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In viaggio nella terra di Biancaneve, Hansel e Gretel, Pollicino: Saverio Simonelli va alla scoperta del cuore antico della Germania

Nel paese delle fiabe, Saverio Simonelli, Perrone editore

La Germania magica e misteriosa dei fratelli Grimm .

English: Richard Wagner, Munich Slovenščina: N...

English: Richard Wagner, Munich Slovenščina: Nemški skladatelj Richard Wagner (okrog leta 1871). (Photo credit: Wikipedia)

Nel cuore della Foresta Nera o in prossimità delle fredde spiagge del Mare del Nord, che ci si trovi nei pressi di Gottinga o Francoforte o nel centro di Brema o Alsfeld, esiste ancora oggi una Germania magica e misteriosa: un luogo tenebroso e incantato dove, al di là della modernità invadente, si tramanda la memoria di streghe e goblin, di famelici lupi e malvagi troll. Qui, dove i confini tra la fantasia e la realtà tendono a perdere di senso, sono nate e continuano a vivere le fiabe popolari immortalate dei fratelli Grimm: da Biancaneve a Pollicino, da Cenerentola ad Hänsel e Gretel, da La Bella e la Bestia a Cappuccetto Rosso. Quello intrapreso da Saverio Simonelli è un lungo viaggio dedicato ai luoghi e ai personaggi al centro dell’immaginario di chiunque abbia mai sfogliato un libro di favole. Magari chiedendosi se tutto ciò che ha letto sia mai esistito davvero.

proseguiamo le nostre peregrinazioni:

In viaggio con Wagner, Miriam Cipriani, Absolutely Free
Con “In viaggio con Wagner – Sulle orme del Parsifal” Absolutely Free Editore inaugura la collana saggia.mente dedicata a saggi che non si limitano a essere solo saggi. In viaggio con Wagner è infatti sì un saggio ma anche una guida di viaggio per ripercorrere i luoghi che hanno ispirato i capolavori del genio umano. Richard Wagner è il compositore che più di tutti ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama musicale: le sue opere hanno conosciuto fama e gloria e i contorni della sua figura si sfumano nel tempo infinito dell’immortalità. Ma Wagner era un uomo in carne e ossa, inserito in un mondo altrettanto fisico. Quindi, quale luogo o circostanza avrebbe mai potuto condurre alla creazione di uno spettacolo sensazionale come il leggendario Parsifal wagneriano? Soffermandosi sui luoghi e gli scorci di vita che ne hanno ispirato la scenografia e la stesura stessa, l’autrice accompagna il lettore in un’esplorazione curiosa, inaspettata e accessibile a chiunque, dello spazio e del tempo di Wagner. L’originalità dell’approccio è data anche dall’autrice del volume, Miriam Cipriani, che nella vita non si occupa né di musica né di viaggio ma di economia e statistica sanitaria. Miriam Cipriani ha cercato così di raccogliere gli insegnamenti del maestro, partendo dall’emozione di un capolavoro, per restituirceli ordinati e pronti. Ha raccontato una storia che non è raccontabile, quella della creazione artistica, seguendo il suo autore passo per passo e mettendo i lettori nella condizione di poter fare altrettanto. Scrive Paolo Fallai nelle pagine di Cultura del Corriere della Sera: “In viaggio con Wagner fa venire la voglia di prendere la valigia e andare. Cosa chiedere di più da un libro di viaggio?”

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la Londra di Virginia Woolf o Berlino di Joseph Roth? o preferite il panorama più ampio de Feuilletons, di Theodor Herzl? Tra fine ottocento e i primi decenni del secolo successivo si muovono con sicurezza tre grandi autori, per descrivere il mondo che li circonda:

Portrait of Virginia Woolf by George Charles B...

Portrait of Virginia Woolf by George Charles Beresford Deutsch: Die zwanzigjährige Virginia Woolf, fotografiert von George Charles Beresford (Photo credit: Wikipedia)

Joseph Roth, A passeggio per Berlino, Passigli
Curatore: Schweitzer
Alla fine del 1920 Joseph Roth si trasferisce a Berlino, collaborando con la Frankfurter Zeitung e altri quotidiani. Proseguendo la tradizione viennese del feuilleton, Roth porta questo genere a una moderna forma di reportage letterario, e si pone come appassionato testimone e acuto osservatore della vita sociale del suo tempo. I reportage qui raccolti offrono una sorprendente e personale visione della Berlino degli anni Venti, una città che si propone come asilo per rifugiati ebrei, russi, turchi, armeni, greci, una metropoli di persone senza fissa dimora, di mendicanti, di senzapatria che lottano per la propria sopravvivenza. Roth accompagna il lettore alla scoperta di luoghi significativi, primo fra tutti lo “Scheunenviertel”, il quartiere che un tempo dette rifugio ai molti ebrei esuli dell’Europa dell’est, un mondo vitale e variopinto che “puzza di cipolle, pesce, grasso e frutta…”, e di cui Roth si serve anche per fare una sofferta e acuta riflessione sulla questione ebraica. Ma c’è anche la Berlino delle avanguardie, dal volto moderno, borghese e benestante, cui Roth non risparmia scetticismo e ironia su temi quali il traffico, l’architettura, la politica, la moda, i grandi magazzini, il ritmo frenetico della metropoli in espansione e la commercializzazione dell’industria del divertimento. Ogni luogo, con i suoi bizzarri ed eccentrici individui – tra cui accattoni, prostitute, ballerine, magnaccia, garzoni di bottega, artisti… – che popolano le notti e i quartieri berlinesi.

 Theodor Herzl, Feuilletons,Archinto
curatore: Farese D.

Uomo politico, letterato e giornalista di altissimo livello, Theodor Herzl, l’ideatore del Sionismo, fu dal 1891 al 1895 corrispondente da Parigi della «Neue Freie Presse» di Vienna, il quotidiano allora più importante dell’impero asburgico, inviando periodicamente al giornale, oltre alle comuni notizie, dei «Feuilletons». Nel 1895 Herzl tornò a Vienna e divenne redattore delle pagine culturali dello stesso giornale, continuando a scrivere con assiduità i suoi articoli, che egli scelse e pubblicò in due volumi nel 1904, pochi mesi prima della morte. La traduzione e cura di tale scelta, che è la prima assoluta in Italia, costituisce una novità di rilievo, non solo per la bellezza e la finezza letteraria degli scritti, che spaziano dalle notizie politiche dell’epoca a racconti di fatti e situazioni umane e sociali, ma anche perché pochissimi, in Italia e all’estero, conoscono questi articoli, ignorando così le straordinarie e specifiche qualità di giornalista e di sensibile e umanissimo osservatore del mondo circostante del fondatore del Sionismo.

Virginia Woolf, Scene di Londra, Passigli

curatore Sandid

“Londra è un incanto. Esco e passeggio su di un magico tappeto di foglie rossastre, e mi trovo trasportata nella bellezza, senza aver alzato un dito. Le notti sono meravigliose, con i porticati bianchi e gli ampi viali silenziosi. E la gente che entra ed esce, senza fare rumore, in tutte le direzioni, come conigli. Guardo giù per Southampton Row, bagnata come il dorso di una foca o rossa e gialla per il sole, e osservo gli omnibus che vanno e vengono e ascolto i vecchi, folli organetti. Uno di questi giorni scriverò di Londra, come raccoglie la vita delle persone e la porta con sé, senza sforzo alcuno…”. Così annotava Virginia Woolf nel suo diario il 26 maggio del 1924, e sette anni più tardi iniziava a pubblicare sulla rivista “Good Housekeeping” una serie di scritti su Londra, la città in cui era nata e dove è vissuta per quasi tutta la sua vita. Queste “Scene di Londra”, del resto, testimoniano nel migliore dei modi l’amore della scrittrice per la sua città; un amore peraltro non scevro da quell’acutezza ironica che i lettori di Virginia Woolf hanno imparato a conoscere e ad ammirare nei suoi romanzi. Dai Docks a Oxford Street, dalle dimore dei grandi scrittori alle più famose abbazie e cattedrali, dal centro del potere politico ai personaggi più tipici, Virginia Woolf ci offre in queste pagine il ritratto indimenticabile di una città unica e straordinaria, che non cessa mai di affascinare i suoi innumerevoli visitatori

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La vocazione dell’editore Beccogiallo a proporre al lettore un quadro esaustivo della realtà che ci circonda è ormai nota. Ecco un altro brillante capitolo della sua storia editoriale.

“Guida contro-turistica ad un paese che (forse) non c’è più. Costruita sul campo con testi, disegni e foto dal viaggiatore eco-sostenibile Andrea Ragona e dall’artista Gabriele ” recita la descrizione del testo.

Andrea Ragona è un viaggiatore ecosostenibile, e ha compiuto questa discreta impresa principalmente con la sua bicicletta o a piedi, alla scoperta di un Paese che c’era, la Yugoslavia, e ha affidato a Gabriele Gamberini il compito di affiancare immagini e illustrazioni ai testi. Un reportage – diario di viaggio – narrazione coi fiocchi, composto da tanti piccoli tasselli, per capire storia e realtà dei nostri vicini di casa . Un libro affascinante e accattivante (anche nel pratico formato: potete portarlo con voi mentre pedalate, in una tasca), originale per stile e narrazione, puntuale nei riferimenti. Serve altro?

“La Jugoslavia è una bici. Il manubrio è la Croazia, perché la sua guida, il maresciallo Tito, era croato. Il telaio, la struttura portante, è la Serbia. I pedali, motore economico del tutto, la Slovenia. Le ruote, amalgama delicato di aria, acciaio e gomma, sono la Bosnia. La sella,  che si sfila dal telaio senza clamore, il Montenegro. La catena, piccola parte a servizio del tutto, la Macedonia. E infine il campanello: il Kosovo. Nel 1989 si è messo a suonare. Ma nascosto dal frastuono del muro che cadeva, nessuno l’ha sentito”.

YUGOLAND – IN VIAGGIO PER I BALCANI, ANDREA RAGONA E GABRIELE GAMBERINI, BECCOGIALLO EDITORE

Scritto da: Andrea Ragona (membro del Consiglio Nazionale di Legambiente)
Illustrazioni e fumetti di: Gabriele Gamberini (pittore e disegnatore)
Caratteristiche: 256 pagine, colori, emissioni di CO2 compensate con il progetto AzzeroCO2

Dagli ultranazionalisti serbi al più grande (e selvaggio) Festival della Tromba del mondo, dalla guardia del corpo del Maresciallo Tito che si reinventa produttore di Rakija (la temibile grappa balcanica) alla statua di Rocky eretta in segno di ambigua prosperità occidentale, Yugofobici contro Yugonostalgici, truffe e bassi espedienti di frontiera. Vignettisti resistenti, redazioni di giornali che prendono misteriosamente fuoco, la vera storia degli elefanti di Brijuni (la residenza del Maresciallo Tito). Tutto questo (e molto altro ancora) è Yugoland. Istria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia e ritorno. Belgrado, Zagabria, Sarajevo, Mostar, Skopje conosciute e vissute in auto, in bici, a piedi.

Una guida controturistica fatta di parole, foto, illustrazioni e fumetti.

“Questo libro è un invito a partire. Come un taccuino pieno di tasche dove infilare gli indirizzi raccolti per strada, i pezzi di vita attraversata, le foto rubate, le matite, gli acquerelli. Buon viaggio a tutti.” dalla prefazione di Luka Zanoni, Osservatorio Balcani e Caucaso

“I giovani costruiranno dei Balcani diversi se avranno voglia e forza di democratizzare la società lungo il sentiero della diversità. Sarà questo il modo migliore per riparare agli errori della mia generazione” dall’intervista a Svetlana Broz, nipote di Tito

Informazioni di servizio: le emissioni di CO2 prodotte da Yugoland sono state interamente compensate con il progetto AzzeroCO2: http://www.azzeroco2.com.

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Marco Catucci, Viaggi improbabili e dimenticati dell’Ottocento italiano, Robin

 

Mai più stampati dalla prima metà dell’Ottocento, i viaggi nell’Italia della Restaurazione raccolti in questo volume sono opere assai diverse nella declinazione del loro stile, ma unite dalla fedeltà a una comune matrice settecentesca, tre frutti non indegni di quello stesso humour che ebbe come insuperati modelli il Candide di Voltaire e il Sentimental Journey di Sterne. Viaggi improbabili e dimenticati quelli narrati da Contarini, Montani e Borsini, ma al contempo testimonianze rare e autentiche, nell’Italia del primo Ottocento, della sopravvivenza tenace, stentata e oscura, stretta tra classicismo e romanticismo, di un attardato e minoritario côté illuministico.
Due dei tre autori presentati in questo libro, il senese Lorenzo Borsini e il veneziano Francesco Contarini, sono affatto sconosciuti alla maggior parte dei repertori biografici italiani. Del terzo autore, il cremonese Giuseppe Montani, noto e apprezzato redattore dell’ Antologia di Firenze, è invece l’opera che qui si ristampa, apparsa anonima nel 1824, a costituire una vera agnizione letteraria, non risultando registrata sotto il suo nome in nessuna bibliografia.

 

Giorgio Boatti, Sulle strade del silenzio, Laterza

 

Davanti a me la scritta ‘Silenzio’. Campeggia cubitale sul bianco della parete. Silenzio? E silenzio sia.

Da Montecassino a Bose, da Camaldoli a Subiaco, dall’abbazia di Noci, nella Murgia pugliese, ai contrafforti di Serra San Bruno in Calabria, da Praglia sino alla badia del Goleto, sui crinali dell’Irpinia orientale. «Hai trovato il monastero giusto?»: la domanda che qualcuno di tanto in tanto mi pone mette in guardia dai fraintendimenti che il mio vagare per eremi e cenobi potrebbe suscitare. No, non sto cercando il monastero giusto. Vado per questa strada perché ho il sospetto che le luci nascoste che giungono da questi luoghi siano ancora capaci di offrire qualche solido orientamento. Perfino nella densa penombra calata sui giorni italiani. Busso a queste porte perché ho l’impressione che qui si impari davvero che si può cambiare il mondo, ma – impresa piuttosto complicata – a patto di cominciare a cambiare se stessi, partendo dalle cose più semplici e concrete. Ad esempio, cercando di stare nel mondo prendendone nel frattempo la giusta distanza. Governando in modo diverso faccende quotidiane e basilari come il dormire e il mangiare, il desiderare e il bisogno di riconoscimenti, il silenzio con se stessi e l’incontro con gli altri. Sembrano bazzecole, ma quelli che vi si sono cimentati seriamente dicono che la sfida sia di vertiginosa difficoltà. E, soprattutto, pare duri tutta una vita.

 

Joe Simpson, Il suono del silenzio, Corbaccio

 

Quando la mano di lei sfuggì alla sua presa, Patrick capì che niente sarebbe stato più come prima. Intrappolato in parete durante una bufera di neve, era stato costretto a combattere per la sua vita, ma aveva perso il suo amore. Da allora vive in un rifugio, cerca quella solitudine che gli consente di non distaccarsi dai suoi ricordi. Occasionalmente aiuta le guide del luogo, ma rifugge da ogni rapporto umano. Fino a quando non gli capita di ospitare una giovane alpinista in difficoltà: una bufera le impedisce di tentare la cima o di scendere a valle e i giorni di convivenza forzata incrinano quella corazza di ghiaccio che Patrick ha costruito intorno al proprio cuore. E insieme al dolore che riemerge prepotentemente, si fa strada piano piano anche un sentimento diverso, ma solo quando la montagna svelerà infine, in modo del tutto inatteso, il segreto che lo ha oppresso per anni, Patrick potrà ricominciare a sognare l’amore e la felicità.

 

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Historical map of the Orient-Express with vari...

Image via Wikipedia

Ritorna un vero e proprio classico del viaggio, La polvere del mondo, fresco di ristampa, mentre Robert McFarlane ci condurrà alla scoperta di luoghi in cui è il silenzio a dominare, viaggiando con la sola forza delle proprie gambe:

Nicolas Bouvier, La polvere del mondo, Diabasis
“La polvere del mondo” racconta il primo viaggio condotto da Bouvier in Oriente nel 1953; ma anche l’avventura infaticabile di uno sguardo che si svela alla polvere del mondo e si rende partecipe delle culture dell’”altro”. Partito da Ginevra su una Fiat “Topolino”, raggiunge a Belgrado il suo amico pittore Thierry Vernet, in compagnia del quale continuerà per un buon tratto il viaggio fino a Samarcanda. Il libro ha conosciuto in Francia un successo continuo, non per il suo fascino esotico, ma per il modo inimitabile in cui si fondono humor e angoscia, l’innocenza dello sguardo e il sapore della conoscenza, la visione cosmica e il “rapimento” di certi piccoli dettagli celati nella singolarità degli esseri e delle cose più ovvie e quotidiane.

RobertMc FarlaneLuoghi selvaggi
In viaggio a piedi tra isole, vette, brughiere e foreste, Einaudi

Traduzione di Duccio Sacchi
Esistono ancora dei luoghi selvaggi, luoghi splendidi e feroci dove la mente sogna e la paura si riposa? Lontane distese naturali, o inesplorati territori di confine, che sopravvivono incuranti della presenza umana?
Con zaino, tenda e sacco a pelo, Robert Macfarlane si avventura in prima persona – viaggiando da solo o con amici fidati – per tracciare un inedito itinerario lungo misteriose terre di pietra, di legno e di acqua.

un terzo libro di viaggi, da parte di un autore “classico”, alla scoperta dell’Oriente:

John Dos Passos, Orient Express, Donzelli
Con il passare dei giorni, le colline si fanno sempre più aride e spoglie, il treno avanza sempre più lentamente, i capistazione hanno baffi sempre più lunghi e l’uniforme sempre più trasandata, e poi ci ritroviamo a serpeggiare tra un mare verde brillante e promontori gialli riarsi dal sole. D’un tratto il treno è intrappolato in mezzo a mura fatiscenti color senape, e le rotaie si infilano tra cipressi e cumuli di immondizia. Il treno non si muove quasi più, ma poi si arresta impercettibilmente come a un binario morto. Ci siamo? No, sì, deve essere… Costantinopoli».

«Perché ho tutta questa voglia di trascinarmi per l’Oriente? Cosa me ne importa di questi frammenti avvizziti dei vecchi ordini, di queste religioni defunte, di queste rovine che pullulano delle larve della storia?». Accompagnato da incessanti interrogativi, John Dos Passos ci racconta il suo viaggio nei Balcani, in Turchia, nel Caucaso e in Medio Oriente. Consapevole della propria irriducibile estraneità a quei luoghi e a quella gente, lo scrittore americano si sente tuttavia incredibilmente attratto dai ritmi e dalle regole di una vita che pare procedere con esasperante lentezza, con un andamento sempre uguale da secoli, ma che all’improvviso si infiamma. È il 1921, in un’epoca di tremendi rivolgimenti politico-sociali, di conflitti militari, anni in cui cambia profondamente l’assetto delle regioni che Dos Passos attraversa. E guardando a questi eventi scrive pagine acute e provocatorie, come quelle sugli strascichi della guerra greco-turca o sulla creazione dell’Iraq a opera degli inglesi. Sul crinale fra realtà e sogno, in un viaggio in bilico fra memoria e immaginazione, il lettore si ritrova proiettato in spazi e scenari naturali e umani di struggente bellezza: «i vecchi con le barbe cremisi, i turbanti enormi, bianchi, blu, neri, verdi, appollaiati su zucche pelate, gli asini bianchi, le cupole a uovo di pettirosso, i campi di papaveri bianchi da oppio». Da questo flusso di vita che avanza placido e stanco, ma è capace di repentine accelerazioni, Dos Passos cattura fotogrammi di grande forza evocativa, e il puro reportage raggiunge le vette della lirica.

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deakin

Uno dei libri più originali di questo inizio d’anno! Roger Deakin concepì nel 1996 una idea piuttosto balzana: visitare la sua nazione, l’Inghilterra, senza usare auto, mezzi pubblici, ma con un sistema più vicino alla natura. Non a piedi o in bici, però, bensì a nuoto. Chi si è perso Nel cuore della foresta – un viaggio attraverso gli alberi e Un anno a Walnut Tree non si lasci scappare questa nuova affascinante avventura di un vero maestro della letteratura di viaggio, scomparso cinque anni fa, capace di trovare la magnificenza e la bellezza anche nelle piccole cose che ci circondano, senza dover ricercare l’unico angolo inesplorato del pianeta. Una prosa deliziosa accompagnerà il lettore alla scoperta dell’Inghilterra da un insolito punto di vista!

Diario d’acqua
Viaggio a nuoto attraverso la Gran Bretagna
di Roger Deakin, Edt

Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1999, Diario d’acqua è il primo dei volumi dedicati da Deakin alla propria personalissima interpretazione del “New Nature Writing”. Una forma letteraria che riprende i grandi temi introdotti nel XIX secolo da Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson e che propone un ritorno alla natura attraverso il recupero delle corrispondenze tra l’uomo e il mondo che lo circonda.

Nel successivo Nel cuore della foresta (EDT 2008) l’attenzione sarà tutta per i boschi e il legno (come sarebbe piaciuto al suo maestro Thoreau). In Un anno a Walnut Tree (apparso postumo nel 2007 e pubblicato da EDT nel 2009), invece, Deakin consegna alle pagine del proprio journal le impressioni di un anno trascorso nella grande casa colonica che dà il titolo al libro. In questo libro d’esordio – che EDT pubblica per la prima volta in italiano – Deakin sceglie di concentrarsi sull’acqua. Quell’acqua che, come dicono gli abitanti delle isole scozzesi, non divide ma unisce i territori e le persone.

Il tema è universale e, nello stesso tempo, vicinissimo alla sensibilità dell’ambiente in cui l’autore si muove. Il libro diventa così l’apologia di una flânerie vissuta tra canali, laghi o tratti di costa, con lo sguardo sempre vigile e la bracciata sciolta. Un modo di essere, e di viaggiare, che si trasforma nella metafora di un ritorno all’origine, a quell’acqua che, insegna la fisiologia, è l’elemento principale del nostro corpo.

IL MONDO DI ROGER DEAKIN

Come sempre nei libri di Deakin, intorno al motivo che dà origine all’ispirazione orbita un cosmo sterminato di riferimenti. Con la stessa passione e rispetto con cui il grande Leibniz riconosceva nel più piccolo degli insetti l’opera del Creatore, l’autore di Diario d’acqua tesse una rete di rimandi che sembra non voler lasciar nulla per strada. Animali, piante, ambienti, stili e forme di vita sono tutti ricompresi, senza trascurare figure chiave della letteratura come George Orwell.

Le pagine dedicate al grande maestro sono rivelatrici del modo di procedere di Deakin. Se Lord Byron aveva l’abitudine di spostarsi a nuoto per i canali di Venezia, da un party all’altro, Orwell – si legge in Diario d’acqua – trova un rifugio e un approdo sull’isola scozzese di Jura nell’aprile del 1946. In questo ambiente selvaggio, cerca conforto per la perdita della moglie Eileen, morta nell’inverno precedente, e inizia a scrivere il profetico 1984.

Nelle acque del Golfo di Corryvreckan, che separano l’isola di Jura da quella di Scarba, lo attende l’incontro con il limite e con ciò che non può essere affrontato. Qui, infatti, turbina senza sosta un vortice insuperabile, classificato dalla Royal Navy come “non navigabile”. Mentre Orwell si avvicina in barca, il motore fuori bordo viene sradicato dalla forza delle acque. Il naufragio sembra inevitabile, ma la forza ai remi dei compagni salva la vita dei temerari viaggiatori. L’episodio non contiene solo una buona dose di adrenalina, ma diventa una chiave di lettura per il capolavoro in gestazione. Con le parole di Deakin:

Il gorgo e il golfo erano la quintessenza della selvaggia Jura e di tutto quel che lo stato di polizia aveva abolito nel “1984″ di Orwell, ben conscio che ciò che è selvaggio nutre la libertà di pensiero e di azione. Quando Winston e Julia vanno in campagna e fanno l’amore nell’apparente solitudine di una radura tra i frassini, osano a malapena parlare, perché sanno che negli alberi sono nascosti dei microfoni. Come Orwell ha dimostrato, decidendo di venire a Jura per scrivere il suo ultimo romanzo, i gorghi e i luoghi selvaggi sono indissolubilmente legati alla nostra capacità creativa.

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estate, tempo di vacanze e di viaggi: ecco una piccola selezione di notevoli memorie di libri sul tema.

Bertone, Racconti di vento e di mare, Einaudi
Affrontare il mare aperto è da sempre l’avventura delle avventure, la sfida da cui originano le più incredibili scoperte, la metafora stessa della vita. Per questo i più grandi scrittori si sono cosi spesso misurati con gli abissi. Di questa sterminata letteratura si raccoglie qui un “gruzzolo” di racconti che cresce via via per accavallamenti, incroci, contrapposizioni, accordi e somiglianze lontane. Si disegna cosi una rotta precisa e appassionante, che salpa da un punto sicuro della mappa per giungere, in quattordici tappe, all’approdo finale. Un lungo viaggio, sospinti dall’inesorabile capriccio del vento. Dal dolore struggente della “vedova ciola” narrato da Melville alle sorprendenti “istruzioni per l’uso del surf” impartite da London; dal racconto-cortometraggio di Roald Dahl su un assurdo tuffo in mare – da cui Hitchcock trasse un episodio televisivo – alla cruda storia dei fratelli Javel e dei loro averi, magistralmente riportata da Maupassant. Fino al resoconto di Moitessier, il più visionario navigatore a vela del dopoguerra, vero cavaliere errante moderno. Ma il mare è anche una categoria del “vedere”, dell’immaginare, come nei racconti di Pavese e Montale, in cui si narra l’esclusione o l’inettitudine alla pratica marinara. E cosi il mare di Pessoa, visto da un lido di vacanza, porgerà la promessa di una dolce regressione ai primordi degli elementi, alla libertà originaria, alla calma nostalgia della contemplazione.

Theodore Monod, In pieno Deserto, Bollati Boringhieri
È l’autunno del 1923, e una carovana sta per lasciare le coste della Mauritania diretta in Senegal. Ottocento chilometri, solo dune, lentezza, fatica e silenzio. Alla gente del deserto si aggrega un giovanissimo francese: l’attrattiva di quell’ignoto favoloso è troppo magnetica per un naturalista che è rimasto fermo dei mesi a studiare la fauna marina. Non sarà soltanto una traversata. Lì, tra l’incedere dondolante dei cammelli e i rituali antichi di un modo di vivere che non conosce l’agio, si compie un’iniziazione, anzi viene celebrato uno sposalizio destinato a durare. La lunga esistenza di Théodore Monod si svolgerà infatti sotto il segno del deserto. L’uomo di scienza ormai affermato non smetterà di fare ritorno all’incanto dei paesaggi che gli si sono dispiegati davanti quando si è affacciato all’età adulta. Pubblica solo a novantatrè anni il diario ritrovato di quel primo, trepidante incontro, scritto in terza persona come “Massenzio”. Un nome da legionario per chi si avventura nell’immensità: “L’Africa non vuole per amanti gente schizzinosa e svenevole: ci vogliono il disprezzo dei beni terreni e l’amore della vita primitiva e un forte disgusto per tutto quanto c’è di artificiale in una civiltà troppo complicata”.

Senesi Marina, Un argonauto contromano. Da Milano a Senigallia pedalando sulle vie d’acqua, Il sole
“Mi preparo per più di due mesi e il giorno 11 maggio 2009 dall’ultima darsena del Naviglio di Milano salpo alla volta di Senigallia. Via: Naviglio Pavese, Ticino, Po, Po di Goro, Mare Adriatico. 400 km di fiume e 160 di mare, in 28 giorni di viaggio. In fondo non faccio altro che andare in tendenza, secondo i più moderni dettami: locai, slow lite, reinvenzione, flessibilità, sostenibilità ambientale. In una parola sola: pedalò! E intanto provo a raccontare il Po come l’ho visto…” Perché Milano-Senigallia? Perché a Senigallia viene organizzato il CateRaduno: una kermesse annuale imperdibile per migliaia di ascoltatori della trasmissione cult “Caterpillar” di RaiRadio2. È prassi che un conduttore di Radio2 parta da Milano per raggiungere il CateRaduno con un mezzo inusuale, ecologico, spettacolare: a piedi, in bicicletta, in risciò… Nel 2009 tocca a Marina Senesi che decide di andare in pedalò attraverso il Po, i suoi affluenti e l’Adriatico. Per le vie d’acqua insomma. Prendere un pedalò sul Naviglio Ticinese a Milano e farsi un viaggetto, anzi un lungo viaggio senza andare troppo lontano, navigando lentamente sul Po, e senza sporcare, come ai tempi di Leonardo. Ma come non averci pensato prima?

Millington Synge, Vagabondo in Irlanda, Mattioli 1885
In questa sorta di diario di viaggio, inizialmente pubblicato su riviste periodiche e riunito in un unico tomo nel 1912, Synge descrive l’Irlanda rurale, quella dei “tinkers” (i famosi “zingari” irlandesi), delle donne orgogliose della loro autonomia, dei lavoratori morti congelati nella torba, dei molti artisti senza tetto che si danno a una vita nomade. Un tentativo di raccontale il paese attraverso i suoi miti ma anche i suoi pregiudizi e tutta la sua fantasiosa libertà. “Vagabondo in Irlanda” ci svela un Synge degno erede della tradizione di un Thoreau e precursore dei viaggi “on the road” di Kerouac.

Jezernik Bozidar, Europa Selvaggia, Edt
Terra di sconcertanti stravaganze e di efferate crudeltà, regno di piaceri esotici fuori dalla storia e di un profondo fascino sensuale, i Balcani sono stati per secoli uno dei soggetti preferiti per le avventurose descrizioni dei viaggiatori europei. Si potrebbe dire che la vicinanza geografica di questa regione fosse proporzionale alla sensazione della sua distanza: i Balcani erano considerati “selvaggi e lontani come la Tartaria, l’Africa più tenebrosa o l’Asia più selvaggia”; persino i suoi confini erano tutt’altro che definiti, e variavano a seconda del periodo storico e della provenienza dell’osservatore. Alla base di questa straordinaria deformazione dello sguardo, come molti di questi scritti ci rivelano, si può riconoscere il fantasma della presenza dei turchi, giudicati sino alla fine del XIX secolo terribili e infedeli, aggettivi a lungo ritenuti sinonimi. In questo volume Bozidar Jezernik ha raccolto e confrontato migliaia di racconti e impressioni scritti da viaggiatori in gran parte europei che hanno attraversato i Balcani dalla metà del XV agli inizi del XX secolo, senza trascurare autori russi, turchi o della ex Jugoslavia.

Roland Barthes, I carnet del viaggio in Cina, O barra O
Nell’aprile del 1974 Roland Barthes accetta l’invito delle autorità cinesi e parte per la Cina in compagnia di Philippe Sollers, Julia Kristeva, Marcelin Pleynet e del filosofo Francois Wahl. I suoi carnet, finora inediti, offrono una visione disincantata di questo viaggio istituzionale. La delegazione soggiace a un programma serrato di visite ufficiali attraverso fabbriche, scuole, ospedali, coltivazioni agricole, quartieri cittadini, mentre i delegati locali sfoderano informazioni e cifre sui successi della Cina maoista. Barthes diviene ben presto insofferente all’ossessiva ideologia. La sua attenzione si rivolge altrove, alle persone, ai gesti quotidiani, al gusto dei piatti, all’erotismo dei ragazzi cinesi, ai colori del paesaggio e, soprattutto, agli imprevisti, agli incidenti di percorso che sfuggono alla censura e dissolvono ogni artificio. Annotazioni, impressioni, osservazioni ironiche: i carnet riflettono di continuo la volontà di non lasciarsi intrappolare dai meccanismi della retorica e dagli stereotipi. Una visione personale della realtà cinese che si va formando lungo le tappe del suo viaggio.

Enrico Brizzi- Fini Marcello, I diari della Via Francigena, Ediciclo
Fedeli all’idea che “una strada non domanda altro che essere percorsa” e che lo strumento privilegiato di conoscenza sia l’esperienza diretta dell’andare, Enrico Brizzi e Marcello Fini partono, nell’estate 2006, per percorrere la Via Francigena tra Canterbury e Roma, 1600 chilometri e 33 città sulle orme di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che per primo tracciò l’itinerario nel 990 d.C. Affrontano, mossi dalla sola forza dei loro piedi, il più importante asse viario dell’Europa medioevale. Camminano sulle orme di viandanti e pellegrini, riflettono on the road sul significato della vita e su quale eredità ci abbia lasciato quell’Europa di mille anni fa, per la prima volta unita nel nome della religione e delle radici culturali. Si chiedono che senso abbia camminare nel XXI secolo sulle tracce di un oscuro vescovo britannico, di masnade armate, di mercanti e falsi bordones mescolati agli autentici uomini di fede diretti verso il sepolcro di Pietro. Sono pronti a raccogliere le parole e le immagini che la strada saprà offrirgli. Al racconto di viaggio è abbinato un ricco inserto fotografico, mappe e un’approfondita guida con tutte le indicazioni per ripetere l’impresa tappa per tappa.

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Un grande autore di reportage di viaggi ripercorre la strada percorsa trenta anni fa,     quando in treno da Londra raggiunse Tokyo. Ora, ripercorre quei passi, sempre con il medesimo scoppiettante ed inconfondibile stile:

Un treno fantasma verso la Stella dell’Est, Paul Theroux, Baldini Castoldi & Dalai

Nel 1975 un giovane e ambizioso Paul Theroux decise di intraprendere una straordinaria avventura: partendo da Londra raggiunge Tokyo servendosi esclusivamente di treni. Da quell’esperienza nacque uno dei suoi primi libri di viaggio. Trent’anni dopo il grande scrittore ripercorre i propri passi sulle strade ferrate dell’Asia. Il risultato è questo nuovo capitolo della sua inesausta esplorazione di ogni angolo nascosto del pianeta. Forte di una scrittura precisa ed evocativa, libera da qualsiasi esotismo e capace di raccontare la bellezza senza arretrare di fronte alle brutture e alle contraddizioni del mondo, Theroux ci trasporta in luoghi lontani e spesso poco conosciuti come Tbilisi, Baku, le città sacre dell’India e le megalopoli giapponesi. Un viaggio che non è solo l’attraversamento di queste terre, ma soprattutto la descrizione del perpetuo peregrinare di una delle anime erranti più fascinose del nostro tempo.

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I racconti dello Skipper, Deli  Carbonari, Mursia
La vita dello skipper professionista, vista da vicino, è un intreccio inestricabile di avventura e noia e per affrontarla ci vuole una buona dose di pazienza, di capacità di adattamento, di abilità velica e ovviamente di amore infinito per il mare.
L’autore di questi racconti, dopo oltre dieci anni di professione che l’hanno portato a toccare le più belle coste italiane, ha collezionato un vero e proprio patrimonio di aneddoti: dagli incontri con personaggi stravaganti a quelli con personaggi famosi, dagli amici a bordo ai clienti, dai viaggi perfetti a quelli terribili, dalla crociera tranquilla a quella pericolosa.
Senza retorica e con una buona dose d’ironia, Deli Carbonari racconta avventure e disavventure di chi naviga per mestiere. E per passione.

L’Autore

Deli Carbonari è nato a Napoli dove è vissuto fino all’età di vent’anni. Nel
1976 compra una barca a vela e parte per i Caraibi, ma il viaggio si conclude con un naufragio in Algeria. Rimane per un breve periodo a terra e poi decide di tornare in mare non come armatore ma come skipper professionista. Ha navigato su barche di tutte le dimensioni sia in Mediterraneo che in Atlantico.

Andrea Bocconi, Visentin Bruno, In viaggi con l’asino, GUanda

no scrittore di viaggi e un professore universitario conducono i loro figli e due asini lungo gli antichi sentieri d’Abruzzo, da Tagliacozzo a Celano.
In macchina, sull’autostrada che corre accanto, ci vorrebbe mezz’ora a dir tanto. Arriveranno invece a destinazione dopo una settimana a bassa, bassissima velocità, con soste, deviazioni, incontri imprevisti tra montagne, boschi, paesi, chiese e rovine: un’Italia “minore” sconosciuta ai più, ma dove si prepara una parte importante del nostro futuro. Asini, bambini e professori condividono un viaggio libero, povero, stravagante. Un viaggio in compagnia degli asini, questi strani animali, spesso calunniati e oggi ingiustamente dimenticati; un viaggio nei rapporti tra padri e figli; un viaggio dove non è sempre ovvio chi guida e chi segue, chi insegna e chi impara. La seconda parte del libro offre tutte le informazioni indispensabili per muoversi in autonomia con un asino. Per imparare a rallentare il passo e a guardarsi attorno al ritmo imprevedibile del più simpatico e testardo dei quadrupedi, che tanto filo da torcere aveva dato al capofila degli asinai dilettanti, Robert Louis Stevenson, in viaggio nelle Cévennes con la piccola, aristocratica asina Modestine.

Berhault , Bricola – Potard, Vivalda
Nella primavera del 2004, da una cresta di neve su un 4000 svizzero, cadeva una stella.Era Patrick Berhault, entrato sulla scena del grande alpinismo nel 1979, a conclusione di un’estate di mirabolanti realizzazioni che la rivista francese “alpinismo et Randonnée” celebrava titolando proprio E’
nata una stella.
Ripercorrere la sua vita è come spalancare una finestra sugli anni della rivoluzione dell’alpinismo e dell’invenzione dell’arrampicata, attraversati da Berhault col piglio dell’artista fantasioso e fuori dagli schemi.
Ora Michel bricola, suo amico d’infanzia e confidente, con l’ausilio della delicata penna di Dominique Potard, racconta l’uomo e l’atleta. Un ritratto intenso, in cui i momenti forti dell’alpinismo contemporaneo, impregnati del fascino e della disarmante umanità di uno dei suoi massimi interpreti, si radicano nell’humus sociale di fine Novecento.

SALAK KIRA,
IL VIAGGIO PIU’ CRUDELE. MILLE CHILOMETRI VERSO TIMBUKTU,
FBE EDIZIONI,

All’età di trentadue anni, Kira Salak è già un’avventuriera con una lunga storia di imprese impossibili. In questo libro l’autrice documenta il suo viaggio più ambizioso: mille indimenticabili chilometri lungo il fiume Niger attraverso il Mali – da Ségou a Timbuctu – un’impresa ispirata dal leggendario esploratore scozzese Mungo Park. L’autrice narra il racconto del suo impossibile viaggio in solitaria attraverso una delle più desolate regioni dell’Africa, sfidando tempeste tropicali, ippopotami infuriati, insopportabili calure desertiche e i volubili umori dell’infido fiume Niger.
Affidandosi agli autoctoni per il cibo e il riparo, sbarcava ogni sera per pernottare nelle capanne di fango di villaggi remoti lungo le rive del fiume e incontrava le streghe Dogon e i membri delle tribù che alternativamente la veneravano o la insultavano. Mentre continuava la sua strada verso Timbuctu, nonostante le difficoltà, si concentrava sulla sua ultima sfida: comprare la libertà di due ragazze schiave.

MCCALL SMITH ALEXANDER; RANKIN IAN; WELSH IRVINE  – STORIE DI UNA CITTA’, GUANDA
re grandi scrittori contemporanei, chiamati a scrivere della loro Edimburgo, con stili, approcci, immagini diverse, se ne lasciano ispirare e regalano tre personalissime storie. Alexander McCall Smith racconta le vicende di un biologo indiano che si trasferisce nella capitale scozzese e, spaesato, cerca goffamente di costruirsi una vita sociale, per soffocare la solitudine e l’acuta nostalgia che prova per la sua famiglia, le sue radici, le sue usanze. Per Ian Rankin, invece, la città serve da sfondo alla caparbia volontà di riscatto di un senzatetto che, grazie alla magia e all’illusionismo, trova un modo per non essere dimenticato, raggiungendo una sua dimensione di celebrità. E, per finire, Irvine Welsh delinea la storia grottesca dell’animale da compagnia preferito di un piccolo boss della malavita, una tigre, che fugge e semina scompiglio, sconvolgendo la tranquillità di un quartiere residenziale. In ogni racconto, Edimburgo è la vera protagonista, con le proprie bellezze storiche accostate alle profonde contraddizioni e lacerazioni sociali che dilaniano ogni grande città. McCall Smith, Rankin e Welsh hanno risposto all’appello di OneCity Trust, una fondazione che si prefigge di mettere la letteratura al servizio della società e di chi opera per unire le persone: “non riesco a immaginare un obiettivo migliore” sottolinea J.K. Rowling nell’introduzione, “per Edimburgo, per la Scozia e per il mondo intero

FERGUSON WILL
AUTOSTOP CON BUDDHA
VIAGGIO ATTRAVERSO IL GIAPPONE

Un abile scrittore rievoca il suo viaggio in Giappone, seguendo gli itinerari più inconsueti. Se ne ricava un’immagine nitida e vera, ricca di inquietudini, squilibri, contraddizioni. Ma c’è anche il vivido racconto di un’esperienza fatta di incontri, di persone, di caratteri indimenticabili.
L’autore mostra una speciale maestria nella rappresentazione dei tratti psicologici oltre che nella descrizione suggestiva e attenta dei paesaggi e degli stili di vita. Raramente la letteratura di viaggio ha saputo entrare così a fondo e con tanta garbata e partecipe ironia nell’intimo delle persone.

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un nuovo affascinante racconto di viaggio per Paolo Rumiz, firma prestigiosa del settore e del giornalismo. Tutta l’italia in seconda classe, ovviamente
senza NE PAS se PENCHER AU DEHORS, o lanciare oggetti dal finestrino!


Paolo Rumiz, Italia in seconda classe, Feltrinelli

“Per una volta, ladies and gentlemen, non allacciatevi le cinture. Don’t
fasten your seat belts. Si parte in treno, la Cenerentola dei trasporti.
Si fa l’Italia in seconda classe, per linee dimenticate. Buttate dunque a
mare duty free, gate, flight, hostess e check-in. Lasciate le salette
business a parlamentari e commendatur. Questo è un viaggio hard, fatto di
scambi, pulegge, turbocompressori e carbone. E noi lo faremo, anche a
costo di farci sbattere da una squinternata vagona baldracca, un glorioso
rudere che cigola e scoreggia sulla rete di ferro, in attesa di
rottamazione. “In tasca, un’idea corsara. Percorrere 7480 chilometri, come la Transiberiana dagli Urali a Viadivostok. Una distanza leggendaria, un gomitolo lungo come l’Asia da srotolare dentro la Penisola. Non sappiamo ancora dove andremo e in quanto tempo consumeremo questo buono
chilometrico che nessun biglietto può contenere. Sappiamo solo che il nostro è un conto alla rovescia che ci obbligherà a scendere al chilometro zero. Il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia. Un piccolo treno come questo che arranca tra praterie e fichi d’India. Siamo in ballo. Il viaggio comincia.” Paolo Rumiz. Con i disegni di Altan e una premessa del misterioso 740.

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