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Posts Tagged ‘libri’

la stagione autunnale porta un bel regalo ai lettori. Un inedito di Tiziano Terzani:

 

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I PIU’ VENDUTI del 2018
Francesca Cavallo ed Elena Favilli, Storie della buonanotte per bambine ribelli vol 2, Mondadori
è il bestseller dei primi sei mesi del 2018
A SEGUIRE:
n. 2 Maurizio De Giovanni, Sara al tramonto,Rizzoli
n. 3 Fred Vargas Il morso della reclusa, Einaudi
n.4 Alicia Gimenez Bartlett, Mio caro serial Killer, Sellerio
n.5 Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori
n.6 Andrea Camilleri, Il metodo Catalanotti, Sellerio
n.7 Palacio R.J, Wonder, Giunti
n.8 Paolo Casadio, IL bambino del treno, Piemme
n.9 Ilaria Tuti, Fiori sopra l’inferno, Longanesi
n.10 Michael Connelly, Il lato oscuro dell’addio, Piemme
n. 11 Catherine Dunne, Come cade la luce, Guanda
n.12 Daria Bignardi, Storia della mia ansia, Mondadori
N. 13 Paolo Giordano, Divorare il cielo, Einaudi
N. 14 John Grisham, La grande truffa, Mondadori
n. 15 Marco Balzano, Resto qui, Einaudi
n. 16 Corrado Peli, I bambini delle Case Lunghe, TrueCrime
N.17 Lucinda Riley, La ragazza delle perle, Giunti
n. 18 Jo Nesbo, Macbeth, Rizzoli
N. 19 Clara Sanchez, L’amanto silenzioso, Garzanti
N. 20 Antonio Manzini, L’anello mancante, Sellerio
Metodologia di calcolo: i libri venduti in occasione delle presentazioni non vengono conteggiati. Par condicio nei confronti degli altri: Paolo Casadio e Corrado Peli avrebbero in questo caso qualche punto in più in cllassifica.

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non ditemi che non sapete che cosa fa un book’n’griller.. Nel 2037 i barbecue si fanno con edizioni pregiate di pregiate edizioni dei classici più amati, ogni chef stellato è pronto a soddisfare gli appetiti chic di facoltosi con piatti come questi: Šašlik di storione con L’idiota, Gamberetti con Zio Vanja, Carrè di agnello alla Don Chisciotte, Bistecca di tonno alla Moby Dick. In rigorosa clandestinità, visto che la legge non permetterebbe la cosa. L’inquietante futuro prospettato da Sorokin ne MANARAGA..
 

Carré di agnello con “Don Chisciotte”, bistecca di tonno con “Moby Dick”, manzo di Kobe con “L’adolescente”. E’ il 2037, l’unica carta stampata è quella delle banconote e leggere significa dar fuoco ai libri per cuocervi sopra cibi prelibati. Le edizioni cartacee sono cimeli conservati nei musei: gli chef che si dedicano al “book’n’grill” lavorano spesso nella più totale clandestinità per soddisfare le richieste dei loro ricchi clienti. Géza, uno di questi cuochi, specializzato in classici russi, racconta i suoi viaggi per il mondo, tra prelibatezze e traffici illeciti, fino allo scontro con una società segreta dedita alla falsificazione di rare prime edizioni che ha il suo centro in cima al monte Manaraga. Divertente, surreale, spiazzante, un romanzo che critica il presente con raffinati strumenti stilistici e inventivi.

 

Edito da Bompiani, tradotto da Denise Silvestri

 

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“Il suggerimento più importante per uno scrittore, tuttavia, è questo: impara a respirare profondamente, a gustare davvero il cibo quando mangi, e quando dormi, dormi davvero. Cerca di vivere più che puoi, con tutte le tue forze, e quando ridi, ridi con tutto il cuore, e quando ti arrabbi, arrabbiati fino in fondo. Cerca di vivere. Ben presto morirai.”
 
Amato da Fante e Vittorini, tra i pochi se non l’unico a rifiutare il Premio Pulitzer, la fama letteraria in Italia di William Saroyan (La commedia umana è un long seller dell’editore) è destinata ad aumentare con questo entusiasmante tassello, a 110 anni esatti dalla sua nascita. Tutta la sua capacità di raccontare l’uomo e il suo tempo traspare da questa raccolta di racconti, da cui emerge un caleidoscopico ritratto traboccante di vita dell’America. Un libro decisamente da inserire nella lista di quelli consigliati, e mica solo per le vacanze estive.
Ecco RAGAZZO CORAGGIOSO , pubblicato per la prima volta in Italia da Mondadori nel 1940, con il titolo CHE VE NE SEMBRA DELL’AMERICA.
 
 
 
C’è uno scrittore squattrinato, a San Francisco: scrive in una mansarda fredda la notte, poi esce nell’aria tiepida, con gli occhi bene aperti. Dà voce alla città, agli amanti e ai ribelli, detesta la violenza e la mediocrità.
L’autore della Commedia umana ci prende per mano e ci regala storie d’incanti e immensità.
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Un pezzetto di banjo in otto ottavi, uno due tre quattro cinque sei sette otto, scandisce un amore nato nell’ufficio del telegrafo, nutre il sogno di una casa, nel calore del sole, la speranza di un’eternità che non sia soltanto fantasia.
Harry era fatto per vendere: sapeva cavar soldi praticamente da tutto. Anche sul letto di morte cercava di appioppare agli amici assicurazioni sulla vita.
Poi un bambino costretto a ridere per punizione, una vecchia piegata ad angolo retto, settantamila assiri, l’America, il concerto pomeridiano della banda, un pugno alla cabina telefonica, andare a Chinatown per avere una donna…
Ritmo, energia, pienezza: il libro che ha imposto agli occhi del mondo il genio armeno della letteratura americana è travolgente.
La sua scrittura ha un impeto che è sete, stupore, sonno, pianto, risata: le sue immagini pulsano, hanno il battito della vita.
Tradotto da Claudia Tarolo e Marco Zapparoli
BIO
Eclettico, istrionico, egocentricissimo, William Saroyan è stato probabilmente l’unico scrittore della Storia a rifiutare il Premio Pulitzer, con la seguente motivazione: “Sono fiero che i giurati abbiano pensato a me: peccato che abbiano scelto l’opera sbagliata”. Saroyan nacque povero e divenne ricchissimo vendendo a Hollywood i diritti cinematografici di alcune sue opere. Praticamente certo che non sarebbe mai morto, decise di lasciare tutti i propri beni a una fondazione che porta il proprio nome perché non venisse dimenticato.
La commedia umana è la sua opera più celebre, e nella collana Gli alianti è stata ristampata dodici volte.
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Libro selezionato per i progetti MarcoScuole:
– BookSound
– Marcos y Marcos a porte aperte

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giusto riconoscimento, ottimo libro, e coronamento del percorso di una autrice affascinata dagli spunti narrativi che la storia offre. Ricordiamo ad esempio Le rondini di Montecassino, in cui il suo occhio cadeva sulla presenza di pachistani, polacchi ed altre nazionalità nella sanguinosa battaglia.
Nata a Monaco nel 1964 da una famiglia di ebrei originari della Polonia e naturalizzati tedeschi, dal 1983 vive in Italia.
Al secondo posto, Marco Balzano con Io resto qui, terza Sandra Petrignani.
 
 
Premio Strega, vince Janeczek: “Racconto la vita di Gerda, è il simbolo della donna libera”
La scheda del libro LA RAGAZZA CON LA LEICA, edito da Guanda

Finalista al Premio Campiello 2018
Vincitore del Premio Bagutta 2018
Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

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I LIBRI PIU’ VENDUTI di Giugno 2018

 

Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri

 

è il bestseller di giugno 2018. C’era da aspettarselo!

Ma per fortuna, abbiamo anche delle sorprese, continuando a leggere la classifica.

 

 A SEGUIRE:

al secondo posto, Me contro Te, Divertiti con Luì e Sofì, Mondadori

al terzo posto, Corrado Peli, I bambini delle Case Lunghe, True Crime (eccellente noir ambientato nelle umide terre di pianura)

n.4 Paolo Giordano, Divorare il cielo, Einaudi

n.5 Elizabeth George, Punizione, Longanesi

n.6 Jo Nesbo, Macbeth, Rizzoli

n.7 Joel Dicker, La scomparsa di Stephenie Mailer, La nave di Teseo

n.8 Christian Frascella, Fa troppo freddo per morire, Einaudi

n.9 Ali Smith, Autunno, Sur (il nostro preferito, lo abbiamo suggerito a tanti lettori)

n.10  Franco Berrino, Ventuno giorni per rinascere, Mondadori

 

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per gli attempati investigatori del Bar Lume c’è ancora del lavoro da svolgere. Da oggi in libreria
 
 
Marco Malvaldi,
A bocce ferme, Sellerio
 
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità. In questo giallo comico Marco Malvaldi coniuga una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.
 
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità.
Muore nel suo letto Alberto Corradi, proprietario della Farmesis, azienda farmaceutica del litorale toscano. Alla lettura del testamento, il notaio ha convocato anche la vicequestore Alice Martelli, perché nelle ultime volontà del defunto è contenuta una notizia di reato. Erede universale è nominato il figlio Matteo Corradi, ma nell’atto il testatore confessa di essere stato lui l’autore dell’assassinio del fondatore della fabbrica, suo padre putativo. Il 17 maggio del 1968 Camillo Luraschi, capostipite della Farmesis, era stato raggiunto da una fucilata al volto. Le indagini non avevano trovato risultati, forse perché il clima politico consigliava di non scavare troppo.
L’imbroglio nella linea di successione obbliga alla riapertura dell’inchiesta. Matteo Corradi non potrebbe, infatti, ereditare ciò che il padre ha ottenuto mediante un delitto. Alice Martelli, la fidanzata (eterna) di Massimo, in questo caso non può fare a meno dell’archivio vivente di pettegolezzi costituito dai quattro vecchietti, che erano stati coinvolti tutti in modi diversi nel Movimento.
Le indagini si svolgono, come al solito, tra la questura e il BarLume di Pineta dove Aldo, nonno Ampelio, Pilade Del Tacca del Comune, il Rimediotti (detti anche i quattro «della banda della Magliadilana») dissipano gli anni della loro pensione, vanamente contenuti dal gestore Massimo, costretto a esorcizzare con la logica le ipotesi dei senescenti occupanti della sala biliardo del bar. Da dove passano storielle toscanacce di ogni genere. L’inchiesta si imbatte in svolte e nuovi delitti obliquamente diretti a occultare. E scomoda, in stolidi playback, i ricordi del Sessantotto nella zona. Finché – tra dialoghi alla Ionesco o da signor Veneranda, battute micidiali in polemica tra i vecchietti e tra loro e il mondo, perle di saggezza buttate lì nel lessico più scostumato e inattuale – si fa strada l’unica maschera triste di tutto il palcoscenico, Signora la Verità.
Marco Malvaldi, con la serie del BarLume, ha rinnovato un genere, il giallo comico di costume. E, in A bocce ferme, la parte del giallo puro si prende una sua rivincita senza sacrificio per la risata. Una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.

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