY ERPENBECK, DI PASSAGGIO, SELLERIO

Una tenuta nel Brandeburgo affacciata su un lago è al centro di questo gran libro, Undici capitoli ci raccontano altrettanti episodi con diversi protagonisti di chi vi ha vissuto, anche se chi regge davvero le fila è la Storia, che avvolge inesorabile le esistenze di persone e stravolge i luoghi. E il dodicesimo tassello, un giardiniere a scandire il ritmo delle stagioni..

CHARLES SIMMONS, ACQUA DI MARE, SUR

«Un palpitante romanzo di formazione che mescola al primo amore (o alla prima ossessione), un intenso rapporto padre-figlio» – Sette. Acqua di mare, pubblicato per la prima volta nel 1998, è l’ultima opera di un grande scrittore da riscoprire: «un piccolo capolavoro», come lo ha definito il NY Times

ALI SMITH, INVERNO, SUR

Dopo Autunno, il secondo titolo della sua tetralogia ispirata alle stagioni.  Una vigilia di Natale in una maestosa e decadente villa in Cornovaglia. Quattro personaggi che in tre giorni di festa, mettono a confronto diverse generazioni, sensibilità, visioni del mondo, provando in qualche modo a convivere.

SYLVIA TOWNSEND WARNER, IL CUORE VERO, ADELPHI

Una autrice difficile da inquadrare, nata e sospesa tra Otto e Novecento, stilisticamente vicino al primo secolo, al secondo per i temi affrontati. Donna ribelle e anticonformista,combattente in Spagna e per i diritti delle minoranze. Stupiscono  le descrizioni della natura (una affascinante palude sospesa tra terra e mare ne Il cuore vero), il lento cammino che intraprendono le sue eroine, la prosa limpida e trascinante, il sottile filo d’ironia che permea i suoi scritti.

HAN KANG, CONVALESCENZA, ADELPHI

Due racconti capaci di lasciare attonito il lettore dall’autrice de LA VEGETARIANA. «Le due novelle che Adelphi pubblica in Convalescenza tratteggiano ancora situazioni e figure dolenti» – Marco Del Corona, La Lettura

MADELEINE ST JOHN, LE SIGNORE IN NERO, GARZANTI

“Sii più intelligente che puoi, è la cosa migliore che tu possa fare”. Il consiglio di vita alle protagoniste, quattro ragazze addette di un grande magazzino nella Sidney degli anni 50, nel momento in cui le donne cominceranno a reclamare il loro posto nel mondo. Ironico, frizzante,  originale ed arguto!

HALDOR LAXNESS, LA CAMPANA D’ISLANDA, IPERBOREA

Dal PREMIO NOBEL islandese degli anni Cinquanta, un altro testo fondamentale per comprendere lo spirito dell’isola

VANNI SANTONI, I FRATELLI MICHELANGELO, MONDADORI

Ospite di Atlantide nel mese di maggio, Vanni Santoni ha scritto un perfetto romanzo postmoderno!

MARIO BENEDETTI, IMPALCATURE – IL ROMANZO DEL RITORNO, NOTTETEMPO

Impalcature è il romanzo che Mario Benedetti scrive al rientro dal suo esilio, seguito al golpe militare in Uruguay del 1973 e durato 12 anni, durante i quali l’autore ha vissuto prima in Argentina, poi in Perù, a Cuba, in Spagna. Il momento del ritorno, delle memorie, dell’incontro con chi è rimasto, con lo spaesamento nel trovare una nazione che non si riconosce più.

 

 

I libri premiati, i finalisti.

 

Premio Strega 2019, vinto da

    Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani,  Vincitore con 312 voti

a ruota:

Benedetta Cibrario, Il rumore del mondo, Mondadori, con 203

Marco Missiroli, Fedeltà, Einaudi, con 189

Claudia Durastanti, La straniera, La nave di Teseo, con 162

Nadia Terranova, Addio Fantasmi, Einaudi, con 159

 

 

CAMPIELLO. i cinque finalisti.

– “Il gioco di Santa Oca” Laura Pariani, La Nave di Teseo

– “La vita dispari” Paolo Colagrande, Einaudi editore

– “Carnaio” Giulio Cavalli, Fandango Editore

– “Lo stradone” Francesco Pecoraro, Ponte alle Grazie

– “Madrigale senza suono” Andrea Tarabbia, Bollati Boringhieri editore

 

la seconda  delle “Classifiche di qualità” dei libri, che la rivista L’Indiscreto propone con cadenza trimestrale.

Narrativa

 

1) Claudia Durastanti, La straniera, La nave di Teseo

 

2) Filippo Tuena, Le galanti, Il Saggiatore

 

3) Francesco Pecoraro, Lo Stradone, Ponte alle Grazie

 

 

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il commercio degli schiavi dall’Africa all’America inizia nel 1619, il primo arrivo documentato. Quattrocento anni. La nostra lettura consigliata, un libro destinato a diventare un classico.

 

Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea, Sur EDIZIONI

Tradotto da Martina Testa

 

Nella Georgia della prima metà dell’Ottocento, la giovane schiava nera Cora decide di tentare la fuga dalla piantagione di cotone in cui vive in condizioni disumane, e insieme all’amico Caesar comincia un arduo viaggio verso il Nord e la libertà. Servendosi di una misteriosa ferrovia sotterranea, Cora fa tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? Grazie alla brillante invenzione fantastica di una «ferrovia sotterranea», Colson Whitehead dà forma concreta all’e­spressione con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di abolizionisti che aiutavano gli schiavi nella loro fuga. Con questo romanzo offre una testimonianza scioccante – e politicamente consapevole – dell’eterna brutalità del razzismo, e al tempo stesso dà vita a un’appassionante storia d’avventura che per ritmo e colpi di scena ricorda i western pulp di Quentin Tarantino, e che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unica opera degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, La ferrovia sotterranea è già destinata a diventare un classico

 

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Bene, siamo convinti. Sally Rooney si presenta con un curriculum lungo da qui a Pechino: oltre ai premi vinti (Costa novel Award, selezionato per il Man Booker Prize) viene considerata la scrittrice più titolata per rappresentare le vite comuni dei Millennials
Come libraio ormai iscritto di diritto alla categoria dei “senior” (e da padre) partecipo con commozione al modo in cui Sally Rooney riesce a trasmetterci in maniera limpida, diretta, i sentimenti, la presunta fragilità dei ragazzi che diventano adulti, e la fascetta in questo caso inquadra bene il tutto: Il romanzo che più di ogni altro di dice cosa vuol dire essere giovani oggi” (The Guardian). Fenomeno di culto nel mondo anglosassone, oggetto di studi, e ci scommettiamo, prossimo film in arrivo…
 
 
Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l’orrore, e l’attrazione, della normalità? Nell’abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l’esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.
 
«Il suo primo romanzo è stato universalmente e meritatamente acclamato. Era difficile credere che potesse mai scrivere qualcosa di meglio. Invece è successo».
«The Guardian»

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In Mappe per amanti smarriti, suo romanzo d’esordio elogiato da Salman Rushdie ( e già consigliato all’epoca dai librai di Atlantide, nel 2004), Nadeem Aslam ben narrava quante siano le cose che differenziano le varie culture, (perfino il numero delle stagioni) , quanto sia difficile ma non impossibile arrivare ad una convivenza pacifica. I rapporti tra occidente e il resto del mondo, in particolare il Pakistan da cui proviene Nadeem, sono al centro della sua indagine, anche in questo ultimo romanzo. Il primo capitolo de Il libro dell’acqua e di altri specchi ci conduce subito al cuore del problema: il sangue degli infedeli non è nero come qualcuno vuole fare credere, ma dello stesso colore rosso di chi invece segue i precetti di un altro Dio. Prosa e trama che vanno dritti al cuore del lettore.
Tradotto da N.Gobetti
 
 
Scese ed entrò nello studio, dove trovò il libro mutilato di Massud. Vide che sei delle pagine erano state ricucite insieme con filo d’oro. Osservò il lavoro di restauro, facendo correre la punta delle dita su quelle cicatrici lucenti. Ogni cosa che accadeva in quel luogo, e in tanti altri luoghi come quello, riguardava il potere e l’autorità. Tutto. E i conflitti dei pachistani non riguardavano solo il Pakistan, ma la sopravvivenza dell’intera razza umana. Riguardavano il pianeta nel suo insieme.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi si apre in una città fittizia chiamata Zamana, in Pakistan. Nargis e Massud sono una coppia di architetti, uniti da un’affinità elettiva con cui hanno sapientemente modulato ogni fase della loro relazione. Eppure Nargis ha nascosto per tutta la vita al marito un elemento fondante e pericoloso della sua identità: è nata cristiana, con il nome di Margaret, ma crescendo si è finta musulmana per sfuggire agli abusi e alle oppressioni. Quando Massud muore in uno scontro a fuoco, la vita di Nargis inizia a sgretolarsi. Intanto qualcuno si serve degli altoparlanti dei minareti per rivelare i segreti e le dissolutezze degli abitanti, diffondendo il terrore in un Paese in cui l’accusa di blasfemia può costare la vita. I misteriosi annunci presto diventano persecuzioni e Nargis sarà costretta a fuggire. In questo mondo al limite della distopia, diverse trame amorose si liberano come fiumi in piena e con la loro poesia fanno da contraltare all’orrore. Questo romanzo è un ritratto rivelatore dello spirito umano, una storia di corruzione e resistenza, di amore e terrore, e delle maschere che a volte è necessario indossare per salvarsi.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi è al contempo una storia di formazione sentimentale, uno studio sulla perdita e un ritratto lucido dei conflitti che pervadono il Pakistan contemporaneo. È un romanzo importante dalla prosa cristallina e dai personaggi abilmente caratterizzati nelle loro sfumature emotive. Seppure crudo nella rappresentazione del brutale esercizio del potere, è un inno alla resilienza.
– Laura Garmeson, Financial Times
 
Aslam ha costruito un corpus di opere in cui descrive nel dettaglio il peggio cui gli uomini possono arrivare e ci è riuscito usando una prosa che suggerisce le possibilità salvifiche dell’arte. Orrore e bellezza convivono in un equilibrio precario.
– Peter Parker, The Spectator
 
Sbalorditivo… un romanzo magistrale, con una complessa stratificazione di simboli e una trama puntellata di colpi di scena drammatici fino all’ultima frase.
– Rebecca Steinitz, The Boston Globe

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Il più clamoroso “triplete” nel mondo dei premi letterari. Per tre anni di fila N.K.Jemisin si è aggiudicata i premi Hugo (insieme ad un discreto numero di altri riconoscimenti) con la sua sua trilogia The broken earth: la solidità della sua scrittura e delle sue trame l’hanno accostata ad Ursula Le Guin. Jemisin ha cominciato a scrivere libri a dieci anni, si è fatta strada con il suo blog, ed è una nota opinionista del mondo culturale afro-americano. Ecco dunque il primo capitolo, pubblicato da Mondadori, nella collana Oscar Fantastica: con un inizio archetipo, il dolore della madre per la perdita del figlio.

 

“«Un’opera di grande ambizione, narrata da punti di vista alternati la cui complessità non si manifesta compiutamente se non nella parte finale del romanzo. Questo nuovo lavoro di N. K. Jemisin si iscrive in un processo lento ma definito di cambiamento della narrativa fantasy e di fantascienza.»” Guardian

 

https://www.oscarmondadori.it/libri/la-quinta-stagione-la-terra-spezzata-libro-1-n-k-jemisin/ 

 

LA QUINTA STAGIONE, tradotto da A.Mantovani

Non è da tutti sovvertire un genere letterario. Dargli un nuovo inizio da cui non si potrà più prescindere. N. K. Jemisin ci è riuscita, con la narrativa fantastica» – Valerio Evangelisti

 

 

Ciò che devi raccontare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo: “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene. Ma è così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. Per l’ultima volta

L’Immoto è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono presi fin da piccoli e messi sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo. È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino.

 

 

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Il vincitore del prix  SD RTL 2018 per il miglior thriller francese, in una giuria presieduta da Michel Bussi, che così lo ha definito: “Un vero page turner,  contraddistinto da un’amosfera ossessionante e una scrittura cesellata. Lascia senza fiato”. Una ambientazione di provincia descritta con precisione, il classico clima di risentimenti, silenzi, e un “cold case” pronto a tornare prepotentemente alla ribalta un paio di decenni dopo il suo verificarsi,  in un libro che non dimenticheremo.

https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/i-gemelli-di-piolenc/

 

traduzione di Maurizio Ferrara

 

 

Giugno 2018. Piolenc, Francia del Sud. Nadia Vernois, undici anni, saluta le amiche all’uscita di scuola e un attimo dopo svanisce nel nulla. I sospetti delle autorità si concentrano subito su Victor Lessage, “il maledetto di Piolenc”, come è stato soprannominato da qualcuno. Vedovo, Victor è un uomo che si nutre di collera da troppo tempo, un uomo che non trova pace da trent’anni. È da giorni sotto torchio nella sala interrogatori della Gendarmeria di Orange, quando Nadia torna a casa. Ma la ricomparsa della bimba non basta a scagionarlo: particolari inquietanti non lo consentono, come il messaggio che Nadia dice di dover riferire a Victor, “Ditegli che Solène lo perdona”. Ecco, Solène lo perdona. Sua figlia. Trovata morta un giorno d’estate del 1989, dopo essere scomparsa insieme al fratello gemello, Raphaël, di cui invece non si sono più avute notizie. Un messaggio impossibile da recapitare, ma che per il commissario Julien Fabregas rappresenta l’unica traccia da seguire per risolvere le altre due sparizioni che si verificano nei giorni successivi. E che porta indietro a trent’anni prima, a quell’estate maledetta del 1989. Da quel momento, Fabregas sprofonda in un rovo di piste già battute dal suo alter ego dell’epoca, Jean Wimez, e di altre nuove, inesplorate, che allungano la lista dei sospettati. Neanche il più piccolo frammento disseminato sul sentiero degli anni potrà essere trascurato. Ne I Gemelli di Piolenc, Destombes distilla particelle di informazioni e passa al setaccio poche risposte: ci spinge così nel fitto di una vicenda dalle atmosfere ambigue, accendendo dubbi su tante figure e avvicinandoci, mai troppo, alla verità. Saremo costretti a rimettere in discussione le nostre poche certezze prima di trovarci di fronte, colpo di scena, a un epilogo del tutto degno di questo nome.

 

 

 

Sandrine Destombes

, parigina, è nata nel 1971. Con I gemelli di Piolenc, suo quinto romanzo, si è guadagnata il prestigioso premio VSD RTL 2018 per il miglior thriller francese, presieduto da Michel Bussi.

 

 

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ci siamo, a Bologna apre la Fiera del Libro per ragazzi, la più importante del settore, la più bella di tutto il mondo editoriale.
“La chiarezza non sta nella forma, ma nell’amore.” Anna Karenina. Se pensate di essere ormai stanchi di libri su bambine ribelli e surrogati alla moda, siete in errore. Beatrice Masini e Fabian Negrin vi faranno ricredere.

 

Illustrazioni di Fabian Negrin –
Giunti Editore
Alcuni amici non ci lasceranno mai. Sono i personaggi dei libri che abbiamo amato.
Un libro unico nel suo genere, realizzato a quattro mani da Beatrice Masini e Fabian Negrin. Ventidue ritratti di eroine letterarie – da Emma Bovary a Jane Eyre, da Lady Chatterley a Anna Karenina, da Jo a Pippi Calzelunghe, fino ad arrivare alle modernissime Matilde di Roald Dahl o Mina di David Almond – che hanno in comune la caratteristica di uscire dagli schemi della propria società: donne con personalità e identità fortissime. Le tavole di Negrin sono diversificate stilisticamente a seconda del carattere e del tipo di personaggio. A ciascuna eroina è dedicato un brano evocativo attraverso cui l’autrice condivide con le giovani lettrici le emozioni e i temi che il personaggio si porta dentro, come una porta che si apre su mondi e sogni sempre nuovi. In appendice, una breve contestualizzazione con informazioni sui romanzi e gli autori citati.
L’AUTRICE
Beatrice Masini è autrice prolifica di opere per l’infanzia, è anche una stimata traduttrice. Tra i suoi lavori, la resa in italiano di alcuni dei libri della serie di Harry Potter di J. K. Rowling per la versione pubblicata da Salani. Il suo romanzo Bambini nel bosco (Fanucci) è stato finalista nel 2010 al Premio Strega. Con il romanzo per adulti Tentativo di botanica degli affetti (Bompiani) ha vinto il Premio Campiello nel 2013. Le sue opere sono tradotte in quindici Paesi. Ha ottenuto in cinque occasioni il Premio Andersen, sia come autrice che come traduttrice. Dall’autunno del 2015 è il direttore editoriale di Bompiani.
L’ILLUSTRATORE
Fabian Negrin è nato nel 1963 in Argentina. Laureato in Messico si trasferisce nel ’89 in Italia dove attualmente abita. Lavora prevalentemente nell’ambito dell’editoria per ragazzi per l’Italia e l’estero. È uno dei più rinomati e quotati illustratori per l’infanzia.

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