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Posts contrassegnato dai tag ‘autori americani’

English: Holland Style factory building, locat...

English: Holland Style factory building, located nearby Red Hook area. (Photo credit: Wikipedia)

In America è stato pubblicato da Dennis Lehane per i tipi della sua casa editrice, e questo può darvi una idea del genere di questo affascinante noir che racconta in dettaglio la vita di un quartiere di Brooklyn. Ci sono due ragazzine desiderose di vita, e acque della baia che sembrano molto peggio di quelle del peggior mare che possiamo immaginare. La scomparsa di una delle due amiche, il vuoto di memoria della superstite di una follia notturna finita male apre le porte alla brillantissima descrizione della vita di quell’angolo di America, con tipi umani particolarmente azzeccati, dal negoziante libanese al talentuoso Jonathan che campa strimpellando canzoni in un bar gay, e tra qualcuno si cela forse un colpevole…
Un microcosmo sconvolto dal fatto, comunque pieno dei pregi e dei difetti dell’umanità, da cui l’autrice riesce a distillare una sorta di bellezza che ci accompagna per tutto il libro, a dispetto delle acque nauseanti e dei vizi che incontreremo.
Visitation Street, Pochoda Ivy, Neri Pozza
trad Abeni D.
June e Val sono due ragazze di Red Hook, l’ex zona portuale di Brooklyn diventata meta prediletta di artisti, scrittori e creativi della Grande Mela. Con la sua chioma bruna ondulata e le curve che esplodono anche là dove non dovrebbero – tra i bottoni della divisa scolastica, fuori dagli short troppo corti -, June attrae gli sguardi di tutti nel quartiere. Val, invece, sembra fatta di canne e pagliuzze, come gli alberelli piantati nel parco che non riescono mai a far spuntare le foglie. Una sera di fine estate, per ammazzare la noia di una giornata trascorsa ad accudire un gregge di bambini all’asilo nido della Visitation of the Blessed Virgin Mary, con un materassino rosa shocking sotto il braccio, le due ragazze si avventurano nella parte abbandonata e in rovina di Red Hook, con l’intenzione di farsi un giro nella baia, giusto per prendere il fresco e capire com’è il mondo visto dal mare. Ore dopo, su una spiaggetta a destra del molo, piena di immondizia, sabbia, sassi e schiuma, Jonathan Sprouse, uno di quei giovanotti di New York che tutti conoscono, amico dell’élite dell’Upper West Side, dei ragazzi del Greenwich Village, e perfino dei teppisti di Harlem, trova Val sdraiata a faccia in su, tra i sassi acuminati, con piccoli tagli sulle mani e sui piedi, le dita e le labbra raggrinzite, il respiro appena percepibile. Di June, invece, nessuna traccia. La ragazza sembra svanita nel nulla, inghiottita dalle acque sporche della baia. L’intero quartiere di Red Hook è sconvolto…

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In America è stato pubblicato da Dennis Lehane per i tipi della sua casa editrice, e questo può darvi una idea del genere di questo affascinante noir che racconta in dettaglio la vita di un quartiere di Brooklyn. Ci sono due ragazzine desiderose di vita, e acque della baia che sembrano molto peggio di quelle del peggior mare che possiamo immaginare. La scomparsa di una delle due amiche, il vuoto di memoria della superstite di una follia notturna finita male apre le porte alla brillantissima descrizione della vita di quell’angolo di America, con tipi umani particolarmente azzeccati, dal negoziante libanese al talentuoso Jonathan che campa strimpellando canzoni in un bar gay, e tra qualcuno si cela forse un colpevole…
Un microcosmo sconvolto dal fatto, comunque pieno dei pregi e dei difetti dell’umanità, da cui l’autrice riesce a distillare una sorta di bellezza che ci accompagna per tutto il libro, a dispetto delle acque nauseanti e dei vizi che incontreremo.
Visitation Street, Pochoda Ivy, Neri Pozza
trad Abeni D.

English: Holland Style factory building, locat...

English: Holland Style factory building, located nearby Red Hook area. (Photo credit: Wikipedia)

June e Val sono due ragazze di Red Hook, l’ex zona portuale di Brooklyn diventata meta prediletta di artisti, scrittori e creativi della Grande Mela. Con la sua chioma bruna ondulata e le curve che esplodono anche là dove non dovrebbero – tra i bottoni della divisa scolastica, fuori dagli short troppo corti -, June attrae gli sguardi di tutti nel quartiere. Val, invece, sembra fatta di canne e pagliuzze, come gli alberelli piantati nel parco che non riescono mai a far spuntare le foglie. Una sera di fine estate, per ammazzare la noia di una giornata trascorsa ad accudire un gregge di bambini all’asilo nido della Visitation of the Blessed Virgin Mary, con un materassino rosa shocking sotto il braccio, le due ragazze si avventurano nella parte abbandonata e in rovina di Red Hook, con l’intenzione di farsi un giro nella baia, giusto per prendere il fresco e capire com’è il mondo visto dal mare. Ore dopo, su una spiaggetta a destra del molo, piena di immondizia, sabbia, sassi e schiuma, Jonathan Sprouse, uno di quei giovanotti di New York che tutti conoscono, amico dell’élite dell’Upper West Side, dei ragazzi del Greenwich Village, e perfino dei teppisti di Harlem, trova Val sdraiata a faccia in su, tra i sassi acuminati, con piccoli tagli sulle mani e sui piedi, le dita e le labbra raggrinzite, il respiro appena percepibile. Di June, invece, nessuna traccia. La ragazza sembra svanita nel nulla, inghiottita dalle acque sporche della baia. L’intero quartiere di Red Hook è sconvolto…

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si può dire che IL CARDELLINO di CAREL FABRITIUS, esposto in questi giorni a Bologna,con quella luce abbagliante del muro e tutto il resto, a me sia piaciuto come LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA, senza tutto il clamore per quell’opera? L’arte spesso raggiunge emotivamente lo spettatore in tanti modi diversi, e concentrare l’attenzione del pubblico su certe opere non fa che generare confusione e portare fuori strada.

Il cardellino è una sorta di Trompe l’oeil antelitteram, un fantastico gioco di luce e ombre acuito dal contrasto, del senso dello spazio, e con quella catena ben in vista, necessaria a tenere fermo il volatile.

Comunque, tornando alla carta stampata, ” Il cardellino”, dipinto da Carel Fabritius nel 1654, è il perno narrativo del nuovo (e omonimo) romanzo di Donna Tartt. Molto rocambolescamante, tragicamente, il protagonista si impossessa del quadro durante il caos generato da una esplosione nel museo in cui è esposto,  e fa di tutto per nascondere e proteggere il capolavoro.

Lo stesso autore del quadro del resto finì vittima, insieme a tante sue opere, dell’esplosione di un magazzino di polvere da sparo.

Donna TARTT ha dichiarato di voler scrivere solo 5 libri nella sua vita, questo è il terzo,  acclamato dalla critica e dal pubblico di lingua inglese, giunge a undici anni di distanza dal precedente, IL PICCOLO AMICO (e dopo Dio di illusioni, 1993): ha anche affermato che non sopporterebbe di presenziare a troppi incontri con la stampa per parlare dei suoi libri, e anche questo ci piace. Lo aspettiamo convinti di trovare pane per i nostri denti di lettori affamati!

Donna Tartt, Il cardellino, Rizzoli

Carel Fabritius 002

Carel Fabritius 002 (Photo credit: Wikipedia)

Il giovane Theo Decker sta visitando una mostra di pittori fiamminghi al Metropolitan Museum di New York quando accade l’inconcepibile: lo scoppio di una bomba, calcinacci, sangue e grida dappertutto, e per terra decine di corpi senza vita, tra cui quello della madre di Theo. Sconvolto e in stato confusionale, Theo si allontana dal luogo dell’attentato senza che i soccorsi e le forze dell’ordine riescano a intercettarlo. E, per timore di finire affidato ai servizi sociali (il padre ha da tempo abbandonato la famiglia per rifarsi una vita con la nuova fidanzata a Las Vegas), si nasconde nel suo appartamento insieme al pacchetto che una delle vittime gli ha affidato pochi minuti prima di morire. Il tesoro contenuto all’interno, un piccolo prezioso dipinto raffigurante un cardellino, sarà l’unica costante, il centro di gravità permanente nella vita deragliata di Theo, simbolo di un’innocenza impossibile da riscattare. E insieme miccia di una pulsione autodistruttiva destinata a tormentarlo per sempre. Tra i salotti dell’Upper East Side e la desolazione della periferia Las Vegas, tra amori impossibili e vizi inconfessabili, capolavori rubati e vertiginose fughe lungo i canali di Amsterdam.

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Conosce bene l’epoca della Guerra Fredda Todd Strasser: nel 1962 aveva 12 anni, e suo padre, come molti altri americani, preoccupati per la sorte del Paese, era preso dalla costruzione di un rifugio sotterraneo sotto casa che potesse salvare la sua famiglia dall’incubo della guerra nucleare. Forse gli adolescenti di oggi faranno più fatica a immedesimarsi nel clima di quell’estate, di quegli anni, con il pensiero alla catastrofe, i timori degli adulti. Come per L’onda, il suo libro più celebre, in cui venivano esplorate le possibilità di comportamento dell’animo umano posto di fronte a certe situazioni, anche in LA BOMBA c’è una domanda che sta alla base del libro, come ci saremmo comportati SE ci fossimo trovati a dover affrontare una situazione così particolare: avremmo cercato la salvezza personale

nuclear-bomb-test

nuclear-bomb-test (Photo credit: vaXzine)

ad onta di chi cercava disperatamente di unirsi a noi nel rifugio, come ci saremmo comportati se ci fossimo trovati in condizioni disperate, con pochi viveri, vivendo in tanti in un piccolo buco nel terreno? La narrazione procede alternata: da un lato il “dopo bomba”, sull’altro versante i giorni innocenti vissuti “prima”. Grande autore!

 

Todd Strasser, La bomba, Rizzoli

trad. Varvello T.

Stati Uniti, 1962. L’estate è agli sgoccioli, e per Scott, impegnato a godersi gli ultimi scampoli di vacanza, Cuba è solo un’isola lontana, dove vive uno strano tipo con la divisa militare, la barba e il sigaro. Ma anche tra gli adulti sono in molti a non credere nella minaccia di una guerra nucleare; unica voce fuori dal coro è il papà di Scott, che investe tempo e risparmi per costruirsi un rifugio antiatomico. E così, quando la bomba viene sganciata davvero, nel quartiere di Scott si scatena una corsa disperata verso l’unica chance di sopravvivenza: nel bunker scendono però troppe persone rispetto alle provviste, qualcuno rimane ferito, e gli animi si infiammano… E in questi giorni di attesa e paura, Scott capisce che la sua infanzia è finita, e che non potrà più guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Età di lettura: da 13 anni.

 

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Missouri migrants living in a truck in Califor...

Missouri migrants living in a truck in California. Many displaced people moved to California to look for work during the Depression. John Steinbeck depicted the situation in The Grapes of Wrath (Photo credit: Wikipedia)

 

nuova edizione per un fantastico libro. Nel 1936 un giovane scrittore e un fotografo vennero mandati nel sud degli States per documentare la vita quotidiana dei contadini.

La grande Depressione era ancora ben viva, e quanto visto dai due divenne poi un libro soltanto nel 1941. La rivista commissionaria dell’inchiesta si rifiutò di pubblicarne stralci perchè troppo crudi e ben poco edificanti sulle terribili condizioni di vita di quella gente:

 

 

 James Agee – Walker Stevens, Sia lode ora a uomini di fama, Saggiatore

Sono gli ultimi anni della Depressione, ma la morsa della povertà che stritola i coltivatori di cotone in Alabama e negli altri stati del Sud non accenna ad allentarsi, perpetuata da una miseria ormai endemica e inevitabile. Nell’estate del 1936 la rivista Fortune invia in Alabama un giovane scrittore, James Agee, e un fotografo, Walker Evans, per preparare un articolo sulla “vita quotidiana e l’ambiente di una famiglia media bianca di contadini fittavoli”. Partiti con l’intenzione di fare un semplice reportage, i due si trovano di fronte a una realtà impossibile da restituire attraverso i normali mezzi espressivi: decidono di immergercisi, di vivere nelle case dei contadini, di condividere ogni aspetto della loro esistenza, cercando di trasmettere con parole e immagini ciò di cui sono stati testimoni, senza omettere nulla. “Impubblicabile” è il giudizio di Fortune sul materiale raccolto: troppo vero, diretto e al tempo stesso troppo complesso e vasto. Così quella che doveva essere una semplice inchiesta si trasforma in un libro che sfugge a qualsiasi catalogazione: romanzo, saggio, indagine sociologica, pamphlet, illuminazione poetica, confessione, riflessione morale. Pubblicato nel 1941, “Sia lode ora a uomini di fama” viene accolto con entusiasmo dalla critica e col passare del tempo incontra una fortuna sempre crescente, fino a diventare un libro di culto che eleva Agee tra i grandi cantori dell’America come William Faulkner e John Steinbeck. Nota di Furio Colombo.

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Nella stessa collana in cui è apparso LA FINE di Salvatore Scibona ecco Bambina mia, a ricordarci che il sogno americano è fatto anche di luoghi come il Campo caravan Calle de las Flores, nei pressi di Reno, ma molto più prossimo al nulla…

Con la voce straordinaria di una giovane guidata in percorso di formazione, crescita e sopravvivenza dal suo inseparabile Manuale della giovane scout girl, ultima nata di una generazione di madri bambine.  Il vivace mosaico del suo diario di vita è fatto di appunti, ritagli di giornale, incontri con strani adulti e assistenti sociali: originalissimo esordio!

 

Tupelo Hassman  Bambina mia  , 66thand2nd 

 

 

 

English: "Biggest Little City in the Worl...

English: “Biggest Little City in the World” arch on Virginia Street in Downtown Reno, Nevada. (Photo credit: Wikipedia)

 

traduzione di Federica Aceto
 

 

Nevada, anni Ottanta. Nel campo caravan Calle de las Flores − «poco più a nord di Reno e poco più a sud del nulla» − la vita è scandita dall’ebbrezza del gioco d’azzardo e si regge sul principio dell’interdipendenza del gruppo. La piccola Rory Dawn Hendrix abita nella roulotte Nobility con la madre Jo, donna bella e dal passato sofferto con l’abitudine di fidarsi degli uomini sbagliati, e passa le giornate quasi sempre da sola. È nel Manuale delle girl scout che Rory cerca quella guida che sembra mancarle nella vita. Pur sapendo di avere il destino segnato − «figlia debole di mente di una figlia debole di mente, lei stessa il prodotto di una schiatta debole di mente» −, è determinata a rompere il ciclo del sangue, trovando conforto nella pienezza delle parole. Composto da pagine di diario, relazioni di assistenti sociali, esercizi di grammatica, verbali di arresti e lettere di famiglia, Bambina mia di Tupelo Hassman è un collage devastante che mette in scena il fallimento del sogno americano.

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figure of Prague's golem

figure of Prague’s golem (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Helene Wecker ha mescolato generi diversi e anche elementi del folklore ebraico e arabo  in questa intrigante fantasia storica, intrisa anche degli elementi della mitologia. Cosa succede quando un golem, una donna polacca di argilla, involontariamente lasciata libera dal padrone alla fine del XIX secolo a New York, unisce le forze con un genio-jinn, una creatura fatta di fuoco, accidentalmente liberato da un artigiano siriano a Manhattan?

Una trama non semplice da tenere sotto controllo, ma il libro di certo non delude con questo colorito intreccio di culture e genti. I due esseri, in una città proiettata verso la modernità, ma ancora intrisa degli umori dell’Ottocento, affronteranno insieme quella che si rivelerà essere una minaccia per l’intera comunità.

 

Helene Wecker,

Il genio e il golem,

trad Fefè G.

Neri Pozza

 

È un giorno del 1899 quando Otto Rotfield si inoltra nel folto del bosco di Konin, un paesino a sud di Danzica, e varca la soglia della catapecchia di Yehudah Schaalman. Rabbino dall’oscura fama – a Konin si sussurra che sia stato posseduto da un dybbuq, uno spirito maligno che gli avrebbe conferito poteri soprannaturali -, Schaalman è solito ricevere nel cuore della notte la visita di ragazze di campagna alla ricerca di filtri d’amore o di donne sterili che, grazie alle sue arti cabalistiche, restano incinte poco tempo dopo.

Figlio di un fabbricante di mobili, trentenne così inetto e arrogante che in meno di cinque anni ha mandato in rovina l’azienda di famiglia, Rotfield non è a caccia di incantesimi o magiche pozioni. Vuole da Schaalman molto di più: un golem che passi per umano, un golem- femmina che gli faccia da moglie docile e ubbidiente e lo accompagni verso la nuova terra promessa: l’America.

Disposto, in cambio di denaro, a offrire ogni sorta di servigi, Schaalman si cimenta nel compito e crea dall’argilla una splendida golem, pronta a seguire e proteggere il suo padrone e, insieme, a scatenare la sua potente forza distruttiva.

Rotfield si imbarca con la sua creatura sul Baltika, il piroscafo addetto alla rotta Danzica- New York, ma, subito dopo averle dato vita con la formula trascrittagli dal rabbino, per un malore a lungo trascurato muore. Sola, la golem sbarca a New York e si aggira, stordita e totalmente alla deriva, per le strade rumorose della metropoli della fine del XIX secolo.

Non lontano da lei, nella zona di Lower Manhattan chiamata Little Syria, Butros Arbeely, uno stagnino cattolico maronita, è alacremente al lavoro nella sua officina in cui fabbrica o rappezza tazze e piatti, pentole e padelle, ditali e candelabri.

È alle prese con un vecchio fiasco di rame malconcio appartenuto da tempo immemorabile a una famiglia siriana, quando viene attraversato da una scossa potentissima e spinto via lontano dal suo tavolo di lavoro. Il tempo di riprendersi e riaprire gli occhi che scorge davanti a sé un uomo nudo, dai tratti del volto di una perfezione inquietante, i capelli scurissimi e un bracciale di metallo al polso destro: un genio, da lui accidentalmente liberato, uno di quei genii potenti e intelligenti, la cui forma reale, inconsistente come un soffio d’aria e invisibile all’occhio umano, può radunare i venti del deserto e cavalcarli, e assumere le sembianze di qualsiasi essere vivente…

Romanzo che, attraverso lo sguardo di due affascinanti figure della mitologia araba ed ebraica, illumina la New York di inizio Novecento, città di immigrati e di grandi trasformazioni sociali, di culture che si mescolano e grandi solitudini, di millenarie conoscenze e avveniristiche innovazioni, Il genio è il golem è uno dei romanzi più attesi dell’ultima stagione letteraria americana.

 

1899. Due strane creature si aggirano sulle strade della New York pronta a gettarsi tra le braccia del nuovo secolo. Hanno le sembianze di un giovane uomo e di un’attraente giovane donna. Ma sono un genio e un golem, due creature di un’antica magia catapultate nel mondo moderno.

 

«Storia, magia e religione si incontrano nei caseggiati della vecchia New York».

New York Times

 

«Dalle primissime pagine fino alla conclusione travolgente, Il genio e il golem è un romanzo sorprendente che trascina il lettore in un mondo alternativo».

Tom Reiss

 

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David Vann and Miriam Toews

David Vann and Miriam Toews (Photo credit: Robert Burdock)

 

 

Hosea Funk farebbe di tutto per ospitare il Primo Ministro del Canada ad Algren, nel luogo di cui è sindaco.. Non per gloria, ma per una scottante questione personale, ma la sua attenzione a certi fatti rischiano di allontanarlo dalle cose importanti della vita… Dall’autrice de In viaggio con la zia, Miriam Toews, giovane talento canadese (nazione da tripla aaa per quanto riguarda la letteratura, soprattutto dopo la vittoria al Nobel di Mrs Munro!) ecco una brillante commedia con personaggi azzeccatissimi (compresa una bambina chiamata Summer Feelin’…),  e tanta gioia di vita (in questo caso, in un piccolo paese di provincia)!

 

MIRIAM TOEWS,

Un tipo a posto, Marcos y marcos

Benati D.; Lasagni P.  

 

Millecinquecento, non uno di più, non uno di meno: è il numero di abitanti che deve mantenere Algren per essere la città più piccola del Canada e aggiudicarsi la visita del primo ministro il giorno della festa nazionale.

Hosea Funk, il sindaco di Algren, ha una ragione in più per desiderarlo: sua madre, sul letto di morte, gli ha confidato che il primo ministro è il suo vero padre, l’uomo misterioso che tanti anni prima la rapì dal ballo per far l’amore in un campo di colza e poi sparire nella notte.

Quindi gli abitanti di Algren non devono assolutamente aumentare né diminuire, almeno fino al primo luglio: per il sindaco Hosea sta diventando un’ossessione.

È un disastro, per esempio, se Max, giovane padre ex fuggitivo, torna all’improvviso per riconquistare la sua donna, e spiegare a Summer Feelin’, la sua bimba, che non bastano le braccia per volare. Un abitante di troppo.

Per fortuna il vecchio Hamm, novant’anni suonati, esala l’ultimo respiro. Meno uno, evviva; ma ecco che un miracoloso parto trigemellare fa saltare di nuovo i conti: più tre!

Per quanto Hosea si sforzi di tenere fermo il mondo, mille accidenti cospirano a mettere la gente in movimento. E una partita molto seria si gioca proprio sul suo cuore, perché Lorna, la splendida donna che lui ama, vorrebbe trasferirsi da Winnipeg ad Algren per stargli accanto…

 

Un tipo a posto è un romanzo dolce e sognante di persone che vanno e vengono, entrano dalle finestre aperte nelle notti calde o aspettano l’autobus che porta via. Tra albe arancioni e neve che si sfalda sui tetti a primavera, amori infiniti, finiti e rinnovabili ridisegnano le mappe dell’umana realtà.

 

Autentica rivelazione della narrativa canadese degli ultimi anni, Miriam Toews è nata in Manitoba, in una comunità mennonita di stampo patriarcale e fondata sulla colpa. I suoi genitori avevano vedute più larghe e si sono rassegnati a vederla fuggire. A diciotto anni era già a Montréal, e scrivere è stata la sua ribellione.

Il regista messicano Carlos Reygadas l’ha tentata con il cinema, nominandola sul campo attrice protagonista di Luz silenciosa; la sua intepretazione è memorabile, ma il suo vero terreno era e rimane

la scrittura, comica e malinconica in modo inestricabile.

Nel 2004 ha vinto un premio stratosferico, il Governor General’s Award, con Un complicato atto d’amore, pubblicato in Italia da Adelphi.

In fuga con la zia, pubblicato dalla nostra casa editrice, si è aggiudicato il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize ed è stato tradotto

in dieci lingue.

Mi chiamo Irma Voth richiama la sua esperienza sul set di Luz silenciosa e narra lo stranissimo impatto di una troupe cinematografica su una comunità mennonita nel deserto messicano.

Un tipo a posto è il secondo dei cinque romanzi che ha scritto finora: il più gioioso.

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Dopo il successo de Il gusto proibito dello zenzero, Jamie Ford getta il suo sguardo partecipe sulla comunità cinese concentrandosi sugli anni terribili della  crisi degli anni Trenta, vissuti attraverso gli occhi dei due ragazzini protagonisti, decisi comunque a conquistare il loro posto nel mondo. Con una scrittura immediata ma non banale, si conferma abilissimo nel ritrarre personaggi e sentimenti in un contesto storico, offendo al lettore una vicenda appassionante.

A solemn crowd gathers outside the Stock Excha...

A solemn crowd gathers outside the Stock Exchange after the crash. 1929. (Photo credit: Wikipedia)

 

Come un fiore ribelle, Jamie Ford, Garzanti

 

Seattle. È l’alba e il piccolo William si stropiccia i grandi occhi neri. Ancora avvolto nelle coperte, riesce quasi a sentire quelle canzoni sussurrate alle sue orecchie in una lingua antica. Ma è da cinque anni che non ascolta la voce di sua madre. Da quando è entrato nell’orfanotrofio e la disciplina ha preso il posto delle carezze. E l’odio è diventato la regola. Perché William è diverso da tutti gli altri, William è cinese. Però oggi, nel giorno fissato per il compleanno di tutti i bambini dell’istituto, William trova il coraggio di fare la domanda più difficile. Vuole sapere cosa è successo a sua madre. Le parole sono vaghe, ma lasciano intuire una risposta che trafigge il suo cuore come una lama: è morta. William non ci crede. Non vuole arrendersi a questa verità. Lui sa che è ancora viva. E c’è solo una persona con cui confidarsi: Charlotte, una cascata di capelli rossi e la pelle delicata come un fiore. Lei è l’unica a credergli e insieme decidono di fuggire dall’orfanotrofio per cercare sua madre. Ma ad aspettarli c’è un mondo pericoloso e oscuro. Il mondo violento delle strade di Seattle nei primi anni Trenta. Il mondo proibito dei locali, delle scintillanti insegne dei teatri e dei club. Proprio qui, William incontra uno sguardo che non ha mai dimenticato. Quello di una giovane cantante cinese. Deve scoprire chi è e cosa nasconde. Nessun ostacolo è troppo grande da superare. Perché adesso la speranza forse può tornare a crescere. La speranza di essere amati e finalmente al sicuro.

 

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Cape Cod

Cape Cod (Photo credit: Wikipedia)

Un bel libro con tutti gli ingredienti per affascinare il lettore, con tutte le caratteristiche del romanzo americano.

La fortuna improvvisa di una famiglia (che riesce a conquistarsi una casa a Cape Cod).I contrasti e l’ombra di un padre famoso, l’adolescenza che si apre al mondo, le differenze sociali, l’avvenimento improvviso che fa prendere una certa direzione al romanzo, e la messa a fuoco di questo fatto a distanza di anni.

Possono sembrare elementi già noti al lettore, ma la grazia e lo stile con cui Nader “confeziona” il tutto, l’essere riuscito a rendere con sapienza le sensazioni di colpa e amore, il risentimento che affiora  e il lento scorrere delle immagini nella memoria, ne fanno un libro che si fa di certo notare!

STUART NADLER, LA FORTUNA DEI WISE, BOLLATI BORINGHIERI

Traduzione di Costanza Prinetti

1947. La fortuna cade letteralmente dal cielo per Arthur Wise, piccolo avvocato ebreo di provincia, sotto forma di un aereo della Boston Airways che precipita nel mare del New England: Wise dà il via a una class action vittoriosa che farà di lui il terrore delle compagnie aeree di linea, e un uomo ricchissimo.

Compera una magnifica tenuta a Cape Cod, con due case, una per sé, la moglie e il figlio Hilly, l’altra per l’amico e socio Robert Ashley. Con la proprietà arriva anche l’houseboy nero dei precedenti abitanti, Lem Dawson, che viene incaricato di fare la spola con messaggi e documenti tra le due case e i due soci. L’adolescente Hilly si innamora della nipote di Lem, la bellissima Savannah, e l’innocente relazione tra i due ragazzi darà il via a una serie di eventi imprevedibili quanto drammatici. A poche pagine dall’inizio, Stuart Nadler ha già introdotto nella sua storia i temi classici della letteratura americana di sempre: la fortuna improvvisa, le cause legali collettive, l’amicizia maschile, l’amore interrazziale, l’impulsività giovanile, la vendetta, i contrasti tra padre e figlio, la prepotenza del denaro, perfino il baseball…

Cinquant’anni dopo ritroviamo tutti a Cape Cod: Hilly è vedovo e ha quattro figlie, Savannah ha un marito e un figlio adottivo, Arthur Wise è stanco e malato, e tutti i personaggi stanno ancora cercando di farsi una ragione di quello che era accaduto nello stesso posto tanti anni prima. Il finale, assolutamente a sorpresa, riallaccia i nodi di vicende fino a quel momento misteriose, svelando segreti a lungo conservati.

Ambizioso, e dotato di grande talento, Nadler coinvolge il lettore in una storia americana che riprende la grande narrativa dei secoli passati, i suoi temi, i suoi personaggi emblematici, le sue persistenti contraddizioni, raccontando però con tutta la freschezza e l’entusiasmo di chi quella storia, quei temi, li ha rielaborati alla luce della contemporaneità.

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