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Giovedì 12/3 ore 21 Biblioteca Casa Bondi – Castenaso

 

Noi Due di Giorgio Diritti Ed. Rizzoli.

Intervista l’autore Giorgio Tonelli

 

In un “film in forma di libro” la storia di Carlo e Alice, una coppia di trentenni costretti

dal terremoto a trasferirsi da L’Aquila, lei a Genova, lui a Castenaso. Un

libro che parla dell’Italia intera, nuda nelle sue ferite e nei suoi desideri.

 

La scheda del libro

Da anni ci raccontano un Paese devastato e senza speranza oppure un altro, finto, da commedia. L’Italia nuda, nelle sue ferite e nei desideri, è rimasta quasi invisibile. Giorgio Diritti l’ha mostrata nei suoi film, attraversando le pieghe della Storia e vicende quotidiane fatte di coraggio o di paura, tese tra le nostre radici e il futuro. Un viaggio di verità, una ricerca vitale. Ora Diritti porta la sfida dentro il suo primo romanzo, questo. È l’alba quando Carlo e Alice camminano per le vie deserte dell’Aquila diretti alla stazione. Non possono rifiutare l’occasione di trasferirsi al Nord, perché dal terremoto sono passati anni ma in città le cose restano ferme. Due destinazioni diverse. Un gruppo di adolescenti chiassosi riempie le giornate di Alice, in una casa famiglia di Genova. E lei, che si è sempre sentita determinata, una fucina di sogni, una forza della natura, ora dovrà fare i conti con storie dure e con il proprio passato. L’azienda è un mondo nuovo, tanto più se, come Carlo, finisci circondato di sole donne, a disegnare reggiseni nella provincia emiliana. Eppure lui si stupirà di sé, scoprendosi entusiasta, ambizioso, pronto a mettersi in gioco. La vita di prima è distante per entrambi e anche i ricordi si presentano a sprazzi: le strade in cui sono cresciuti, i piccoli gesti condivisi, le famiglie lontane. Essere in due, pensare per due ora è molto più difficile. Il loro amore è a un bivio e il futuro ancora da costruire.

 

Ingresso libero.

 

Libreria Atlantide curerà il bookshop

 

English: Italian film director Giorgio Diritti...

English: Italian film director Giorgio Diritti at the Italian Film Festival in Tokyo, 1 May 2010. Italiano: Il regista italiano Giorgio Diritti a Festival del Cinema Italiano Tokyo, 1 maggio 2010. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Quando i thriller sono scritti in questo modo, quando gettano uno sguardo attento alla realtà che raccontano, senza dimenticare l’importanza della trama e le caratteristiche di coinvolgimento tipiche del genere, non si può che restare ammirati! Torkil Damhaug magari sarà meno pubblicizzato di tanti altri giallisti nordici, ma ne consigliamo di certo questo suo libro, un brillante noir psicologico che si gioca su fatti avvenuti in un passato che continua a “dare frutti avvelenati”, sui conflitti culturali e religiosi che le società moderne devono affrontare…

 

Torkil Damhaug, Il signore del fuoco, Atmosphere

 

Vincitore del Rivertonprisen 2011 (Miglior thriller norvegese)

Nominato al Premio Glass Key Nordico

 

traduzione dal norvegese di Lucia Barni

 

A Oslo si sviluppa una serie sconcertante di incendi dolosi. Il commissario Horvath e il suo amico, il giornalista Dan Levi, inseguono il piromane, che sembra credere nel potere di pulizia delle fiamme. Mentre proseguono gli incendi, il diciottenne Karsten si innamora della sua compagna di classe Jasmeen, pakistana, ma i fratelli maggiori della morigerata famiglia musulmana cercano di vietare la loro relazione. Improvvisamente Karsten scompare senza lasciare traccia, mentre il piromane è ancora in libertà. Sette anni più tardi, la sorella di Karsten, Synne, decide di scoprire quello che è successo a Karsten. Ma la sua indagine privata avrà conseguenze

terribili, suscitando assopiti e pericolosi ricordi. Il piromane, a riposo per sette anni, sta seguendo le ricerche di Synne con intenso interesse…

 

«Risponde Il signore del fuoco alle aspettative? Sì. È anche meglio rispetto ai suoi predecessori? Sì che lo è»

Ola A. Hegdal, Dagens Naringsliv

 

«Damhaug scrive molto bene. Vi è una profondità nei suoi personaggi come pochi altri scrittori

di storie criminali sanno fare». Tracey Nålsund

 

«Il signore del fuoco diventa uno scottante candidato quando sarà dichiarato miglior crimine dell’anno».

Torbjorn Ekelund, Dagbladet

 

«Vorrei insistere senza esitazione che ormai Torkil Damhaug è riconosciuto come uno degli eccellenti scrittori

di thriller della Norvegia». Romerikes Blad

 

Mario Donnini
SENNA & IMOLA Una storia nella storia/A story within a story

Nada editore

 

Primo titolo di una collana nata dalla collaborazione tra Giorgio Nada Editore e l’Autodromo di Imola, che nel tempo vedrà apparire una serie di libri dedicati proprio alla pista romagnola. Il libro, bilingue, punta l’obiettivo sulla storia di Ayrton a Imola, pista dove il brasiliano gareggiò dal 1984 al 1994, vincendo in 3 occasioni e partendo per 8 volte dalla pole position. Per dar vita ad un lavoro realmente inedito, l’autore ha intervistato, per ognuna delle partecipazioni di Ayrton al GP (dal 1984 al 1994), un pilota, un giornalista o un personaggio che abbia vissuto Ayrton in una specifica edizione della gara. In ordine di apparizione, i personaggi che parlano di Ayrton sono:

1984 – Johnny Cecotto (suo compagno di team in Toleman)
1985 – Angelo Parrilla (proprietario della ditta DAP di kart, i primi con cui corse Ayrton)
1986 – Gian Carlo Minardi (team manager)
1987 – Alberto Sabbatini (attuale direttore di Auto Sprint)
1988 – Pino Allievi (giornalista – firma storica de La Gazzetta dello Sport)
1989 – Cesare Maria Mannucci (storica firma del giornalismo motoristico)
1990 – Pierluigi Martini (pilota)
1991 – Carlo Cavicchi (ex direttore di Autosprint)
1992 – Giorgio Serra “Matitaccia” (illustratore)
1993 – Alessandro Zanardi (pilota)
1994 – Mario Poltronieri (storica voce della RAI in F1)

Il volume si chiude con una sezione relativa alle tre giornate (1°-3 maggio 2014) che si sono svolte in ricordo dei 20 anni dalla morte di Ayrton, celebratesi proprio sulla pista di Imola.

 

senna imola

Il 5 marzo 1922 nacque a Bologna lo scrittore, giornalista, poeta e regista italiano PIER PAOLO PASOLINI.

 

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”

Una poesia,Le Madri

Mi domando che madri avete avuto.

Se ora vi vedessero al lavoro

in un mondo a loro sconosciuto,

presi in un giro mai compiuto

d’esperienze così diverse dalle loro,

che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete

il vostro pezzo, conformisti e barocchi,

o lo passate, a redattori rotti

a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

 

Madri vili, con nel viso il timore

antico, quello che come un male

deforma i lineamenti in un biancore

che li annebbia, li allontana dal cuore,

li chiude nel vecchio rifiuto morale.

Madri vili, poverine, preoccupate

che i figli conoscano la viltà

per chiedere un posto, per essere pratici,

per non offendere anime privilegiate,

per difendersi da ogni pietà.

 

Madri mediocri, che hanno imparato

con umiltà di bambine, di noi,

un unico, nudo significato,

con anime in cui il mondo è dannato

a non dare né dolore né gioia.

Madri mediocri, che non hanno avuto

per voi mai una parola d’amore,

se non d’un amore sordidamente muto

di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,

impotenti ai reali richiami del cuore.

 

Madri servili, abituate da secoli

a chinare senza amore la testa,

a trasmettere al loro feto

l’antico, vergognoso segreto

d’accontentarsi dei resti della festa.

Madri servili, che vi hanno insegnato

come il servo può essere felice

odiando chi è, come lui, legato,

come può essere, tradendo, beato,

e sicuro, facendo ciò che non dice.

 

Madri feroci, intente a difendere

quel poco che, borghesi, possiedono,

la normalità e lo stipendio,

quasi con rabbia di chi si vendichi

o sia stretto da un assurdo assedio.

Madri feroci, che vi hanno detto:

Sopravvivete! Pensate a voi!

Non provate mai pietà o rispetto

per nessuno, covate nel petto

la vostra integrità di avvoltoi!

 

Ecco, vili, mediocri, servi,

feroci, le vostre povere madri!

Che non hanno vergogna a sapervi

– nel vostro odio – addirittura superbi,

se non è questa che una valle di lacrime.

E’ così che vi appartiene questo mondo:

fatti fratelli nelle opposte passioni,

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo

a essere diversi: a rispondere

del selvaggio dolore di esser uomini.

 

Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964

eccolo in un video:

cominciamo la giornata con una poesia:

INGEBOR BACHMANN
STELLE DI MARZO

Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia e stelle di marzo.
Nella formula di pensieri infecondi
si configura l’universo seguendo l’esempio
della luce, che non sfiora la neve.

Sotto la neve ci sarà anche polvere
e, non disfatto, il futuro nutrimento
della polvere. Oh il vento che si leva!
Altri aratri dirompono l’oscurità.
Le giornate tendono a farsi più lunghe.

Nelle lunghe giornate, non richiesti,
veniamo seminati entro quei solchi storti
e diritti, e si eclissano stelle. Nei campi
prosperiamo o ci corrompiamo a caso,
docili alla pioggia, e infine anche alla luce.

 

Poesie, Guanda 1988, Trad. Maria Teresa Mandalari

 

guccini macchiavelli rastignano-page-001

Furono tre le grandi carestie che colpirono l’isola, falcidiando il raccolto del prodotto principale delle terre, la patata: quella più grave cominciò proprio nel 1845, e si protrasse con forza fino al 1849. Mezzi di coltivazione inadatti, la peronospora, l’errata politica agricola condotta dai dominatori britannici produsse esiti disastrosi: conseguenza della povertà e degli stenti fu la massiccia immigrazione verso nuove terre.

 

Un evento che ha lasciato echi indelebili nella memoria degli irlandesi, che naturalmente ha trovato echi letterari:

 

Patrick Kavanagh, con la sua poesia LA GRANDE FAME:

 

La grande fame

 

Terra è il verbo e terra è la carne

 

dove i raccoglitori di patate come spaventapasseri meccanici si muovono

 

lungo i fianchi della collina – Maguire e i suoi uomini.

 

Se li guardiamo per un’ora possiamo dimostrare qualcosa

 

della vita, distrutta dalla fatica sul Libro

 

della Morte? Qui i corvi schiamazzano sui vermi e sulle rane

 

e i gabbiani sono soffiati via dalle siepi come giornali vecchi,

 

per fortuna.

Segue…

 

ed ecco qualche romanzo:

 

Joseph O’Connor

Stella del mare, Guanda

Addio alla vecchia Irlanda

 

“Consideri in che angustie mi trovo. Nelle mie proprietà, da quattro anni, non c’è un uomo che mi paghi l’affitto. La morte di mio padre mi lascia possessore della metà di tutti gli acquitrini del Connemara del Sud, di una grande estensione di sassi e vile torba, e di un mucchio ancora più grande di conti protestati e salari non versati. Per tacere delle ragguardevoli imposte dovute al Governo”. Prese un pezzo di pane, bevve un sorso di vino. “Morire è molto costoso” e sorrise cupamente al Capitano. “A differenza di questo chiaretto, che è roba da quattro soldi”.

 

Joseph O’ Connor, quarantenne di Dublino, già noto da noi per titoli di successo come Cowboys & Indians e Il rappresentante, con il suo nuovo bellissimo romanzo Stella del mare porta alla ribalta un periodo storico di grande sofferenza per il suo paese, quando, a metà ‘800, una devastante malattia delle patate portò alla fame milioni di contadini, costringendoli all’emigrazione di massa. Il teatro d’azione del romanzo è la nave “Stella del mare”, diretta a New York, che ammassa nella terza classe centinaia di disperati, mentre in prima classe un gruppo di privilegiati trascorre il tempo in lauti pasti e furiosi litigi. Tra questi, un proprietario terriero ormai in rovina ma scelto come capro espiatorio per le colpe della classe aristocratica egoista e crudele, che è braccato da un malvivente imbarcato tra gli emigranti con il preciso compito di assassinarlo. Le storie personali dei due antagonisti, inconsapevolmente uniti dall’amore per la stessa donna, anch’essa sulla nave come governante dei figli del Lord, sono ricostruite attraverso flash back inseriti da un narratore occulto, che è poi uno dei personaggi, un giornalista americano, reduce da un’inchiesta sulla tragica carestia irlandese, che raccoglie materiale sugli eventi di cui è testimone a bordo, e attraverso il diario del Capitano e soprattutto testimonianze dirette, scrive il grande romanzo cui ha sempre aspirato.

Per questa storia assai complessa, circostanziata nella ricostruzione storica e appassionante nella trama che unisce la suspence del giallo e l’intensità dei grandi sentimenti, O’ Connor si è messo sulle tracce di un grande maestro, Charles Dickens (che appare nel libro in un divertente cammeo, intento a frugare i bassifondi cercando materiale per i suoi romanzi) utilizzando quindi un linguaggio che ricrea l’atmosfera vittoriana e rinnova la potenza della scrittura romanzesca nella sua stagione d’oro. Trad. Bocchiola M.

 

 

Peter Behrens, La legge dei sogni, Einaudi

Fergus ha quindici anni quando vede i suoi genitori e le sue sorelle morire di fame. Non possiede niente. Solo la rabbia e il desiderio di sopravvivere. Nel suo viaggio verso la salvezza Fergus farà la conoscenza di una banda di banditi bambini guidati da una misteriosa ragazzina, scoprirà i piaceri e le insidie della carne in una casa di piacere a Liverpool, rischierà la vita nei cantieri ferroviari del Galles in un estenuante corpo a corpo con la vita per guadagnarsi il diritto a esistere.
Siamo soliti immaginare la fine del mondo come un evento futuro, un qualcosa che deve ancora avvenire. Dimenticandoci che il mondo è finito molte volte, in molti modi. La Grande Carestia che travolse l’Irlanda a metà Ottocento fu questo: una catastrofe immane che significò la morte per milioni di persone e l’emigrazione in America come unica speranza per altrettanti disperati, in tempi in cui la traversata dell’Oceano era terribile e spesso fatale. Da lì a qualche anno la popolazione dell’isola si dimezzerà.
Raramente la Grande Carestia è stata descritta in una maniera altrettanto vivida e sincera, con una scrittura scabra, affilata, ma allo stesso tempo evocativa e dolente, degna di Cormac McCarthy.
Se la storia è un incubo da cui tentiamo di svegliarci, l’unica scelta per Fergus è sottomettersi alla legge dei sogni.  Trad di Maurizia Balmelli

 

Nial Williams, La nostra vita nelle stelle, Mondadori

rlanda, 1845. Il raccolto delle patate è andato distrutto e ciò basta a scatenare una spaventosa carestia che provocherà in pochi anni un milione di morti, dando il via a un’emigrazione obbligata. Quella di Francis Foley, il patriarca, e dei suoi 4 figli, Tomas, i gemelli Finan e Finbar e Teige è una saga familiare che li porta alla celebre conquista di un appezzamento nelle vergini terre del West, a cui partecipa Tomas, all’isola “segreta” dove il vecchio si rifugia con Teige, al viaggio dei gemelli con una carovana di zingari, alla fuga d’amore di Teige con la moglie di un’altro. Sulle loro vicende dominano i simboli della mitologia celtica e la natura, le costellazioni e le leggende millenarie della loro terra.  A. L. Zazo (Traduttore)

 

Colum McCann, Transatlantic, Rizzoli

Terranova, 1919: gli aviatori Alcock e Brown fanno rotta sull’Irlanda nel primo tentativo di trasvolata atlantica senza scalo, affidandosi, per esorcizzarne gli orrori, a un bombardiere modificato della Grande Guerra. Dublino, 1845: in tournée oltreoceano per promuovere la sua sovversiva autobiografia, Frederick Douglass trova negli irlandesi un popolo aperto alla rivoluzionaria causa dell’abolizionismo, nonostante la devastante carestia che impone ai poveri sofferenze terribili persino agli occhi di uno schiavo americano. New York, 1998: lasciata a casa la giovane moglie e un figlio appena nato, il senatore George Mitchell parte per Belfast con il compito di condurre a termine le trattative di pace nella martoriata Irlanda del Nord. Questi tre emblematici viaggi sono legati tra loro da una misteriosa lettera che attenderà un secolo prima di essere aperta, e dai destini di quattro donne determinate a curare le ferite della vita con la dolce ostinazione della femminilità.

 

e un bel volume per conoscere meglio la storia dell’isola:

 

Eugenio Biagini, Storia d’Irlanda dal 1845 a oggi, Il Mulino

Nel corso di centocinquant’anni l’Irlanda ha conosciuto la più devastante carestia dei tempi moderni, è divenuta l’economia industriale d’Europa in più rapida crescita, è passata dalla sussistenza alla globalizzazione avanzata. Insulare ma cosmopolita, monarchica e repubblicana, culla del moderno terrorismo eppure modello di democrazia parlamentare, con la sua cultura popolare, la sua musica e la sua antica lingua, l’Irlanda per gli italiani è ancora poco conosciuta. Questo libro offre un’introduzione aggiornata e critica ai temi e problemi che hanno segnato lo sviluppo di questa nazione nell’epoca contemporanea

 

 

 

 

 

 

 

 

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