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ATTILIO BERTOLUCCI

MATTINO D’AUTUNNO

Un pallido sole che scotta
come se avesse la febbre
e fa sternutire quando
la gioia d’esser giovani
e di passeggiare di mattina
per i viali quasi deserti
è al colmo, illumina l’erba
bagnata e la facciata rosa
di un palazzo. Tutto è gioviale
buongiorno e sereno, raffreddore
e mezza stagione. E Goethe
in mezzo alla piazza sorride.

piatto ricco: raccolti in un unico volume tutte le indagini di Mario Conde, malinconico investigatore cubano, nato dalla fantasiosa penna di Leonardo Padura. Da queste storie la serie Havana Noir in onda su LA EFFE:
 
 
 
 
Per la prima volta raccolti in un unico volume i romanzi dedicati alle indagini del disilluso tenente Mario Conde che si dispiegano attraverso le quattro stagioni dell’anno. ”Venti di Quaresima” per la primavera, ”Maschere” per i mesi caldi dell’estate, ”Paesaggio d’autunno” per la mezza stagione più triste e ”Passato remoto” per i mesi freddi dell’inverno.
 
Ambientati a Cuba, tra la seduzione del Mar dei Caraibi e i barrios meno raccomandabili dell’Avana, le storie del commissario Conde non sono solo dei noir appassionanti, ma aspre e veritiere incursioni nella realtà cubana contemporanea. Conde ci svela un mondo decadente di carrierismo, corruzione politica, sesso e traffico di droga: il lato oscuro eppure così seducente di una Cuba lontana dai paradisi turistici.
Un po’ Dashiell Hammett un po’ Raymond Chandler ma con un tocco inconfondibilmente latinoamericano, Leonardo Padura ha rivelato ai lettori di tutto il mondo un nuovo panorama del giallo.
English: Leonardo Padura Fuentes at Frankfurt ...

English: Leonardo Padura Fuentes at Frankfurt am Main (2008) Deutsch: Leonardo Padura Fuentes in Frankfurt am Main (2008) (Photo credit: Wikipedia)

“Immaginare il mondo interiore, le idee e anche le emozioni dell’altro da sé: farlo pure nel momento dello scontro.”
Amos Oz, Cari fanatici, Feltrinelli, in uscita:
 
A più di dieci anni dall’uscita di Contro il fanatismo, Amos Oz sente la necessità di ritornare sul tema con tre nuove riflessioni che riprendono il discorso rielaborandolo, ampliandolo e aggiornandolo. Il filo conduttore è ancora una volta una disamina del fanatismo unita a una pacata apologia della moderazione. A prescindere dal tipo di fede e dal contesto in cui il fanatismo – religioso, politico o culturale – si esprime, esso è per Amos Oz il vero nemico del presente. Accanto a questo tema Oz torna anche sulla situazione attuale del Medio Oriente e del conflitto israelo-palestinese.
Un libro coraggioso e mai così urgente come oggi.
 
“Immaginare il mondo interiore, le idee e anche le emozioni dell’altro da sé: farlo pure nel momento dello scontro.”
 
Amos Oz (b. 1939), Jewish writer

Amos Oz (b. 1939), Jewish writer (Photo credit: Wikipedia)

Griffintown, un sobborgo di Montreal. Ai margini di questo luogo un piccolo microcosmo di uomini ormai ex di tutto si riunisce ogni primavera,, dopo i rigori dell’inverno, per riprendere un lavoro molto particolare, fare i cocchieri per scarrozzare i turisti per la Montreal turistica, partecipare a qualche cerimonia. Cavalli e uomini formano una variegata “umanità”, minacciata dalla modernità che li circonda, per dare vita ad un romanzo crepuscolare molto ben intonato:

http://www.intrattenimento.eu/…/griffintown-marie-helene-p…/
Benvenuti a Griffintown, ultimo lembo di Far West dell’America del Nord. Qui si trovano le stalle e i ricoveri delle carrozze che, passati i tempi gloriosi, oggigiorno servono perlopiù a portare a spasso i turisti. Ma a Griffintown, tra selle, destrieri e saloon sopravvivono anche gli ultimi cowboy. Ogni anno arrivano anche tanti giovani alla ricerca di un lavoro estivo. Tra loro Marie, che viene dalla provincia e sente fortissima la mancanza dei cavalli con i quali è cresciuta. In primavera Billy, lo stalliere, fa la conta per sapere quanti, tra uomini e cavalli, sono sopravvissuti al lungo inverno canadese.

Quest’anno però le cose cominciano male. Paul, il proprietario della scuderia, sparisce all’inizio della stagione, la mafia si lancia alla conquista del territorio mentre, in un immenso grattacielo di vetro, si definiscono i dettagli di una speculazione edilizia che cancellerà il vecchio quartiere per rimpiazzarlo con loft e case di lusso. Una storia d’amore, morte e gelosia dove ogni colpo è lecito. Griffintown ci catapulta nel microcosmo delle carrozze a cavallo della vecchia Montreal, un mondo abitato da moderni cowboy.

“Si leva l’alba su Griffintown, dopo il tempo della sopravvivenza, i mesi di neve e di quiescenza. Un sole incerto spunta a Est. All’orizzonte emerge un paesaggio desolato, percorso da colline arrugginite dove resiste, a strati e in un silenzio forzato, un’intera genealogia di oggetti obsoleti: cerchioni spaiati, catene di bicicletta rotte, lamiere ricurve.”

Marie Hélène Poitras

Marie Hélène Poitras è nata nel 1975 a Ottawa ma vive a Montreal. È una giornalista musicale e di cronaca della radio nazionale canadese. Nel 2002 ha vinto con il suo romanzo d’esordio, Soudain le Minotaure, il prestigioso premio “AnneHébert”. Nel 2013 ha pubblicato Griffintown, grazie al quale si è aggiudicata il premio France-Québec

rue De la Montagne, Griffintown, Montréal (Québec)

rue De la Montagne, Griffintown, Montréal (Québec) (Photo credit: Wikipedia)

in libreria, per Quodlibet.

https://www.quodlibet.it/libro/9788822900814

Trieste, 1909. Una ragazza ottiene, per la prima volta, l’accesso all’ottavo anno del ginnasio, passaggio obbligato per accedere agli studi universitari e conquistarsi un futuro di libertà e indipendenza. Sola femmina tra venti allievi maschi, catalizza inevitabilmente le attenzioni e le emozioni di tutti: ognuno, a suo modo, si innamorerà di lei, di quella figurina che vorrebbe essere nulla più che una compagna di studi e di scherzi spensierati, una voce nel coro concorde della classe.
Edda Marty, la protagonista di Un anno di scuola, è l’incarnazione di un ideale femminile che soltanto la città di Svevo e di Saba poteva produrre: insieme fragile e forte, seria e irriverente, dolce e «temeraria», come la definisce Stuparich all’inizio. La storia del suo incontro con Antero, il compagno più riservato e sensibile, si sviluppa in un vortice drammatico che, tra amore e morte, accompagnerà la classe verso gli esami. Ritratto di un’epoca irripetibile della vita, il racconto (pubblicato per la prima volta nel 1929) è anche una struggente rivisitazione della Trieste di inizio secolo, di quella Vienna calata sull’Adriatico dalla quale sono uscite alcune delle pagine più autentiche della nostra letteratura.

 

oggi vi portiamo alle isole Ebridi, in compagnia di Peter May:

 

Il sentiero, Einaudi

Un uomo fradicio e intirizzito si risveglia su una spiaggia sconosciuta. Non ricorda nulla, né di quel che è successo né di sé: ogni memoria è svanita. Aiutato da un’abitante del luogo, recupera qualche brandello della propria identità. Vive in un cottage sull’isola di Harris nelle Ebridi, e sta conducendo delle ricerche sul mistero di tre guardiani scomparsi nel 1900 dal faro locale. Ma i file che dovrebbero contenere i capitoli del libro sono vuoti. L’unico indizio è una mappa su cui è tracciato un sentiero, la Via delle Bare, che attraversa l’isola. L’uomo non sa dove conduca, ma sa che seguirlo potrebbe essere il solo modo di ritrovare sé stesso e la verità. Con la consueta maestria, Peter May ci riporta fra i panorami incantati delle isole Ebridi in un romanzo che intreccia i colpi di scena di un thriller alle emozioni di un viaggio nell’anima, e nel futuro, dell’umanità.

«Una storia meravigliosa, una scrittura tagliente e un messaggio importante».
The Oxford Times

«Un ecothriller brillante e ricco di colpi di scena».
The Guardian

 

tradotto da Alessandra Montrucchio

 

davvero bravo Tiziano Fratus in questo viaggio alla scoperta degli alberi più belli d’Italia. Non un mero repertorio, bensì fonte di riflessione, di spunto per approfondire temi, grazie ai tanti collegamenti offerti dall’autore alla storia, alla filosofia…
 
 
Tiziano Fratus, I giganti silenziosi, Bompiani
 
“Un albero è la macchina che madre natura ha progettato per superare i limiti e i secoli che gli altri ospiti del pianeta non possono varcare.”
 
Gli alberi più antichi delle nostre città hanno uno strano destino: li sfioriamo, li guardiamo ogni giorno, ma difficilmente i nostri occhi vanno oltre.
Eppure sono le creature più longeve della Terra: quando nasciamo sono già lì e con buona probabilità ci sopravviveranno. Testimoni muti delle epoche, assistono apparentemente impassibili ai cambiamenti ambientali e allo scorrere delle nostre vite. Alcuni di loro hanno fisionomie e storie eccezionali, sono individui unici e riconoscibili.
Tiziano Fratus, il decano dei cercatori di alberi, col piglio rigoroso del naturalista e il suo inconfondibile afflato poetico, ci offre un viaggio inedito attraverso le città d’Italia in cui è possibile incontrare questi immensi eremiti secolari e ci invita a guardarli con attenzione, ad ascoltarli.
Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari sono solo alcune delle tappe di questo itinerario che attraverso apposite mappe e un ricco apparato di immagini ci mostra il lato più ancestrale dei luoghi che pensiamo di conoscere meglio, in cui le storie dei giganti arborei si intrecciano a quelle degli umani.