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Archive for the ‘i libri che ci sono piaciuti – recensioni’ Category

 

 

Chiudere per l’ultima volta la porta della propria casa, sapendo che non vi si farà rientro, che non ci saranno più piatti da lavare, vasi da spostare, buchette della posta da controllare…  Una pagina forte di un libro potente: Michka è una donna ancora autonoma nel momento in cui la vecchiaia entrerà con prepotenza nella sua vita. Colta, raffinata, e dotata di un particolare senso di ironia.

 

Una storia che prende subito al cuore, composta essenzialmente da dialoghi, dai toni rarefatti, come le lacune del linguaggio che si trova ad affrontare l’anziana protagonista, costretta ad entrare in una RSA. Incontrerà un giovane ortofonista, riceverà le visite di Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da madre, incontrerà altri ospiti particolari, si scontrerà contro una inflessibile direttrice.  Resterà voglia di vivere, di raccontare ed ascoltare?

 

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-francese/le-gratitudini-delphine-de-vigan-9788806243524/

 

 

Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce più a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E così adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio così: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate «da vecchia», alle stravaganze degli altri «resistenti», ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre più fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio «la sfioriscono» -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, però, le parole si fanno più rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice «gratis», come direbbe Michka.

 

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il libro preferito di Sauron (il piccione amico della libreria) per il 2019 è…. Respiro di Ted Chiang, con una particolare predilezione per il racconto IL GRANDE SILENZIO.

L’autore lo scrisse per una installazione video presso il radio telescopio di Arecibo, citato nell’opera. La voce narrante è di un pappagallo, che si interroga sulla nostra ricerca di risposte dagli angoli lontani dell’universo, e di quanto la voce sia così importante nei miti della creazione del mondo, dalle idee dei mistici pitagorici alle filosofie che ruotano ai mantra.  Per arrivare alle singolari capacità comunicative della sua specie, di cui ricorda la singolare esperienza di Alex, il pappagallo grigio africano utilizzato nelle ricerche di psicologia comparativa della Università Brandeis. E alle memorabili parole pronunciate la sera prima di morire, indirizzate alla studiosa che aveva vissuto per trenta anni con lui.

OTTIMI gusti per il nostro Sauron:  Ted Chiang ha convinto la critica anglosassone con questo libro, presente in molte delle liste dei BEST BOOKS OF THE YEAR.

 

 

 

Respiro

Chiang Ted, tradotto da Christian Pastore

 

L’universo ha avuto origine da un immenso respiro trattenuto. Perché non si sa, ma quale che ne sia stato il motivo, mi fa davvero piacere sia andata così, se sono vivo lo devo infatti a quel fenomeno. Tutti i miei desideri e le mie riflessioni non sono altro che vortici d’aria generati dalla successiva e graduale espirazione dell’universo. E finché questa grande espirazione non avrà termine, i miei pensieri continueranno a vivere.

 

Nel racconto che dà il nome alla raccolta, il protagonista è uno scienziato che fa una scoperta impossibile sulla propria esistenza. E chiude proprio con un’esortazione che contiene la poetica dell’autore: «Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l’esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso.» In questo uso della fantascienza come contenitore dei sentimenti e dei pensieri umani, Chiang è degno erede di Philip K. Dick. Nelle altre otto storie che compongono la raccolta ci sono sempre personaggi fuori dall’ordinario, che sperimentano la vita in dimensioni diverse dalla nostra. Come nel Mercante e il portale dell’alchimista, il racconto che apre la raccolta, in cui un varco temporale costringe un venditore di stoffe nell’antica Baghdad a fare i conti con i propri errori e gli offre il modo di rimediare.

 

Come in tutte le sue opere, Chiang sfiora la fantascienza immaginando mondi diversi, intelligenze artificiali, forse viaggi nel tempo (sicuramente nella memoria), e in realtà mette sul tavolo temi umanissimi: il valore della vita, l’ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere, e volere, comunicare.

 

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Mio fratello precipizio, mia sorella acqua di torrente,
mia madre canne per una capanna, mio padre
muffa su rocce rossobrune, suo padre parente dei pesci,
figura acquatica con polmoni, come te.
 
Nessuno ci ha inventato, eravamo nella polvere
già nel primo istante, esistiamo fin
dall’inizio. Solo piú tardi abbiamo avuto anime e ci è stato permesso di scrivere. Nostre sono le parole
 
di pietra e d’acqua. Mai abbiamo rinnegato
la nostra origine, siamo quel che c’è,
numeri con un nulla alla fine. Una volta qualcuno
lanciò un sasso nell’acqua, quei cerchi che si allargano
 
ancora, siamo noi.
Una delle poesie che compongono la raccolta L’OCCHIO DEL MONACO, di Cees Nooteboom, opera seconda classificata nella categoria POESIA, tra i migliori libri in traduzione del 2019 secondo la giuria de L’INDISCRETO, nella traduzione di Fulvio Ferrari.
 

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RATAPLAN (Rullo di tamburi). Ecco la nuova classifica di qualità, Complimenti ai vincitori per la sezione NARRATIVA:
1) Matteo Meschiari, L’ora del mondo, Hacca
2) Matteo Trevisani, Libro del sole, Atlantide
3) Chiara Valerio, Il cuore non si vede, Einaudi e agli altri vincitori (li trovate sul sito). Atlantide per la PRIMA VOLTA faceva parte del panel di giurati.
LE SCHEDE DEI TRE LIBRI:
Chiara Valerio, Il cuore non si vede, Einaudi
Una mattina, dopo sogni inquieti, Andrea Dileva si sveglia senza cuore. Non è morto, certo, ma forse non è vivo. Semplicemente sta scomparendo sotto gli occhi severi e distratti delle (troppe?) donne che gli stanno intorno. Perché siamo fatti di legami oltre che di tendini, muscoli e ossa. Di allegrie immotivate, mancanze, ferite, amori imperfetti.
Andrea Dileva, quarantenne, studioso, curioso, professore di greco, si sveglia un giorno senza il cuore. Laura vive con lui, è abituata alle sue mancanze, ma questa proprio non se l’aspettava. Carla in teoria sarebbe la sua amante, ma a casa ha un cane, un bimbo, un marito, e poi con il corpo di Andrea ha sempre avuto un rapporto difficile, in fin dei conti le va bene anche cosí. Forse Simone avrebbe la fantasia per capire com’è che l’amico di mamma sta perdendo i pezzi, d’altronde è stato proprio lui a raccontargli storie di leviatani giganti e donne con la coda di pesce. Ma Simone ha otto anni e nessuno ha chiesto il suo parere. Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla: eppure era convinto che la mitologia fosse l’archetipo di ogni cosa. Certo, se l’umanità intera ha il terrore di morire, deve prendere atto che per lui è diventato impossibile. Come può smettere di battere un cuore che non c’è piú? Chiara Valerio racconta con una leggerezza rara le metamorfosi delle relazioni e la loro meccanica involontaria. Se la storia di un uomo che scompare scintilla di ironia e passione, questa è l’occasione della letteratura.
Matteo Meschiari
L’ora del mondo
Hacca
Una bambina nasce senza una mano e per questo motivo, forse, la abbandonano nelle Terre Soprane, le regioni sospese tra leggenda e geografia sotto i crinali dell’Appennino modenese. Si chiama Libera, e lo è in molti sensi. Inselvatichita, cresciuta nei boschi con i lupi, viene presa e ridotta alla norma, ma scappa. Sopravvive rubando cibo dalle case dei villeggianti. Continuerebbe così, ma l’Uomo-Somaro le affida un compito: ritrovare il Mezzo Patriarca Perduto. Se non lo farà, le Terre Soprane svaniranno, e loro, i Semidei, non potranno più dialogare con gli animali del mondo. Così Libera parte.
 
Matteo Trevisani, Libro del sole, Atlantide edizioni
Per Eva, giovane astronoma, sono due le strade che possono condurla là dove non è mai stata: la via dell’amore e quella della conoscenza. Il giorno in cui lei e Andrea si innamorano, la biblioteca della loro università prende fuoco: un incendio che sarà un presagio del loro destino. Così, con l’aiuto di un vecchio astronauta e di un’anziana signora cieca, Eva dovrà ricomporre i pezzi di una storia che le rivelerà insieme il suo passato e ciò che la aspetta, tra segreti di famiglia e ambizioni ultraterrene, mostrandole come alla radice delle cose vi sia sempre una brace ardente. Trasmutazione alchemica e astronomia solare, lo spazio infinito e il metallo che fonde, diventeranno lingue dello stesso fuoco, quello dove bruciano i cuori di tutti gli esseri umani.
Dopo il successo di Libro dei fulmini, che ne ha rivelato il talento di narratore visionario, Matteo Trevisani torna con un grande romanzo di amore e conoscenza segreta.
Opera assolutamente unica nel panorama italiano, Libro del Soleè il racconto indimenticabile di un amore straordinario capace di arrivare oltre se stessi e la vita.
“Un uomo non è niente, ma quello che lo abita è tutto”
Libro del Sole, Matteo Trevisani
La Classifica di qualità dell’Indiscreto è stilata tre volte l’anno, a metà dei mesi di febbraio, maggio e ottobre, secondo intervalli proporzionati agli archi della produzione editoriale, e interpella i votanti in merito ai migliori libri italiani di narrativa, saggistica e poesia del periodo immediatamente precedente.

Saggistica

 

1) Valerio Mattioli, Remoria, minimum fax

2) Francesca Matteoni, Dal matto al mondo, effequ

3) Luciano Mecacci, Besprizornye, Adelphi

Poesia

 

1) Bartolo Cattafi, Tutte le poesie, Le Lettere

2) Antonio Prete, Tutto è sempre ora, Einaudi

3) Laura Pugno, L’alea, Giulio Perrone

le classifiche complete, nelle sezioni NARRATIVA, POESIA, SAGGISTICA, le trovate qui.

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Era il 2009. Tra I nostri libri selezionati, avevamo indicato un testo ora in nuova edizione per IL SAGGIATORE.
PIOGGIA GIALLA, JULIO LLAMAZARES, PASSIGLI
Grande letteratura, il monologo di Andrés de Casas Sosas, ultimo abitante di Ainielle, paese disabitato sui Pirenei. Attraverso i ricordi di questo Robinson di montagna, rivive la storia della sua terra, delle persone che la abitavano, morte o partite, dimenticandola infine.
Un anno intenso, a giudicare da alcuni degli altri volumi consigliati:
RESPIRO, TIM WINTON, NERI POZZA
IL DONO, TONI MORRISON, FRASSINELLI
VIA DELLE CAMELIE, MERCE’ RODOREDA, LA NUOVA FRONTIERA
CITTA’ DI PIETRA, ISMAIL KADARE’, TEA
VITA E DESTINO, VASILIJ GROSSMAN, ADELPHI
IN VIAGGIO CONTROMANO, MICHAEL ZADOORIAN ,MARCOS Y MARCOS
I DONI DELLA VITA, IRENE NEMIROVSKY, ADELPHI.
 
La scheda de PIOGGIA GIALLA, tradotto da Denise Zani.
Un libro bellissimo, un’elegia commovente per un mondo perduto.» – Le Monde
 
«La pioggia gialla ricorda García Márquez, ma qui il barocco è stato sostituito da un lirismo sussultante.» – El Periódico
«Uno strano brusio mi fece svegliare di soprassalto. Era una notte fredda e la pioggia gialla oscurava la finestra. All’inizio pensai che fosse il vento. Ma mi stavo sbagliando. Proveniva da un punto imprecisato della casa. Era un mormorio di voci, di parole vicine.» Non è rimasto nessuno ad Ainielle. Se ne sono andati gli uomini e le donne, i pastori e i contadini, i giovani, i vecchi, gli animali. Rimangono i serpenti, nascosti sotto le rovine delle case. E rimane Andrés. Erano lui e sua moglie, prima, poi Sabina si è impiccata nel mulino abbandonato e ora, a fargli compagnia, non rimane che una cagna macilenta. Anche i villaggi vicini si stanno svuotando, dissanguati dalla guerra e da un progresso senza nome e senza pietà. Ma Andrés non ha intenzione di andarsene, nemmeno quando la pioggia gialla del tempo comincia a cadere e i fantasmi dei suoi morti tornano a visitarlo. Romanzo più per convenzione editoriale che per essenza, perché la sua natura è più vicina all’elegia e alla trenodia, di cui riprende l’ossessione per le anafore e le ripetizioni, La pioggia gialla è – nelle parole di Andrea Gentile, dalla postfazione che chiude il libro – romanzo della pura morte, poiché tutto, nella vicenda di Andrés, è fine, ma anche romanzo della pura vita, perché è il suo respiro, costante, affannato, a imprimere alle pagine il ritmo slavinante di un postremo testamento che è, insieme, un inno all’umana resistenza.

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se uno degli editori che stimi, che, autore dopo autore, ti ha conquistato con la sua linea, ti segnala un libro su cui punta molto per emozionare e colpire i lettori nel corso di questi ultimi mesi del 2019, presti molta attenzione al volume al momento della sua uscita.  E vieni subito rapito dalla storia che racconta, quella sera in cui cominci a leggere.

Ecco le parole che ha usato per introdurre Kentuki:

 

Samanta Schweblin è un’autrice straordinaria, tradotta in tutto il mondo e finalista al Man Booker International Prize.

Internazionale l’ha inclusa tra i 10 migliori scrittori argentini.

 

Kentuki è il suo nuovo romanzo; racconta un presente in cui tutto il mondo è sconvolto da una contagiosa mania per i kentuki: all’apparenza innocui peluche, che ti permettono di entrare nelle vite degli altri.

Puoi essere un kentuki, connettendoti a lui da remoto, e spiare qualcuno, anche se si trova dall’altra parte del mondo, o avere un kentuki, accoglierlo in casa tua, e essere spiato.”

 

https://www.edizionisur.it/catalogo/paese/argentina/kentuki/

 

Samanta Schweblin 

Kentuki, Sur Edizioni

Tradotto da Maria Nicola

Buenos Aires, interno giorno. Ma anche Zagabria, Pechino, Tel Aviv, Oaxaca: il fenomeno si diffonde in fretta, in ogni angolo del pianeta, giorno e notte. Si chiamano kentuki: tutti ne parlano, tutti desiderano avere o essere un kentuki. Topo, corvo, drago, coniglio: all’apparenza innocui e adorabili peluche che vagano per il salotto di casa, in realtà robottini con telecamere al posto degli occhi e rotelle ai piedi, collegati casualmente a un utente anonimo che potrebbe essere dovunque. Di innocuo, in effetti, hanno ben poco: scrutano, sbirciano, si muovono dentro la vita di un’altra persona.

 

Così, una pensionata di Lima può seguire le giornate di un’adolescente tedesca, e gioire o preoccuparsi per lei; un ragazzino di Antigua può lanciarsi in un’avventura per le lande norvegesi, e vedere per la prima volta la neve; o ancora un padre fresco di divorzio può colmare il vuoto lasciato dall’ex moglie. Le possibilità sono infinite, e non sempre limpide: oltre a curiosità e tenerezza, il nuovo dispositivo scatena infatti forme inedite di voyeurismo e ossessione.

 

Come i kentuki aprono una finestra sulla nostra quotidianità più intima, così Samanta Schweblin apre uno squarcio nella narrazione del reale: con un immaginario paragonato a quelli di Shirley Jackson e David Lynch, l’autrice trasporta il lettore in un’atmosfera ipnotica, regalandoci una storia sorprendente e dal ritmo vertiginoso.

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Solo a me pare che ultimamente gli autori francesi siano i migliori nel raccontare le vite degli adolescenti, con le aspirazioni, le fatiche e le gioie quotidiane, la voglia di bruciare tutto e staccarsi dalla famiglia?  Maylis De Kerangal (Corniche Kennedy), Jean Baptiste Andrea (Mia Regina), Laurent Mauvignier (Continuare), e Nicolas Mathieu, ora.

Il Prix Goncourt 2018 è andato a E i figli dopo di loro, un romanzo dall’impostazione classica su quelle famiglie zoppicanti  e piegate dal cambiamento del mondo del lavoro che l’ultimo decennio del secolo scorso ha lasciato in molte zone della Francia. Qui siamo in Lorena, e tre adolescenti molto diversi tra loro si troveranno a vivere un momento di passaggio verso l’età adulta mentre attorno a loro genitori e società vedono spegnersi i loro sogni di benessere. Come i tre ragazzi, anche l’autore è cresciuto in un piccolo angolo di mondo molto simile a quello descritto, lo ha lasciato giudicandolo troppo angusto, per poi avvertire molto tempo dopo il richiamo delle radici.

 

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970180/e-i-figli-dopo-di-loro

 

Tradotto da Margherita Botto

Lorena, agosto 1992. Anthony ha quattordici anni, le spalle larghe e una palpebra semichiusa che gli dà sempre un’aria imbronciata. Stéphanie è la più bella della scuola, ma nella valle dimenticata da Dio in cui è cresciuta l’avvenenza serve a poco. Hacine è un po’ più grande, ama le moto (soprattutto quelle prese agli altri) ed è ormai rassegnato all’idea di deludere il padre, arrivato in Francia dal Marocco sognando l’integrazione. L’estate in cui i tre ragazzi si incontrano è quella del primo bacio, delle prime canne, dei Nirvana nelle orecchie e delle corse in Bmx intorno al lago, della noia che si mescola alla rabbia e al desiderio di fuggire. Ma è anche un’estate torrida, in cui il vento caldo della globalizzazione ha già spazzato via buona parte dei posti di lavoro della regione lasciando le famiglie sul lastrico, impreparate ad affrontare la chiusura delle fabbriche e a immaginare un futuro diverso per sé e i propri figli. Di questo piccolo mondo periferico Nicolas Mathieu racconta dolori e gioie, speranze e miserie, dando forma a un affresco sociale umanissimo e insieme feroce. L’adolescenza di Anthony, Stéphanie e Hacine diventa per lui una lente straordinaria con cui guardare a un’Europa di provincia, alle sue illusioni di benessere bruciate nei falò estivi, alla sua innocenza perduta. Un’Europa che è anche la nostra.

 

Nicolas Mathieuè nato a Épinal, nella regione dei Vosgi, nel 1978 e oggi vive a Nancy. Ha esordito nel 2014 con il noir Aux animaux la guerre, da cui è stata tratta una serie tv. E i figli dopo di loro, suo secondo romanzo, accolto con entusiasmo da critica e pubblico, ha vinto nel 2018 numerosi riconoscimenti letterari, tra i quali il Prix Goncourt, ed è in corso di traduzione in venti paesi.

 

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